Cirsium oleraceum

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Cardo giallastro
Cirsium oleraceum ENBLA01.jpg
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Genere Cirsium
Specie C. oleraceum
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Carduoideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Nomenclatura binomiale
Cirsium oleraceum
(L.) Scop., 1769
Nomi comuni

Cirsio giallastro
Cardo cavolo
Cardo dei prati

Il Cardo giallastro (nome scientifico Cirsium oleraceum (L.) Giovanni Antonio Scopoli 1769) è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome del genere (Cirsium) deriva dalla parola greca kirsos = varice; da questa radice deriva poi la denominazione Kirsion, un vocabolo che sembra servisse ad identificare una pianta usata per curare questo tipo di malattia. Da kirsion in tempi moderni il botanico francese Tournefort (1656 - 708) derivò il nome Cirsium dell'attuale genere.[1][2]
Il nome italiano “Cardo” è abbastanza generico in quanto nel linguaggio comune si riferisce a diversi generi e specie di piante. Tra i generi che vengono chiamati direttamente “cardo”, oppure hanno una o più specie che comunemente si chiamano con questo nome citiamo: Carduus, Carduncellus, Carlina, Centaurea, Cnicus, Cynara, Echinops, Galactites, Jurinea, Onopordum, Scolymus, Silybum, Tyrimnus, tutti della famiglia delle Asteraceae. Ma anche in altre famiglie abbiamo dei generi con delle specie che volgarmente vengono chiamate “cardi” : il genere Eryngium della famiglia delle Apiaceae o il genere Dipsacus della famiglia delle Dipsacaceae.
Il binomio scientifico della pianta di questa voce è stato proposto inizialmente da Carl von Linné (1707 – 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, perfezionato successivamente dal medico e naturalista italiano Giovanni Antonio Scopoli (Cavalese, 3 giugno 1723 – Pavia, 8 maggio 1788) nella pubblicazione ”Flora Carniolica 2” del 1772. [3]
Il nome specifico (oleraceum) ricorda l’utilizzo di piante aromatiche o verdure in cucina[4]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Descrizione delle parti della pianta

È una pianta a carattere sub-ramoso che può essere alta fino a 1,5 metri (minimo 50 cm). La forma biologica della specie è emicriptofita scaposa (H scap); sono piante perennanti per mezzo di gemme poste al suolo e con fusto allungato ed eretto con poche foglie (non cespuglioso).

Radici[modifica | modifica sorgente]

La parte sotterranea del fusto (e quindi anche le radici) consiste in ceppo nodoso strisciante dal quale ogni anno nascono nuovi fusti.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

Il fusto è eretto, semplice (poco ramoso), scanalato e tubuloso.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie contrariamente ad altre specie dello stesso genere sono molli e scarsamente pungenti. Il margine fogliare (che è dentato) e le nervature interne (regolarmente arcuate) sono provviste di spinule molli (ciglia appena pungenti), mentre la pagina è glabra o con peli brevissimi. Il colore è verde chiaro quasi giallastro.

Dimensione delle foglie: da 1 a 3 dm. Le spinule misurano da 1 a 3 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

L'infiorescenza è formata da capolini sub-sessili addensati in fascetti all'estremità del fusto. I capolini, come in tutte le Asteraceae, sono formati da un involucro composto da squame al cui interno un ricettacolo fa da base ai fiori (quelli periferici del raggio – assenti in questa specie - e quelli interni del disco). L'involucro è formato da grandi e vistose foglie bratteali verde – giallastro. Il ricettacolo è squamoso (le squame hanno della peluria – sono ragnatelose) ed è lungo 1,5 – 2 cm di colore brunastro. Dimensione delle squame inferiori 1 x 1 – 4 mm; quelle superiori 1,5 x 15 mm. Diametro del capolino 2,5 – 4 cm.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

I fiori del capolino sono tutti tubulosi (il tipo ligulato, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono inoltre ermafroditi, tetraciclici (con quattro verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (ogni verticillo ha 5 elementi).

