Lactuca alpina

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Cicerbita violetta
Cicerbita alpina 2005.07.31 11.58.41.jpg
Lactuca alpina
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Sottotribù Lactucinae
Genere Lactuca
Specie L. alpina
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Sottotribù Lactucinae
Nomenclatura binomiale
Lactuca alpina
(L.) A. Gray, 1884

La cicerbita violetta (nome scientifico Lactuca alpina (L.) A. Gray, 1884) è una pianta erbacea, perenne con vivaci fiori blu-violetti, appartenente alla famiglia Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome del generico (lactuca) deriva dall'abbondanza di sacchi latticinosi contenuti in questa pianta (una linfa lattea nel gambo e nelle radici)[1]; quello specifico (alpina) fa riferimento al suo habitat tipico.
Il binomio scientifico della pianta di questa voce è stato proposto inizialmente da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione "Species Plantarum" del 1753, perfezionato successivamente dal botanico statunitense Asa Gray (Paris, 18 novembre 1810 – Cambridge, 30 gennaio 1888) nella pubblicazione "Syn. Fl. N. Amer. 1(2): 444" del 1884.[2]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Descrizione delle parti della pianta

L'altezza media che il fusto della “Cicerbita violetta” può raggiungere è di 8 dm (altezza minima 5 dm; quella massima può essere di 15 dm – 25 dm). La forma biologica della specie è emicriptofita scaposa (H scap) : ossia è una pianta perennante con gemme poste al livello del suolo con fusto allungato e poco foglioso. È una pianta lattiginosa.[3][1][4]

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea del fusto consiste in un rizoma obliquo senza stoloni.
  • Parte epigea: la parte aerea si presenta ascendente a forma tubulosa con l'interno cavo; la parte superficiale è a coste e mostra delle setole orientate verso il terreno, il colore è rossiccio scuro; la parte terminale è poco ramosa e densamente ricoperta di grosse ghiandole stipitate (dotate di appendice pedicellare) purpuree.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie
  • Foglie basali: le foglie inferiori sono picciolate e sono pennatopartite con lamina spatolata; la base delle stesse è auricolata e amplessicaule; il rachide è inoltre alato; la parte terminale della lamina si presenta con un segmento triangolare ad apice acuto. Il bordo della lamina è dentato in modo irregolare.
  • Foglie cauline: le foglie superiori lungo il fusto sono disposte in modo alterno e sono progressivamente ridotte ed hanno la lamina quasi intera.

Dimensione delle foglie inferiori : larghezza 2 - 12 cm, lunghezza 8 - 25 cm; il rachide alato è largo dai 5 ai 10 mm; il segmento terminale (quello triangolare) è largo 6 – 8 cm e lungo 6 – 9 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Infiorescenza. Giardino Botanico Alpino "G. Lorenzoni" Tambre (BL) 1000 m s.l.m. (agosto 2007)
L'involucro

L'infiorescenza è composta da numerosi capolini raccolti in una pannocchia racemosa a sviluppo allungato. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae : un peduncolo sorregge un involucro sub-cilindrico o campanulato formato da più squame che fanno da protezione al ricettacolo (nudo, senza pagliette) sul quale s'inseriscono i fiori di tipo ligulato; l'altro tipo di fiori, quelli tubulosi, normalmente presenti nelle Asteraceae, in questa specie sono assenti. Le squame sono disposte su due serie; quelle più esterne sono corte e formano quasi un calice; sono tutte pelose e di colore bruno; i bordi sono scariosi e l'apice è acuto. Diametro totale dei capolini : 2 – 3 cm; dimensioni dell'involucro: diametro 4 mm, lunghezza 10 – 15 mm. Dimensioni delle brattee: larghezza 1 - 1,5 mm; lunghezza 10 - 15 mm.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

Il capolino

I fiori sono tetra-ciclici (calicecorollaandroceogineceo), pentameri ed ermafroditi (generalmente lo sono quelli del disco centrale – quelli più esterni sono femminili). Sono di colore violetto, e sono tutti di tipo ligulato e zigomorfi. Il numero dei fiori per capolino va da 15 a 50.

