Coatto
Coatto è un termine gergale d'origine romanesca atto a indicare individuo, normalmente giovane e borgataro, dal comportamento e dall'abbigliamento volgare e arrogante[1]. Non implica una connotazione necessariamente malvagia o malavitosa, pur esibendo il coatto comportamenti trasgressivi e conducendo uno stile di vita al limite della legalità. Divenuto oramai di pubblico dominio, ha corrispondenza con il meridionale[2] tamarro, il campano-meridionale guappo, il siciliano occidentale tascio od orientale torpo. Il termine ammette un uso solitamente in chiave scherzosa e, a volte, spregiativa[1].
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[modifica] Etimologia
Proviene dal latino coactus, participio passato del verbo cogĕre, "costringere", che si riferisce sostanzialmente al provvedimento giudiziario del giudicato che ha subito una condanna lieve o la cui pena è in corso di assolvimento e che consiste nella limitazione della propria libertà, con obbligo di permanenza nell'abitazione propria o in locazioni stabilite in sede giudiziaria, entrambi chiamati regimi di domicilio coatto.
In uso gergale romano dalla fine degli anni sessanta del XX secolo, il termine si applicava ironicamente a persone il cui comportamento e stile di vita si ispirava a quello malavitoso. Il termine ha sostituito con il tempo l'arcaismo malandro.
[modifica] Sociologia
Lo stile di vita del coatto è una dedizione all'ozio e alla vita di gruppo, con frequentazioni preferibilmente maschili, eleggendo luogo di incontro il bar o la piazza rionale. Di indole inquieta, insofferente alla monotonia dovuta all'inattività, il coatto tende a reagire con l'istanza di forti emozioni e da qui una passione per lo sport in genere, per le moto e le auto sportive o modificate. Il coatto vive avvertendo un senso di discriminazione dal resto di una collettività che giudica apatica, passiva alle asperità. Comportamento sguaiato e rissoso, abbigliamento sgargiante ma in controtendenza con la moda ordinaria, guida spericolata, consumo di alcoolici e droghe, bravate, rientrano nell'istanza di vitalità del soggetto, la cosiddetta "voglia di vivere".
La figura del coatto non è necessariamente sinonimo di criminale, come era colloquialmente indicato il ladrone, espressamente dedito al crimine. Molti di loro tuttavia con la malavita hanno rapporti più o meno occasionali, per l'acquisto di droghe o ricettazione. Il coatto infatti non è motivato da ambizioni di ricchezza bensì di riscatto sociale, di rispetto dalla collettività. Il normale lavoro ed altre attività più o meno legali sono finalizzati al sostentamento ed il mantenimento del proprio stile di vita. La figura del coatto discende dunque da quella del caporione, tra il sottoproletariato romano dei secoli passati e la plebs urbana dell'Antica Roma.
Tra i giovani romani di strada la figura del coatto era considerata di pregio, quasi un talento naturale e per molti un traguardo difficile da raggiungere. Ben più facile calarsi nel ragazzaccio di strada, il teppistello colloquialmente detto maranga o maranca, termine d'etimologia incerta, probabilmente con accostamento bestiale scimmiesco.
A differenza del coatto, il cui comportamento si manifesta con convinzione e cognizione di causa, il maranga, incosciente e vile, nasconde la propria debolezza nel branco, infierendo più facilmente sui soggetti indifesi o estranei al loro mondo (v. bullismo), risultando dunque socialmente più pericoloso.
[modifica] Musica
Il coatto ha preferenza per un tipo di musica che dia emozioni forti, dalla disco music anni 'Settanta ai ritmi martellanti del genere Techno anni novanta. Uno dei disc jockey più in voga è stato Gabry Fasano.
Più consono con la romanità della figura è la voce roca ma struggente di Franco Califano, cantante di piano bar, noto per le sue molteplici frequentazioni, alcune poco raccomandabili, seppure bene accolto dal pubblico e dal mondo dello spettacolo.
In tempi recenti si aggiunge il personaggio celebrato dalla canzone Supercafone del rapper romano Piotta. Nel sud Italia e tra i coatti in genere, più spiccata è la preferenza per il genere neomelodico partenopeo, nei cui testi, spesso ispirati a temi "periferici", criminalita' e delinquenza, il coatto si riconosce.
[modifica] Media
Figura cara allo scrittore e poeta Pier Paolo Pasolini, sia nell'opera che nella vita, viene descritto — seppure assimilato ad altre figure di diseredati — nei famosi romanzi Ragazzi di vita e Una vita violenta.
Un accostamento dall'estero può aversi nella figura del rocker (detto anche biker), anch'egli poco incline al lavoro e alle convenzioni a vantaggio di una vita spartana e movimentata, tra interminabili viaggi in motocicletta custom, figura inaugurata nel secondo dopoguerra dall'americano Sonny Barger e celebrata nella cinematografia in Easy rider (1969), dove il regista Dennis Hopper è anche attore protagonista.
