Collasso dell'età del bronzo

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Invasioni, distruzioni e possibili spostamenti di popolazioni tra il XIII e XI secolo a.C.

Collasso dell'età del bronzo è la definizione coniata da alcuni storici per il periodo di transizione tra la tarda età del bronzo e l'antica età del ferro nel Mediterraneo orientale e nel Vicino Oriente. Il periodo - contraddistinto da momenti di violenza e di distruzione sia materiale, sia culturale - vide il collasso delle economie palaziali della regione dell'Egeo e dell'Anatolia, che furono rimpiazzate dalle culture di villaggio isolate del Medioevo ellenico e del Vicino Oriente antico. Esso va inoltre inquadrato nel contesto della diffusione della tecnologia della lavorazione del ferro nella regione, iniziata in quelle che ora sono la Bulgaria e la Romania nel XIII e XII secolo a.C.[1]

Tra il 1206 e il 1150 a.C. il collasso dei regni micenei, dell'impero ittita in Anatolia e Siria,[2] nonché del Nuovo Regno egiziano in Siria e Canaan,[3] portò all'interruzione dei contatti commerciali a lunga distanza ed all'improvviso arresto del processo di espansione dell'alfabetizzazione allora in corso.

Nella prima fase di questo periodo, quasi ogni città fra Pilo e Gaza venne violentemente distrutta, spesso per essere definitivamente abbandonata. Hattusa, Micene, Ugarit sono solo le città più importanti che condivisero tale sorte.

Le epoche seguenti videro nell'Egeo l'avvento del Medioevo ellenico, in Anatolia il sorgere degli stabili regni aramei neo-ittiti (metà del X secolo a.C.), e l'ascesa dell'impero neo-assiro.

Testimonianze regionali[modifica | modifica wikitesto]

Anatolia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Caduta dell'impero ittita.

Ogni sito importante risalente alla tarda età del bronzo mostra uno strato di distruzione che interrompe il processo di sviluppo della civiltà ittita, il cui livello potrà essere recuperato solo dopo almeno 1.000 anni. Hattusa, la capitale ittita, venne bruciata e abbandonata, e mai più ripopolata. Stessa sorte subirono Karaoglan (nella quale i corpi delle vittime furono lasciati privi di sepoltura), così come la mitica Troia, bruciata per almeno due volte, prima di essere abbandonata fino ai tempi dell'impero romano.

Cipro[modifica | modifica wikitesto]

La catastrofe separa il periodo Tardo Cipriota (TCII) dal TCIII. I siti di Enkomi, Kition, e Sinda furono incendiati e saccheggiati, probabilmente per due volte, prima di essere abbandonati; numerosi altri siti, sebbene non distrutti, vennero ugualmente abbandonati. Ad esempio a Kokkinokremos, un insediamento di breve durata, la presenza di varie scorte nascoste di metalli fanno intuire che gli artigiani che ne erano proprietari non tornarono mai più a reclamarle, presumibilmente perché anzitempo uccisi o fatti schiavi. L'isola non conobbe forme di ripresa sino alla prima età del Ferro, quando iniziarono nuovi insediamenti Greci e Fenici

Siria[modifica | modifica wikitesto]

I siti siriani prima di questo periodo mostrano la presenza di legami commerciali sia con l'Egitto che con l'Egeo della tarda età del bronzo. A Ugarit è evidente che la distruzione della città avvenne dopo il regno di Merenptah, così come la caduta di Bay[4]. Le lettere scritte su tavolette d'argilla trovate bruciate dopo la distruzione della città, parlano di un attacco giunto dal mare; in particolare, in una lettera proveniente da Alashiya, un'antica città dell'isola di (Cipro), si legge di città già distrutte da assalitori venuti dal mare, nel momento in cui la flotta di Ugarit non era presente, in quanto impegnata lontano, in pattugliamenti lungo le coste.

