Collalto Sabino

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Collalto Sabino
comune
Collalto Sabino – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Rieti-Stemma.png Rieti
Amministrazione
Sindaco Cesare D'Eliseo (lista civica) dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate 42°08′12.12″N 13°02′54.24″E / 42.1367°N 13.0484°E42.1367; 13.0484 (Collalto Sabino)Coordinate: 42°08′12.12″N 13°02′54.24″E / 42.1367°N 13.0484°E42.1367; 13.0484 (Collalto Sabino)
Altitudine 980[1] m s.l.m.
Superficie 22,18 km²
Abitanti 472[2] (31-3-2012)
Densità 21,28 ab./km²
Frazioni Ricetto, San Lorenzo
Comuni confinanti Carsoli (AQ), Collegiove, Marcetelli, Nespolo, Pescorocchiano, Turania
Altre informazioni
Cod. postale 02022
Prefisso 0765
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 057018
Cod. catastale C841
Targa RI
Cl. sismica zona 2B (sismicità media)
Cl. climatica zona F, 3 148 GG[3]
Nome abitanti collaltesi
Patrono San Gregorio Magno
Giorno festivo 3 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Collalto Sabino
Posizione del comune di Collalto Sabino nella provincia di Rieti
Posizione del comune di Collalto Sabino nella provincia di Rieti
Sito istituzionale

Collalto Sabino (Collàrtu in dialetto sabino[4]) è un comune di 472[2] abitanti della provincia di Rieti. Sorge su un picco a Sud del Lago del Turano, al confine con l'Abruzzo. Collalto Sabino è considerato uno dei borghi medioevali più belli e intatti d'Italia.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Clima[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La storia del borgo di Collalto fa risalire le proprie origini a tempi remoti: all'epoca dei Longobardi, che nell'Italia meridionale detenevano i ducati di Spoleto e Benevento, risale la distruzione del villaggio di Carseoli che sorgeva ove attualmente si trova Collalto. A questa distruzione si aggiunsero poi delle scorrerie portate avanti dai Saraceni, il che indusse i pochi abitanti rimasti nel luogo a costruire una primitiva torre di difesa attorno alla quale si costituì poi il moderno abitato di Collalto Sabino.

Nel X secolo l'area divenne sede di un gastaldato e nell'XI secolo divenne proprietà dell'Abbazia di Farfa che quivi stabilì un proprio monastero benedettino. Successivamente l'Abbazia cedette il borgo alla nobile famiglia dei Marsi con l'obbligo però di corrispondere un canone annuo alla comunità religiosa locale.

La particolare posizione del borgo, posto al confine tra lo Stato Pontificio ed il regno normanno di Napoli, lo rese un punto strategico a tal punto che venne visitato dall'Imperatore Federico II di Svevia durante un suo viaggio verso Rieti. Furono questi gli anni in cui il borgo godette di maggiore potenza e autonomia dai grandi possedimenti territoriali che lo circondavano, arrivando a godere del diritto di battere moneta e di ampliare le fortificazioni già esistenti con la costruzione di un castello. È in questo periodo che viene costruita una prima cinta muraria, in particolare dopo le battaglie di Benevento (1266) e Tagliacozzo (1268) che avevano visto il borgo di Collalto come uno dei principali punti di controllo della vicina Valle del Turano.

Nel 1297 il borgo viene ceduto da Carlo d'Angiò, nuovo re di Napoli, allo Stato Pontificio riconoscente della concessione del trono fatta a suo favore.

