Cimitero monumentale ebraico di Firenze

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Coordinate: 43°46′10.03″N 11°14′18.44″E / 43.7694528, 11.2384556

Cimitero Monumentale Ebraico di Firenze
Vista del Cimitero
Vista del Cimitero
Tipo civile
Confessione religiosa ebraica
Stato dismesso
Ubicazione
Nazione Bandiera dell'Italia Italia
Città Firenze
Luogo {{{Luogo}}}
Comune {{{Comune}}}
Costruzione
Periodo costruzione
Data apertura 1777
Data chiusura 1870
Data riapertura
Area
Ingegnere
Architetto
Tombe famose
Note Aperto solo per scopi turistici
Questa voce riguarda la zona di:
Pignone e Legnaia
Voci principali
Visita il Portale di Firenze

Il Cimitero Monumentale Ebraico a Firenze sorge sull'attuale viale Ariosto, appena fuori dalle antiche mura rinascimentali, in quanto non era consentito seppellire gli ebrei nella città. È aperto una volta al mese, la prima domenica, con due visite guidate di mattina.

Indice

[modifica] Storia

Il cimitero fu costruito nel 1777 fuori dalla porta San Frediano e restò in funzione fino al 1870, quando ne fu aperto uno nuovo in via di Caciolle, nella zona di Rifredi.

Il luogo riveste interesse storico e artistico per le tombe (le più antiche risalgono al Settecento) anche se oggi è un po' trascurato, per via anche dell'usanza ebraica di non curarsi dei morti per dedicarsi ai vivi[senza fonte], ed è circondato da abitazioni a più piani che ne impoveriscono un po' il fascino decadente e romantico. La parte a sinistra dell'entrata venne espropriata da Comune per erigervi un dispensario, oggi asilo: vi si trovavano tombe settecentesche, che in quell'occasione vennero smontate e ricomposte alla bell'e meglio nella zona vicino all'ingresso, con alcune iscrizioni montate al contrario. Come si può notare, nessuna tomba reca l'immagine del defunto, secondo l'usanza ebraica[1].

[modifica] Cappelle monumentali

La piramide

La cultura ebraica, conformemente al rigido insegnamento biblico, non apprezza l'idea di sfarzo e ricchezza, per cui le tombe monumentali sono di solito molto rare. In questo cimitero ne esistono solo tre, allineate lungo il viale centrale coi cipressi e risalenti al periodo dopo l'unità d'Italia, quando il Regno era stato scomunicato da Papa Pio IX e le minoranze religiose poterono godere di un clima tollerante.

La prima, della famiglia Levi, ha una forma piramidale che ricorda le tombe egizie, con riferimenti alla tradizione simbolica dell'illuminismo francese: il triangolo visto come figura perfetta che sottintende la perfezione. La piramide è posta su un alto basamento, realizzata in blocchi squadrati di pietra e illuminata all'interno da un piccolo occhio sul lato meridionale, oltre che dal portale d'ingresso. Quest'ultimo è coronato da un frontone triangolare e dallo stemma di famiglia. Nella cella sono ancora visibili corone seccate di fiori e foglie, probabilmente rimasti lì dal rito funebre originario.

La seconda cappella, posta accanto alla piramide, è più piccola e pure ispirata allo stile neoegizio. Appartenente alla famiglia Servadio e fu eseguita intorno al 1875. Ha colonne a fascio ed all'interno il simbolo scolpito del sole alato; sul sarcofago sottostante è scolpita una corona. Lo stemma si trova sul basamento. Oggi l'esterno della cappella è in larga parte nascosta dalla vegetazione.

La terza cappella, della famiglia Franchetti, è stata probabilmente progettata dall'architetto Marco Treves autore anche della Sinagoga di Firenze e della risistemazione del piccolo edificio all'ingresso. Si tratta di un'edicola coperta da volta a botte, con embrici a squama di pesce all'esterno. Le pareti sono aperte e scandite da pilastri, con cornicione che gira all'esterno e un frontone arcuato, il tutto decorato finemente.

[modifica] Altre tombe

Molte sono le tipologie e le dimensioni delle tombe, da quelle a sarcofago a quelle a cippo, dalle semplici lapidi alle colonne spezzate. I sarcofagi più elaborati sono sollevati da zampe leonine e sorretti da altre strutture, con drappi con frange scolpite, corone ghirlande, ecc., oppure lineari, privi di decorazioni.

Spiccano due sepolture a tempietto con colonne, che ricordano le opere un po' retoriche dell'Ottocento, come le scenografie teatrali. Una risale al 1846 e fu scolpita da Aronne Sanguinetti per Chiara Rafael: presenta colonne doriche, frontoni e acroteri.

Generalmente gli epitaffi sono scritti in ebraico e in italiano

[modifica] Altre immagini

[modifica] Note

  1. ^ G. Trotta-M. Bencivieni, La città segreta.

[modifica] Bibliografia

  • G. Trotta-M. Bencivieni, La città segreta.

[modifica] Voci correlate

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