Classe Canopus (nave da battaglia)

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Classe Canopus
La HMS Canopus
La HMS Canopus
Descrizione generale
Naval Ensign of the United Kingdom.svg
Tipo Navi da battaglia policalibro
Numero unità 6
Proprietario/a Naval Ensign of the United Kingdom.svg Royal Navy
Varata 1896–1902
Entrata in servizio 19011902
Radiata 1920
Caratteristiche generali
Dislocamento 13.360
Stazza lorda 14.730 tsl
Lunghezza 130 m
Larghezza 23 m
Pescaggio 7.9 m
Propulsione 2 motrici a vapore a tripla espansione da 12.000hp su 2 assi
Velocità 18 nodi
Autonomia 4,500 nm n.mi. a 10 nodi ( 7.200 km a 19 km/h)
Equipaggio 750
Armamento
Armamento artiglieria alla costruzione:

siluri:

  • 4 tubi di lancio da 457 mm
Corazzatura cintura 152mm
paratie trasversali 152-254 mm
ponte 25,4-51 mm
torri e barbette min 203 max 305 mm
casamatte 152 mm

[senza fonte]

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La classe Canopus è stata un gruppo di sei corazzate pluricalibro costruite per la Royal Navy britannica ed entrate in servizio tra il 1899 e il 1902. Vennero progettate da William Henry White specificamente per il servizio in Estremo oriente. La prima unità della classe fu la Albion, seguita da Canopus, Glory, Goliath, Ocean e Vengeance. L'armamento principale era composto da quattro cannoni da 305 mm e sei da 152 mm. Varate a pochi anni di distanza dalla HMS Dreadnought, divennero velocemente obsolete al momento dell'ingresso in servizio del nuovo tipo di corazzata monocalibro nel 1906.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Le navi di questa classe furono le prime ad essere costruite con acciaio Krupp, che permise l'assottigliamento della corazzatura[1]. I nuovi cannoni della batteria principale erano armi ad alta velocità da 305mm, che con la velocità iniziale di 790 m/s superavano del 25% le prestazioni dei lenti e grossi cannoni da 343 precedenti, con una perforazione di 292mm a 4600 metri contro i 229 a 5000 dei precedenti. Inoltre avevano una cadenza di tiro almeno doppia e una maggiore gittata. La torre era totalmente chiusa, cosa fondamentale date le maggiori distanze d'ingaggio, con traiettorie paraboliche per i colpi in arrivo, rese possibili dalla maggiore precisione delle artiglierie, proiettili e sistemi di tiro. Torri e barbette avevano corazze da 356mm come massimo, mentre le casematte dell'armamento secondario avevano 152mm(6 pollici).

L'apparato propulsore era composto da 2 gruppi di motrici alternative a vapore con un totale di 15.400 hp per un massimo di 18 nodi.

Servizio[modifica | modifica sorgente]

La Canopus mentre bombarda i forti ottomani nei Dardanelli, maggio 1915

La HMS Canopus evitò la battaglia di Coronel a causa della sua ridotta velocità visto che l'ammiraglio Christopher Cradock preferì forzare i tempi per non dare la possibilità ai tedeschi di varcare lo stretto di Magellano; la nave poi partecipò alla caccia alla squadra di Von Spee e sparò le salve iniziali della battaglia delle Falkland[1].

Tutte le navi della classe fornirono un contributo di fuoco nello sbarco ai Dardanelli, dove 2 navi della classe vennero affondate; la HMS Goliath dai siluri lanciati dalla silurante turca Muavenet e la la HMS Ocean dalle mine[1].

La perdita della Goliath[modifica | modifica sorgente]

La nave, che in precedenza era stata impegnata nel blocco dell'incrociatore SMS Königsberg nel delta del Rufiji in Africa Orientale ed aveva bombardato Dar es Salaam il 28 ed il 30 novembre 1914[2], venne silurata il 15 maggio 1915 nella Baia di Morto dal cacciatorpediniere turco Muavenet-i Milliye, con equipaggio misto turco-tedesco. I morti furono 570 su un equipaggio di 700, compreso il suo comandante Thomas Lawrie Shelford, ed il caccia turco, pur fatto segno a veri colpi dopo il primo siluro, riuscì ad andarsene illeso.

L'affondamento della Ocean[modifica | modifica sorgente]

L'affondamento della Ocean ebbe luogo l'8 marzo 1915; durante la notte il posamine turco Nusret piazzò una linea minata presso Eren Köy Bay, una baia lungo la sponda asiatica appena dentro l'ingresso dello Stretto, in aggiunta a quelle esistenti e note agli Alleati.
La nuova linea correva parallela alla riva e si trovava di poco entro il limite dell'ampio raggio di virata necessario alle corazzate alleate per invertire la rotta, mentre il piano britannico per il 18 marzo consisteva nel mettere a tacere le difese costiere, e neutralizzare le prime cinque linee di mine durante la notte.
Le navi alleate furono disposte su cinque linee, e la prima fase vide le navi da battaglia britanniche più moderne aprire il fuoco da grande distanza, seguite da due pre-Dreadnought e rilevate poi dai vascelli francesi. Dopo il loro intervento sarebbe stata la volta del grosso delle navi britanniche. Nella manovra di accostata la corazzata francese Bouvet (già colpita diverse volte dai cannoni turchi) urtò una mina presso Eren Köy Bay e si capovolse affondando in 58 secondi. Alle 4:00 anche l'incrociatore da battaglia HMS Inflexible venne gravemente danneggiato da una mina, nello stesso punto della Bouvet, nel giro di poche ore la HMS Irresistible affondò in seguito ai danni riportati, seguita dalla Ocean, vittima anch'essa di una mina mentre le prestava soccorso.

Tutte le navi superstiti della classe vennero radiate nel 1920 e demolite nel 1921[1].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Canopus Class Battleship. URL consultato il 26 dicembre 2011.
  2. ^ Burt, pag. 158

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • R. A. Burt, British Battleships 1889–1904, Annapolis, Maryland, Naval Institute Press, 1988, ISBN 0-87021-061-0.
  • Chesneau, Roger; Kolesnik, Eugene M., Conway's All The World's Fighting Ships 1860–1905, New York, Mayflower Books, 1979, ISBN 0-8317-0302-4.
  • Tony Gibbons, The Complete Encyclopedia of Battleships and Battlecruisers: A Technical Directory of All the World's Capital Ships From 1860 to the Present Day, London, Salamander Books, 1983, ISBN 978-0-86101-142-1.
  • Gray, Randal, Conway's All The World's Fighting Ships 1860–1905, Annapolis, Maryland, Naval Institute Press, 1985, ISBN 0-87021-907-3.
  • René Greger, Battleships of the World, Annapolis, Maryland, Naval Institute Press, 1993, ISBN 155750069X.
  • Peter Hore, The World Encyclopedia of Battleships, London, Hermes House, 2005, p. 256, ISBN 184681278X.
  • Randolph Pears, British Battleships 1892–1957, London, Godfrey Cave, 1957, ISBN 0-906223-14-8.
  • Anthony Preston, Battleships of World War I, Harrisburg, Pennsylvania, Stackpole Books, 1972, ISBN 0-8117-0211-1.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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