Claudio

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Claudio
Busto dell'imperatore Claudio(Museo archeologico nazionale di Napoli)
Busto dell'imperatore Claudio
(Museo archeologico nazionale di Napoli)
Imperatore romano
In carica 24 gennaio 41 – 13 ottobre 54
Predecessore Caligola
Successore Nerone
Nome completo Tiberius Claudius Drusus
Tiberius Claudius Nero Germanicus
Tiberius Claudius Caesar Augustus Germanicus
Altri titoli Pontifex Maximus
Pater Patriae
Nascita Lugdunum, 1º agosto 10 a.C.
Morte Roma, 13 ottobre 54
Dinastia giulio-claudia
Padre Druso maggiore
Madre Antonia minore
Coniugi Plauzia Urgulanilla (15-28)
Elia Petina (28-31)
Valeria Messalina (31-49)
Giulia Agrippina (49-54)
Figli Claudio Druso (morto in giovane età; da Urgulanilla)
Claudia (non riconosciuta; da Urgulanilla)
Claudia Antonia (da Elia Petina)
Claudia Ottavia (da Messalina)
Britannico (da Messalina)
Nerone (adottivo)

Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico (latino: Tiberius Claudius Caesar Augustus Germanicus; Lugdunum, 1º agosto 10 a.C.Roma, 13 ottobre 54) fu il quarto imperatore romano (41-54) della dinastia giulio-claudia, ed il primo a nascere fuori dell'Italia.

Nato col nome di Tiberio Claudio Druso e figlio di Druso maggiore e Antonia minore, era considerato dai suoi contemporanei come un candidato improbabile al ruolo di imperatore, soprattutto in considerazione di una qualche infermità da cui era affetto, tanto che la sua famiglia lo tenne lontano dalla vita pubblica fino all'età di quarantasette anni, quando tenne il consolato assieme al nipote Caligola. Fu probabilmente questa infermità e la scarsa considerazione politica di cui godeva che gli permisero di sopravvivere alle purghe che colpirono molti esponenti della nobiltà romana durante i regni di Tiberio e Caligola: alla morte di quest'ultimo, Claudio divenne imperatore proprio in quanto unico maschio adulto della dinastia giulio-claudia.

Malgrado la mancanza di esperienza politica, Claudio dimostrò notevoli qualità: fu un abile amministratore, un grande patrono dell'edilizia pubblica, espansionista in politica estera (sotto il suo comando si ebbe la conquista della Britannia) e un instancabile legislatore, che presiedeva personalmente i tribunali e che giunse a promulgare venti editti in un giorno. Però, la sua posizione era resa poco sicura dall'opposizione della nobiltà, cosa che condusse Claudio a mettere a morte molti senatori. Claudio dovette anche sopportare molte disgrazie nella vita privata: una di queste potrebbe essere stata all'origine del suo assassinio, forse ordinato dalla quarta moglie (che era anche sua nipote) Agrippina Minore, madre di Nerone.

La fama di Claudio presso gli storici antichi non fu certo positiva; al contrario, tra i moderni molte delle sue opere furono rivalutate.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini familiari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Albero genealogico giulio-claudio e Dinastia giulio-claudia.

Claudio nacque a Lugdunum (attuale Lione) in Gallia il 1º agosto 10 a.C. nel corso della terza campagna militare in Germania, con il nome di Tiberio Claudio Druso, terzo figlio di Nerone Claudio Druso (Druso maggiore) e Antonia minore, dopo Germanico e Livilla.

Il padre di Claudio era figlio di Tiberio Claudio Nerone e di Livia Drusilla, ma era nato tre mesi dopo che Livia aveva sposato Augusto;[1] l'imperatore Tiberio era dunque zio paterno di Claudio. Antonia minore era invece figlia del triumviro Marco Antonio e di Ottavia minore, sorella di Augusto.

Nel 4, in seguito all'adozione del fratello Germanico Giulio Cesare nella famiglia Giulia, Claudio divenne il pater familias dei Claudii Nerones e prese il nome Tiberio Claudio Nerone Germanico.

Giovinezza sotto Augusto (10 a.C.-14)[modifica | modifica sorgente]

La madre di Claudio, Antonia minore (qui raffigurata come Era - Era Ludovisi), non aveva una buona opinione del figlio, che riteneva un mostro e uno stupido.

