Cistellaria

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La commedia della cesta
Commedia
una rappresentazione della commedia nel 2011
una rappresentazione della commedia nel 2011
Autore Tito Maccio Plauto
Titolo originale Cistellaria
Lingua originale Latino
Genere Commedia latina
Fonti letterarie Synaristosae di Menandro
Personaggi
  • Selenio, donna libera
  • Ginnasio, donna libera
  • Vecchia
  • Auxilium, prologo
  • Melenide, vecchia
  • Alcesimarco, giovane
  • Lampadio, servo
  • Fenostrata, moglie di Demifone
  • Demifone, vecchio
  • Alisca, serva
 

La Cistellaria (titolo italiano: La commedia della cesta) è una commedia di Tito Maccio Plauto, che rientra nel novero delle commedie latine. Della produzione dell'autore è l'opera che ci è giunta con più frammenti mancanti: oltre 600 versi, difatti, mancano tuttora nella stesura in nostro possesso. Fu probabilmente rappresentata durante la seconda guerra punica.

Classico esempio di commedia degli inganni e degli scambi di persona, la Cistellaria trova il suo modello nella Synaristosae di Menandro, della quale riporta alcune analogie, ammesse peraltro da Plauto stesso, in forma non troppo chiara, in alcuni anonimi scambi epistolari[1].

La forma stessa della commedia ha dato agli studiosi modo di pensare che vi siano stati operati dei rimaneggiamenti - detti retractatio - ad opera forse dello stesso Plauto.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo deriva da una cesta (cistella) nella quale la protagonista, Selenio, allevata dalla cortigiana Melénide, era stata esposta da piccola e che contiene le cose che ne consentiranno il riconoscimento finale. Di lei si innamora il giovane Alcesimarco, il quale, dopo aver superato alcuni ostacoli, potrà finalmente sposarla, quando si scoprirà che Selenio è la figlia del vicino di casa Demefone e che era stata abbandonata perché frutto di un amore extraconiugale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FRIT) Rolf Hartkamp, Florian Hurka (a cura di). Studien zu Plautus' Cistellaria, p. 11 e 149.

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Tito Maccio Plauto.jpg Commedie di Plauto (circa 250 ~ 184 a.C.)
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