Levante[modifica | modifica wikitesto]

Documenti egizi indicano che, a partire dalla fondazione del regno di Horemheb, il popolo nomade degli Shasu era diventato fonte di problemi. Ramesse II organizzò contro di loro campagne militari perseguitandoli fino alla città di Moab, dove, poco dopo la battaglia di Kadesh, edificò una fortezza. Gli Shasu crearono molti problemi, in particolare durante il regno di Merneptah, quando giunsero a minacciare l'accessibilità alla "via di Horus" situata a nord di Gaza. L'evidenza mostra che il centro di Deir Alla[5] (Succoth) venne distrutto dopo il regno della regina Tausert. Il sito devastato di Lachish, durante il regno di Ramesse III, venne brevemente rioccupato da abusivi e da una guarnigione egiziana. Tutti i centri lungo la rotta marina, adesso detta Via Maris, a nord di Gaza vennero distrutti, e le prove mostrano che Gaza, Ashdod, Ashkelon, Akko, e Jaffa furono bruciate e non più rioccupate per circa trent'anni. Nell'entroterra Hazor (Tel Hazor), Bethel, Bet Shemesh, Eglon, Debir, e altri siti vennero distrutti. I profughi, cercando di sfuggire al collasso dei centri costieri, potrebbero essersi fusi con elementi nomadi e anatolici in arrivo, iniziando così a far nascere piccoli villaggi disposti a terrazzo sui fianchi collinari nella regione degli altopiani, associati successivamente allo sviluppo della cultura ebraica.

Grecia[modifica | modifica wikitesto]

Nessuno dei palazzi micenei della tarda età del bronzo sopravvisse, con la possibile eccezione delle fortificazioni ciclopiche dell'Acropoli di Atene; la distruzione fu più violenta nei palazzi e nei siti fortificati. Quasi il 90% dei piccoli siti nel Peloponneso vennero abbandonati, dando probabilmente luogo ad uno spopolamento dell'area. La fine del collasso dell'età del bronzo segnò l'inizio di ciò che è stato chiamato Medioevo ellenico, durato più di 400 anni. Altre città, come Atene, continuarono ad essere abitate, ma con una sfera di influenza più locale, ed un impoverimento sia dei commerci che culturale.

Mesopotamia[modifica | modifica wikitesto]

Le città di Norsuntepe, Emar e Karkemiš vennero distrutte, e gli assiri a stento riuscirono a sfuggire a un'invasione delle tribù dei Mushki durante il regno di Tiglath-Pileser I. Con la diffusione degli ahhlamu o aramei, il controllo delle regioni babilonesi e assire si estendeva appena oltre i confini della città. Durante il regno di Shutruk-Nahhunte Babilonia venne saccheggiata dagli elamiti, perdendo così il controllo della valle di Diyala.

Egitto[modifica | modifica wikitesto]

Stele dedicata a Rameses II, con iscrizioni sui popoli del mare. Tempio of Horus ad Athribis, ora nei giardini del Museo del Cairo.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terzo periodo intermedio dell'Egitto.

L'impero egiziano collassò verso la metà del XII secolo a.C. (durante il regno di Ramesse VI). La stele di Merneptah, prima della crisi, descriveva attacchi sferrati da popolazioni libiche, in combutta al popolo Ekwesh, Shekelesh, Lukka, Shardana e Tursha o Teresh, e di una rivolta di cananei, nelle città di Ashkelon, Yenoam e del popolo di Israele. Un secondo attacco durante il regno di Ramesse III coinvolse i Peleset, Tjeker, Shardana e Danai.

Diverse altre testimonianze, concentrate tra il 1275 a.C. e il 1000 a.C., menzionano i popoli del mare e i loro attacchi, tra cui la grande iscrizione di Karnak (nominati 5 popoli: Eqwesh, Lukka, Shekelesh, Sherden, Teresh), la stele di Athribis (nominati 4 popoli: Eqwesh, Shekelesh, Sherden, Teresh)[6], le iscrizioni di Kasesh (nominati 3 popoli: Karkisha, Lukka, Sherden)[7], Medinet Habu (nominati 7 popoli: Denyen, Peleset, Shekelesh, Sherden, Teresh, Tjekker, Weshesh), il grande papiro di Harris I (nominati 3 popoli: Denyen, Peleset, Sherden, Tjekker, Weshesh), più ulteriori testimonianze[8].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Popoli del mare.