Claudio era un giovane membro della più importante famiglia di Roma e, in quanto tale, ci si aspetterebbe che avesse partecipato alla vita pubblica secondo le modalità tipiche del suo rango, ma così non fu: per tutta l'infanzia e la giovinezza venne tenuto lontano dalla vista del popolo. La ragione di ciò risiede nel fatto che Claudio era nato con dei difetti fisici in una società come quella romana che disprezzava la debolezza: i membri della sua famiglia ritenevano che il suo essere costantemente ammalato, il suo sbavare e la sua balbuzie fossero un sintomo di debolezza mentale.[2] Persino l'assunzione della toga virilis, il segno del passaggio all'età adulta, avvenne in tono dimesso: mentre era consuetudine che, giunta l'età, ciascun ragazzo romano venisse pubblicamente accompagnato al Campidoglio dal padre o dal tutore, Claudio vi venne portato di nascosto, in lettiga, a mezzanotte e senza accompagnamento solenne.[3] Inoltre, poiché la famiglia riteneva che la sua condizione dipendesse da una mancanza di volontà, venne tenuto sotto la tutela di un precettore ben oltre la maggiore età, come avveniva per le donne; Claudio stesso si lamentò del fatto che gli fosse stato assegnato come precettore «un barbaro, un ex-ispettore delle stalle», il cui compito era di impartirgli una dura disciplina.[2][3][4]

Il giudizio dei suoi parenti non era certo lusinghiero: la madre Antonia minore, che curò l'educazione di Claudio dopo la morte di Druso nel 9 a.C., lo definiva un «mostro d'uomo, non compiuto, ma solo abbozzato dalla natura», e quando voleva accusare qualcuno di stupidità diceva che era «più scemo di suo figlio Claudio»; la nonna Livia Drusilla, cui venne affidato in seguito per diversi anni,[5] gli inviava frequentemente delle lettere in cui lo rimproverava aspramente; la sorella Claudia Livilla deplorava pubblicamente la possibilità che divenisse imperatore come indegna e ingiusta per il popolo romano.[6]

Augusto, al contrario, si disse sorpreso dalle capacità oratorie del nipote, ma comunque non gli diede nessun incarico pubblico, né lo inserì tra gli eredi principali nel proprio testamento, lasciandogli appena 800.000 sesterzi alla propria morte.[4]

Studi e vita privata sotto Tiberio (14-37)[modifica | modifica sorgente]

Aureo raffigurante l'imperatore Tiberio e sua madre Livia Drusilla, rispettivamente zio e nonna di Claudio: entrambi non stimavano il futuro imperatore, e lo tennero lontano dal potere

Il nuovo imperatore, suo zio Tiberio, non si dimostrò più disponibile nei confronti del nipote di quanto in passato lo fosse stato Augusto: quando chiese il permesso di iniziare il cursus honorum, Tiberio gli conferì gli ornamenta consularia, i simboli del rango consolare, ma quando Claudio chiese un ruolo più attivo gli venne rifiutato. Se la sua famiglia non perdeva occasione per dimostrare di non averne grande stima, il popolo romano, al contrario, pare lo tenesse in una qualche considerazione: alla morte di Augusto, infatti, l'ordine equestre lo scelse come proprio patrono, mentre il Senato romano, propose di ricostruire a spese pubbliche la sua casa distrutta da un incendio e di permettergli di partecipare alle sedute del Senato, proposte, peraltro, che Tiberio respinse.

Di fronte a questo ostracismo, Claudio abdicò a qualunque aspirazione di carriera politica e si ritirò a vita privata, dedicandosi ai suoi studi di storia. Scrisse, infatti, un trattato sugli Etruschi, di cui studiò anche la lingua,[7] una storia su Cartagine, una difesa di Cicerone, alcuni trattati sul gioco dei dadi e sull'alfabeto, tutti andati perduti. Sempre in questo periodo sposò (15) Plauzia Urgulanilla, da cui ebbe due figli, Druso Claudio, morto in giovane età, e Claudia, che però Claudio non riconobbe, accusando Plauzia di adulterio e divorziando da lei nel 28.

Due decessi sembrarono riaprire le porte della successione al trono a Claudio: nel 19 scomparve in circostanze misteriose suo fratello Germanico, mentre nel 23 morì Druso minore, figlio di Tiberio; Claudio divenne così un possibile erede dell'imperatore. Era però il periodo dell'apice del potere di Seiano, e Claudio scelse di sminuire le proprie pretese al soglio imperiale: la sorella Claudia Livilla, invece, si alleò con Seiano e cadde insieme a lui, morendo nel 31.

