Chiara Clemenza di Maillé

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Chiara Clemenza
Claire-Clemence-de-Maille-Breze.jpg
Principessa di Condé
Duchessa di Fronsac
Nome completo Chiara Clemenza di Maillé
Nascita Brézé, Francia, 25 febbraio 1628
Morte Château de Châteauroux, Francia, 16 aprile 1694
Luogo di sepoltura Église Saint-Martin, Château de Châteauroux, Francia
Padre Urbain de Maillé-Brézé, Marchese de Brézé,
Madre Nicole du Plessis de Richelieu
Consorte le Grand Condé
Figli Enrico Giulio, Principe di Condé

Chiara Clemenza di Maillé, principessa di Condé (25 febbraio 162816 aprile 1694), principessa di Condé e duchessa di Fronsac, fu una nobildonna francese membro della famiglia Brézé e una nipote del Cardinale Richelieu. Sposò Luigi di Borbone, Principe di Condè Le Grand Condé e divenne madre di Enrico Giulio, Principe di Condé.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Chiara Clemenza nacque a Brézé nel dipartimento del Maine e Loira in Francia, figlia di Urbano, marchese di Brézé, signore di Milly, signore di Thévalles, Maresciallo di Francia e Nicole du Plessis de Richelieu, sorella del Cardinale Richelieu. Aveva un fratello minore, Giovanni Armando, che divenne Ammiraglio della Marina Reale Francese (La Royale).

All'età di cinque anni, suo zio il Cardinale combinò il suo fidanzamento con il principe francese Luigi di Borbone che sarebbe diventato il celebre generale le Grand Condé. Con il pretesto di educarla fu allontanata dalla sua famiglia ed affidata a Mme Boutillier, moglie del surintendant, che le diede una educazione mediocre[senza fonte].

In seguito al raggiungimento della maggiore età a tredici anni, il matrimonio fu concluso a Milly-le-Meugon[senza fonte]. Luigi, allora Duca d'Enghien, era appena ventenne ed aveva già avuto diverse amanti. Innamorato a quel tempo di Marthe Poussard (chiamata Mlle du Vigean),[1][2] protestò invano contro il matrimonio, ma suo padre, il Principe di Condé lo obbligò a sposare Chiara Clemenza.

Il matrimonio ebbe luogo l'11 febbraio 1641 al Palais-Royal a Parigi.

Poiché aveva sposato un membro della regnante Casata dei Borbone, divenne una Principessa del Sangue ed ebbe l'appellativo di Altezza serenissima. Dopo la morte del padre nel 1646, suo marito divenne Primo Principe del Sangue, il quale era il più importante rango dopo quello dei membri della famiglia reale.

Sebbene partorì a suo marito tre figli, egli affermò che ella commise adulterio con un numero di uomini diversi in modo ada giustificare il suo rinchiudersi a Châteauroux, ma l'accusa fu largamente miscreduta. Saint-Simon, pur ammettendo che era modesta e noiosa, ha elogiato la sua virtù, la pietà e mitezza di fronte agli incessanti abusi.[3]

Dopo il disonore, arresto e prigionia del suo ex marito, nel gennaio 1650, presso la fortezza di Vincennes, dopo la Fronda, Chiara Clemenza si distinse per il suo comportamento energico e devoto, perseguendo la lotta, educando i suoi amici, guidandoli nel pericolo e sfidando la rabbia del re, gli ordini di Mazzarino e le minacce popolari.

Per raggiungere la fortezza di Montrond[4] il cardinale intraprese un lungo viaggio da Bordeaux, via Poitou, l'Angiò e la Turenna. Lo fermò a Milly-le-Meugon, usando il suo breve soggiorno per reclutare gli amici di suo marito da tutte le parti. Mentre il fedele intendant di Condé, Lenet, arrivò attraverso la Francia e la Spagna, e preparò Montrond per un assedio che richiederebbe all'esercito francese più di un anno per riprendersi, Chiara Clemenza radunò i suoi amici fedeli intorno a se e diede splendide celebrazioni a Milly-le-Meugon a favore di tutti gli organizzatori della resistenza durante la Fronde. Nonostante i suoi sforzi, però, suo marito è rimase imprigionato fino al 7 febbraio 1651.

