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Clemente Venceslao di Sassonia
Clemente Venceslao di Sassonia (Wermsdorf, 28 settembre 1739 – Marktoberdorf, 27 luglio 1812) fu arcivescovo di Treviri dal 1768 al 1803, e vescovo di Frisinga dal 1763 al 1768, vescovo di Ratisbona dal 1763 al 1769 e vescovo di Augusta dal 1768 al 1812.
Clemente Venceslao era il nono figlio dell'Elettore di Sassonia, il duca Federico Augusto III, che era anche re di Polonia. Nel 1760 si recò a Vienna ed entrò nelle schiere dell'esercito austriaco come feldmaresciallo. Egli fu presente alla battaglia di Torgau (3 novembre 1760), ma dopo quell'esperienza decise che la carriera militare non gli si addiceva, preferendo a questa la carriera ecclesiastica. Nel 1763 venne eletto vescovo di Frisinga e Ratisbona, ma egli rinunciò alle diocesi per l'arcivescovato di Treviri e per il vescovato di Augusta nel 1768.
Come arcivescovo, Clemente Venceslao si prodigò moltissimo per l'educazione pubblica, fondando numerose organizzazioni per l'educazione e la prosperità, e nel 1783 emise un editto di tolleranza verso le altre religioni. Egli ebbe una visione multiforme degli affari della propria diocesi. Egli permise ai gesuiti di rimanere a Treviri anche dopo l'abolizione della Compagnia, protestando contro le riforme radicali del cugino, l'imperatore Giuseppe II, che aveva bandito numerose processioni popolari. Clemente Venceslao fu una persona di costumi miti che visse semplicemente, preoccupandosi allo stesso tempo di ricostruire il palazzo di Ehrenbreitstein e di trasformarlo in una magnifica residenza principesca. Egli fondò un teatro a Coblenza e incoraggiò lo sviluppo della musica nell'arcidiocesi. Clemente Venceslao amava la caccia e stabilì una propria residenza estiva a Kärlich, anche se si oppose fervidamente ad alcuni metodi disumani di caccia che pure erano usati all'epoca.
Allo scoppio della Rivoluzione Francese alla fine del XVIII secolo, Clemente Venceslao si preoccupò delle sorti della propria diocesi. Egli offrì asilo politico a tutti i membri della famiglia reale francese (re Luigi XVI era suo nipote), e permise a Coblenza di divenire uno dei centri tedeschi sostenitori del monarchismo francese. Egli e la propria arcidiocesi vennero gravemente colpiti dal successo delle forze rivoluzionarie francesi, e nel Trattato di Lunéville, nel 1801, egli perse tutte le terre dell'arcidiocesi ad ovest del fiume Reno, mantenendo solo una minima parte del territorio. Nel 1803 egli perse tutti i propri territori, il vescovato di Augusta e il Prevostato di Ellwangen, che vennero secolarizzati. Come indennizzo personale, ricevette una pensione di 100.000 gulden e si ritirò ad Augsburg, dove morì nel 1812. Venne sepolto a Marktoberdorf im Allgäu.
- Alexander Dominicus: Coblenz unter dem letzten Kurfürsten von Trier Clemens Wenzeslaus. 1768-1794. Hölscher, Koblenz 1869
- Jakob Marx: Geschichte des Erzstifts Trier. Als Kurfürstentum und Erzdiözese von den ältesten Zeiten bis zum Jahre 1816. Abteilung 3. Die Geschichte des Trierischen Landes seit dem Regierungsantritt des letzten Kurfürsten Klemens Wenzeslaus. Trier, 1858-1864. (Nachdruck: Scientia, Aalen 1970)
- Wolf-Ulrich Rapp: Stadtverfassung und Territorialverfassung. Koblenz und Trier unter Kurfürst Clemens Wenzeslaus (1768-1794). Lang, Frankfurt am Main u.a. 1995, ISBN 3-631-45632-8 (zugl. Trier, Univ., Diss., 1991)
- Wolfgang Wüst: Fürstbischöfliche Amts- und Staatsführung im Hochstift Augsburg unter Clemens Wenzeslaus von Sachsen, 1768-1803, in: Pankraz Fried (Hg.): Miscellanea Suevica Augustana. Der Stadt Augsburg dargebracht zur 2000-Jahrfeier 1985 (Augsburger Beiträge zur Landesgeschichte Bayerisch-Schwabens 3) Sigmaringen 1985, S. 129-147.