La figura del coatto viena promossa nel grande schermo come maschera nella Commedia all'italiana ed il termine dal suo ambito romano si è diffuso a livello nazionale. L'attore e regista Carlo Verdone lo traspone ironicamente nel suo film d'esordio Un sacco bello (1980) con il personaggio di Enzo, le cui ambizioni di una vacanza movimentata on the road sono frustrate dall'età e dagli eventi. Eloquente la sua rubrica telefonica desolantemente vuota. Nonostante la solitudine, la maschera resta fedele a se stessa, riproponendosi quasi come in un sequel in quella di Armando nel successivo Gallo cedrone (1998). Altro gustoso ritratto del coatto è quello della coppia Ivano - Jessica nel film del 1995 Viaggi di nozze.
Autore del libro Orgoglio coatto e dell'omonimo talk show televisivo dell'estate 2004, il regista ne è divenuto oramai il portavoce.
[modifica] Gergo coatto
Esistono frasi in uso nell'ambiente giovanile romano che, pur non appartenendo alla tradizione storica romanesco, fanno oramai parte della cultura popolare italiana grazie anche alla loro citazione nel cinema, alla radio, nelle canzoni, nelle battute di comici, nel linguaggio dei tifosi e recentemente nel linguaggio delle chat e dei forum.
Tra le moltissime espressioni del gergo coatto, detto anche coattese, tra le più usate sono:
- Accannato, scannato: (da povero in canna (?)) abbandonato, piantato in asso, est. senza mezzi, amicizie od affetti. Quello sta accannato.
- A'nfame: sei una persona infame, uomo vile, inaffidabile, ad indicare ad esempio una spia od un compagno che si ritrae al bisogno altrui, un'espressione anche iperbolica per indicare un vezzo di un qualcuno al contrario di buona reputazione.
- A ppalla: come una palla da schioppo, a tutta velocità, riferito al modo di correre su un veicolo: "correva a ppalla". L'espressione modale si alterna con al massimo applicandosi ad esempio con la potenza di un apparecchio audio: "avevano la radio a ppalla", a pieno volume.
- Aridaje!: esclamazione scocciata o ironica da rivolgere all'interlocutore se insiste nel ripetere un'idea, un'azione o una scusa già disapprovata.
- Arifardisse: cambiare idea, tirarsi indietro.
- Aripijate!, aripijete!: ripigliati!, riprenditi!, torna in te, renditi conto delle sciocchezze appena dette o compiute.
- Battere i pezzi: corteggiare qc, est. riuscirvi nell'intento.
- Beverino: abbeveratoio, prigione, dove sono detenuti gli arrestati detti bevuti.
- Bò!?: forma colloquiale per "non lo so".
- Bòòòòòò!: da esprimere a voce alta, indica un forte stupore, entusiasmo, o sottolinea, se espressa all'unisono da un gruppo di persone, la suspense che segue un'offesa e precede la reazione dell'offeso, quasi come dire: Che offesa ha lanciato x a y, sentiamo come reagirà y!.
- Bomba: pugno.
- Capo!: vocativo confidenziale riferito ad una persona più anziana che svolge un determinato servizio, per esempio un barista, un ristoratore od un conducente di un mezzo pubblico.
- Damme er cinque: dammi la tua mano, in chiaro riferimento alle 5 dita, traduzione dell'americano Gimme five.
- Da paura: spaventoso, stupefacente, incredibile o anche fantastico, emozionante, entusiasmante. Più recenti le espressioni sim. da panico e da urlo: una ragazza da urlo, stupendamente avvenente.
- Darsi una chiodata: (accostamento chiodo - proiettile di pistola) suicidarsi, fig. avventurarsi in qualcosa cui valga la pena uscirne fuori. Roba da chiodi, estremamente difficoltosa o pericolosa.
- Er pezzo, er fero, 'a baiaffa: dicesi di pistola o scherz. del membro virile.
- Flippare: dal gergale anglosassone flip out, schizzare via, dare di matto, spec. per effetto indesiderato da assunzione di droghe, caratterizzato da malessere fisico che da obnubilamento temporaneo o permanente delle facoltà cognitive (v. sbroccare).
- Frullare: gettare via, (es.: all'arrivo di una volante della polizia uno spacciatore di droga "frullerà tutto" per liberarsi delle eventuali prove").
- Grezza: da grigia (figura), figuraccia anche se in buona fede, distinta dalla gaffe, dove il soggetto esprime inopportunatamente il proprio pensiero: Ho fatto una grezza.
- Inberta: nella berta (tasca), nome eufemistico ad indicare la vagina, nascondere qualcosa alla vista di altri ma anche ad indicare un lavoro senza buon esito: Ce lo mettiamo inberta.