Il borgo fu successivamente feudo baronale di diverse famiglie nobili italiane e non sino a giungere al periodo risorgimentale: il 3 febbraio 1861 il castello e l'abitato di Collalto Sabino subirono un cruento assalto da parte di una folta banda di briganti formata da soldati borbonici sconfitti alla guida di Francesco Luvarà, reparti dell'esercito pontificio e delinquenti comuni alla guida del famoso brigante Chiavone. L'assalto era stato realizzato in opposizione al plebiscito del 1860 che annetteva il Regno delle Due Sicilie al neonato Regno d'Italia. Dopo che l'orda venne placata, il borgo venne annesso al Regno d'Italia inseguendo da allora le orme della storia patria.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Collalto Sabino-Stemma.png

La descrizione araldica dello stemma è la seguente:[5]

« Partito: al primo di rosso;

al secondo d'argento.
sul tutto tre monti d'azzurro sormontati da un cervo al naturale in ferma. »

La corona comunale è stata sostituita per antica concessione da una corona all'antica con undici puntali sormontati da undici perle. Essa ha ottenuto anche la decorazione di tre api d'oro, tratte dallo stemma dei Barberini.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Il castello baronale

Il borgo divenne feudo nel 1350 e baronìa dal 1440. I primi signori furono Pandolfo e Rinaldo, seguiti da Oddone e Ludovico, tutti della casata dei Collalto che diede il nome al paese. Ad essi subentrò poi la famiglia dei Mareri che incominciarono la costruzione del castello locale.

Nella prima metà del Cinquecento il borgo appartenne alla nobilissima famiglia dei Savelli, noti a Roma per aver dato molti pontefici al soglio di Pietro. Nel 1564 Cristoforo Savelli, perseguitato dai creditori, vendette il castello al suocero Roberto Strozzi, figlio di Piero, famoso banchiere fiorentino, famoso oppositore dei Medici. Lo Strozzi era intenzionato a restaurare il castello, ma la morte improvvisa lo colse e costrinse la sua famiglia a vendere il possedimento ad un altro nobile fiorentino: Alfonso Soderini.

I Soderini furono proprietari del castello per due generazioni, dedicandosi alla ristrutturazione della fortezza ed al suo adeguamento come mezzo difensivo in grado di opporsi alle armi da fuoco. Oltre a modifiche di tipo militare, i Soderini si dedicarono anche all'abbellimento ed all'ampliamento della parte residenziale del castello in occasione del matrimonio di un nobile rampollo.

Il cardinale Francesco Barberini che divenne proprietario del castello nel 1641.

I debiti colpirono anche i Soderini e Nicola, nel 1641, dovette mettere all'asta il castello, che finì nelle mani del cardinale Francesco Barberini, nipote del papa regnante Urbano VIII, il quale pagò il possedimento 102.000 scudi e lo siglò come "possedimento personale" facendone una propria residenza estiva. La trattativa venne condotta dal fiduciario del cardinale, il nobile Giovan Battista Onorati di Jesi.

Sotto il Barberini, il castello fu completamente restaurato e abbellito ulteriormente: le stanze rivestite di marmi preziosi, pavimenti a mosaico e soffitti a cassettoni. Grandi opere di miglioria vennero portate avanti anche durante tutto il Settecento quando la proprietà passò al ramo dei Barberini principi di Palestrina. Gran parte di questi arredi venne asportato dall'invasione napoleonica del 1798-1799. La guarnigione francese lasciò la fortezza l'11 aprile 1803 e, dopo la sconfitta di Napoleone, il castello tornò ai Barberini ma era ormai ridotto alla stregua di rudere e i nobili romani decisero di venderlo nel 1858.

La vendita andò a favore del polacco conte Corvin-Prendowski, discendente del re d'Ungheria Mattia Corvino, il quale procedette ad un restauro totale della struttura.

Nel 1861 il castello venne rovinato parzialmente dall'assalto dei briganti al borgo.

Alla morte del conte Prendowski, il quale aveva sposato la marchesa Cavalletti, il castello passò in eredità al fratello di questa, Giuseppe Cavalletti, il quale, non avendo eredi diretti, alla soglia della vecchiaia stipulò un vitalizio, in cambio della proprietà del castello, con il capitano dei carabinieri locali Ottavio Giorgi, il quale divenne il nuovo proprietario della struttura. Giorgi aveva sposato una ricca ereditiera americana, Claire Monfort, dalla quale ebbe due figli: Diana e Piero.

