Classe Alberto da Giussano

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Classe Alberto da Giussano
Incrociatore Alberto di Giussano.jpg
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo incrociatore leggero
Numero unità 4
Proprietario/a Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
Entrata in servizio 1928
Caratteristiche generali
Dislocamento 5.170 t (standard); 6.954 t (pieno carico)
Lunghezza 169,3 m
Larghezza 15,5 m
Pescaggio 5,3 m
Propulsione 6 caldaie, 2 turbine, 2 eliche
95.000 CV
Velocità 37 nodi  (68 km)
(durante le prove raggiunse i 42 nodi, 77,7 km/h)
Autonomia 3.800 mn a 18 nodi (7.037 km a 33 km/h)
Equipaggio 507
Armamento
Armamento artiglieria:

siluri:

Corazzatura Orizzontale: 20 mm; Verticale: 24 mm; Artiglierie: 23 mm; Torrione: 40 mm.
Mezzi aerei 2 × IMAM Ro.43
catapulte fisse a prua

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La classe Alberto da Giussano (generalmente abbreviata in classe da Giussano) ha costituietoo la prima delle cinque classi di incrociatori leggeri della Regia Marina della serie "Condottieri".

La nascita del progetto[modifica | modifica sorgente]

Tra le due guerre mondiali le potenze mondiali iniziarono una corsa agli armamenti per ottenere la supremazia sui mari. Nel 1926 la Francia iniziò a produrre la classe Le Fantasque (cacciatorpediniere) di cacciatorpediniere, che erano superiori in dislocamento e potenza di fuoco ai cacciatorpediniere dell'epoca. Per contrastare la minaccia francese la Regia Marina decise di produrre una nuova classe di incrociatori di dimensioni intermedie tra la nuova classe di cacciatorpediniere francesi e gli incrociatori dell'epoca. In effetti furono rozzamente equivalenti alla classe Leander britannica.

Gli incrociatori tipo Condottieri, battezzati in onore di condottieri del periodo medievale e rinascimentale italiani, vennero realizzati in una sequenza di cinque classi distinte, che dimostrano una chiara linea evolutiva.

Ogni classe prende il nome dalla prima nave del gruppo:

Evoluzione[modifica | modifica sorgente]

L'evoluzione ha visto un progressivo aumento della corazzatura, molto ridotta e priva di capacità pratiche di difesa nei modelli iniziali, con uno spessore in millimetri di protezione della cintura che non raggiungeva la velocità in nodi (Da Giussano: 25mm contro 42 nodi mostrati alle prove), per arrivare ai 130 mm nel quinto gruppo, costituito da Duca degli Abruzzi e Garibaldi. Questo si sarebbe visto anche in azioni di guerra, con i primi incrociatori affondati con facilità (come il Bartolomeo Colleoni contro il HMS Sidney) mentre il Garibaldi sopravvisse a due siluri del sommergibile britannico HMS Upholder diventando poi la prima unità missilistica italiana. Anche l'armamento e le sovrastrutture vennero molto modificate nel corso della produzione.

Gli incrociatori del primo gruppo, costituido dai quattro Da Giussano vennero progettati dal generale Giuseppe Vian. La loro costruzione venne avviata nel 1928 con le unità che entrarono tutte in servizio nel 1931. Nella loro progettazione venne data priorità alla velocità con impianti motori equivalenti a quelli degli incrociatori pesanti classe Zara; erano dotati di una buona potenza di fuoco, ma a causa dell'enfasi data alla velocità erano protetti da una corazzatura minima ed insufficiente contro i cannoni di cui erano dotati mentre la protezione subacquea era completamente mancante. In conseguenza di ciò tutte le unità del tipo "Da Giussano" furono affondate da siluri nemici: il Colleoni nel 1940 nel corso della Battaglia di Capo Spada, l'Alberto da Giussano e l'Alberico da Barbiano nel 1941 nel corso della Battaglia di Capo Bon e il Giovanni delle Bande Nere nel 1942 al largo di Stromboli.

Le due unità tipo Cadorna mantennero le caratteristiche principali con cambiamenti minori. Per il tipo da Giussano e per il tipo Cadorna più che di incrociatori leggeri si può parlare di grossi esploratori.

Veri e propri incrociatori leggeri furono quelli a partire dal tipo Montecuccoli che furono maggiormente modificati, più pesanti, significativamente meglio protetti e con motori migliorati per mantenere la velocità richiesta. Il Raimondo Montecuccoli esiste ancora, almeno in parte: un suo impianto binato di cannoni a culla unica (senza torretta e culatte) fa la guardia minacciosamente sulla città di Perugia, e vicino vi è anche l'albero su cui sono state annotate le miglia percorse «con efficienza con audacia».

Le due unità del tipo Duca d'Aosta continuarono la tendenza con un maggiore spessore della corazzatura e un nuovo aumento della potenza dei motori.

La coppia finale, costituita dai due Abruzzi completarono la transizione sacrificando un poco di velocità per un'armatura ancora migliore e i cannoni aggiuntivi per le batterie secondarie.

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