Cleveland Browns

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Cleveland Browns
Football americano American football pictogram.svg
Cleveland Browns logo.png
Segni distintivi
Uniformi di gara
AFCN-Uniform-CLE 10-11.PNG
Colori sociali                Marrone, Arancione, Bianco
Mascotte Chomps
Dati societari
Città Flag of Cleveland, Ohio.svg Cleveland (OH)
Paese Stati Uniti Stati Uniti
Lega Stati Uniti National Football League
Conference AFC
Division AFC North
Fondazione 1946
Denominazione Cleveland Browns (19461995)
Attività sospesa (19961998)
Cleveland Browns (1999–presente)
Proprietario Stati Uniti Jimmy Haslam
General manager Stati Uniti Michael Lombardi
Capo-allenatore Mike Pettine
Stadio FirstEnergy Stadium
(73200 posti)
Sito web www.clevelandbrowns.com
Palmarès
Ed Thorp Memorial Trophy.pngEd Thorp Memorial Trophy.pngEd Thorp Memorial Trophy.pngEd Thorp Memorial Trophy.png
Campionati NFL 4
Campionati AAFC 4
Titoli divisionali 13
Apparizioni ai playoff 28

I Cleveland Browns sono una squadra professionistica di football americano della NFL con sede a Cleveland. Competono nella North Division della American Football Conference e giocano le loro gare interne al FirstEnergy Stadium (chiamato Cleveland Browns Stadium dalla sua apertura nel 1999 al 2012). La sede amministrativa e le strutture di allenamento sono a Berea, Ohio. I colori ufficiali dei Browns sono l'arancione, il marrone e il bianco. Sono gli unici tra i 32 club della NFL a non avere un logo sul casco. Al 2014, secondo la rivista Forbes, il valore della squadra è di circa 1,12 miliardi di dollari, ventiduesimi tra le franchigie della NFL[1]

I Cleveland Browns furono fondati nel 1945 dall'imprenditore Arthur B. “Mickey” McBride come membro originario della All-America Football Conference (AAFC), che iniziò le sue operazioni nell'anno successivo. T Browns dominarono la AAFC, facendo registrare un record di 47–4–3 nelle quattro stagioni di attività della lega, in cui vinsero il titolo di campioni ogni anno. Dopo la stagione 1949, la AAFC fallì e i Browns furono una delle tre frachigie a unirsi alla National Football League (le altre furono i San Francisco 49ers e la versione originale dei Baltimore Colts). I Browns vinsero il titolo nella loro prima stagione nella NFL, oltre che nel 1954, 1955 e 1964. Dal 1965 al 1995, il club ha raggiunto i playoff 14 volte ma non ha più vinto un titolo né preso parte a un Super Bowl.

Il 6 novembre 1995, Art Modell, che aveva acquistato i Browns nel 1961, annunciò il trasferimento della squadra a Baltimora, Maryland, alla fine della stagione. I diritti sulla proprietà intellettuale sui Browns rimasero però a Cleveland per una futura squadra di espansione. Le operazioni dei Browns furono sospese per tre stagioni.

Dal ritorno nel 1999, i Cleveland Browns hanno avuto un successo limitato, con un record di 77–163 fino alla stagione 2013, e due sole stagioni con un record positivo: 9–7 nel 2002 e 10–6 nel 2007, qualificandosi per i playoff nell'ultima occasione, come wild card.

Storia[modifica | modifica sorgente]

1944-1949: fondazione e successi nella AAFC[modifica | modifica sorgente]

Le origini dei Browns risalgono al 1944, quando il magnate Arthur B. "Mickey" McBride si assicurò i diritti a Cleveland per una franchigia dell'appena formata All-America Football Conference. La AAFC volle sfidare la dominante National Football League, una volta che iniziò le sue operazioni alla fine della seconda guerra mondiale.

All'inizio del 1945, McBride nominò il trentaseienne allenatore degli Ohio State Buckeyes Paul Brown allenatore e general manager della nuova squadra, concedendogli anche una parte dei profitti. La mossa sorprese e deluse i tifosi dei Buckeyes che speravano Brown avesse continuato il suo ciclo di vittorie con l'università dopo la guerra.

