Christian Ranucci

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Christian Ranucci (Avignone, 6 aprile 1954Marsiglia, 28 luglio 1976) è stato un criminale francese. Giovane uomo condannato a morte e giustiziato nel 1976 per aver ucciso una bambina di otto anni nel 1974. Ranucci fece delle confessioni a seguito di una lunga sorveglianza, ma successivamente ritrattò, dichiarando di aver subito pesanti pressioni. Al momento del processo, rifiutò di sfruttare una strategia difensiva che avrebbe potuto salvarlo dal patibolo, preferendo invece perorare la sua innocenza sul crimine. La grazia presidenziale venne rifiutata da Valery Giscard d'Estaing. Prima di venire ghigliottinato, Ranucci avrebbe sussurrato ai suoi avvocati la sua ultima volontà: «Réhabilitez-moi». Nel gennaio 2006 si fece largo nei media francesi una nuova tesi: il serial killer Michel Fourniret era di passaggio a Marsiglia nel giugno 1974 e poteva essere lui il vero assassino della ragazzina. In ogni caso l'esecuzione di Ranucci, per le numerose zone d'ombra che hanno accompagnato la vicenda, per le modalità con cui è stata condotta l'istruzione, per le incertezze, mai sopite, sulla sua colpevolezza, mai provata in modo del tutto convincente, fa scalpore ancora oggi.

L'Affaire Ranucci[modifica | modifica sorgente]

I fatti[modifica | modifica sorgente]

Il rapimento[modifica | modifica sorgente]

Il 3 giugno 1974, poco prima delle undici, Marie-Dolorès Rambla, ragazzina di 8 anni di origine spagnola, stava giocando con il fratello Jean-Baptiste di 6 anni ed altri due vicini nel cortile del loro caseggiato situato in un quartiere periferico di Marsiglia. All'improvviso un uomo, dopo aver parcheggiato la sua automobile, fa credere ai bambini di aver perso il suo cane. Mentre il piccolo Jean partì alla ricerca del cane, l'uomo faceva salire Marie-Dolorès a bordo della sua automobile, identificata come una Simca 1100 da Eugène Spinelli, un carrozziere che abitava proprio in fronte alla casa dei due bambini, il quale, uscendo dalla propria abitazione, assistette alla scena. Circa mezz'ora dopo, Pierre Rambla, il padre dei due bambini, rientrando a casa, vide il figlio Jean vagare tra i palazzoni alla ricerca della sorella.

L'incidente stradale[modifica | modifica sorgente]

Alle dodici e trenta del 3 giugno 1974, sulla strada N96 Vincent Martinez stava guidando la sua auto in direzione di Tolone. All'incrocio «de la Pomme», il quale impone lo "stop" ai guidatori provenienti da Marsiglia, una Peugeot 304 tagliò la strada a Vincent Martinez, provocando un incidente stradale. Il conducente, invece di fermarsi, scappò in modo inspiegabile da un'eventuale constatazione. Non potendo ripartire, Vincent Martinez chiese a una coppia di passaggio, Alain Aubert e sua moglie, di inseguire la Peugeot per annotare la targa automobilistica. I coniugi Aubert seguirono il conducente della Peugeot in automobile per circa un chilometro per rilevare il numero di targa dell'automobile: 1369 SG 06. Al ritorno degli Aubert, Martinez riuscì a ripartire e si recò alla gendarmeria di Gréasque per denunciare il fatto, dichiarando che l'automobilista della Peugeot pareva essere da solo a bordo.

La fungaia[modifica | modifica sorgente]

Alle cinque del pomeriggio del 3 giugno, a due chilometri del suddetto incrocio, Moahmed Rahou stava davanti alla sua casa, situata in una collina scavata da numerose gallerie, poiché si praticava la funghicoltura. Un giovane uomo, ben vestito e dai modi gentili, si presentò da Rahou per spiegargli che la sua automobile, una Peugeot 204, si era impantanata in una delle gallerie. L'auto era in buono stato. Il giovane aveva tentato di tirarla fuori, ma invano. Chiestogli come la sua auto si fosse impantanata, il giovane fornì delle spiegazioni poco convincenti, tuttavia Rahou decise di aiutarlo. L'auto viene tirata fuori grazie al trattore di Henri Guazzone, caposquadra della fungaia, che poi prese il numero della targa della Peugeot. Il giovane prese del tè con i coniugi Rahou. Alle diciotto e trenta il giovane lasciò quei luoghi, non senza aver ringraziato Rahou e Guazzone e partì in direzione di Nizza, dove abitava con la madre. A Nizza arrivò dopo le ore venti.

Il ritrovamento del cadavere[modifica | modifica sorgente]

