Coccidiomicosi

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Coccidiomicosi
Coccidioidomycosis 01.jpg
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 114
ICD-10 (EN) B38

La coccidiomicosi, nota anche come coccidioidomicosi, granuloma coccidioidale o febbre della Valle di San Joaquin, è una micosi sistemica causata dal fungo Coccidioides immitis e da Coccidioides posadasii.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

C. immitis è un fungo dimorfico che esiste come muffa a temperature vicine ai 25 °C e come lievito a temperature prossime ai 37 °C. A livello macroscopico la muffa di questo fungo cresce in coltura in 3-4 giorni, è inizialmente bianca o grigia ma dopo qualche settimana vira verso il marrone, si presenta glabra e sviluppa velocemente miceli aerei. Microscopicamente la muffa presenta ife settate ialine scarsamente ramificate che producono artroconidi cilindrici lunghi 3-5 μm e larghi 2-4 μm separati tra loro da cellule di giunzione. Gli artroconidi inalati giungono infine nei polmoni dove la temperatura corporea li trasforma in cellule sferiche di lievito. Nei polmoni le sferule maturano ingrandendosi fino a un diametro di 20-60 μm e una volta raggiunte le massime dimensioni vanno incontro a frammentazione con rilascio di endospore tramite un fenomeno detto clivaggio progressivo.

C. immitis possiede molti fattori di virulenza. Gli artroconidi sono fortemente idrofobici e possiedono una parete esterna costituita per oltre il 50% da proteine tra cui le idrofobine, per il 25% da lipidi e per il 12% da carboidrati e da pigmento. Questa parete esterna funge da meccanismo anti-fagocitico benché i neutrofili di norma non riescano ad uccidere né gli artroconidi provvisti di parete esterna né quelli che ne sono sprovvisti. Sempre sullo strato esterno delle sferule una glicoproteina nota come SOWgp sembra essere un attivatore della risposta immunitaria cellulo-mediata sia di tipo TH1 che TH2. Sebbene la risposta TH1 contrasti l'infezione da C. immitis non si può dire lo stesso per la TH2 che è predominante nelle infezioni gravi. La risposta TH2 nei casi gravi è probabilmente mediata da una maggiore produzione di IL-4 e IL-10 da parte di antigeni di C. immitis non ancora identificati[1]. Le cellule di lievito e le endospore di questo fungo secernono ammoniaca e ioni ammonio nell'ambiente esterno, alcalinizzandolo. In questo modo quando vengono fagocitate dai macrofagi riescono a sopravvivere all'interno di questi perché inibiscono gli enzimi lisosomiali ed endosomiali che catalizzano reazioni a pH acido contrastando l'azione delle pompe di H+. Le sferule producono ammoniaca tramite l'ureasi che scinde l'urea in carbammato e ammoniaca, il carbammato viene successivamente idrolizzato per ottenere una seconda molecola di ammoniaca.[2] C. immitis sia allo stato di artroconide che di lievito produce inoltre proteasi attive a pH acido, neutro o alcalino che aiutano a superare barriere quali l'endotelio dei vasi sanguigni, le pareti vasi linfatici, la cute o le mucose. Gli artroconidi producono una proteasi di 36 kDa che funge da collagenasi ed elastasi, è inoltre attiva contro l'emoglobina, le IgA e le IgG. C. immitis secerne inoltre una proteasi alcalina da 66 kDa attiva in particolare contro le proteine presenti nel polmone; i pazienti affetti producono anticorpi contro questa proteasi. C. immitis esprime recettori per gli estrogeni che legano progesterone e 17-β-estradiolo, due estrogeni che promuovono la crescita di questo fungo. L'espressione di questi recettori da parte di C. immitis sembra essere la ragione per cui le donne in gravidanza sono particolarmente soggette all'infezione da questo fungo[3].

La coccidioidomicosi primaria segue l'inalazione di pochi artroconidi di C. immitis essendo questo fungo uno tra i più virulenti conosciuti. La maggior parte dei pazienti colpiti da coccidioidomicosi primaria presenta una pneumopatia primaria, altri manifestano una sindrome pseudo-influenzale caratterizzata da tosse, febbre, malessere, perdita di peso e dolore toracico. Molti pazienti affetti da coccidioidomicosi primaria sviluppano reazioni allergiche come rash cutanei, eritemi nodosi o multiformi in conseguenza della risposta immunitaria contro questa patologia che porta alla deposizione di immunocomplessi. Generalmente questa patologia è autolimitante e conferisce immunità alla reinfezione. I pazienti in cui la coccidioidomicosi primaria perdura più di 6 settimane vanno incontro alla coccidioidomicosi secondaria caratterizzata da pneumopatia progressiva e cronica, noduli con cavitazione polmonare e raramente può interessare altri organi come cute, ossa, articolazioni e meningi. In caso di malattia sistemica la mortalità è molto elevata e può raggiungere punte del 90%.

Epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

C. immitis è endemico in alcune aree di Venezuela, Colombia, Argentina, nel Messico settentrionale ed in Paraguay oltre che nelle aree desertiche di California, Texas, Arizona e New Mexico. L'incidenza nelle aree endemiche è di 15 casi ogni 100.000. Si trova nel terreno ed è frequente negli escrementi di pipistrello o roditori. La contrazione del fungo avviene per inalazione di artroconidi mischiati a polvere. I maschi sono più colpiti delle femmine (9:1), sono più soggetti alla coccidioidomicosi anche pazienti immunocompromessi o con AIDS, pazienti oncologici, neonati e persone di età superiore ai 65 anni. I filippini sono l'etnia più a rischio di contrarre la patologia, seguiti da afroamericani, nativi americani, ispanici ed asiatici.

Diagnosi[modifica | modifica sorgente]

La diagnosi avviene per esame microscopico di materiale clinico contenente il fungo e per coltura in terreni appropriati. E' diagnostica l'individuazione della forma di lievito costituita dalle sferule contenenti endospore, ciò permette di evitare la coltivazione del fungo data la sua natura particolarmente infettiva. I preparati possono essere colorati con ematossilina-eosina, PAS o Giemsa.

Terapia[modifica | modifica sorgente]

La coccidioidomicosi primaria in individui sani e immunocompetenti è di norma una patologia auto-limitante che non richiede l'utilizzo di farmaci specifici. I pazienti immunocompromessi, oncologici, anziani, con HIV o in gravidanza devono seguire una terapia a base di amfotericina B per poi passare ad un trattamento a base di azoli, principalmente itraconazolo e in caso di intolleranza con fluconazolo. Gli azoli sono utilizzati anche in caso di malattia disseminata che non coinvolga le meningi. In caso di diffusione alle meningi è preferibile il fluconazolo per la maggiore capacità di penetrare la barriere ematoencefalica.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Douglas M. Anderson, A. Elliot Michelle, Mosby’s medical, nursing, & Allied Health Dictionary sesta edizione, New York, Piccin, 2004. ISBN 88-299-1716-8.
  • J. Heitman, Molecular Principles of Fungal Pathogenesis, Washington, ASM Press, 2006.
  • Patrick R. Murray, Microbiologia medica, Roma, EMSI, 2008. ISBN 9788886669566.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A Parasitic Phase-Specific Adhesin of Coccidioides immitis Contributes to the Virulence of This Respiratory Fungal Pathogen
  2. ^ http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC98238/
  3. ^ http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC264880/

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