Per di più, dopo aver divorziato da Urgulanilla, sposò proprio la sorella di Seiano, Elia Petina, da cui ebbe Claudia Antonia e dalla quale divorziò poi nel 31, dopo la caduta del potente pretoriano, per sposare Valeria Messalina, figlia di una sua cugina. L'ultima moglie, sua nipote Agrippina minore, era figlia del fratello Germanico e di Agrippina maggiore. Da Messalina ebbe due figli: Britannico (c. 39 - 55), che potrebbe essere stato procreato da Caligola, e Claudia Ottavia (c. 41 - 62), che sposò il proprio fratellastro, figlio di Agrippina, l'imperatore Nerone.

Ascesa al potere (37-41)[modifica | modifica sorgente]

Un imperatore del 41 d.C., di Lawrence Alma-Tadema; è uno dei tre dipinti del pittore olandese dedicati all'episodio più noto dell'ascesa di Claudio: secondo Svetonio, egli fu trovato nascosto dietro una tenda dai pretoriani, che lo nominarono imperatore

Finalmente sotto Caligola, figlio di suo fratello Germanico, Claudio ottenne il consolato per due mesi come collega del nipote, ora nuovo Princeps (nel 37), pur continuando ad essere bersagliato dagli scherni e dal rischio di perdere la vita a causa delle facili ire, per non dire follia, del nipote. Subì un processo in cui era accusato di falso per aver apposto la sua firma, fu persino costretto a pagare 8.000.000 di sesterzi per l'ammissione ad un collegio sacerdotale, perdendo tutti i suoi averi. L'ironia della sorte volle che, se fino a quel momento ogni cosa si era dimostrata contraria al suo volere, una volta compiuti i cinquant'anni, egli era destinato a diventare il nuovo imperatore di Roma.

Dopo l'assassinio di Caligola del 41, infatti, i pretoriani si trovarono di fronte al problema di trovare un membro superstite della famiglia Giulio-Claudia da mettere sul trono. Molti di loro erano stati assassinati da tempo, mentre Claudio era riuscito a scampare ad ogni congiura, perché nessuno lo aveva considerato un avversario pericoloso. Claudio, invocato dal popolo fuori dalla Curia, una volta promesso un donativo di 15.000 sesterzi per ogni pretoriano che gli prestasse giuramento, ottenne il Principato con la forza delle armi, dopo avere comprato la loro fedeltà, primo fra i Cesari.

Questo è quanto racconta Svetonio, al momento dell'assunzione del trono da parte di Claudio, quasi per caso, mirabili casu. Lo scrittore narra, infatti, che Claudio, nascostosi in una stanza per sfuggire alle deportazioni delle persone fedeli a Caligola, fu trovato da un soldato semplice che, una volta riconosciutolo, lo salutò imperatore; condotto al cospetto dei propri superiori, dopo averlo tenuto in custodia per una notte, decisero di acclamarlo imperatore.

« Dopo l'uccisione di Caligola... Claudio suo zio... cinquantenne... divenne imperatore per uno strano caso. Infatti, trascurato dagli uccisori di Caligola, avendo quelli portato via il numero dei congiunti e dei servi di questo, egli s'era nascosto in una sala di nome Ermeo. Non molto dopo, spaventato dal rumore della porta, proseguì verso il vicino solarium e si nascose dietro alle tende davanti all'ingresso. Qui, essendosi tenuto nascosto ancora, un soldato semplice, visti i piedi lo tirò fuori mentre Claudio si inginocchiava per il timore, ma riconosciutolo, lo salutò imperatore. Poi lo condusse dagli altri soldati, esitanti e frementi. Posto dai suoi sulla lettiga, fu portato nell'accampamento, triste e trepidante, mentre la folla che incontravano lo commiserava, quasi stesse per essere giustiziato pur essendo innocente. Ricevuto entro il vallo, pernottò tra le tende dei soldati, temendo più che sperando. Invero all'indomani, reclamando il popolo una guida per lo Stato, fu salutato da tutti imperatore. »
(Svetonio, Vite dei Cesari, V, 10.)

Carattere del principato di Claudio (41-54)[modifica | modifica sorgente]

Una moneta raffigurante Agrippina minore e Claudio, una volta divenuto imperatore.

Da allora in poi, con il nome di Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico, governò l'impero per circa quattordici anni. Il nuovo Princeps era considerato uno degli uomini più eruditi del suo tempo: Plinio il Vecchio lo cita quattro volte come un'autorità; a lui scienziati ed uomini dotti scrivevano o dedicavano trattati.

Innamorato del passato glorioso di Roma, Claudio si propose di essere un buon governante e, sotto molti aspetti, vi riuscì. Egli seppe, infatti, scegliere validi collaboratori tra i suoi funzionari e generali (tra cui basti ricordare Corbulone, Galba, Vespasiano, Gaio Svetonio Paolino, ecc.), ed imporre le proprie linee politiche.