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[5]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti al minimo (una coroncina di scaglie).
  • Corolla: la corolla, di colore giallo chiaro (raramente rossiccia), è lunga 1,5 – 2 cm; ha la forma tubolare con 5 stretti lobi. Dimensioni medie delle varie parti della corolla: lunghezza del tubo 6 mm; lunghezza della gola 4 mm; lunghezza dei lobi 4 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 ed hanno dei filamenti liberi e papillosi che possiedono la particolarità di compiere dei movimenti per liberare il polline. Le antere sono caudate alla base (hanno una coda corta).
  • Fioritura: da giugno a settembre. I semi maturano da agosto a ottobre.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

I frutti sono dei brevi acheni sormontati da un pappo composto da setole piumose disposte in più file riunite alla base. I semi sono compressi e più lungi che larghi.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama). Gli insetti sono del tipo farfalle diurne e notturne (lepidotteri, falene e coleotteri) e api. È una pianta mellifera. Alcuni insetti frequentatori di queste piante nel corso del tempo sono riusciti ad imitare con le loro ali la forma e il colore giallognolo delle brattee della pianta.
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[7] – Distribuzione alpina[3])
  • Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Eurosiberiano; quindi la pianta ha origine nelle zone fredde e temperato - fredde dell'Eurasia.
  • Habitat: sul territorio italiano questa pianta si può trovare nei luoghi erbosi e umidi, sulle sponde dei torrenti e nei boschi ripariali. La pianta evita i suoli acidi. Il substrato preferito è calcareo ma anche calcareo/siliceo con pH basico, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere umido.
  • Distribuzione altitudinale: da 0 a 1800 m s.l.m.. Da un punto di vista altitudinale questa specie frequenta il piano vegetazionale montano, quello collinare e in parte il quello subalpino (oltre a quello planiziale); m s.l.m.

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale:[3]

Formazione : comunità delle macro- e megaforbie terrestri
Classe : Molinio-Arrhenatheretea
Ordine : Molinietalia caeruleae

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di appartenenza del Cirsium oleraceum (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[8] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[9]). Al genere Cirsium sono assegnate numerose specie (da 100 a 200 secondo i vari autori), una quarantina delle quali appartengono alla flora spontanea italiana.
Il genere Cirsium spesso viene botanicamente “confuso” con altri generi come quello del Carduus o Cnicus (e di altri ancora). Le specie del primo genere ad esempio sono molto simili a quelle del Cirsium, anche se una certa distinzione è possibile servendosi dell'aspetto del pappo (in Cirsium è formato da setole piumose; mentre in Carduus è composto da pagliette denticolate scabre).
Il genere Cirsium appartiene alla tribù delle Cardueae (da alcuni autori indicata come Cynareae), tribù che il Sistema Cronquist assegna alla sottofamiglia Cichorioideae e che invece la classificazione APG colloca nella sottofamiglia Carduoideae.[10].
Il numero cromosomico di Cirsium oleraceum è 2n=34.[11]
Il basionimo per questa specie è: Cnicus oleraceus L., 1753[3]

Ibridi[modifica | modifica sorgente]

Le varie specie del genere Cirsium s'incrociano abbastanza facilmente quando vivono vicine. Sono stati fatti degli esperimenti d'incrocio fino a 6 specie diverse fra di loro. I vari ibridi possono esser distinti a seconda che prevalgono le caratteristiche dell'una o dell'altra parte. Con le altre specie il “Cardo giallastro” forma i seguente ibridi (l'elenco può non essere completo): [12]

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

La specie Cirsium oleraceum, in altri testi, può essere chiamata con nomi diversi. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[13]

  • Carduus acanthifolius Lam. (1785)
  • Carduus dissectus Vill. (1788)
  • Carduus glomeratus Lam. (1779)
  • Carduus oleraceus (L.) Vill. (1788)
  • Carduus parviflorus L.
  • Carduus rigens Dryand. ex Aiton
  • Carduus tataricus L.
  • Cirsium acaulon (L.) Scop.
  • Cirsium amplum Gandoger (1875)
  • Cirsium braunii Nyman
  • Cirsium flavescens Lam.
  • Cirsium frayi Gandoger (1875)
  • Cirsium pallens DC.
  • Cirsium parviflorum DC.
  • Cirsium parviflorum Schleich. ex Steud.
  • Cirsium praemorsum
  • Cirsium rigens Spreng.
  • Cirsium subalatum Gaudin (1829)
  • Cirsium thomasii Nägeli
  • Cirsium variabile Moench (1794)
  • Cnicus bracteatus Gilib.
  • Cnicus oleraceus L. (1753)
  • Cnicus pratensis Lam. (1779)
  • Cynara colorata Stokes

