Cirene (città)

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Cirene
Κυρήνη Kyrēnē
Ruins of Cyrene.jpg
Civiltà Libica o Egizia, poi Greca
Epoca Precristiana
Localizzazione
Stato Libia
Scavi
Data scoperta 1982
Amministrazione
Patrimonio Al Jabal al Akhdar
sito web
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Sito archeologico di Cirene
(EN) Archaeological Site of Cyrene
Cyrene2.jpg
Tipo Culturale
Criterio C (ii), (iii),(vi)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1982
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
Mappa di localizzazione: Libia
Cirene
Posizione di Cirene

Cirene è stata un'importante colonia greca e poi romana del Mediterraneo, che si trovava vicino all'odierna cittadina di Shahhat, in Libia orientale, nella municipalità di Gebel el-Achdar.

Cirene storica[modifica | modifica sorgente]

L'Africa settentrionale con la Tripolitania e la Cirenaica in età classica
Le rovine di Cirene
Il tempio di Zeus
Il santuario di Apollo
Mappa della città antica

Cirene fu fondata intorno al 630 a.C. dai dori (greci) che provenivano da Tera, l'odierna Santorini, e pretendevano di discendere da Euristeo: la colonizzazione si rese necessaria a causa del responso dell'oracolo di Delfi che impose ai terei di fondare una colonia in Libia.

Primo a governare la città fu Aristotele Batto (in greco "batto" significa "balbuziente"), i cui discendenti mantennero il potere per ben otto generazioni, fino al 440 a.C.

Accettando l'influenza della Persia, con cui si alleò nel VI secolo a.C., Cirene conobbe grande prosperità sotto Batto IV il cui regno durò quarant'anni (514-470 a.C.) e nel corso del quale fu introdotto il culto di un nuovo dio, Ammone, attraverso l'identificazione dell'egizio dio oracolo dell'oasi di Siwa con Zeus, re degli dei del pantheon greco: l'identificazione fu favorita da un gioco di parole della lingua greca, per cui ammos significa "sabbioso" e quindi Ammone non è che lo "Zeus sabbioso" dell'oasi[1].

L'ultimo discendente di Aristotele Batto fu Arcesilao IV che divenne re nel 470 a.C. ma che dovette la celebrità ad una sua partecipazione ai giochi pitici di Delfi nel 462, quando trionfò nella corsa delle bighe: la vittoria fu celebrata da Pindaro nella quarta e quinta ode pitica. I contrasti di Arcesilao con l'opposizione portarono ad una guerra civile che si concluse nel 440 con l'esilio del re, successivamente assassinato nella vicina Esperide-Berenice (l'odierna Bengasi).

Con la fine della monarchia di Arcesilao, Cirene fu riorganizzata in una democrazia che permase fino all'era ellenistica quando la città entrò nell'orbita del regno tolemaico d'Egitto, pur conoscendo qualche periodo di indipendenza.

Risale a quest'epoca la costituzione della cosiddetta Pentapoli cirenaica, federazione formata insieme alle città di Apollonia (che fungeva da porto di Cirene), Teuchira-Arsinoe, Esperide-Berenice e Barce, cui si aggiunse in un secondo tempo il porto di quest'ultima città, Tolemaide.

Nel III secolo a.C. vi fiorirono i cosiddetti filosofi cirenaici, tra cui ebbe un ruolo preminente Aristippo, e così la città fu soprannominata "Atene d'Africa". Nello stesso periodo diede i natali al poeta Callimaco (310 a.C.) e al geografo e astronomo Eratostene (276 a.C.).

Dopo un periodo di protettorato romano nel corso del II secolo a.C. restò ai Tolomei fino a che uno di costoro, Tolomeo Apione, re di Cirene per vent'anni, decise di lasciare in eredità a Roma sia la città sia il resto della Pentapoli cirenaica (96 a.C.).

Peraltro, solo nel 74 a.C. Cirene e la Cirenaica furono elevate, insieme a Creta, al rango di provincia romana.

In questo periodo, anche a motivo di una certa libertà fiscale, Cirene conobbe il suo momento di massimo splendore, diventando uno snodo commerciale di prima importanza per il traffico di merci fra Europa e Africa.

Entrata stabilmente nell'orbita romana, con la fine delle guerre civili beneficiò della pax romana di Augusto che vi fece costruire un tempio dedicato a Zeus che ospitava una replica delle celebre statua del dio realizzata da Fidia.

Di Cirene, o di una località limitrofa della Cirenaica, sarebbe stato originario Simone, detto "il Cireneo" cioè colui che durante il calvario fu obbligato dai soldati romani a prendere su di sé la Croce e portarla al posto di Gesù (Mt 27,32; Mc 15,21; Lc 23,26) e di cui fu scoperto il sepolcro presso Gerusalemme[2].

La pace di cui godeva la città fu interrotta nel 115, quando un cirenaico di origine ebrea, di nome Lukuas-Andreas, affermò di essere il Messia e scatenò un rivolta che portò a devastazioni su larga scala. Roma ripristinò il controllo sulla regione e l'imperatore Adriano provvide alla ricostruzione che portò ad una nuova fioritura della città.

Nel 365 subì ingenti danni a causa di un terribile terremoto che si abbatté su tutta la Cirenaica e che fece sprofondare in mare buona parte della città di Apollonia, porto di Cirene. In seguito a ciò fu Tolemaide, meno danneggiata delle altre città della Pentapoli, a diventare capitale della Libya Superior.

Le incursioni barbariche della tarda antichità classica accelerarono il declino della città, di cui il vescovo Sinesio di Cirene ci ha lasciato testimonianza nella lettere e nella Catastasis, scritte tra il 400 e il 414.

Nel 410 la città fu definitivamente abbandonata ai nomadi laguatani e non fu più riconquistata dall'impero romano, neppure durante la cosiddetta Ananeosis (Ἀνανέωσις), cioè la rinascita della Cirenaica, voluta dall'imperatore Giustiniano.

Cirene odierna[modifica | modifica sorgente]

La Cirene odierna - in arabo: ﻗﻮﺭﻳﻨﺎ, Qūrīnā o ﻗﻮﺭﻳﻨﻲ, Qūrīnī - è una cittadina di appena 8.000 abitanti.

È nota soprattutto per gli importanti siti archeologici con rovine della Cirene greco-romana, che l'hanno fatta qualificare come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Monumenti e opere d'arte[modifica | modifica sorgente]

I principali resti di epoca greco-romana sono l'acropoli, il santuario di Apollo e il tempio di Zeus che, come si è detto poc'anzi, ospitava una replica della statua di Zeus di Fidia.

È rimasta anche una grande necropoli, con numerosi sepolcri (datati dal VI secolo a.C. al IV secolo d.C.) e tempietti di Ecate e dei Dioscuri.

È ben conservato anche l'impianto idrico romano, che include condotti sia sotterranei che sopraelevati e acquedotti.

Nel 1913 una missione archeologica italiana rinvenne presso Cirene la cosiddetta Venere Anadiomene del II secolo, copia della perduta Venere di Cnido di Prassitele: il suo ritrovamento rese possibile ulteriori scavi che portarono alla luce il santuario di Apollo. L'opera fu trasferita in Italia per essere conservata nel Museo nazionale romano di Roma fino al 30 agosto 2008, data nella quale il presidente del consiglio Silvio Berlusconi riconsegnò la scultura al leader libico Mu'ammar Gheddafi.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Jona Lendering, Livius.Org, v. Cyrene
  2. ^ Tom Powers, in Biblical Archaeology Society Review