Conclusione[modifica | modifica wikitesto]

Robert Drews descrive il collasso come "il peggiore disastro nella storia antica, anche più calamitoso del collasso dell'impero romano occidentale"[9]. Diversi popoli hanno parlato delle memorie culturali riguardo al disastro adducendo storie di una "perduta età dell'oro". Esiodo per esempio parla delle tre età, dell'oro, argento e bronzo, separate dal moderno duro e crudele mondo dell'età del ferro dall'età età degli eroi.

Natura e cause di distruzione[modifica | modifica wikitesto]

Come parte dell'età buia della tarda età del bronzo-antica età del ferro, esso fu un periodo associato al collasso delle autorità centrali, ad un generale spopolamento, particolarmente in aree altamente urbanizzate, alla perdita dell'alfabetizzazione in Anatolia e nell'Egeo (ed alla sua limitazione altrove), alla scomparsa di modelli stabiliti di commerci internazionali a lunga distanza, ed lotte per il potere fra élites sempre più dure.

Varie teorie sono state avanzate per spiegare la situazione di collasso, molte delle quali tra loro compatibili.

Terremoti[modifica | modifica wikitesto]

Amos Nur mostra come i terremoti tendono a succedere in "sequenze" o "tempeste", in quanto un terremoto di magnitudo maggiore dei 6.5 gradi della scala Richter può, nei mesi o anni successivi, produrre altri terremoti conseguenziali lungo la linea di faglia indebolita. Egli afferma che c'è una corrispondenza molto stretta, quando una mappa di eventi sismici viene sovrapposta ad una mappa dei siti distrutti nella tarda età del bronzo.[10].

Migrazioni e incursioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Popoli del mare, Mushki, Aramei e Popoli iranici antichi.

Ekrem Akurgal, Gustav Lehmann e Fritz Schachermeyer, seguendo le teorie di Gaston Maspero hanno discusso sulla base della vasta diffusione di ritrovamenti di spade del II tipo di Naue provenienti dall'Europa sud-orientale, e documenti degli "abitanti del nord di tutte le terre"[11]

La corrispondenza di Ugarit pone al centro dell'attenzione tali gruppi come i misteriosi popoli del mare. Ugualmente, la traduzione dei documenti conservati in Lineare B nell'Egeo, proprio prima del collasso, dimostrano un aumento della pirateria e incursioni, particolarmente provenienti dall'Anatolia, allo scopo di procurarsi schiavi tra le popolazioni. La fortezza egiziana lungo la costa libica, costruita per ridurre le incursioni, viene mantenuta anche dopo il regno di Ramesse II.

Siderurgia[modifica | modifica wikitesto]

Leonard R. Palmer ha sostenuto che il ferro, anche se di qualità inferiore al bronzo per la produzione di armi, è più abbondante e di più facile approvvigionamento, permettendo così di armare eserciti più grandi che possono sopraffare quelli più piccoli equipaggiati con armi in bronzo - usando i carri dei maryannu.[12] Questo argomento è stato successivamente indebolito dalla scoperta che lo spostamento verso il ferro accadde dopo il collasso, non prima [senza fonte]. Sembra adesso che la distruzione del commercio a lunga distanza, un aspetto del "collasso di sistemi", possa aver facilitato una diminuzione degli approvvigionamenti di stagno, rendendo quindi più difficoltosa la fabbricazione del bronzo. Ciò costrinse al riuso degli utensili più vecchi ed all'impiego di sostituiti di ferro.

