Claudia Atte

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Atte (... – ...) è stata una schiava di Nerone che - divenuta liberta - prese, com'era costume, il nome della gens del patrono, la Gens Claudia, diventando Claudia Atte.

Di lei non si conoscono le date di nascita e di morte ma dal 55 al 68 d.C. la sua vita si intrecciò con quella dell'imperatore. Lo storico Cassio Dione Cocceiano ne dà una breve presentazione nella sua Storia Romana.

« Atte era stata comprata in Asia ma, essendo stata prediletta da Nerone, venne adottata nella famiglia di Attalo e fu da lui amata più della moglie Ottavia. »
(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXI, 7, BUR, Milano, trad.: A. Stroppa)

Nerone e Ottavia[modifica | modifica wikitesto]

È necessario precisare che per "lui" si deve intendere, appunto, Nerone e non Attalo; e che Ottavia era al momento la moglie legittima di Nerone. Il giovane Tiberio Claudio Nerone Domiziano era stato spinto al matrimonio politico con Ottavia, figlia di Claudio e Messalina, dalla madre Agrippina minore. Costei - tesa verso il potere - vedeva la forza dinastica del legame con l'anziano imperatore.

Busto di Nerone esposto ai Musei Capitolini

Soggiogato completamente il debole Claudio, nell'anno 51

(LA)

« D.Iunio Q Haterio consulibus sedecim annos natus Nero Octaviam Caesaris filiam in matrimonium accepit . »

(IT)

« sotto il consolato di D. Giunio e di Q. Aterio, Nerone all'età di sedici anni sposò Ottavia figlia di Claudio. »

(Publio Cornelio Tacito, Annali, XII, 58, BUR, Milano, trad.: B. Ceva)

Ottavia aveva circa undici anni, un carattere mite e non poteva certo competere con le donne che attraversavano la strada di un Nerone nel pieno della gioventù che, ovviamente

(LA)

« quando uxore ab Octavia, nobile quidem et probitatis spectatae, fato quodam, an quia praevalent inlicta, abhorrebat... »

(IT)

« aborriva dalla moglie Ottavia, che pur era di nobile stirpe e di specchiata onestà. »

(Publio Cornelio Tacito, Annali, XIII, 12, BUR, Milano, trad.: B. Ceva)

Sotto la guida di Seneca e Afranio Burro, che Agrippina aveva messo a fianco del figlio per guidarlo nel percorso politico in quegli anni giovanili, Nerone iniziò la sua vita pubblica. Con il passare del tempo e l'aumento della consapevolezza, Nerone iniziò a scuotere progressivamente il giogo di una madre che lo voleva usare per detenere il vero potere dietro al trono. In questa fase Seneca e Burro furono probabilmente costretti a trovare una donna disposta a calmare le frenesie sessuali di Nerone, allo scopo di mantenere una parvenza di decoro nei confronti delle matrone di alto rango della corte imperiale. Claudia Atte fu quella donna.

La liberta[modifica | modifica wikitesto]

Svetonio ci racconta che Nerone

(LA)

« Super ingenuorum paedagogia et nuptarum concubinatus vestali virgini Rubriae vim intulit. Acten libertam paulum afuit quin iusto sibi matrimonio coniungeret, summissis consularibus visis qui regio genere ortam peierarent. »

(IT)

« Non solo faceva sesso con ragazzi liberi e donne sposate, ma violentò anche Rubria, una vergine Vestale e fu quasi sul punto di sposare Atte; una liberta, aveva persino corrotto alcuni consolari perché giurassero che era di famiglia regale . »

(Gaio Svetonio Tranquillo, Vite dei dodici Cesari (Vita di Nerone), VI, 28, Newton, Roma, 1995, trad.: D. Medici)

Se da un lato Claudia Atte riuscì - forse - a frenare in parte l'imperiale esuberanza, certo rese chiaro a Nerone tutta l'ampiezza del suo potere e Agrippina vide inesorabilmente scemare il suo controllo sul figlio. La madre, ovviamente, tentò in ogni modo, ma invano, di opporsi a questa deriva psicologica:

(LA)

« penitus inrepserat per luxum et ambigua secreta, ne senioribus quidem principis amicis adversantibus, muliercula nulla cuicusquam iniuria cupidines princips explente. »

(IT)

« mentre s'era insinuata profondamente nell'animo di Nerone, eccitandone la lussuria con equivoche e segrete dissolutezze, una donna da nulla che non poteva suscitare invidie da parte di nessuno e che non era avversata nemmeno dai saggi amici del principe. »

(Publio Cornelio Tacito, Annali, XIII, 12, BUR, Milano, trad.: B. Ceva)

Uno dei parenti di Seneca, Anneo Sereno, finse di essere innamorato di Atte per nascondere l'innamoramento del principe

(LA)

« ut quae princeps furtim mulierculae tribuerat ille pallam largiretur. »

(IT)

« ed aveva fatto in modo che sembrassero apertamente largiti da lui quei doni che il principe di nascosto inviava alla liberta. »

(Publio Cornelio Tacito, Annali, XIII, 13, BUR, Milano, trad.: B. Ceva)

Atte sembrava essersi impadronita delle notti di Nerone. Ma non per questo il giovane imperatore smetteva di cercare altri amori e altre dissolutezze.