Nel 1651, Chiara Clemenza fu costretto a sottomettersi al reggente, la regina Anna d'Austria, e al suo ministro, Mazzarino.

Raggiunse così il marito nelle Fiandre spagnole con il loro figlio. Tornarono nei favori solo nel 1660, la reinstallandosi al Castello di Chantilly. Tuttavia, quando scoppiò uno scandalo a causa della sua relazione con un paggio, il principe esilio sua moglie allo Château Raoul[5] a Châteauroux, dove rimase fino alla sua morte nel 1694. Vide la nascita della sua prima nipote, Maria Teresa di Borbone, Mademoiselle de Bourbon nel 1666, e, nel 1689, della sua prima bisnipote, Maria Anna di Borbone, Mademoiselle de Conti; quest'ultima divenne in seguito Principessa di Condé, il titolo che Chiara Clemenza tenne per qualche tempo.

Chiara Clemenza fu sepolta nella Cappella di San Martino[6], allo Château de Châteauroux in Francia.

Figli[modifica | modifica wikitesto]

  • Enrico Giulio di Borbone, Duca d'Enghien, Principe di Condé (Parigi, 29 luglio 1643 - Parigi, 1 aprile 1709), sposò Anna Enrichetta di Baviera ed ebbe figli;
  • Luigi di Borbone, Duca di Borbone (Bordeaux, 20 settembre 1652 - Bordeaux, 11 aprile 1653), deceduto infante;
  • un figlio (Bordeaux, 1658), deceduto poco dopo essere nato;
  • una figlia, nota come Mademoiselle de Bourbon (Breda, 1657 - Parigi, 28 settembre 1660), deceduta infante;

Ritratto nei film[modifica | modifica wikitesto]

Nel film Vatel del 2000, basato sulla vita dello chef francese del XVII secolo, François Vatel, diretto da Roland Joffé ed interpretato da Gérard Depardieu, Uma Thurman, e Tim Roth, Chiara Clemenza è interpretata da Arielle Dombasle.

Titoli, appellativi, onorificenze e stemma[modifica | modifica wikitesto]

Stemma di la principessa

Titoli e appellativi[modifica | modifica wikitesto]

  • 25 febbraio 1628 – febbraio 1641 Mademoiselle de Brézé
  • febbraio 1641 – 26 dicembre 1646 Sua altezza serenissima la duchessa d'Enghien
  • 26 dicembre 1646 – 11 novembre 1686 Sua altezza serenissima, la principessa di Condé
  • 11 novembre 1686 – 16 aprile 1694 Sua altezza serenissima, la principessa Vedova di Condé

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marthe Poussard era la figlia del Gentiluomo di Camera del re François Poussard, marquis de Fors e baron du Vigean, e di Anne de Neubourg, figlia di Roland, signore de Sercelles.
  2. ^ Jean-Marie Ouvrard, Poussard in Les Blasons de la Charente. URL consultato il 13 aprile 2008. (FR)
  3. ^ Ézéchiel Spanheim, Relation de la Cour de France, a cura di Bourgeois, Émile, Le Temps retrouvé, Paris, Mercure de France, 1973, p. 319. (FR)
  4. ^ Forteresse de Saint-Amand-Montrond. URL consultato l'8 dicembre 2009. (FR)
  5. ^ Marc du Pouget, Chateau Raoul. URL consultato il 28 dicembre 2009.
  6. ^ Chapel of St Martin. URL consultato il 28 dicembre 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lenet, Pierre (1826) Mémoires. (Collection des Mémoires relatifs à l’histoire de France; eds. Petitot et Monmerqué; tome LIII). Paris: Librairie Foucault

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