Civiltà eterna di Dyson

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La Civiltà eterna di Dyson è un concetto per il quale gli esseri intelligenti sarebbero in grado di pensare ad un numero infinito di pensieri in un universo aperto.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1979, Freeman Dyson pubblicò uno scritto nel quale affermava che in un universo aperto un gruppo di esseri intelligenti, a causa della morte termica avrebbe il proprio tempo soggettivo estremamente rallentato: quelli che sono eoni di tempo da un punto di vista umano, per loro diverranno pari a tempi sempre più piccoli (un anno, un mese, un giorno, un secondo...).

Questo sarebbe dovuto al fatto che, in un universo sempre più freddo, l'unico modo che questi esseri avrebbero di sopravvivere è di raccogliere minuscole quantità di energia da spazi sempre più vasti, energia che va perciò usata con estrema parsimonia. Tali esseri sarebbero dunque costretti a periodi di ibernazione sempre più lunghi, periodi che distorcerebbero la loro percezione del trascorrere del tempo.

Tuttavia, la loro civiltà avrebbe comunque una quantità infinita di tempo soggettivo e effettivo davanti a sé a causa della natura eterna di un universo aperto e della legge di conservazione dell'energia che impedisce all'energia di "sparire" dall'universo.

Lo scenario opposto, in cui il ritmo vitale di un ipotetico essere intelligente che si estendesse nello spazio fino a comprendere l'intero universo o comunque una parte consistente di esso (una sorta di "supercervello") diviene sempre più frenetico, fu analizzato precedentemente dal fisico Frank Tipler. Si veda, a tal proposito, la voce Teoria del Punto Omega.

In campo letterario, lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov ha scritto un racconto, L'ultima domanda, che finisce per tratteggiare uno scenario simile alla speculazione di Tipler (il super-cervello).

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

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