Città equa e solidale

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Città equa e solidale (o equosolidale) è un riconoscimento che viene conferito da organizzazioni a favore del commercio equo e solidale a quelle città che si sono distinte nella promozione di questo tipo di attività. In estensione a ciò il termine è stato utilizzato per università, isole, province.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'iniziativa nacque in Inghilterra nel 2001 a Garstang, nel Lancashire, per opera di Bruce Crowther, un sostenitore di Oxfam, confederazione di 13 organizzazioni non governative[1].

Nel novembre 2006 si tenne a Londra la prima conferenza delle città eque e solidali europee. Una seconda conferenza è prevista nel 2008 a Bruxelles.

Attualmente le città eque e solidali sono presenti in Austria, Belgio, Canada, Finlandia, Francia, Irlanda, Italia[2], Norvegia, Spagna, Svezia, Paesi Bassi, Regno Unito e USA.

Requisiti[modifica | modifica sorgente]

Linee guida formali per la concessione del titolo di città equa e solidale sono state elaborate da numerosi organismi di certificazione dei prodotti del commercio equo e solidale, membri di FLO (Fairtrade Labelling Organization). Al fine di ottenere il riconoscimento, una città deve soddisfare cinque requisiti:

  • Il consiglio comunale deve approvare una risoluzione a sostegno del commercio equo e solidale, e accettare di servire e caffè acquistati con tale sistema nelle proprie riunioni, nei propri uffici e nelle proprie mense.
  • Un assortimento di (almeno due) prodotti equosolidali deve essere prontamente disponibile nei negozi della zona e nei caffè o nelle imprese di ristorazione locali.
    • Obiettivo per numero di rivendite al dettaglio: popolazione < 10.000 - 1 rivendita al dettaglio ogni 2.500 abitanti; popolazione < 200.000 - 1 rivendita al dettaglio ogni 5.000 abitanti; popolazione < 500.000 - 1 rivendita al dettaglio ogni 10.000 abitanti.
    • Obiettivo per numero di punti di ristorazione: popolazione < 10.000 - 1 punto di ristorazione ogni 5.000 abitanti; popolazione < 200.000 - 1 punto di ristorazione ogni 10.000; popolazione < 500.000 - 1 punto di ristorazione ogni 20.000 abitanti.
  • I prodotti del commercio equosolidale devono essere utilizzati da vari luoghi di lavoro (agenzie immobiliari, parrucchieri, ecc.) ed organizzazioni comunitarie locali (chiese, scuole, ecc.).
  • Si deve attrarre l'attenzione dei media ed il sostegno popolare a favore della campagna.
  • Un gruppo direttivo del commercio equo e solidale locale si deve riunire per garantire l'impegno continuo al proprio titolo di città equa e solidale.

Altre iniziative[modifica | modifica sorgente]

Paese equo e solidale[modifica | modifica sorgente]

Nel 2002 il Forum del commercio equo e solidale del Galles (Wales Fair Trade Forum), una rete di ONG impegnate nel settore dello sviluppo e di aderenti alle campagne a favore del commercio equo e solidale, iniziarono a lavorare per fare del Galles il primo paese equo e solidale. L'idea si basava sullo schema della città equa e solidale gestito dalla Fairtrade Foundation nel Regno Unito. Nel 2004 il Governo dell'Assemblea gallese accettò di sostenere l'idea e nel 2006 alcuni gruppi del commercio equosolidale della Scozia e del Galles concordarono i criteri per diventare un paese equo e solidale.

Attualmente, sono in corso iniziative sia in Scozia che nel Galles per rendere ampiamente disponibili i beni del commercio equosolidale, per sensibilizzare l'opinione pubblica e per creare gruppi di commercio equosolidale attivi in ogni angolo di ogni paese. Altri dettagli si possono trovare sul sito di Fairtradewales.com[3].

I criteri di massima per una "Nazione equa e solidale" sono:[4]

  • Il 75% della popolazione dovrebbe acquistare ogni anno un prodotto equo e solidale.
  • Il 40% delle persone devono acquistare regolarmente tali prodotti.
  • Tutti gli organismi locali devono avere gruppi attivi che lavorano per promuovere il commercio equo e solidale.
  • Il 55% delle aree degli organismi locali con il titolo di equo e solidale devono aumentare del 10% all'anno negli anni successivi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Garstang Fairtrade Town (2002). Garstang Fairtrade Town.
  2. ^ La lista aggiornata delle città equosolidali esistenti in Italia si trova sul sito della Campagna per le città equosolidali.
  3. ^ Fair Trade Wales
  4. ^ http://www.scotland.gov.uk/News/News-Extras/fair-trade

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]