Chromis chromis

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Castagnola
Chromis chromis 2.jpg

Chromis chromis (Linnaeus, 1758) - juvénile.jpg
Adulto (in alto) e individui giovanili

Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Superclasse Osteichthyes
Classe Actinopterygii
Ordine Perciformes
Sottordine Labroidei
Famiglia Pomacentridae
Sottofamiglia Chrominae
Genere Chromis
Specie C. chromis
Nomenclatura binomiale
Chromis chromis
Linnaeus, 1758
Sinonimi

Sparus chromis (Linnaeus, 1758)
Heliastes chromis (Linnaeus, 1758)
Chromis castanea (Cuvier, 1814)
Heliastes castanea (Cuvier, 1814)
Chromis mediteranea (Cloquet, 1817)

Nomi comuni

Mönchsfisch (DE) Kalogria (EL)
Damselfish, Mediterranean chromis (EN)
Castanyoleta, castañuela (ES) Castagnole (FR) Морська ластівка (UK)
Caligher, castagneua, fabreto, fabretto,
favareto, guarezzina, guarracino, monaca,
munacedda

Chromis chromis, conosciuto comunemente come castagnola, è un pesce d'acqua salata appartenente alla famiglia Pomacentridae, di cui è l'unico rappresentante nel Mediterraneo.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La castagnola è diffusa nel Mediterraneo (dove è comunissima) e nell'Atlantico orientale tra il Portogallo e il golfo di Guinea (più raramente fino all'Angola).

Popola i fondali rocciosi poco profondi dove vive in banchi sparsi a mezz'acqua. Si trovano anche sopra le praterie di Posidonia oceanica. I piccoli esemplari ancora con la livrea blu sono fotofobi e si incontrano spesso in grotte, crepacci ed altri ambienti ombreggiati.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Presenta un corpo ovale, schiacciato, con bocca piccola ed occhi grandi. La pinna dorsale è unica, con raggi spinosi anteriori e raggi molli più lunghi posteriormente, la pinna anale ha solo due raggi spinosi seguiti da molti molli. La pinna caudale è intaccata al centro e ha due lobi appuntiti. I raggi superiori ed inferiori di questa pinna sono più scuri del resto dando l'impressione di una coda più incisa di quanto non sia in realtà. Le pinne ventrali e le pinne pettorali sono abbastanza sviluppate. Le scaglie sono grandi.

I giovani hanno una colorazione blu elettrico, mentre gli esemplari adulti la perdono gradatamente con la crescita per diventare marrone scuro o nerastri con file longitudinali di macchioline più chiare sui fianchi. La colorazione può variare: i maschi in frega sono molto scuri mentre di notte gli adulti impallidiscono.

Raggiunge una lunghezza massima di 16 centimetri ma di solito è molto più piccola.

Riproduzione e comportamento[modifica | modifica wikitesto]

La riproduzione avviene in estate, il maschio effettua una danza nuziale per convincere la femmina a recarsi sulla parte di fondale che fungerà da nido. Lì avviene la deposizione per circa 10 minuti dopo di che la femina viene immediatamente scacciata. Le uova non sono galleggianti ma si attaccano al substrato grazie ai filamenti adesivi di cui sono equipaggiate e vengono attivamente difese e ossigenate dal maschio.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Si nutre sia di pesci più piccoli che di invertebrati come policheti, crostacei e tunicati[1].

Pesca[modifica | modifica wikitesto]

Si cattura in abbondanza con molte tecniche di pesca sia sportiva che professionale ma le sue carni sono scadenti e non hanno nessun interesse economico o gastronomico. Quando sono consumate vengono fritte o utilizzate per preparare la zuppa di pesce.

Acquariofilia[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di uno dei pesci mediterranei più facili da tenere in acquario dove si può anche riprodurre con una certa facilità.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

A questo pesce è dedicata una canzone napoletana del '700, Lo guarracino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alimentazione. URL consultato il 22 febbraio 2014.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Trainito, Egidio, Atlante di flora e fauna del Mediterraneo, Milano, Il Castello, 2005, ISBN 88-8039-395-2.
  • Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 88-8039-472-X.
  • Enrico Tortonese, Osteichthyes, Bologna, Calderini, 1975.
  • Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Milano, Mursia, ISBN 88-425-1003-3.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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