Guerra civile afghana (1989-1992)

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Guerra civile afghana (1989-1992)
L'Afghanistan nel 1989, dopo la ritirata sovietica.
L'Afghanistan nel 1989, dopo la ritirata sovietica.
Data 1989-1992
Luogo Afghanistan
Casus belli Rivolta dei mujaheddin contro il governo comunista
Esito vittoria dei mujaheddin
Schieramenti
Comandanti
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La fase della guerra civile afghana compresa tra il 1989 e il 1992 iniziò con il ritiro delle forze sovietiche dall'Afghanistan e si concluse con la presa di Kabul da parte dei guerriglieri islamici dei mujaheddin, portando al collasso il governo comunista afghano del PDPA.

Dopo il ritiro delle forze sovietiche dal territorio afghano gli Stati Uniti prevedevano che i mujaheddin prendessero il potere entro pochi mesi, tuttavia il governo afghano – che poteva contare su 1500 carri armati, 900 mezzi blindati, 5000 pezzi d'artiglieria, 130 aerei da guerra e 14 elicotteri da combattimento, oltre che l'appoggio di miliziani filogovernativi – riuscì a tenere a bada i mujaheddin ancora per i due anni successivi, anche grazie ai numerosi contributi economici e militari sovietici.

La battaglia di Jalalabad[modifica | modifica sorgente]

La battaglia di Jalalabad fu una delle più importanti di questa guerra nonché l'ultima vittoria significativa da parte delle forze comuniste. Alcuni Mujaheddin volevano sconfiggere i comunisti logorandoli con la guerriglia mentre i loro sostenitori, per motivi differenti, volevano una vittoria più convenzionale ognuno per i suoi motivi: Stati Uniti e Gran Bretagna volevano che la guerra finisse il prima possibile visto che i loro rifornimenti ai mujaheddin suscitavano malcontento tra la popolazione dei due paesi mentre Arabia Saudita e Pakistan volevano la creazione di uno stato islamico nell'Afghanistan controllato dai Mujaheddin con capitale provvisoria Jalalabad. Così si assistette ad una delle poche battaglie in campo aperto del conflitto. I Mujaheddin sostenuti da Usa e Pakistan riuscirono a conquistare il villaggio di Samarkhel e l'aeroporto di Jalalabad. Tuttavia i comunisti potevano contare su una netta superiorità aerea e su una straordinaria coordinazione delle loro truppe a differenza dei Mujaheddin che, divisi in fazioni rivali, erano riluttanti a collaborare. L'utilizzo di bombe a grappolo e una scarica di missili sparati da Kabul servirono a disperdere definitivamente i Mujaheddin.

La caduta del regime[modifica | modifica sorgente]

Dopo il collasso dell'Urss nel 1991 il sogno di uno stato comunista in Afghanistan si infranse e le stesse milizie filogovernative disertarono arricchendo le file dei mujaheddin o abbandonando il Paese. I guerriglieri islamici iniziarono la riconquista del paese, Kunduz cadde nelle loro mani il 17 aprile, insieme a Shindand e tutta la provincia di Helmand. Il 20 aprile, Jalalabad, infine si arrese, seguita da Kandahar il 21, Gardez il 22 e, infine, con la presa di Kabul il 27 la guerra si concluse con la vittoria dei Mujaheddin e il collasso del regime comunista.

Le conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver ottenuto il controllo su tutto il paese i Mujaheddin dovevano accordarsi su chi avrebbe avuto l'incarico di governare; tuttavia le diverse fazioni di fondamentalisti islamici non riuscirono ad accordarsi e, aizzati anche dalle potenze straniere, diedero vita ad una guerra civile che devastò completamente il paese.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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