Clinton (vitigno)

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Il Clintòn[modifica | modifica sorgente]

Il Clinton, normalmente pronunciato Clintòn (in veneto anche crinto o grintón), è un vitigno da cui ha preso nome l'omonimo vino rosso; la vite fu importata in Europa intorno al 1820 dall'America in seguito alla invasione della fillossera cui è resistente. È inoltre poco attaccata dalle malattie crittogamiche.

È un ibrido produttore diretto (non innestato) incrocio tra la Vitis labrusca e la Vitis riparia.

Ne sono conosciute due varietà, ben distinguibili dal grappolo, il Clinto dal grappolo più regolare, cilindrico e più piccolo, con acini più regolari, dal gusto un po' più morbido e il Clintòn (grande Clinto) dal grappolo sparso, più grande e con acini più grandi e irregolari, più duro da bere e più produttivo. Vengono spesso vinificati assieme. Come tutte le viti ibride americane ha una elevata resistenza al terreno acido, ed una elevata resistenza alle malattie.

Un tempo era diffuso in varie regioni d'Europa. Il vino è ormai quasi scomparso ma godette in passato di grande diffusione, ancora assai popolare tra i conoscitori.

Se non è coltivato in luogo molto soleggiato (resiste molto all'ombra ed all'umido) l'uva può avere bassa gradazione alcolica, il che lo rende di difficile conservazione, oltre la primavera. Ha un colore violaceo intenso che lascia una traccia densa nelle bottiglie e nei bicchieri e una macchia particolare nelle tovaglie, un forte profumo fruttato e un inconfondibile sapore (detto "volpino") che non è gradito per molti.

Il Clinto[modifica | modifica sorgente]

Il Clinto o piccolo Clinto è diverso dal Clintòn nella struttura della pianta, nel grappolo, nel gusto dell'uva più gradevole, nel gusto più amabile del vino. Alcuni estimatori lo considerano molto superiore al Clintòn.[1]

Il Bacò[modifica | modifica sorgente]

Vite ibrida, produttrice diretta (non innestata), originaria della Francia, incrocio di Vitis Vinifera con Vitis Riparia Preferisce suolo neutro o acido, sopporta l'umido. La vite è coltivata nelle stesse condizioni in cui è coltivato il Clintòn.

Vino un tempo diffusissimo, attualmente dimenticato. Più gentile del Clinton. dal gusto meno deciso, vite a produttività elevata, assai precoce, fattore utile nella vendemmia, poteva venire utilizzato per il taglio con altri vini grazie alla possibilità di acquisirne i profumi, ed il colore. [2]

La probizione del Clinton[modifica | modifica sorgente]

La commercializzazione come "vino" (denominazione secondo le norme della C. E. esclusivamente riservata ai prodotti della Vitis vinifera pura), dei produttori diretti o ibridi, con altre specie, è vietata in Italia sin dal 1931 (l'ultima regolamentazione in materia risale al 1987) ed oggi in tutta la Comunità Europea (Regolamento CE n. 1493/1999), salvo alcuni permessi particolari[3], come anche per il Fragolino.

La proibizione è motivata dal fatto che la vinificazione del Clinton porta ad un arricchimento di alcool metilico. L'assunzione in grande quantità del vino Clinton può provocare perciò danni al nervo ottico e alla retina per le interazioni che provoca al sistema nervoso.[senza fonte]

La legge italiana impone l'estirpazione della vite[4], ma manca un decreto applicativo.

Ciò non toglie che la vendita, o il consumo, come prodotto alcolico di fermentazione (senza citare la parola "vino") è alquanto estesa in tutta Europa, soprattutto nei paesi nordici. Anche in Italia, nonostante i potenziali rischi per la salute e la normativa vigente, il vino è ancora molto coltivato e diffuso fuori dal mercato. Molti intenditori infatti lo ricercano per il suo sapore unico.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vino al vino Di Mario Soldati,Stefano Ghidinelli,Bruno Falcetto,Domenico Scarpa, pag 250 e seguenti
  2. ^ Giampiero Rorato: I Vini proibiti
  3. ^ Il fragolino - Storia e leggi di un vitigno
  4. ^ Legge 4/11/1987 n° 460 di conversione del D.L. 7/9/1987 n° 370 

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]