Agrippina si riavvicinò a Britannico, possibile serio rivale per il trono e Nerone lo fece avvelenare. Agrippina si schierò decisamente contro il figlio. Nerone prese come amante Sabina Poppea che lo istigò a liberarsi prima della madre e poi dei consiglieri.

Nella convulsa vita della corte imperiale Atte sembra poi scomparire e le cronache non ne fanno cenno. Solo Tacito, decisamente contrario alla donna anche dopo decine di anni, la accomuna alle nefandezze dell'imperatore, in pratica accusandola - usando parole di Poppea - di essere la causa delle depravazioni dell'amante:

(LA)

« nupta esse se dictans [...] devinctam Othoni [...] illum animo et cultu magnificum [...] at Neronem, paelice ancilla et adsuetudine Actes devinctum, nihil et contubernio servili nisi abiectum et sordidum traxisse. »

(IT)

« ...andava ripetendo che lei era sposata [...] che Otone era splendido [...] mentre Nerone, legato da così lungo tempo ad Atte, concubina e ancella, da tale concubinaggio servile non aveva tratto altro che abbietta volgarità. »

(Publio Cornelio Tacito, Annali, XIII, 47, BUR, Milano, trad.: B. Ceva)

L'amica[modifica | modifica wikitesto]

Però è sempre Atte a venire spinta avanti da Seneca quando, a detta di Cluvio e come ci viene riportato da Tacito, Agrippina, nel tentativo di riprendere il potere, si offre al figlio ebbro. I cortigiani avevano notato l'atteggiamento e Seneca, non riuscendo a controllare il principe

Publio Cornelio Tacito
(LA)

« contra muliebres inlecebras subsidium a femina petivisse, immissamque acten libertam, quae simul suo periculo et infamia Neronis anxia deferret [...] nec toletaturos esse milites profani principis imperio. »

(IT)

« ricorse all'aiuto di una donna contro i femminili adescamenti, e mandò la liberta Atte che, preoccupata per il pericolo proprio e per l'infamia di Nerone, si incaricò di riferire [...] che i soldati non avrebbero certo tollerato l'impero di un principe incestuoso. »

(Publio Cornelio Tacito, Annali, XIV, 2, BUR, Milano, trad.: B. Ceva)

Tacito non si lascia sfuggire l'occasione, come vediamo, di sferrare una sferzata alla povera donna; l'intervento non è spontaneo ma comandato dal filosofo e, peggio, accettato non per amore ma in quanto "preoccupata per il pericolo proprio". In realtà è logico supporre che una donna, dal rango sociale bassissimo, una liberta, per quanto amante dell'imperatore, una volta soppiantata da Poppea non potesse prendere molte iniziative. Tacito di Atte non parlerà più.

Agrippina verrà uccisa nel 59 dal prefetto della flotta di Miseno, Aniceto. Nel 62 morì Burro, Seneca fu costretto a ritirarsi in Corsica. Nel 63 Nerone e Poppea ebbero una figlia che però morì ancora in fasce.

E sarà Svetonio a raccontare le ultime gesta della liberta asiatica. Nerone morirà nel 68, come sappiamo, in fuga e abbandonato da quasi tutti i suoi cortigiani. Ma una volta recuperato il corpo

(LA)

« Funeratus est impensa ducentorum milium [...] Reliquias Egloge et Alexandria nutrices cun Acte concubina gentili Domitiorum monimento considerunt, quod prospicitur e Campo Martio impositum colli Hortulorum. »

(IT)

« I suoi funerali costarono duecentomila sesterzi [...] Le sue nutrici Egloge e Alessandria e la concubina Atte deposero le sue ceneri nel mausoleo funebre dei Domizi che si vede ergersi dal Campo Marzio sul colle dei Giardini. »

(Gaio Svetonio Tranquillo, Vite dei dodici Cesari (Vita di Nerone),VI, 50, Newton, Roma, 1995, trad.: D. Medici)

Atte a Olbia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il matrimonio di Nerone con Poppea, Atte verrà esiliata in Sardegna, a Olbia. Per disposizione dell'imperatore vi possedeva comunque vasti latifondi e una fabbrica di laterizi (con il bollo Actes Augu[sti] l[iberta]). Si ha notizia che Atte, ad Olbia, dedicò un tempio alla dea Cerere; l'architrave del tempio - con la dedicazione di Atte - venne recuperata in epoca pisana ed è attualmente conservata nel Camposanto monumentale di Pisa.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, BUR, Milano, trad.: A. Stroppa. ISBN 88-17-17269-3

Gaio Svetonio Tranquillo, Vite dei dodici Cesari (Vita di Nerone), Newton, Roma, 1995, trad.: D. Medici. ISBN 88-8183-131-7

Publio Cornelio Tacito, Annali, BUR, Milano, 1994. trad.: B. Ceva. ISBN 88-17-17147-6

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]