Inizialmente fu lasciato a Paul Brown l'onere di scegliere il nome della squadra, ma questi respinse la richiesta chiamandoli semplicemente "Browns". La franchigia in seguito indì un concorso per la scelta del nome, con un premio di mille dollari a chi avesse suggerito quello vincente. Nel giugno 1945, un comitato selezionò "Panthers" come nuovo nome della squadra. McBride, tuttavia, lo cambiò in Browns due mesi dopo. come risultato di un altro concorso che aveva suggerito Browns, non però da Paul Brown stesso, ma come versione abbreviata di "Brown Bombers", una citazione del soprannome del pugile Joe Louis. Alcune fonti dicono che a McBride furono chiesti migliaia di dollari per poter utilizzare il nome di Cleveland Panthers, i cui diritti spettavano ancora a un uomo d'affari precedentemente proprietario di una vecchia franchigia con quel nome che in seguito era fallita.

Otto Graham fu la prima stella della squadra, guidando i Browns a dieci finali e sette titoli.

I primi giocatori firmati della squadra furono Otto Graham, quarterback ex stella della Northwestern University, e Herb Coleman, centro da Notre Dame, entrambi ancora all'epoca impegnati nel servizio militare. I Browns in seguito firmarono il kicker e offensive tackle Lou Groza e i wide receiver Dante Lavelli e Mac Speedie. Il fullback Marion Motley e il nose tackle Bill Willis, due dei primi giocatori afroamericani nella storia del football, si unirono alla squadra nel 1946.

Graham terminò il suo servizio con la marina alla fine dell'estate del 1946, quando il training camp dei Cleveland Browns era già iniziato[2]. Preoccupati che non fosse ancora pronto per partire come titolare, i Browns fecero partire Cliff Lewis come titolare nella prima gara della stagione[3][4]. Graham, ad ogni modo, lo sostituì presto, trovando immediato successo nella formazione d'attacco a T dei Browns. Lanciando a Lavelli e Speedie, Graham guidò la squadra a un record di 12–2 nella stagione regolare, giungendo alla finale della AAFC contro i New York Yankees. I Browns vinsero la partita, iniziando un periodo di dominio. La squadra vinse quattro titoli consecutivi della AAFC tra il 1946 e il 1949, ed ebbe la prima stagione perfetta della storia del football professionistico, finendo imbattuta nel 1948[5]. La AAFC si dissolse dopo la stagione 1949 e tre delle sue squadre, compresi i Browns, si unirono alla più stabile National Football League.

1950-1956: approdo nella NFL[modifica | modifica sorgente]

Il fondatore Paul Brown in una card del 1952.

Con Graham in cabina di regia, i Browns continuarono a mietere successi anche dopo l'approdo nella NFL nel 1950. La squadra dissolse in fretta i dubbi sulle sue effettive capacità, messe in dubbio da alcuni osservatori che li ritenevano solamente una buona squadra in una AAFC poco competitiva[6]. La squadra terminò con un record di 10–2, giungendo alla gara di playoff contro i New York Giants, valevole per un posto in finale[7]. Le uniche due sconfitte nella stagione regolare dei Browns erano giunte proprio contro i Giants, ma in un Cleveland Stadium congelato il 17 dicembre, Cleveland cambiò le sorti della partita. Con la gara sul 3–3 nel quarto periodo, Graham corse per 45 yard permettendo a Lou Groza di calciare il field goal vincente dalle 28 yard[8]. I Browns sigillarono la vittoria finale per 8–3 con una safety dopo il successivo kickoff. La vittoria sui Giants permise a Cleveland di giocare la finale del campionato contro i Los Angeles Rams, vinta per 30–28.

Cleveland terminò la stagione 1951 con un record di 11-1, perdendo solo coi San Francisco 49ers nella gara di apertura.[9] I Browns giunsero nuovamente in finale, ancora contro i Rams, che li batterono 27–17[10].