I Giorgi-Monfort restaurarono il castello, apportandovi modifiche minime ma avendo il privilegio negli anni antecedenti la seconda guerra mondiale di ospitare personaggi di rilievo del mondo politico ed artistico dell'epoca come il principe ereditario Umberto di Savoia, Umberto Nobile, Ettore Petrolini, il pittore-scultore statunitense di origine norvegese Hendrick C. Andersen.

Alla morte di Piero Giorgi-Monfort nel 1988, il castello è stato acquistato dalla famiglia Rinaldi, discendente da una delle più nobili del borgo, che ha curato un radicale restauro architettonico del castello con l'intento di riportarlo all'antico splendore.

La rocca, attualmente, conserva il suo aspetto sei-settecentesco (a cui risale tra l'altro l'ultimo periodo di utilizzo militare del castello) articolato essenzialmente sulla torre centrale di forma quadrata affiancata da due torri angolari rotonde e da una serie di baluardi esterni. Il palazzo baronale, indipendente dalla rocca, è raccordato a quest'ultima tramite delle scalinate.

L'interno del castello accoglie anche un grande parco con un pozzo d'epoca. Al XV secolo risale invece la cinta muraria che racchiude il paese.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[6]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Nel contesto delle tradizioni popolari di Collalto Sabino, buona parte è costituita da manifestazioni di religiosità popolare, feste patronali, che conservano ancora oggi un fascino particolare e accompagnano con musiche, canti, colori, gli appuntamenti che annualmente si ripetono e che rendono particolarmente suggestivo il centro storico; nell'ordine ricordiamo:

  • Venerdì Santo: Processione del Cristo Morto e della Beata Vergine Maria Addolorata
  • 13 giugno: Festa di Sant'Antonio da Padova
  • 24 giugno: Festa di San Giovanni Battista
  • 3 settembre: Festa di San Gregorio Magno Papa, Patrono del Paese
  • 13 dicembre: Festa di Santa Lucia Vergine e Martire

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Gastronomia[modifica | modifica sorgente]

L'abitato di Collalto Sabino ha come prodotti principali castagne, formaggi e miele, ma vanta anche alcuni prodotti tipici locali:

  • Gnocchetti di farina di grano e granturco
  • Zuppa di fave
  • Fettuccine ai funghi porcini
  • Pizza 'de 'nfrasco', cotta sotto la brace

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • A ottobre si celebra la Vendemmia con le cantine del borgo, manifestazione enogastronomica allestita nelle antiche cantine del centro storico.
  • Festa dei Briganti ricostruzione con costumi d'epoca e gastronomia locale
  • La Memoria è Amore Mostra Fotografica. Una selezione di 330 immagini che parlano del tempo. "Di rado ci fermiamo a guardare indietro, presi come siamo a vivere il nostro presente, proiettati ad andare sempre avanti, verso un futuro che non conosciamo. La Memoria è un'ombra che ci segue, ci da spessore, è una terza dimensione senza la quale saremmo piatti. Guardare indietro è un atto dovuto: La Memoria è Amore"

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Collalto Sabino non è servita dalla ferrovia. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Carsoli, distante 10 km.

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

Collalto Sabino è collegato alle altre località della regione, tramite le Autolinee Cotral.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1923 passa dalla provincia di Perugia in Umbria, alla provincia di Roma nel Lazio, e nel 1927, a seguito del riordino delle Circoscrizioni Provinciali stabilito dal regio decreto N°1 del 2 gennaio 1927, per volontà del governo fascista, quando venne istituita la provincia di Rieti, Collalto Sabino passa a quella di Rieti.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2006 2011 Giovanni Giorgi lista civica Sindaco
2011 in carica Cesare D'Eliseo lista civica Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Il borgo di Collalto Sabino è gemellata con: Francia La Tagnière (Francia)

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Fa parte della Comunità montana del Turano.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Collalto Sabino fa parte dei Borghi più belli d'Italia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ minima 554, massima 1149 - fonte: tuttitalia.it
  2. ^ a b Dato Istat aggiornato al 31 marzo 2012. URL consultato l'11 ottobre 2012.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 218.
  5. ^ www.araldicacivica.it
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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