Per prima cosa rafforzò la sua posizione placando i vari partiti interni al senato, cancellando la memoria del regno di suo nipote Caligola e richiamando gli esiliati con un'amnistia generale.

Si mostrò rispettoso del Senato e dei magistrati, dimostrandosi pronto a tornare al principato di Augusto. Ricoprì, come Princeps, quattro consolati, nel 42, 43, 47 e 51, e per i suoi successi militari ricevette il titolo di Imperator per non meno di 27 volte. Soppresse i processi per tradimento in senato e si guadagnò popolarità con la concessione di spettacoli gladiatori, gare e spettacoli imponenti (come il suo trionfo per la conquista della Britannia ed i giochi secolari Ab Urbe condita del 47) e con l'abolizione delle nuove tasse imposte da Caligola.

Rapporto con il Senato[modifica | modifica sorgente]

Claudio voleva accattivarsi le simpatie del Senato. Egli, infatti, tentò di stabilire una sincera collaborazione con quest'organo istituzionale, secondo le linee della politica di Augusto, facendo un uso frequente di Senatus consulta e difendendo la posizione sociale dei senatori, riservando loro i posti migliori. Restituì, pertanto, al senato l'Acaia e la Macedonia, nel 44. Spartì le province acquisite durante il suo principato fra gli ordini equestre e senatorio: ed a quest'ultimo vennero assegnate la Britannia e la Licia.

Claudio si mostrò rispettoso del Senato anche partecipando attivamente alle sue sedute. La presenza alle riunioni era rigorosamente obbligatoria per i suoi membri e l'assenteismo punito. I dibattiti dovevano essere reali, non dovevano, al contrario, costituire una semplice questione di assenso formale.

Claudio nel 47-48 rivide l'intera lista senatoria, eliminando quei membri inadatti ed introducendo solo uomini che avessero maturato meriti anche in provincia, poiché voleva che il senato fosse formato dalle migliori menti dell'impero. È vero anche che la maggiore interferenza con il Senato fu la creazione di un sistema amministrativo centralizzato. Claudio fu dunque il primo imperatore ad ammettere in senato uomini provenienti da una provincia, la Gallia Comata; fornendo così agli imperatori successivi una via per completare l'integrazione dei popoli che facevano parte dell'impero di Roma.

Nuovo sistema amministrativo centralizzato[modifica | modifica sorgente]

Cammeo raffigurante l'apoteosi di Claudio, 54 circa, attribuito a Skylas, da Roma, Cabinet des Medailles, Parigi

E se Tiberio aveva seguito pedissequamente le istruzioni di Augusto, Claudio non temette le innovazioni. Egli fu, infatti, il primo a creare una burocrazia centralizzata, suddivisa in sezioni, materie speciali, ognuna delle quali fu posta sotto il controllo di un liberto, una specie di moderno ministro in scala ridotta. Egli avviò una forma di amministrazione pubblica imperiale, indipendente dalle tradizionali classi dei senatori e cavalieri.

Il personale della nuova amministrazione centralizzata era costituito da uomini per la maggior parte di origine italica, estranei alla tradizione romana, e che dovevano fedeltà soltanto al Princeps. La più importante tra queste cariche appena istituite era quella di Segretario generale Ab epistulis, ricoperta in quegli anni da un certo Narciso: l'intera corrispondenza greca e latina (relazioni con i governatori, lettere e messaggi di vari funzionari, relazioni con città o comunità provinciali), doveva essere gestita, analizzata da questo funzionario, prima di renderne partecipe il Princeps. Secondo a Narciso era il segretario delle finanze, A rationibus, un certo Pallante, con l'accentramento e centralizzazione del potere finanziario nelle mani dell'imperatore a partire dall'Aerarium.

Vi erano poi altre cariche di prestigio: Callisto era il segretario che si interessava delle richieste rivolte all'imperatore, A libellis e delle inchieste giuridiche portate davanti al princeps, le cosiddette cognitiones; Polibio quello che svolgeva la mansione di bibliotecario e consigliere culturale, aiutando l'imperatore con materiale per discorsi ed editti A studiis. Ma la presenza dei nuovi liberti provocò il continuo malcontento dell'antica aristocrazia senatoria, ed accrebbe notevolmente il potere personale del principe.

Anche nel campo dell'amministrazione giudiziaria Claudio portò nuove innovazioni come quando nel 53, persuase il Senato a concedere ai procuratori imperiali delle province il diritto di giurisdizione. Fino a quel momento qualsiasi contestazione di diritto fiscale, doveva essere portata davanti al senato o all'imperatore per ottenere una sua decisione. Il provvedimento venne adottato per migliorare l'efficienza e la rapidità nel raccogliere il denaro dovuto all'erario, eliminando alcune procedure burocratiche.