Cleveland terminò la stagione 1952 con un record di 9–3 e affrontò i Detroit Lions nella finale del campionato NFL[11]. Fu una gara frustrante per i Browns: malgrado aver guadagnato 384 yard totali contro le 258 di Detroit, la squadra perse la seconda finale consecutiva[12]. I Browns giocarono diversi lunghi drive, terminati però con field goal sbagliati e un touchdown nel quarto periodo fu negato a Graham perché il suo passaggio a Pete Brewster era stato prima toccato dal ricevitore Ray Renfro: secondo le regole dell'epoca, un passaggio toccato da un compagno di squadra offensivo veniva classificato automaticamente come un intercetto[13].

La stagione 1953 iniziò con una vittoria per 27–0 sui Green Bay Packers[14]. Fu la prima di 11 vittorie consecutive per i Browns, che persero solo nell'ultima gara della stagione per mano dei Philadelphia Eagles. Cleveland perse in finale per il terzo anno consecutivo, nuovamente contro i Detroit Lions 17–16[15].

La stagione 1954 fu di transizione per i Browns. Molti dei giocatori che facevano parte della squadra dal 1946 si erano ritirati o erano vicini alla fine delle loro carriere[16] mentre Otto Graham disse a Brown che si sarebbe ritirato alla fine della stagione[17]. Nonostante tutti quei cambiamenti, la stagione 1954 si rivelò solida per i Browns. Dopo aver perso le prime 3 partite, Cleveland vinse otto partite consecutive, giungendo in finale, per la terza volta consecutiva contro i Lions[18]. Quella volta, il punteggio non fu equilibrato. I Browns vinsero 56–10 con Graham che corse 3 touchdown e ne passò altri tre. Dopo la gara, Otto annunciò il proprio ritiro[19].

Dopo che i potenziali eredi di Graham faticarono nel training camp e nella pre-stagione 1955, Brown convinse Graham a giocare un ultimo anno[20]. Gli fu offerto un salario di 25.000 dollari, rendendolo il giocatore più pagato della NFL[21]. I Browns persero la prima stagionale contro i Washington Redskins, ma terminarono 10–2 la stagione regolare, giungendo in finale per il decimo anno consecutivo tra AAFL e NFL. Graham lanciò due touchdown e corse per altri due coi Brown che batterono i Rams 38–14[22]. Quando Brown tolse Graham dalla partita nel quarto periodo, la folla del Los Angeles Coliseum gli tributò una standing ovation[23]. I Browns vinsero il loro settimo titolo in un decennio.

1957-1965: l'era di Jim Brown e l'arrivo di una nuova proprietà[modifica | modifica sorgente]

Jim Brown vinse il campionato NFL del 1964 coi Browns.

Senza Graham, i Browns affondarono la stagione la stagione successiva a un 5–7 di record, la loro prima stagione perdente della storia[24]. Nel Draft 1957, tuttavia, Cleveland selezionò il fullback Jim Brown dalla Syracuse University nel primo giro. Nella sua prima stagione, Brown guidò la NFL con 942 yard corse in 12 gare e fu votato rookie dell'anno. Guidati dai Brown e dal quarterback Tommy O'Connell, Cleveland terminò 9–2–1 e arrivò ancora in finale, perdendo contro Detroit.

Nella stagione 1958 la squadra si affidò maggiormente alle corse di Brown che al giocò sui passaggi, concludendo la stagione regolare 9-3 con Brown che corse ben 1.527 yard, quasi il doppio di qualsiasi altro running back nella storia della lega. La squadra fu però sconfitta nei playoff dai Giants prima di arrivare in finale.

Nel 1959 e 1960, Brown fu ancora il migliore della lega per yard corse, ma Cleveland non raggiunse i playoff. Art Modell nel 1961 divenne il nuovo proprietario della squadra, iniziando una guerra di potere con Paul Brown.

Dopo un record di 7–6–1 nel 1962, Modell licenziò Paul Brown il 9 gennaio 1963, rimpiazzandolo con Blanton Collier. Nella sua prima stagione i Browns conclusero con un record di 10-4 con Jim Brown che vinse il premio di MVP della NFL correndo il nuovo record di 1863 yard.