  • Formula fiorale: K 0, C (5), A (5), G 2 infero
  • Calice: i sepali sono ridotti ad una coroncina di squame.
  • Corolla: i petali sono 5 con la porzione inferiore saldata a tubo (la parte superiore si presenta come un prolungamento nastriforme – ligula) terminante in 5 dentelli. Lunghezza della ligula: 15 - 18 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 con filamenti liberi, mentre le antere sono saldate tra di loro e formano un manicotto circondante lo stilo.
  • Gineceo: l'ovario è infero uniloculare formato da 2 carpelli; lo stilo è unico ma profondamente bifido.
  • Fioritura: la fioritura va da giugno a agosto.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

I frutti sono degli acheni fusiformi (compressi) lunghi da 4 a 5 mm, sormontati da un pappo bianco lungo da 6 a 8 mm. Il frutto esternamente possiede da una a tre nervature disposte longitudinalmente. Il pappo si presenta con una serie di peli (da 80 a 120) disposti internamente e circondati esternamente da una serie di basse ciglia.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti tipo farfalle (anche notturne) e api (= impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[5] – Distribuzione alpina[6])
  • Distribuzione: in Italia si trova solo al nord su tutto l'arco alpino, meno frequente sugli Appennini settentrionali ed è considerata una pianta quasi rara o senz'altro a rischio (a causa della indiscriminata raccolta). In Europa si trova nella Penisola scandinava, sui Pirenei, in Scozia, nei Balcani e negli Urali. Al di fuori del nostro continente alcune specie si trovano nell'Asia temperata e altre (poche) nell'America boreale.
  • Habitat: nelle zone alpine questa pianta si trova nei boschi umidi e sulle rive dei ruscelli, ma anche in ambienti tipo cespuglieti subalpini, nelle ontanete, nei saliceti e nei magaforbieti alpini. Questa pianta è associata ad altre specie a foglia larga (vedi paragrafo “Fitosociologia”) e specialmente lungo i pendii dei canaloni alpini o lungo le pendici silicee, ripide e abbastanza umide, è possibile trovarla insieme alla Adenostyles alliariae, alla Anthriscus cerefolium, agli Aconiti vari oppure alla Achillea macrophylla o alla Peucedanum ortuthium. Il substrato può essere sia calcareo che siliceo ma anche intermedio, il pH del terreno può essere neutro con un buon contenuto di sostanze nutrizionali in ambiente umido.
  • Distribuzione altitudinale: la quota preferita è dai 1000 ai 1800 m s.l.m., sono piante quindi che si trovano dal piano vegetazionale montano a quello sub-alpino.

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale:[6]

Formazione : comunità delle macro- e delle megaforbie terrestri;
Classe : Mulgedio-Aconitetea;
Ordine : Calamgrostietalia villosae;
Alleanza : Adenostylion.

È interessante notare come alcune specie, citate nel paragrafo dell'”habitat”, pur essendo di famiglie diverse (o quasi), frequentino più o meno le stesse comunità vegetali (la lista comprende solamente le specie o varietà presenti in Italia):[6]

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di appartenenza di Lactuca alpina (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale e comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[7] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[8]). All'interno della famiglia il genere Lactuca fa parte della sottofamiglia Cichorioideae (piante per lo più laticifere e una delle 12 sottofamiglie nella quale è stata suddivisa la famiglia Asteraceae); mentre Cichorieae è una delle 7 tribù della sottofamiglia, e la sottotribù Lactucinae è una dell 11 sottotribù di Cichorieae.[9][10] Il genere Lactuca comprende circa 150 specie, una dozzina delle quali sono presenti nella flora spontanea italiana. Queste piante appartengono anche al gruppo (non riconosciuto tassonomicamente) delle Liguliflorae (capolini con solo fiori ligulati).
L'assegnazione di questa specie al genere Lactuca è stata molto sofferta nel tempo. Basta ricordare che inizialmente questa specie era ascritta al genere Sonchus definito da Linneo nel 1753; poi passata al genere Cicerbita ad opera del botanico Karl Friedrich Wallroth nel 1822 (questa separazione si rese necessaria in quanto i pappi dei due generi sono differenti nella forma); quindi al genere Mulgedium definito dal botanico Alexandre Henri Gabriel de Cassini nel 1824; per poi tornare al genere Cicerbita e quindi definitivamente al genere attuale.
Il numero cromosomico di L. alpina è: 2n = 18.[11]

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[12]

  • Aracium alpinum (L.) Monnier
  • Cicerbita alpina (L.) Wallr.
  • Geracium alpinum (L.) Gren. & Godr.
  • Hieracium coeruleum Scop.
  • Lactuca alpina (L.) Bentham & Hoocker
  • Mulgedium alpinum (L.) Less.
  • Mulgedium alpinum (L.) Less. var. alpinum
  • Mulgedium multiflorum DC.
  • Picridium alpinum (L.) Philippe
  • Sonchus alpestris Clairv.
  • Sonchus alpinus L. (1753) (basionimo)
  • Sonchus canadensis L.
  • Sonchus montanus Lam.
  • Sonchus coeruleus Sm.
  • Sonchus multiflorus Desf.
  • Sonchus pallidus Torr.
  • Sonchus racemosus Lam.