Favorì, infine, l'approvvigionamento di grano assicurando navi e merci contro eventuali danni provocati da tempeste, concedendo privilegi a stranieri costruttori di navi.

Opere pubbliche[modifica | modifica sorgente]

Il tempio del Divo Claudio, evidenziato in rosso, fatto costruire da Agrippina minore

Ultimò la costruzione di due acquedotti, iniziata da Caligola: l'acquedotto Claudio (Aqua Claudia), iniziato da Caligola, e l'Anio Novus che si incontrano entro Roma nella famosa Porta Maggiore. Ne restaurò anche un terzo chiamato Aqua Virgo.

Diede un grande impulso alla costruzione di strade e canali in Italia e nelle province. Tra i tanti progetti meritano una segnalazione un largo canale che univa il Reno al mare ed una strada che collegava l'Italia alla Germania (entrambe opere iniziate da suo padre).

Vicino Roma costruì un canale navigabile sul Tevere che terminava a Portus, il nuovo porto a Nord di Ostia, a circa tre km a nord. Il porto era costituito da due moli a forma di semicerchio, numerosi granai per l'approvvigionamento di merci provenienti da tutte le province romane ed all'imboccatura era posto un faro che divenne il simbolo della città stessa. Per ospitare le navi fu scavato un gigantesco bacino rettangolare di circa 1000 per 700 metri, collegato al Tevere da due canali. Gli ingegneri di Claudio non considerarono con la dovuta attenzione il problema rappresentato dal deposito delle sabbie fluviali, e in breve il nuovo porto fu inagibile. Di questo fallimento fece tesoro Traiano che costruì nello stesso luogo un porto più efficiente che rimase in funzione per secoli.

Bonificò la piana del Fucino nell'Italia centrale attraverso lo scavo di un emissario che faceva defluire le acque del lago nel fiume Liri, a vantaggio di un migliore sfruttamento agricolo. La prima inaugurazione, con tanto di battaglia navale sul lago che stava per essere prosciugato, finì nel ridicolo. Il canale, scavato troppo in alto non consentì alle acque di defluire. Il tempo di provvedere a sistemare il canale e nuova inaugurazione. Questa volta gli ingegneri di Claudio fecero un errore opposto e ben più grave del precedente; il canale posto troppo in basso fece defluire l'acqua in modo troppo violento procurando vittime tra gli spettatori. L'episodio culminò con una lite tra Agrippina e il liberto Narcisso, appaltatore dell'opera: la donna disse che lui era un ladro mentre il liberto le dava dell'isterica.
Altri imperatori si cimentarono con questa impresa che ebbe però termine solo nel XIX secolo grazie ai Torlonia che ingrandirono il tunnel scavato da Claudio tre volte la sua dimensione originale.

Fece costruire nuove strade: la via Valeria Claudia fino all'Adriatico, o la via Claudia Augusta da Altinum fino al Danubio. Poche province non portano tracce delle strade costruite sotto il suo principato.

Politica religiosa[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda la politica religiosa, Claudio sebbene conservatore per natura e di interessi repubblicani, anche qui non si mostrò ostile alle innovazioni. Si adoperò per restaurare il collegio degli haruspices. Nel 47 celebrò i Ludi Saeculares dell'ottavo centenario dalla fondazione di Roma. Nel 49 ampliò, sempre nel corso di un'altra cerimonia, l'antico recinto sacro di Roma (pomerium), includendovi ora l'Aventino e parte del Campo Marzio.

Si mostrò tollerante nei confronti dei culti provinciali, solo quelli che non considerava pericolosi per l'ordine pubblico interno. Se, infatti, verso il druidismo la sua azione fu più energica di quella dei suoi predecessori, con la completa soppressione, con gli Ebrei assunse un atteggiamento più liberale, e ristabilì per loro la libertà di culto e l'esonero del culto imperiale, anche se a Roma agì con severità, espellendone l'intera comunità ebraica a seguito di contrasti.

Atteggiamento nei confronti dei cristiani[modifica | modifica sorgente]

Anche verso i Cristiani la politica religiosa di Claudio si mostrò aperta. La Lettera ai Romani 16,11 attesta la diffusione della nuova religione all'interno della casa di Narciso, uno fra i più noti liberti imperiali. Tacito colloca al 42 o 43 la conversione a una superstitio externa, identificabile quasi certamente col Cristianesimo, di Pomponia Grecina, moglie di Aulo Plauzio, che conduceva in quegli anni la spedizione britannica. Sono gli stessi anni in cui la tradizione della Chiesa colloca l'arrivo a Roma di Pietro e la prima stesura del Vangelo di Marco. L'unico atto in apparente contraddizione con tale atteggiamento è l'espulsione da Roma dei Giudei impulsore Chresto assidue tumultuantes ossia "in continuo subbuglio a causa di Cresto (da identificarsi forse con Cristo)": controverso passo di Svetonio riguardo al quale vi sono discordanti interpretazioni storiografiche.