Nel 1964, i Browns conclusero 10–3–1 e raggiunsero la prima finale negli ultimi sette anni. Lì batterono i favoriti Baltimore Colts 27–0, col ricevitore Gary Collins che ricevette tre passaggi da touchdown dal quarterback Frank Ryan e fu nominato miglior giocatore della finale. Attualmente, questo è l'ultimo titolo vinto dalla città di Cleveland in una delle quattro leghe professionistiche maggiori. L'anno successivo, i Browns raggiunsero ancora la finale ma persero coi Green Bay Packers.

Quella finale del 1965 fu l'ultima gara della leggendaria carriera Jim Brown che si ritirò da leader di tutti i tempi della NFL per yard corse. I Browns affidarono il ruolo di running back titolare a Leroy Kelly, che corse oltre mille yard in ognuna delle tre stagioni successive, in due delle quali fu il migliore della lega per yard corse.

1966-1970: era post-Brown e ritiro di Blanton Collier[modifica | modifica sorgente]

Dopo il mancato raggiungimento dei playoff nel 1966, i Browns si ripresero l'anno successivo con un record di 9-5, venendo subito eliminati dalla post-season dai Dallas Cowboys. La squadra si vendicò dei Cowboys eliminandoli dai playoff nelle due stagioni successive, ma non raggiunse mai il Super Bowl.

Nel maggio 1969, i Browns, insieme a Pittsburgh Steelers e Baltimore Colts, acconsentirono a spostarsi nella nuova American Football Conference, originata dalla fusione con l'American Football League. Prestazioni inconsistenti nella stagione 1970 impedirono alla squadra di raggiungere i playoff, finendo una gara dietro alla nuova squadra di Paul Brown, i Cincinnati Bengals, con un record di 7-7. Alla fine di quella stagione, Collier si ritirò venendo sostituito dall'ex coordinatore offensivo Nick Skorich.

1971-1984: i "Kardiac Kids"[modifica | modifica sorgente]

Skorich guidò la squadra a un titolo di division nel 1971 e a una wild card nel 1972.

Nel 1974 la squadra scese a un record di 4–10 quando né il quarterback Mike Phipps né il rookie Brian Sipe furono produttivi. L'anno successivo i Browns persero le prime nove gare e finirono 3-11 sotto il nuovo allenatore Forrest Gregg.

Il quarterback Brian Sipe fu nominato MVP della NFL nel 1980.

Cleveland mostrò dei miglioramenti finendo 9–5 nel 1976 quando Brian Sipe si insediò stabilmente come quarterback titolare. I Browns continuarono a giocare bene nella prima metà della stagione seguente, ma l'infortunio di Sipe da parte del linebacker degli Steelers Jack Lambert si rivelò disastroso e la squadra terminò con un record di 6-8.

Il 27 dicembre 1977, Sam Rutigliano fu assunto come allenatore e, grazie ad un Sipe tornato in salute, portò i Browns a un record di 8-8 nel 1978. La stagione 1979 iniziò con quattro vittorie, tre delle quali nei minuti finali o nei supplementari. Altre quattro gare furono vinte per meno di sei punti, facendo guadagnare alla squadra il soprannome di "Kardiac Kids". Cleveland terminò 9–7, arrivando secondi nella division a Houston Oilers, in una AFC Central molto equilibrata.

La stagione 1980 è ancora ricordata con affetto dai tifosi dei Browns. Dopo aver concluso sul record di 3-3 le prime sei partite, i Browns vinsero tre gare consecutive con rimonte nell'ultimo quarto e fermarono un tentativo di rimonta dei Baltimore Colts vincendone una quarta. I Browns vinsero in quel modo altre due gare nel corso della stagione, mentre ne persero una contro i Minnesota Vikings quando un Hail Mary pass fu ricevuto da Ahmad Rashad. Sipe passò per 4.000 yard e 30 touchdown con soli 14 intercetti, venendo nominato MVP della NFL grazie anche a una linea offensiva che contò tre giocatori convocati per il Pro Bowl: Doug Dieken, Tom DeLeone e Joe DeLamielleure. La stagione si concluse con una drammatica sconfitta contro gli Oakland Raiders nei playoff.