Siccità[modifica | modifica wikitesto]

Harvey Weis, professore di archeologia del Vicino Oriente a Yale[13] mostrò, usando l'Indice di Siccità di Palmer (Palmer Drought Index) per 35 stazioni meteorologiche greche, turche e medio-orientali, che una siccità del tipo che persistette nel Mediterraneo dal gennaio del 1972 avrebbe colpito tutti i siti associati al collasso della tarda età del bronzo[14]. La siccità avrebbe facilmente potuto scatenare o affrettare problemi socio-economici, conducendo a guerre. Più recentemente Brian Fagan ha mostrato come la diversione delle tempeste di pieno inverno dall'Atlantico dirette a nord dei Pirenei e le Alpi, portando condizioni più umide nell'Europa Centrale, ma siccità nel Mediterraneo orientale, possa essere associata con il collasso della tarda età del bronzo[15].

Cause macroclimatiche sono indicate, su dati aggiornati, anche da Wolfang Behringer[16], in particolare gli anni successivi al 1250/1200 a.c. paiono sempre più siccitosi, mentre nel 1200 a.c. vi fu il nadir del Subboreale secco (generalmente caldo), cui seguì un periodo freddo e secco, iniziato attorno al 1150 e giunto al culmine nell'800 a.C .(fase subatlantica). Questo fenomeno ebbe una portata mondiale, ed è ben verificabile a livello dendrocronologico in Nord America (con il massimo di siccità attorno al 1200 a.c.), nel sub continente indiano, dove coincide con la formazione del deserto di Thar e un impoverimento dei monsoni (processo iniziato dopo il 1300 a.c., e giunto al culmine attorno al 900 a.c.). Inoltre questi dati coincidono con gli annali cinesi, che riportano, nei decenni che precedono la fine della dinastia Shang (1122 a.c.) sette anni di siccità, seguiti da inondazioni e da gelate a luglio nella valle del fiume giallo, e diverse carestie gravi in tutto quel secolo.

Questi fenomeni potrebbero aver iniziato delle spirali recessive, tanto politico-religiose, quanto economiche, quanto, infine, militari. Infatti i sovrani giustificavano il proprio potere, sovente (è il caso anche del potente impero Ittita, per altro particolarmente esposto alla siccità, che, in questo caso, avrebbe trasformato in steppa terreni in precedenza coltivabili), con l'opera di mediazione tra l'umano e il soprannaturale, in particolare divinità climatiche (pioggia, tempesta ecc.); il loro fallimento indebolì, presumibilmente la legittimazione "popolare" del potere monarchico. Inoltre la risposta all'inaridimento potrebbe essere stato quella di mettere a cultura nuovi terreni, disboscando altri boschi (anche in zone di seconda e terza scelta), causando un ulteriore rarefazione delle piogge (oltre ad aumentare l'erosione e la pericolosità delle alluvioni); grandi disboscamenti avrebbero desertificato (o meglio trasformato in steppe) ampie aree dell'Anatolia centrale, costringendo gli Ittiti a trasferire le loro capitali a sud.

Questa siccità rese l'eccedenza agricola sempre più problematica, con una contrazione dei commerci, un aumento delle carestie (specie nelle civiltà urbane che necessitano di grandi eccedenze dalla campagna) e, conseguentemente, delle epidemie, operando un generale collasso demografico. risulta piuttosto raro nella storia che un periodo caldo sia anche secco, nel 1200 a.c. fu così, ma negli anni successivi fu (secondo un modello più normale nella storia del clima) sia secco che freddo, con gelate estive e primaverili, (almeno nella Cina centrale, dove esistono fonti, probabilmente il fenomeno riguardò l'intero emisfero boreale), e questo tipo di gelate, nelle società pre-industriali, sono accompagnate quasi sempre da carestie. La carestia potrebbe aver provocato delle migrazioni, sia di popoli colpiti, come profughi in cerca (anche violenta) di cibo, sia come migrazioni di massa da aree più povere ma meno colpite dalla siccità (come l'Europa centrale, naturalmente più piovosa di quella meridionale), verso zone un tempo ricche (ed ancore ricche d'oro e di altri oggetti "da bottino"), indebolite e impoverite dagli eventi. Inoltre le dinastie regnanti, incapaci di far fronte al problema della fame, avrebbero dovuto sia far fronte a delle ribellioni (favorite dalla diminuzione della loro legittimazione ideologico-religiosa), sia affrontare nuovi nemici esterni (come i popoli del mare, i Dori, ed altri) con eserciti demoralizzati e resi poco fedeli dalla diminuzione della legittimazione, oltre che indeboliti dalla crisi demografica. Mentre gli invasori potrebbero essere stati alla ricerca disperata di un saccheggio alimentare, e quindi molto determinati.