Politica estera: annessioni e conquiste[modifica | modifica sorgente]

L'impero di Claudio (37-54).

Claudio, senza lasciarsi scoraggiare dal consiglio di Augusto di mantenere l'impero entro i limiti da lui stabiliti, aggiunse non meno di 5-7 nuove province: Mauritania (dal 40-41), Britannia, Licia, Panfilia (dal 43), Giudea (dal 44) e Tracia (dal 46); oltre all'annessione di nuovi territori/province danubiane, come il Regno del Norico (attorno al 50) e parti della Rezia.

Tale scelta politica fu determinata dal fatto che egli aveva ereditato da Caligola una Mauritania in rivolta ed una Britannia considerata matura per l'annessione, e dalla sua convinzione che fosse arrivato il momento di sostituire agli stati clienti un controllo diretto imperiale. La politica difensiva di Tiberio fu infatti abbandonata, tranne lungo il limes europeo di Reno e Danubio.

Africa (41-44)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi limes africano.

La rivolta della Mauretania, che seguì all'assassinio del re Tolomeo per ordine dell'imperatore Gaio Caligola (che in seguito aveva deciso di annettere i nuovi territori, trasformandoli in nuova provincia, nell'autunno del 40), fu soffocata nel sangue dopo quattro duri anni di lotta (dal 41 al 44) grazie a valenti generali come Svetonio Paolino ed Osidio Geta. La Mauretania fu divisa in due province, la Mauretania Caesariensis e quella Tingitana (con capitali Cesarea e Tingis), affidate ad un procuratore imperiale di ordine equestre.

Riuscì a sedare una rivolta di Musulami dell'Africa settentrionale, inviandovi uno dei più qualificati generali, Servio Sulpicio Galba, in qualità di governatore ed a capo della legione qui stanziata (la Legio III Augusta).

Conquista della Britannia (43-51)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conquista della Britannia.
Claudio: Didracma[8]
Claudius Didrachm 863069.jpg
TI CLAVD CAESAR AVG GERM P M TR P, testa laureata a sinistra. Claudio che guida una quadriga trionfale verso destra, tiene le redini ed uno scettro; sotto la scritta DE BRITANNIS.
21 mm, 7,48 g, coniato nel 43-48.

Nel 43 iniziò la conquista della Britannia, quasi un secolo dopo Gaio Giulio Cesare. Al di là delle ragioni politiche, economiche e militari della spedizione, non va dimenticata una considerazione forse più importante, di natura psicologica, e cioè di provare a tutti di essere il degno figlio del conquistatore della Germania, Druso. Egli si recò in Britannia nell'autunno del primo anno di guerra per essere presente alla vittoria finale. Questa fu la conquista della quale Claudio andò più orgoglioso.

Confini europei lungo Reno e Danubio (46-50)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi limes renano e limes danubiano.

In Gallia alcune tribù ottennero i diritti latini e molti la cittadinanza romana, ma cosa più importante, Claudio riuscì a convincere un Senato riluttante a far ammettere alcuni cittadini Galli all'interno delle istituzioni e magistrature romane. Egli, basandosi sui suoi studi della storia di Roma, dimostrò che la Repubblica romana si era rafforzata e ingrandita grazie al fatto di aver incorporato elementi considerati fino a poco prima degli "stranieri", come lo erano stati gli Etruschi, i Sanniti, i Greci, ecc. Claudio apriva così le porte del Senato anche ai provinciali Galli.

In Germania, il legato della Germania Inferiore, Gneo Domizio Corbulone, diede prova delle sue grandi capacità militari con una campagna nelle terre dei Frisoni e contro i pirati Cauci lungo le coste del Mare del Nord (47-48). Claudio però gli ordinò di ritirarsi al di qua del Reno. Non voleva ripetere le imprese del padre Druso.

In Tracia, da lungo tempo inquieta, il sovrano regnante era stato assassinato e Claudio decise che era ormai giunto il momento di annettere la regione (46).

Completò, infine, le conquiste dei territori rimasti liberi fino al Danubio, annettendo le parti rimaste libere fino a quale momento della Rezia e del Norico (da Castra Regina a Carnuntum) nel 50 circa.