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

I Cirsium con infiorescenza gialla o giallastra, presenti sul territorio italiano, sono in tutto cinque. A parte il Cirsium oleraceum, qui vengono descritti gli altri quattro: [14]

  • Cirsium bertolonii Sprengel - Cardo di Bertoloni: è una pianta alta 2 – 5 dm; tutta la pianta è fortemente spinosa per spine rigide e robuste; l’infiorescenza si compone di diversi capolini in disposizione lassa; le foglie bratteali non sono superate dei capolini; in Italia si trova solo al centro degli Appennini dai 1200 ai 2000 m s.l.m..
  • Cirsium carniolicum Scop. - Cardo della Carniola: è una pianta alta 6 – 12 dm; le foglie non sono lobate in modo vistoso; le spine sono molli o poco pungenti (solo le squame esterne dell’involucro sono spinose); nella parte alta del fusto sono presenti dei peli rossastri; è presente soprattutto nella Alpi del nord-est.
  • Cirsium spinosissimus (L.) Scop. - Cardo spinosissimo: è una pianta alta 2 – 5 dm; tutta la pianta è fortemente spinosa per spine rigide e robuste; l’infiorescenza si compone di capolini in fascetti terminali superati dalle foglie bratteali; le foglie sono ben lobate con forti spine pungenti; è presente solo al nord dell’Italia.
  • Cirsium erisithales (Jacq.) Scop. - Cardo zampa d’orso: è una pianta alta 5 – 18 dm; l’infiorescenza si compone di capolini solitari; le foglie sono ben lobate e quelle bratteali sono pallide; è presente al nord e al centro dell’Italia.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Cucina[modifica | modifica sorgente]

A scopo alimentare sono usate come ortaggi le giovani foglie, i ricettacoli e le radici. Le foglie si possono mangiare crude. Le altre parti della pianta si preferiscono cotte. Le radici probabilmente sono ricche di inulina (un amido che comunque non può essere digerito direttamente dagli esseri umani) che a volte fermentando genere flatulenza. In India e in Giappone queste piante sono coltivate e vendute come ortaggi.[15]

Industria[modifica | modifica sorgente]

Dai semi della pianta si può ricavare dell'olio.

Giardinaggio[modifica | modifica sorgente]

Queste piante trovano modesto impiego nei giardini rocciosi e alpini.

Altre notizie[modifica | modifica sorgente]

Il Cirsio giallastro in altre lingue viene chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Kohldistel
  • (FR) Cirse maraicher
  • (EN) Cabbage Thistle

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Botanical names. URL consultato il 26 febbraio 2012.
  2. ^ Motta 1960, op. cit., Vol. 1 - pag. 617
  3. ^ a b c d e Aeschimann et al. 2004, op. cit., Vol. 2 - pag. 586
  4. ^ Botanical names. URL consultato il 24 marzo 2012.
  5. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 20 dicembre 2010.
  6. ^ Judd 2007, op. cit., pag. 523
  7. ^ Conti et al. 2005, op. cit., pag. 78
  8. ^ Judd 2007, op. cit., pag. 520
  9. ^ Strasburger 2007, op. cit., pag. 858
  10. ^ Funk Susanna 2009, op. cit.
  11. ^ Bureš P. et al, Pollen viability and natural hybridization of Central European species of Cirsium in Preslia 2010; 82: 391–422.
  12. ^ Index synonymique de la flore de France. URL consultato il 19 marzo 2012.
  13. ^ Global Compositae Checklist. URL consultato il 24 marzo 2012.
  14. ^ Pignatti 1982, op. cit., Vol. 3 - pag. 162
  15. ^ Plants For A Future. URL consultato il 24 marzo 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Kadereit J.W. & Jeffrey C., The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VIII. Asterales. Pag 132, Berlin, Heidelberg, 2007.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 1, 1960, pag. 617.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 162, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 586.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 78, ISBN 88-7621-458-5.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

botanica Portale Botanica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di botanica