Claudia Pechstein

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Claudia Pechstein
Claudia Pechstein 2008.jpg
Claudia Pechstein nel 2008
Dati biografici
Nazionalità Germania Germania
Pattinaggio di velocità Speed skating pictogram.svg
Dati agonistici
Record
5000m 6:46.91
Palmarès
Olimpiadi 5 2 2
Mondiali completi 1 8 2
Mondiali - Distanza singola 5 12 9
Europei 3 6 2
Per maggiori dettagli vedi qui
Statistiche aggiornate al 23 marzo 2013

Claudia Pechstein (Berlino, 22 febbraio 1972) è una pattinatrice di velocità su ghiaccio tedesca.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

È in assoluto l'atleta olimpica tedesca di maggior successo per quanto riguarda gli sport invernali. È anche la prima donna ad aver conquistato medaglie in ben 5 competizioni olimpiche invernali, dal 1992 al 2006. Complessivamente ha vinto 5 medaglie d'oro 2 d'argento 2 di bronzo. Ha conquistato il record di velocità nelle olimpiadi del 2002 tenutesi a Salt Lake City, nella categoria 5.000 m percorsi nel tempo di 6:46.91, record superato poi dalla pattinatrice ceca Martina Sáblíková.

La sospensione per valori ematici fuori norma[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate del 2009 per doping ematico ha subito due anni di squalifica e la conseguente esclusione dai Giochi Olimpici di Vacouver. La Pechstein era tornata ad allenarsi per le Olimpiadi, obiettando che i valori ematici rilevati non fossero dovuti a doping, ma piuttosto ad un fattore congenito. Ha presentato ricorco al TAS[1], che ha tuttavia confermato la squalifica nel novembre 2009. Un ulteriore appello è stato rigettato il 19 febbraio 2010[2].

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Giochi olimpici invernali[modifica | modifica wikitesto]

Campionati mondiali completi di pattinaggio di velocità[modifica | modifica wikitesto]

Campionati mondiali di pattinaggio di velocità - Distanza singola[modifica | modifica wikitesto]

Campionati europei di pattinaggio di velocità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Doping:Pechstein al Tas il 22-23/10<
  2. ^ (DE) "Sportgericht lehnt Pechstein-Antrag ab" su "Spiegel" online. URL consultato il 26 marzo 2010.

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