Codex Cyprius

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Onciale 017
Manoscritto del Nuovo Testamento
Nome Cyprius
Simbolo Ke
Testo vangeli canonici
Datazione IX secolo
Scrittura greca
Ritrovamento Cipro, 1673
Conservazione Bibliothèque nationale de France
Dimensione 26 x 19 cm
Tipo testuale bizantino
Categoria V

Il Codex Cyprius (numerazione Gregory-Aland: Ke o 017; numerazione von Soden: ε 71) è un manoscritto pergamenaceo onciale in lingua greca contenente i vangeli canonici e datato paleograficamente al IX secolo.[1]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il codice contiene il testo completo dei quattro vangeli canonici, scritto su 267 fogli di pergamena grandi 26 per 19 cm; il testo è disposto su di una singola colonna per pagina, con 16-31 linee per pagina.[1]

Le lettere e le parole sono scritte in scriptio continua, senza cioè essere separate; le lettere onciali (maiuscole) sono grandi (in alcune pagine molto grandi), dritte e compresse. Il manoscritto contiene τιτλοι, κεφαλαια (aggiunte da una mano successiva), στιχοι, e martiriologio. Le sezioni ammoniane sono presenti, ma il canone eusebiano è assente. Il testo è caratterizzato da frequenti iotacismi.[2]

Critica testuale[modifica | modifica sorgente]

Il testo greco di questo codice è rappresentativo del tipo testuale bizantino.[3] Assieme al Codex Petropolitanus appartiene alla famiglia Π, che è strettamente imparentata al Codex Alexandrinus. Kurt Aland lo ha inserito nella Categoria V.[1]

In Vangelo secondo Marco 10,19, la frase μη αποστερησης è omessa, come nei codici B (dove è aggiunta da una seconda mano), W, Ψ, f1, f13, 28, 700, 1010, 1079, 1242, 1546, 2148, 10, 950, 1642, 1761, syrs, arm, geo;[4] questa omissione è tipica dei manoscritti di tipo testuale alessandrino e cesariense.

In Vangelo secondo Luca 9,55-56 presenta la seguente interpolazione, presente anche nei codici Π 1079 1242 1546 (f1 omette γαρ) (Θ e f13 omettono υμεις e γαρ):

(EL)
« στραφεις δε επετιμησεν αυτοις και ειπεν, Ουκ οιδατε ποιου πνευματος εστε υμεις; ο γαρ υιος του ανθρωπου ουκ ηλθεν ψυχας ανθρωπων απολεσαι αλλα σωσαι »
(IT)
« Ma egli si voltò verso di loro e li sgridò. E disse: «Voi non sapete di quale spirito siete animati. Poiché il Figlio dell'uomo è venuto, non per perdere le anime degli uomini, ma per salvarle». »
(Edizione Nuova Riveduta)

Il manoscritto contiene il testo della Pericope dell'adultera (Vangelo secondo Giovanni 8,1-11) e Matteo 16,2b-3.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il codice portato da Cipro alla Biblioteca Colbert a Parigi nel 1673,[5] fu esaminato da Richard Simon,[6] John Mill,[7] Bernard de Montfaucon,[8] Giuseppe Bianchini,[9] Johann Martin Augustin Scholz,[10] Tischendorf (nel 1842 e 1949) e da Tregelles nel 1850.

Il codice è conservato alla Bibliothèque nationale de France (Gr. 63) a Parigi.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Kurt Aland e Barbara Aland, The Text Of The New Testament: An Introduction To The Critical Editions and To The Theory and Practice Of Modern Textual Criticism, 1995, Grand Rapids, Michigan, p. 113.
  2. ^ Caspar René Gregory, Textkritik des Neuen Testaments, Vol. 1, Leipzig, 1900, p. 54, ISBN.
  3. ^ Bruce M. Metzger, Bart D. Ehrman, The Text of the New Testament: Its Transmission, Corruption, and Restoration, Oxford University Press, 2005, p. 77.
  4. ^ UBS3, p. 165.
  5. ^ Samuel Prideaux Tregelles, An Introduction to the Critical study and Knowledge of the Holy Scriptures, London 1856, p. 201.
  6. ^ Richard Simon, Histoire critique du texte du N. T. Rotterdam 1689, Kap. X, p. 101b, and Kap. XXXII, p. 407f.
  7. ^ Mill, N. T. Gr. Küster's Ausg, Amsterdam 1710, § 1498, p. 166a.
  8. ^ Bernard de Montfaucon, Palaeoraphia Graeca, Paris 1708, p. 41, 231-233.
  9. ^ Bianchini, Evang. quadr. Rom 1749, Teil 1, Vol. 2, p.
  10. ^ Scholz, Curae criticae .... II. De codice Cyprio u. s. w., Heidelberg 1820, p. 53-90

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Wilhelm Bousset, Die Gruppe K Π (M) in den Evangelien, Texte und Untersuchungen, Bd. 11, Leipzig 1894, Heft 4, S. 111-135.
  • S. Lake, Family Π and the Codex Alexandrinus. The Text According to Mark, S & D V, London 1937.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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