Anche se Behringer si dice scettico riguardo alla teoria della scarsità di bronzo, tanto l'insicurezza determinata da migrazioni ed invasioni, quanto dalla generale contrazione dei commerci avrebbe potuto ridurre la capacità degli stati di provvedere al reperimento di bronzo, favorendo così l'affermazione del ferro e di un nuovo modello di guerra, ad esso correlato. Comunque la diffusione del ferro (come quella di un tipo più efficiente di aratro) è, da questo autore, posta in relazione con questo prolungato periodo di siccità (e con la successiva ondata di freddo), che spinse gli uomini ad ingegnarsi ed a trovare nuove soluzioni; è quindi più una via d'uscita al collasso che una causa dello stesso.

Questo sarebbe quindi multicausale, anche se di origine eminentemente climatica, oltre che dovuto alla incapacità di gestire una siccità particolarmente prolungata (7-10 anni), intervallata da alluvioni, altre siccità ed annate fredde.

Mutamenti nelle tecniche di combattimento[modifica | modifica wikitesto]

Nel contesto specifico del Medio oriente una varietà di fattori - incluso l'aumento della popolazione, la degradazione del suolo, la siccità, la fusione delle armi in bronzo e le tecnologie per la produzione del ferro - plausibilmente potrebbero essersi combinati sì da spingere il prezzo relativo degli armamenti, paragonato alla terra arabile, a un livello che in definitiva le ponesse oltre il controllo delle aristocrazie guerriere tradizionali. Robert Drews[17][18] osserva che con la comparsa di fanteria organizzata (che usava armi e corazze di nuova concezione, quali ad esempio ferri di lancia fusi e non battuti e soprattutto spade lunghe dall'uso rivoluzionario, atte cioè a tagliare oltre che infilzare,[19]), l'uso del giavellotto e la comparsa di fonderie per il bronzo suggeriscono che “la massiccia produzione di manufatti in bronzo divenisse improvvisamente importante in Egeo[20]. Ad esempio, Omero usa “lancia” come sineddoche per “guerriero”, suggerendo il permanere dell'importanza dell'arma nelle battaglie del suo tempo. Il nuovo armamento, affidato ad una fanteria "proto-oplitea" resa così capace di opporsi agli assalti organizzati di carri avrebbe destabilizzato stati fondati (militarmente) sull'uso dei carri da parte della classe dominante, scatenando un improvviso collasso sociale specie là dove scorridori e/o mercenari di fanteria avessero così avuto la possibilità tattica di conquistare, razziare e bruciare le città.

Collasso generale di sistema[modifica | modifica wikitesto]

In molti altri casi, oltre che in questo, si sono verificati dei rovesciamenti nei quali una civiltà è scomparsa senza che sia stato possibile individuare chiaramente una singola causa del fenomeno; si possono citare come esempi quelli delle civiltà dell'Indo nel XX - XVIII secolo a.C., della cultura di Urnfield del XII-XIII secolo a.C. e di quella celtica di Hallstatt nel IX e X secolo a.C.[21], della cultura classica Maya nel X secolo d.C.

Ciò ha portato a vari tentativi spiegare il collasso di una società considerando, da un lato, una molteplicità di cause e le loro interazioni, in particolare quelle che possono aver portato ad una reciproca amplificazione, e dall'altro, i punti di fragilità del sistema politico, economico e sociale. In questo modo sono state formulate ipotesi che tengono conto della complessità delle interazioni possibili, nelle quali "il venir meno di un elemento secondario causò una reazione a catena che si sviluppò su scala sempre maggiore, finché l'intera struttura giunse al collasso"[22].