- Infrociare: scontrarsi contro qualcosa (es.: incidente automobilistico), da un'immagine ironica del rapporto omosessuale.
- Infrattare: da fratta, cespuglio, nascondere qualcosa. Trova il suo corrispettivo nel termine italiano "imboscare".
- Mago!, màggico!: forte apprezzamento per l'azione o l'intuizione altrui, usato spesso nel tifo calcistico.
- M'a comanno: me la comando, ne sono capace, ho padronanza di una determinata specialità od anche il ruolo di leader di un gruppo.
- M'arimbarza: mi rimbalza, non mi colpisce o scalfisce perché non mi riguarda, non mi dà pensiero o non ne ho timore, detto di cosa irrilevante.
- 'mbruttire: imbruttire, reagire con rabbia ad una provocazione, ad un torto subito, oppure provocare qualcuno con uno sguardo aggressivo, sfidarlo, da cui la reazione "Ma che me stai a'mbbrutti'?" (trad. "Cerchi guai?").
- 'ngrifato: "ingrifato", prob. dall'iconografia del grifone rampante, eccitato sessualmente, fortemente interessato ad una donna, distinto da grifare o fare un grifo, cadere accidentalmente battendo il volto (grifo).
- Paccare: arc. rubare bagagli da un'auto incustodita; baciarsi ardentemente o a lungo con un partner. Sin. spomiciazzare.
- Perso: agg. avv. modale, stato di irreversibilità temporanea o duratura. 'mbriaco perso, ubriaco fradicio; fatto perso, sotto forte effetto da stupefacenti (v. flippare).
- Piotta: dall'arc. pilotta, contenitore di monete, valore delle vecchie cento lire; est. le vecchie centomila lire; gen. enf. il valore di cento: "Coreva a 'na piotta", correva a cento chilometri orari, "Er core je batteva a due piotte", il suo cuore aveva raggiunto i duecento battiti al minuto.
- Preciso: bellissimo, bravissimo, pienamente rispondente ai requisiti o alle aspettative, dicasi di cosa o persona graditissima con delle ottime qualità.
- Ricottaro, pappone, magnafregna, magnaccia: sfruttatore di prostitute o persona che vive del lavoro altrui.
- Sbroccare: uscire dalla brocca, traboccare, assumere un comportamento o reagire in una maniera insana o per lo meno irrazionale, per arrabbiatura, dispiacere, trauma emotivo o per effetto indesiderato da assunzione di droghe. Impazzire.
- Scaglia, skaia: prostituta, est. ragazza gretta, ignorante.
- Scajarle: prendere botte, ricevere percosse. "Il tipo c'ha scajato".
- Scoatta': scoattare, comportarsi da coatto, folleggiare, per esempio correre con il proprio mezzo.
- Scocciato' : da coccia, testa, con la s peggiorativa. Persona distrurbata od esaltata, dall'apparenza normale ma dal comportamento anche pericoloso. I ragazzi del Circeo erano degli scocciati.
- Scrauso: forse cacofonico o derivante da scausa (v. scaglia), cosa sgradevole, deludente, stucchevole o di scarsa utilità.
- Scudo: valore delle vecchie cinquemila lire, ora di cinque euro.
- Sò er mejo: sono il migliore, manifestazione di autocompiacimento.
- Sòla: suola, truffa, buggeratura, est. truffatore, persona o cosa inaffidabile, di scarso valore, derivante dalla pratica del borseggio o taccheggio, riferito a sua volta all' antico portamonete in cuoio pressato ed a forma di tacco. In alternativa, alla pratica disonesta del calzolaio nel risuolare con del materiale poco durevole.
- Spez(z)i: grossi cacciaviti per aprire qualsiasi tipo di porta e serranda d'appartamento.
- Stamapare, stamparsi: fare un grave incidente, spesso mortale, immaginando di lasciare l'impronta propria (stampo) sull'ostacolo. Est. morire: "mi fa stampare dal ridere".
- Tagliare, tagliarsi: farsi molte risate, divertirsi, immaginando di ledersi gli angoli della bocca.
- Zorro, zoro: dal celebre personaggio cinematografico mascherato di nero, dapprima appellandosi provocatoriamente ad un coetaneo vestito di scuro (v. prima filmografia di Carlo Verdone), poi, pegg. cacofonico, contratto, una persona spec. giovane gretta e stucchevole nei modi, nel comportamento ("a zoro, che vuoi?"). Arc. sandalo infradito in plastica dal plantare sottile e rigido.
[modifica] Note
- ^ a b «coatto», Vocabolario Treccani on line, dal sito dell'Istituto dell'Enciclopedia italiana
- ^ «tamarro», Vocabolario Treccani on line, dal sito dell'Istituto dell'Enciclopedia italiana