Nella stagione seguente Sipe regredì notevolmente e l'unica nota positiva della squadra fu il tight end Ozzie Newsome. Nel 1982, in una stagione accorciata da uno sciopero, i Browns finirono col record negativo di 4-5, ma raggiunsero comunque i playoff che quella stagione erano stati ampliati per via della particolare situazione, venendo ancora eliminati però dai Raiders. Nel 1983 Sipe e i Browns tornarono a giocare bene ma malgrado un record di 9-7 non raggiunsero i playoff.

Il 1984 fu un anno di ricostruzione: Brian Sipe passò alla neonata United States Football League e Paul McDonald fu nominato quarterback titolare. Sam Rutigliano perse il suo posto da allenatore dopo una partenza di 1–7 con Marty Schottenheimer che prese il suo posto. I Browns terminarono con un record di 5-11.

1985-1990: Bernie Kosar e la rivalità coi Broncos[modifica | modifica sorgente]

Nel 1985, i Browns scelsero dalla University of Miami il quarterback Bernie Kosar nel draft supplemenare, che sarebbe diventato titolare a metà della stagione. Migliorando ogni domenica, il giovane quarterback contribuì a raddrizzare la deficitaria stagione dei Browns in quattro delle 10 gare giocate come titolare. Con un record di 8-8 i Browns vinsero una debole AFC Central e per poco non batterono i favoriti Miami Dolphins nei playoff, dopo essere stati avanti 21–3 all'intervallo. Solo il miglior Dan Marino poté trascinare Miami alla vittoria per 24–21. Malgrado la delusione, la squadra di Schottenheimer, con Kosar come quarterback, raggiunse i playoff in ognuna delle successive cinque stagioni, arrivando ben tre volte alla finale della AFC, in cui fu sempre sconfitta dai Denver Broncos di John Elway.

Nel 1990 la stagione non fu positiva come le precedenti, con Kosar che lanciò più intercetti (15) che touchdown (10) per la prima volta nella carriera. La squadra terminò con un record di 3-13, il secondo peggiore della lega, e a fine stagione fu assunto come nuovo capo-allenatore Bill Belichick, coordinatore difensivo degli allora vincitori del Super Bowl, i New York Giants.

1991-1995: Bill Belichick e trasferimento a Baltimora[modifica | modifica sorgente]

I Browns videro un modesto miglioramento nel 1991 finendo 6–10 sotto la guida di Belichick, con Kosar che lanciò 18 touchdown e 9 intercetti. L'anno seguente, Kosar rimase in panchina per la maggior parte del campionato, mentre Mike Tomczak divenne titolare. Cleveland fu in corsa per vincere la AFC Central ma calò nelle ultime tre gare terminando 7–9.

La stagione 1993 vide Belichick fare una mossa controversa tagliando Kosar per prendere al suo posto Vinny Testaverde, che ingaggiò dai Tampa Bay Buccaneers mentre era infortunato. Kosar firmò coi Dallas Cowboys e divenne subito titolare al posto dell'infortunato Troy Aikman. Kosar avrebbe vinto il Super Bowl quell'anno coi Cowboys col ritorno di Aikman mentre Cleveland finì ancora 7-9.

Art Modell divenne estremamente impopolare a Cleveland per scelte controverse come licenziare Paul Brown e trasferire la squadra a Baltimora.

Nel 1994 i Browns terminarono 11-5 e arrivarono ai playoff per la prima volta da quattro anni. Nel turno delle Wild Card contro i New England Patriots, la difesa dei Browns intercettò tre volte Drew Bledsoe con Testaverde che completò due terzi dei suoi passaggi vincendo per 20–13. Gli arci-rivali di Pittsburgh misero fine alla stagione dei Browns nel turno successivo.

