Citrullus colocynthis

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Coloquintide
Citrullus colocynthis - Köhler–s Medizinal-Pflanzen-040.jpg
Citrullus colocynthis
Koehler's Medizinal-Pflanzen, 1897
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Cucurbitales
Famiglia Cucurbitaceae
Genere Citrullus
Specie C. colocynthis
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi I
Famiglia Cucurbitaceae
Nomenclatura binomiale
Citrullus colocynthis
Schrad.
Sinonimi

Cucumis colocynthis L.
Colocynthis vulgaris Schrad.

Nomi comuni

Coloquintide,
Coloquinto

Il coloquintide (Citrullus colocynthis (L.) Schrad.) è una pianta erbacea, perenne, appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Originaria delle regioni calde del bacino del Mediterraneo e dell'Africa; in Italia cresce spontanea a Pantelleria e nelle Isole Eolie. Cresce in terreni sabbiosi e aridi.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Assomiglia in tutte le sue parti ad un cocomero in miniatura.

Portamento[modifica | modifica sorgente]

Ha fusti striscianti, lunghi circa mezzo metro, più o meno ramificati, muniti di cirri. La radice è fittonante, grossa e carnosa. Tutta la pianta risulta pelosa e ruvida.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie sono palmatopartite, scabre, con 3-5 profonde divisioni lobate. I lobi possono essere laciniati o dentati con base cordata o reniforme.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

I fiori sono monoici, ascellari, solitari, portati da brevi peduncoli di colore giallo-verdastri con corolla subcampanulata. I maschili hanno calice più breve della corolla, ispidi, divisi fino ha metà in lobi lesiniformi ricurvi all'apice, hanno 5 stami di cui 4 saldati a coppie e 1 singolo, con antera ad una sola loggia, sinuosa. I femminili, hanno 3 staminoidi, e l'ovario infero formato da tre carpelli.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è sferico, grosso da 5 a 10 cm di diametro, generalmente 6–8 cm, rivestito allo stadio immaturo dal calice ispido permanente, poi nudo e glabro con epicarpo coriaceo, liscio di colore giallo leggermente marmoreggiato a maturità. In sezione trasversale, si può notare il mesocarpo pieno di una polpa asciutta, quasi spugnosa di colore biancastro. La divisione dei 3 carpelli è evidente ogni carpello ha una serie di 6 semi.

Semi[modifica | modifica sorgente]

I semi sono lunghi 5 mm e larghi 3, grossi meno di 2 mm grigi o grio-giallicci non marginati.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Questa pianta conosciuta dagli egizi, veniva menzionata già nel 1500 a.C. il suo utilizzo era prevalentemente come purgante drastico. Il suo utilizzo è declinato nella farmacopea fin dalla metà del diciannovesimo secolo a causa della associazione a casi di intossicazione e ad alcune morti sospette.

Principi attivi[modifica | modifica sorgente]

Contiene glucosili amari quali colocintina, colocintidina, inoltre un alcol il citrullolo. Nelle resine è stato rinvenuto un alcaloide alfa-elaterina .[1]

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Veniva utilizzato in fitoterapia, con proprietà purganti drastiche, come emagogo e abortivo. È una pianta velenosa con esiti anche mortali, in persone sensibili i principi tossici possono essere assimilati anche per via respitoria causando lievi intossicazioni che possono essere trasmessi dalle nutrici ai propri lattanti tramite latte materno. L'intossicazione causa nausea, vomito, intensa gastroenterite con forti dolori colici, con scariche sanguigne e dolorose, anuria, crampi, convulsioni e poi morte. In Libia e nella zona del Sahara per problemi di costipazione ostinata si usava scavare il frutto asportandone buona parte della polpa, riempirlo di latte e lasciato riposare una notte veniva bevuto al mattino accompagnato da olio d'oliva, questo rimedio è di azione sicura.[1] Inoltre il succo riscaldato veniva impiegato per curare la rogna dei cammelli.[1]

Raccolta[modifica | modifica sorgente]

Veniva raccolto il frutto maturo e veniva subito liberato dell'epicarpo. Poi veniva fatto essiccare, finché il suo colore non diveniva bianco, più spugnoso e leggero. L'essiccazione forma al suo interno una vastà cavità a forma di stella a tre punte data dal retrarsi dei carpelli.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Giovanni Negri, Erbario Figurato.
  2. ^ Giuseppe Lodi, Piante Officinali Italiane.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Lodi, Piante Officinali Italiane, Bologna, Edizioni Agricole Bologna, 1957, pag. 791.
  • Giovanni Negri, Erbario Figurato, Milano, Ulrico Hoepli Editore Milano, 1979, pag. 459, ISBN 88-481-1542-X.
  • (EN) H. Panda Handbook On Medicinal Herbs With Uses, 2004, Asian Pacific Busisness Press Inc., pag. 564, ISBN 81-7833-058-X.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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