Nel contesto specifico del Medio Oriente, secondo alcuni punti di vista, la crescente complessità e specializzazione dell'organizzazione politica, sociale ed economica della tarda età del Bronzo rappresenta una debolezza che, assieme alla centralizzazione ed alla concentrazione del potere politico, potrebbe spiegare il collasso delle civiltà di quell'epoca[23][24].

Ad un livello generale, le teorie riguardanti il collasso di un sistema sociale sono state esplorate da Joseph Tainter[25] che mostra come i declini sociali in risposta alla complessità spesso conducono a un collasso che si risolve in forme più semplici di società. Un approccio analogo, ad un livello forse più divulgativo, è quello di Jared Diamond[26]. Un altro tentativo di analisi del fenomeno, più speculativo ed ancora controverso, è quello di Jaynes, che lega la crisi della società in quell'epoca all'aumento della sua complessità, ed alla conseguente necessità per la coscienza umana di passare da un comportamento legato all'istinto ed alla religione ad uno basato sul ragionamento logico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vedi A. Stoia e gli altri saggi in M.L. Stig Sørensen e R. Thomas, Transizione età del bronzo—età del ferro in Europa (Oxford) 1989, e T.H. Wertime e J.D. Muhly, L'inizio dell'età del ferro (New Haven) 1980.
  2. ^ Per la Siria, vedi M Liverani, "Il collasso del sistema regionale del Vicino Oriente alla fine dell'età del bronzo: il caso della Siria" in Centro e periferia nel Mondo Antico, M. Rowlands, M.T. Larsen, K. Kristiansen. (Cambridge University Press) 1987.
  3. ^ S. Richard, Fonti archeologiche per la storia della Palestina: l'antica età del bronzo: l'ascesa e il collasso dell'urbanesimo, The Biblical Archaeologist (1987)
  4. ^ Bay fu un personaggio di origine siriana che visse alla corte egizia alla fine della XIX dinastia, negli anni 1193-1183 a.C.
  5. ^ Deir Alla, in Giordania, era un sito di un santuario e centro metallurgico, circondato da fornaci per la fusione costruite addosso alle mura esterne cittadine, le cui successive ricostruzioni, datate dalle ceramiche della tarda età del bronzo, dal XVI al V secolo a.C., si accumulavano a formare come una bassa collina naturale.
  6. ^ Caudio De Palma, Sul sostrato tirrenico nell'area egeo-anatolica (PDF) in EMERITA Revista de Lingüística y Filología Clásica (EM), LXXV, 1, gennaio-giugno 2007, pp. 51-68, DOI:10.3989, ISSN 0013-6662.
    «Di grande importanza per la ricostruzione storica è poi la stele di Kom el-Ahmar, detta anche stele Athribis, sulla quale leggiamo che nel quinto anno del regno di Merneptah , verso il 1200 a.C., avvenne il primo attacco di popoli interi in movimento – uomini, donne, con i beni più preziosi caricati su carri – all’Egitto attraverso il deserto occidentale. Li guidava il re dei Libi e con loro erano numerosi popoli che si erano aggregati alla spedizione nella speranza di saccheggiare i tesori dell’Egitto: Meshwesh, Shardana, Lukka, Ekwesh, Teresh e Shekelesh».
  7. ^ (EN) Alan Gardiner, The Kadesh Inscriptions of Ramesses II, Oxford Univerdity press, gennaio-giugno 2007.