Modell annunciò il 6 novembre 1995 di aver siglato un accordo per trasferire i Browns a Baltimora nel 1996, una mossa che avrebbe riportato il football in quella città dopo il trasferimento dei Colts a Indianapolis nel 1993. Il giorno successivo, il 7 novembre 1995, i votanti di Cleveland approvarono a larghissima maggioranza un mozione che intendeva mettere ai voti la richiesta di Modell, prima della sua decisione di spostare la franchigia, insieme a una proposta da 175 milioni di dollari ricavati dalle tasse per modernizzare l'antiquato Cleveland Municipal Stadium[25]. Modell ad ogni modo decise di andare fino in fondo.

I tifosi dei Browns reagirono con rabbia alla notizia. Oltre 100 cause legali furono depositate da tifosi, dalla città di Cleveland e altri ancora. Il Congresso degli Stati Uniti tenne delle convocazioni sul problema. L'attore Drew Carey fece ritorno nella sua città natale di Cleveland il 26 novembre 1995, con l'intento di mobilitare i tifosi. Una protesta fu tenuta a Pittsburgh durante una gara dei Browns ma la ABC, il network che trasmetteva la partita, rifiutò di riprendere o fare menzione della protesta. Fu uno dei pochi casi in cui i tifosi degli Steelers e dei Browns si supportarono a vicenda, dal momento che i tifosi Pittsburgh sentivano che Modell stava rubando loro la rivalità coi Browns. Tutti gli sponsor della squadra tolsero virtualmente il loro supporto, lasciando il Municipal Stadium senza pubblicità nelle ultime gare della stagione.

La stagione 1995 fu un disastro anche sul campo. Dopo una partenza per 3–1, i Browns persero tre gare consecutive prima che la notizia del trasferimento tagliasse le gambe alla squadra. Essi terminarono 5–11, compreso un 2–7 di record nelle nove gare successive all'annuncio. Nell'ultima gara della stagione contro i Cincinnati Bengals, i tifosi dei Browns persero le staffe, al punto che quando le azioni che si avvicinavano alla end zone vicino alla parte di tribuna occupata dai tifosi più accaniti dei Browns, dovevano essere spostate nel lato opposto del campo. Intere file di seggiolini furono divelte dallo stadio e gettate in campo e diversi tifosi appiccarono fuochi soprattutto nel settore dei sostenitori più caldi, chiamato "Dawg Pound", mentre furono anche assaliti pubblici ufficiali che tentavano di domare le fiamme e molte bancarelle furono distrutte[26]. I Browns vinsero comunque la loro ultima gara casalinga e Belichick rassegnò le sue dimissioni nel febbraio 1996. La nuova squadra sarebbero stati i Baltimore Ravens.

1996-1999: anni di inattività[modifica | modifica sorgente]

Dopo intensi colloqui tra la NFL, i Browns e dirigenti delle due città, Cleveland accettò un accordo legale che avrebbe mantenuto l'eredità dei Browns a Cleveland. Nel febbraio 1996, la NFL annunciò che i Browns sarebbero stati "sospesi" per tre anni in attesa della costruzione di un nuovo stadio. La nuova squadra, sia che si trattasse di un expansion team, sia di una franchigia che si trasferisse da un'altra città, avrebbe ripreso a giocare nel 1999. Modell e la sua franchigia, i Baltimore Ravens, avrebbero mantenuto il personale e i contratti dei giocatori.

La franchigia dei Browns fu in seguito riattivata e il suo roster ricostruito attraverso un expansion draft prima di riprendere a giocare nella stagione 1999. Ci sarebbe stata una nuova squadra ma il nome dei Browns, i colori, la storia, i record e i premi sarebbero rimasti a Cleveland[27].

1999-2004: ritorno nella NFL[modifica | modifica sorgente]

Con il nuovo proprietario Al Lerner, i Browns tornarono a giocare nel 1999. Malgrado fossero a tutti gli effetti una squadra di espansione, i risultati dei primi due anni furono comunque deludenti finendo con record di 2-14 nel '99 e 3-13 nel 2000.

Nel 2001 fu assunto come nuovo allenatore Butch Davis e il record migliorò fino a 7-9. La stagione successiva i Browns terminarono 7-9 e raggiunsero per la prima volta dal 1994 i playoff dove furono eliminati nel primo turno dagli Steelers. Il 2 ottobre 2002 il presidente Al Lerner morì e la squadra passò in mano a suo figlio Randy.