Oriente (44-54)[modifica | modifica sorgente]

La Licia, dove si erano verificati dei disordini, divenne provincia nel 43.

In Oriente, Claudio ricompensò l'amico Erode Agrippa I per l'aiuto prestatogli in passato, insediandolo sul trono di Giudea, che dal 6 era una provincia romana. Alla morte di Agrippa, nel 44, la Giudea ritornò ad essere una provincia romana, amministrata da procuratori.

Nei confronti della Partia, Claudio riuscì ad ottenere il controllo dell'Armenia, fino a quando il nuovo re Vologese I, riuscì ad insediare suo fratello Tiridate sul trono armeno verso la fine del regno di Claudio.

Provinciali e cittadinanza[modifica | modifica sorgente]

Claudio, grazie ai suoi studi storici, si era convinto che Roma doveva molto alla sua propensione in tempi passati ad inserire tra i propri cittadini gli uomini più meritevoli. Per questi motivi gli uomini più importanti di Gallia, Spagna ed Africa, i dottori greci o asiatici, gli scienziati ed i letterati, potevano contribuire notevolmente alla crescita dello Stato romano. E se la cittadinanza era una cosa preziosa da "regalare" ai provinciali, un cittadino romano, per meritarsela, doveva saper parlare e scrivere in latino: questa era una condizione insindacabile per Claudio. In caso contrario la cittadinanza romana sarebbe stata revocata.

Successione[modifica | modifica sorgente]

La genealogia della gens giulio-claudia

Messalina, moglie di Claudio fin dalla sua ascesa al trono, gli dette una figlia, Claudia Ottavia, e un figlio (nel 41) cui il padre dette il soprannome di Britannico. Donna di grande crudeltà, aveva cospirato, insieme al suo amante, il console Gaio Silio, per uccidere Claudio e prenderne il suo posto. Ma la congiura fu scoperta e la stessa fu messa a morte nel 48.

Moneta di Claudio raffigurante Nerone

La nuova moglie fu scelta, anche grazie al consiglio del liberto Pallante, sostenitore dei diritti di Agrippina minore, nipote di Claudio e figlia di Germanico e pronipote di Augusto.

Agrippina aveva un figlio il cui nome era Lucio Domizio Enobarbo, il futuro imperatore Nerone. Il matrimonio con Claudio fu celebrato nel 48, ed Agrippina divenne la nuova Augusta, godendo ora di privilegi senza precedenti. Nello stesso tempo diede inizio ai suoi intrighi per generare discredito sul figlio di Claudio, Britannico, in favore di suo figlio Domizio Enobarbo. Ambiziosa e priva di scrupoli, Agrippina si macchiò di una serie di delitti, servendosi del veleno o di false incriminazioni.

Il figlio Nerone fu adottato da Claudio all'età di tredici anni (nel 50), quale tutore del più giovane Britannico (di cinque anni più giovane), ottenendo nel 51 la toga virilis, il titolo di Princeps Iuventutis, l'imperium proconsolare fuori Roma, mentre nel 53 sposava Claudia Ottavia, figlia di Claudio.

Morte (54)[modifica | modifica sorgente]

Nonostante i suoi difetti dimostrò capacità e temperamento e coprì il ruolo meglio di altri. Morì nel 54 improvvisamente, dopo aver mangiato un piatto di funghi letali, della specie amanita phalloides. Non è difficile pensare che sia stato avvelenato da Agrippina per mano di Lucusta, anche se era ormai sicura della successione di Nerone. Essa potrebbe aver desiderato vedere il figlio sul trono mentre era ancora abbastanza giovane per seguire i suoi consigli e le sue volontà.

Morto Claudio, Agrippina e Nerone si preoccuparono di far sparire anche Britannico, figlio naturale di Claudio e aspirante al trono; questo evento testimonia l'implicazione di Agrippina nella morte dell'imperatore. L'augusta, però, dedicò sul Celio il tempio del Divo Claudio al defunto marito.