  8. ^ La stele retorica di Ramesses II a Tanis, detta anche stele degli Shardana, Deir el-Medina (nominati 2 popoli: Peleset, Teresh), l' Onomasticon di Amenope (nominati 3 popoli: Denyen, Lukka, Peleset, Sherden, Tjekker), più le lettere di Amarna (la EA 151 si riferische ai Denyen, la EA 38 Lukka, le EA 81, EA 122 e EA 133 ai Sherden), la Statua diPadiiset ai Peleset, la colonna del Cairo ai Sherden. Per Killebrew (cfr. Killebrew, 2013, pp.2-5) ci sarebbe da menzionare: la stele di Padjesef, Tanis Stele, Papyrus Anastasi I, Papyrus Anastasi II, Stele of Setemhebu, Papyrus Amiens, Papyrus Wilbour, Adoption Papyrus, Papyrus Moscow 169, Papyrus BM 10326, Papyrus Turin 2026, Papyrus BM 10375, Donation Stele
  9. ^ Drew (cfr. Drews, pp.192 e ss) riporta la valutazione di Fernand Braudel sul fatto che le culture del Mediterraneo orientale ritornassero quasi al punto di partenza ("plan zéro") Drews, pp.192 e ss. Vedi anche: (FR) L'Aube", in Braudel, F. (Ed) (1977), La Mediterranee: l'espace et l'histoire (Parigi)
  10. ^ *(EN) Amos Nur e Eric H. Cline, I cavalli di Poseidone: tettonica delle placche e tempeste sismiche nella tarda età del bronzo dell'Egeo e Mediterraneo orientale (PDF) in Journal of Archaeological Science, nº 27, 2000, pp. 43-63. (archiviato dall'url originale il 21 settembre 2006).
  11. ^ Robbins, Manuel (2001) Collasso dell'età del bronzo: la storia di Grecia, Troia, Israele, Egitto e i popoli del mare" (Authors Choice Press)
  12. ^ Palmer, Leonard R (1962) Micenei e minoici: preistoria egea alla luce delle tavolette della Lineare B. (New York, Alfred A. Knopf, 1962)
  13. ^ (EN) Weiss, Harvey: (1982) "Il declino della civiltà della tarda età del bronzo come una possibile risposta al mutamento climatico" in Mutamento climatico ISSN 0165-0009 (Paper) 1573-1480 (Online), Volume 4, Numero 2, giugno 1982, pp. 173-198
  14. ^ (EN) Karen Wright, Imperi nella polvere in Discover Magazine, marzo 1998.
  15. ^ Brian Fagan, La rivoluzione del clima, Sperling & Kupfer, 2001, ISBN 978-88-200-3183-1.
  16. ^ Wolfang Behringer, Storia culturale del Clima, Bollati Boringhieri Saggi, 2010, pp. 83-93, EAN 9788833923802.
  17. ^ Drews, pp.192 e ss.
  18. ^ vedi anche [1], [2].
  19. ^ Spade del tipo naue II, in uso dal 1200 ca nei Carpazi e nelle Alpi orientali, si affermarono rapidamente come l'unico tipo di spada usato nell'Undicesimo secolo; il ferro si sostituì al bronzo senza che ciò alterasse essenzialmente il disegno delle armi. (cfr. Drews, p.194).
  20. ^ Drews, pp.192 e ss.
  21. ^ Cenni sulla storia di Castlemagner, sulla pagina web della società storica locale: (EN) Castlemagner Historical Society, Prehistoric Castelmagner, 31 agosto 2000.
  22. ^ (EN) Colin Renfrew (1979), System Collapse as Social Transformation, in Transformation, Mathematical Approaches to Culture Change, Academic Press, New York
  23. ^ (EN) Carol G. Thomas e Craig Conant, Citadel to City-State: The Transformation of Greece, 1200-700 B.C.E., Indiana University Press [1999], 25 agosto 2009, p. 4, ISBN 0-253-00325-3.
  24. ^ (EN) Eric H. Cline, 1177 B.C.: The Year Civilization Collapsed, Princeton University Press P=161, 23 marzo 2014, ISBN 978-1-4008-4998-7.
    «The failure of a minor element started a chain reaction that reverteberate on a greater and greater scale, until finally the whole structure was brought to collapse».
  25. ^ (EN) Joseph Tainter, The Collapse of Complex Societies, Cambridge University Press [1976], 29 marzo 1990, ISBN 978-0-521-38673-9.
  26. ^ ad esempio in Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]