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

  • Lactuca plumieri (L.) Gren. & Godr. – Cicerbita di Plumier : rispetto alla pianta di questa voce è completamente glabra; le foglie hanno lobi più profondamente divisi e i fiori sono di colore azzurro – pallido.
  • Lactuca macrophylla (Willd.) A. Gray – Cicerbita maggiore: le foglie inferiori hanno dei lobi laterali molto pronunciati; l'infiorescenza è più lassa e il rizoma è strisciante. Questa specie è originaria del Caucaso.

Delle due specie citate in questo paragrafo, secondo il Pignatti[13], la prima non è compresa nella nostra flora spontanea, mentre la seconda è presente (inselvatichita) solamente in una zona della Toscana.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

Proprietà curative: viene considerata una pianta antiflogistica (guarisce dagli stati infiammatori), diuretica (facilita il rilascio dell'urina), depurativa (facilita lo smaltimento delle impurità) e immuno-stimolante.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Questa pianta fa parte del gruppo alimentare delle “cicorie”, sono quindi piante commestibili dal gusto leggermente amarognolo. Si raccolgono le foglie e i fusti, ma soprattutto i giovani germogli (si consumano crudi o cotti) prima che crescano troppo, altrimenti sono inutilizzabili a causa del loro gusto amarissimo (in maggio sono solamente due o tre le settimane utili per la raccolta). Queste verdure sono abbinate felicemente alla ricotta affumicata oppure possono essere messe sottolio. Una ricetta prevede di scottarli in olio, vino, sale e spezie. A causa della raccolta indiscriminata alcune province (Trento, Friuli-Venezia Giulia a altre) hanno incluso queste piante nella lista delle specie a rischio e quindi sono protette e la raccolta è regolamentata come i funghi.

Industria[modifica | modifica sorgente]

Recentemente alcune province (fra cui la Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia[14]) si stanno organizzando sia per studiare le varie problematiche associate ad un utilizzo commerciale, sia per promuovere la coltivazione industriale di questa specie con lo scopo di ridurre il rischio di estinzione a causa della raccolta e prelievo nelle zone naturali di crescita.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Nel Nord dell'Europa (in Scandinavia) questa pianta è utilizzata (da un punto di vista scientifico) come bio-indicatore ambientale: la sua presenza o meno indica lo stato di purezza, salubrità e contaminazione dell'ambiente.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Altre notizie[modifica | modifica sorgente]

La cicerbita violetta in altre lingue è chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Alpen-Milchlattich'
  • (FR) Cicerbite des Alpes oppure Laitue des Alpes
  • (EN) Alpine Blue Sow-thistle

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Motta 1960, op. cit., Vol. 2 - pag. 608
  2. ^ Global Compositae Checklist. URL consultato il 28 marzo 2013.
  3. ^ Pignatti 1982, op. cit., Vol. 3 - pag. 261
  4. ^ Cichorieae Portal, p. Cicerbita alpina. URL consultato il 28 marzo 2013.
  5. ^ Conti et al. 2005, op. cit., pag. 117
  6. ^ a b c Aeschimann et al. 2004, op. cit., Vol. 2 - pag. 656
  7. ^ Judd 2007, op. cit., pag. 520
  8. ^ Strasburger 2007, op. cit., pag. 858
  9. ^ Funk & Susanna, op. cit., pag. 348
  10. ^ Cichorieae Portal , op. cit.
  11. ^ Tropicos Database. URL consultato il 28 marzo 2013.
  12. ^ Global Compositae Checklist. URL consultato il 28 marzo 2013.
  13. ^ Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  14. ^ Aspetti economici legati alla coltivazione del Radicchio di Monte. URL consultato il 27 ottobre 2008.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume ###, 1960, pag. 21.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume ###, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 261, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume ###, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 656.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 117, ISBN 88-7621-458-5.
  • Kadereit J.W. & Jeffrey C., The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VIII. Asterales. Pag 198, Berlin, Heidelberg, 2007, pag. 188.
  • Cichorieae Portal, p. Lactuca alpina. URL consultato il 28 marzo 2013.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]