Titolatura imperiale[modifica | modifica sorgente]

Cammeo dell'imperatore Claudio
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monetazione dei Giulio-Claudii.
Titolatura imperiale Numero di volte Datazione evento
Tribunicia potestas 14 anni consecutivi: la prima volta (I) nel gennaio del 41 e poi rinnovatagli ogni anno, fino alla morte nel 54.
Consolato 5 volte: nel 37, 42, 43, 47 e 51;
Salutatio imperatoria 27 volte: la prima acclamazione al momento dell'assunzione del potere imperiale nel 41, la 2º e 3º sempre nel 41; la 4º nel 43;[9] la 5º nel 43;[10] la 6º e 7º tra la fine del 43 e gli inizi del 44; l'8º nel 44;[11] la 9º e 10º forse nel 45; la 11º nel 46;[12] la 12º e 13º tra la fine del 46 e l'inizio del 47; la 14º nel 47;[13] la 15º nel 47;[14]; la 16º nel 49;[15]; la 17º, 18º, 19º e 20º tra la fine del 49 e l'inizio del 50; la 21º nel 50;[16] la 22º nel 51;[17] la 23º, 24º, 25º e 26º tra la fine del 51 e l'inizio del 52; la 27º nel 52.[18]
Altri titoli Pater Patriae nel 42 e Pontifex Maximus nel 41.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Durante il suo regno, Claudio rimise in giro la voce che Druso era in realtà il figlio illegittimo di Augusto stesso.
  2. ^ a b Fagan.
  3. ^ a b Svetonio, Claudio, ii.
  4. ^ a b Svetonio, Claudio, iv.
  5. ^ Cassio Dione, lx.
  6. ^ Svetonio, Claudio, iii.
  7. ^ Celebre rimane il frammento di un'iscrizione di Lione, sua città natale, che trascrive un discorso pubblico di Claudio in cui lo stesso faceva riferimento alla storia degli Etruschi dallo stesso amata e studiata per decenni, in particolare al periodo di Servio Tullio il sesto re di Roma, da lui nominato Mastarna: CIL XIII, 1668
  8. ^ Roman Imperial Coinage, Claudius, I, 122.
  9. ^ CIL VI, 562
  10. ^ AE 1997, 915
  11. ^ CIL 2-7 715
  12. ^ CIL II, 4718
  13. ^ CIL III, 13330
  14. ^ CIL III, 6024
  15. ^ CIL III, 7251
  16. ^ AE 1985, 993
  17. ^ CIL III, 476
  18. ^ CIL XVI, 1

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

  • CAH (Cambridge Ancient History - Storia del mondo antico), L'impero romano da Augusto agli Antonini, trad. it., vol. VIII, Milano, 1975.
  • Garrett G. Fagan, "Claudius (41-54 A.D)", De Imperatoribus Romanis. An Online Encyclopedia of Roman Emperors
  • Donato Fasolini, Aggiornamento bibliografico ed epigrafico ragionato sull'imperatore Claudio, Milano, Vita e Pensiero, 2006. ISBN 88-3431-376-3
  • Albino Garzetti, L'Impero da Tiberio agli Antonini, Bologna, Cappelli, 1960, pp. 111 e ss.: Claudio.
  • Michael Grant, Gli imperatori romani: storia e segreti, Roma, Newton Compton, 1984.
  • Barbara Levick, Claudius, Londra, Yale University Press, 1990. ISBN 0-3000-5831-4
  • Arnaldo Momigliano, L'opera dell'imperatore Claudio, Firenze, s.n., 1932.
  • Santo Mazzarino, L'impero romano, vol. I, Bari, Laterza, 1973.
  • Mario Pani, Lotte per il potere e vicende dinastiche. Il principato fra Tiberio e Nerone, in Arnaldo Momigliano e Aldo Schiavone (a cura di), Storia di Roma, Einaudi, Torino, 1990, vol. II, tomo 2; ripubblicata anche come Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de Il Sole 24 ORE, Milano, 2008 (v. il vol. XVI)
  • Howard Hayes Scullard, Storia del mondo romano, Milano, Rizzoli, 1983. ISBN 88-1733-786-2
  • Ronald Syme, L'aristocrazia augustea, Milano, Rizzoli, 1993. ISBN 88-1711-225-9

Romanzi[modifica | modifica sorgente]

A Claudio e agli intrighi della dinastia giulio-claudia Robert Graves dedicò due romanzi storici - o meglio, un unico romanzo comparso in due sezioni: Io, Claudio (1934) e Il Divo Claudio e sua moglie Messalina (1935). L'opera ebbe grande successo, in Inghilterra e non solo, e vari adattamenti per altri mezzi:

  • un progetto di film nel 1937, che aveva come protagonisti Charles Laughton nel ruolo di Claudio e Merle Oberon in quello di Messalina, e che fu abbandonato per il grave incidente occorso all'attrice in quell'anno;
  • un serial televisivo realizzato dalla BBC nel 1976;
  • varie riduzioni per il teatro (1972), per la radio (2010), per audiolibri.

Gli anni del regno di Claudio fanno da cornice storica ai gialli di Danila Comastri Montanari dedicati alle indagini di Publio Aurelio Stazio, nobile senatore romano.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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Caligola 41 - 54 Nerone


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