Dopo la buona stagione del 2002, nei due anni successivi i Browns tornarono ad essere disastrosi.

2005-2008: Crennel e Savage[modifica | modifica sorgente]

Prima della stagione 2005 fu assunto come allenatore Romeo Crennel e Phil Savage come general manager. Le cose tuttavia non migliorarono con la squadra che terminò il 2005 6-10 e il 2006 4-12.

Nella stagione 2007, la squadra vide un positivo miglioramento sul campo. Dopo aver aperto la stagione con una sconfitta per 34–7 da parte dei Pittsburgh Steelers, i Browns scambiarono il quarterback titolare Charlie Frye coi Seattle Seahawks, con Derek Anderson che divenne titolare. I Browns terminarono la stagione con un sorprendente 10–6 ma non raggiunsero i playoff. Tuttavia quello fu il miglior record della squadra dal 1994.

La stagione 2008 partì con grandi aspettative ma a causa di diversi infortuni e usando quattro diversi quarterback titolari, i Browns finirono 4-12 mentre Crennel e Savage furono licenziati.

2009-2012: l'era di Mike Holmgren[modifica | modifica sorgente]

Per la stagione 2009 fu assunto Eric Mangini come capo-allenatore. Il 21 dicembre 2009, mentre la prima stagione di Mangini stava volgendo al termine, l'ex allenatore di Green Bay Packers e Seattle Seahawks Mike Holmgren fu assunto come presidente della squadra, una mossa per guadagnare credibilità, dal momento che Holmgren aveva vinto un Super Bowl coi Packers e ne aveva sfiorato un altro coi Seahawks, portando la franchigia alle migliori stagioni della sua storia. Malgrado dubbi sul fatto che le personalità di Mangini e del nuovo presidente potessero coesistere, Holmgren confermò Mangini per la stagione 2010. Tuttavia, dopo la stagione 2010 e un record complessivo di 10-22, Mangini fu licenziato.

Nella stagione 2011 i Browns assunsero Pat Shurmur come capo-allenatore ma la squadra terminò ancora con un pessimo record di 4-12.

2012-presente: la proprietà passa a Jimmy Haslam[modifica | modifica sorgente]

Nel luglio 2012, il proprietario Randy Lerner annunciò che la proprietà della franchigia sarebbe passata all'uomo d'affari Jimmy Haslam[28]. Mentre Holmgren mantenne un ruolo defilato per tutto l'anno, salvo poi ritirarsi a fine stagione, i Browns, guidati dal quarterback rookie Brandon Weeden persero le prime quattro gare consecutive. Malgrado una successiva striscia di tre vittorie consecutive Cleveland terminò con un record di 5-12, con Pat Shurmur e il general manager Tom Heckert che furono licenziati a fine anno.

Loghi e uniformi[modifica | modifica sorgente]

  • Divise:
Divisa in casa: bianca a bordi arancio/marrone, pantaloncini bianchi a bordi arancio/marrone.
Divisa fuori casa: marrone a bordi bianco/arancio, pantaloncini bianchi a bordi arancio/marrone.
Esistono anche delle varianti che prevedono a seconda delle esigenze cromatiche, l'uso di pantaloncini marroni o arancioni sia per la prima che per la seconda divisa.
  • Caschi: i caschi indossati dai giocatori non presentano alcun tipo di logo, sono di color arancione, attraversati longitudinalmente da una striscia bianca bordata di marrone.
  • Logo: Il logo tradizionale dei Browns consiste semplicemente in un casco di colore bruno-arancione. Dal 2008 hanno adottato un logo alternativo che consiste in una testa di bulldog, chiamato "Dawg".

Stagione per stagione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stagioni dei Cleveland Browns.

Membri della Pro Football Hall of Fame[modifica | modifica sorgente]

La sede dei Browns a Cleveland

Fino alla classe 2012, 15 giocatori e un membro dello staff sono stati indotti nella Pro Football Hall of Fame

Hall of Famer dei Cleveland Browns
Anno N. Ruolo Giocatore
1965 14 QB Otto Graham
1967 -- Allen. Paul Brown
1968 36 FB Marion Motley
1971 32 FB Jim Brown
1974 76 OT e K Lou Groza
1975 86 TE Dante Lavelli
1976 80 DE Len Ford
1977 60 OG Bill Willis
1983 49 WR e HB Bobby Mitchell
1983 42 WR Paul Warfield
1984 74 OT Mike McCormack
1985 52 C Frank Gatski
1994 44 RB Leroy Kelly
1999 82 TE Ozzie Newsome
2003 64 OG Joe DeLamielleure
2007 66 OG Gene Hickerson

Numeri ritirati[modifica | modifica sorgente]

Numeri ritirati dai Cleveland Browns
Cleveland Browns 14 retired.png Cleveland Browns 32 retired.png Cleveland Browns 45 retired.png Cleveland Browns 46 retired.png Cleveland Browns 76 retired.png
Otto Graham
QB, 1946-55
Jim Brown
RB, 1957-65
Ernie Davis
HB, 1962
Don Fleming
S, 1960-62
Lou Groza
OL/K, 1946-59, '61-67

Premi individuali[modifica | modifica sorgente]

MVP della NFL
Anno Giocatore Ruolo
1957 Jim Brown RB
1957 Jim Brown RB
1957 Jim Brown RB
1980 Brian Sipe QB
Rookie difensivo dell'anno
Anno Giocatore Ruolo
1982 Chip Banks LB
MVP del Pro Bowl
Anno Giocatore Ruolo
1950 Otto Graham QB
1961 Jim Brown RB
1962 Jim Brown RB
1965 Jim Brown RB

La squadra[modifica | modifica sorgente]

Lo staff[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) NFL Team Valuations: Cleveland Browns, Forbes, agosto 2014. URL consultato il 30 agosto 2014.
  2. ^ Cantor 2008, p. 79.
  3. ^ Cantor 2008, pp. 86–87.
  4. ^ Henkel 2005, p. 11.
  5. ^ Piascik 2007, pp. 121, 145.
  6. ^ Piascik 2007, p. 152.
  7. ^ Henkel 2005, p. 24.
  8. ^ Piascik 2007, p. 175.
  9. ^ Piascik 2007, pp. 224, 232.
  10. ^ Piascik 2007, p. 232.
  11. ^ Piascik 2007, pp. 250–251.
  12. ^ Piascik 2007, pp. 251–253.
  13. ^ Piascik 2007, p. 253.
  14. ^ Piascik 2007, p. 270.
  15. ^ Henkel 2005, p. 25.
  16. ^ Piascik 2007, p. 305.
  17. ^ Piascik 2007, p. 310.
  18. ^ Piascik 2007, p. 319.
  19. ^ Piascik 2007, pp. 325–326.
  20. ^ Piascik 2007, p. 332.
  21. ^ Piascik 2007, p. 333.
  22. ^ Piascik 2007, p. 341.
  23. ^ Piascik 2007, p. 342.
  24. ^ Piascik 2007, p. 366.
  25. ^ (EN) A City Fights To Save The Browns, New York Times, 12 novembre 1995. URL consultato il 4 gennaio 2013.
  26. ^ (EN) Fans get unruly about overturned call in final minute, CNN, dicembre 2001. URL consultato il 4 gennaio 2013.
  27. ^ (EN) Deal clears NFL path to Baltimore, Baltimore Sun, 9 febbraio 1996. URL consultato il 4 gennaio 2013.
  28. ^ (EN) Cleveland Browns up for sale, Mike Holmgren confirms, NFL.com, luglio 2012. URL consultato il 4 gennaio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • George Cantor, Paul Brown: The Man Who Invented Modern Football, Chicago, Triumph Books, 2008, ISBN 978-1-57243-725-8.
  • Frank M. Henkel, Cleveland Browns History, Mount Pleasant, SC, Arcadia Publishing, 2005, ISBN 978-0-7385-3428-2.
  • Andy Piascik, The Best Show in Football: The 1946–1955 Cleveland Browns, Lanham, MD, Taylor Trade Publishing, 2007, ISBN 978-1-58979-571-6.

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