Il 4 giugno la stampa segnalò il rapimento di Marie-Dolorès. Dopo aver saputo di questa novità, Henri Guazzone contattò la polizia per far sapere dei fatti di cui era stato testimone il giorno precedente, ma la polizia gli rispose seccamente che l'auto che cercavano era una Simca e non una Peugeot. A Marsiglia il commissario centrale Jacques Cubaynes si fece carico dell'inchiesta e raccolse le prime deposizioni. Il 5 giugno Vincent Martinez telefonò nuovamente alla gendarmeria di Gréasque e, ritornando sulle sue dichiarazioni rilasciate in precedenza, disse che un bambino poteva trovarsi nell'auto. In seguito venne contattato dalla polizia Alain Aubert, il quale, dopo aver inseguito l'automobilista per un chilometro, disse di aver visto l'auto grigia ferma e un giovane tirare fuori un pacco abbastanza voluminoso; Aubert continuò a dire che aveva interpellato il giovane, ma senza ottenere risposte, così era ritornato all'incrocio. Poco dopo le due del pomeriggio la gendarmeria iniziò le operazioni di ispezione nella zona indicata da Alain Aubert. Alle tre e un quarto il proprietario dell'auto venne identificato in Christian Ranucci, rappresentante di commercio, domiciliato a Nizza. Nel frattempo venne ritrovato un indice proprio nella galleria dove si era impanata la Peugeot. I gendarmi scoprirono anche un pullover rosso. Poco dopo le tre e mezza un messaggio radio venne inviato a Nizza, esortando la polizia del luogo a procedere all'audizione di Christian Ranucci. Alle tre e quaranta il pullover venne dato da annusare a un cane. Qualche minuto dopo un agente trovò un corpo nascosto in un cespuglio vicino alla strada. Si trattava del corpo di Marie-Dolorès Rambla. Alle quattro e venti il cane segugio venne portato sul luogo del ritrovamento del cadavere della bambina.

Alle quattro e trenta del pomeriggio la polizia suonò alla porta di Héloïse Mathon. In seguito Christian Ranucci venne arrestato, condotto alla gendarmeria di Nice-Ouest per essere interrogato a partire dalle ore 19. Inizialmente accusato di aver causato un incidente stradale e di essere sfuggito alle contestazioni, in seguito divenne il principale sospettato dell'assassinio della piccola Marie-Dolorès. La bambina venne pugnalata per diverse volte, ma non subì alcuna violenza sessuale. Posto sotto sorveglianza, Ranucci iniziò ad ammettere di aver causato l'incidente stradale, ma negò in modo assoluto di essere coinvolto nel crimine. Dichiarò di essersi fermato a un chilometro dal luogo dell'incidente per riparare una ruota che si sfregava contro la carrozzeria dell'automobile e, dopo aver riparato la ruota, si trovò impantanato nella fungaia, così chiese ad alcune persone se poteva essere aiutato.

Gli interrogatori[modifica | modifica sorgente]

Successivamente la polizia di Marsiglia si prese carico del dossier Ranucci, di cui si occupò il commissario Alessandra. Christian Ranucci venne trasferito nei locali del commissariato di Marsiglia. In quei momenti la tensione era molto forte, pertanto la polizia marsigliese non poteva permettersi di fallire. Ranucci venne quindi presentato ai diversi testimoni del rapimento. Vennero così chiamati Jean Rambla e Eugène Spinelli, ma entrambi non riconobbero in Ranucci l'uomo della Simca. Ranucci intanto continuava a negare il coinvolgimento nel crimine. Il pullover rosso, trovato nella fungaia, non sembrava appartenergli.

I poliziotti allora dovettero fare affidamento alla testimonianza dei coniugi Aubert per far avanzare l'inchiesta. Arrivati da Tolone, agli Aubert venne presentato Ranucci, circondato da diversi ispettori, ma non lo riconobbero. Il dossier contro Ranucci sembrava perdere di senso. La stampa stava già annunciando le novità dal commissariato di Marsiglia, quando arrivò il colpo di scena. Un'ora dopo venne fatto un secondo tentativo: stavolta Ranucci, invece di essere circondato da poliziotti, venne messo faccia a faccia davanti agli Aubert. Questa volta gli Aubert riconobbero l'uomo della fungaia; inoltre Alain Aubert dichiarò di aver visto Ranucci far uscire un bambino dalla macchina, mentre la moglie disse di aver sentito una voce flebile sussurrare «Qu'est-ce qu'on fait?».

Le confessioni e le prove[modifica | modifica sorgente]

Dopo venti ore di interrogatori senza però l'assistenza di alcun avvocato, Christian Ranucci decise di «soulager sa coscience», descrivendo il rapimento e l'uccisione di Marie-Dolorès, ma non motivando il gesto, se non per il fatto che la piccola si era messa a urlare mentre la portava nel bosco; inoltre disegnò su un foglio il piano per rapire la bambina. Alle diciannove e trenta del 6 giugno, la polizia trovò l'arma del delitto: un coltello. Qualche giorno dopo, i poliziotti trovarono nella Peugeot, sequestrata il 5 giugno a Nizza, un pantalone di colore blu, macchiato di sangue del gruppo A, lo stesso di Ranucci, ma anche di Marie-Dolorès.

L'istruttoria[modifica | modifica sorgente]

Ilda Di Marino fu il giudice istruttore dell'Affaire Ranucci. Ilda Di Marino diede udienza a Christian Ranucci per soltanto cinque volte, di cui solo due in presenza degli avvocati della difesa.

La ricostruzione[modifica | modifica sorgente]

Il giorno della ricostruzione del crimine, fatta il 24 giugno, in cui furono presenti, oltre all'accusato, Ilda Di Marino e la sua segreteria, il sostituto procuratore Marnet, il presidente del consiglio forense Schiappe, l'avvocato della difesa Jean-François Le Forsonney, l'avvocato Arnoux, per conto dei Rambla, il Dottor Vuillet, il commissario Alessandra, altri funzionari e alcuni gendarmi, era evidente che la polizia aveva ricevuto forti pressioni, così era decisa a vendicare la morte della piccola Rambla e, piuttosto di prendere le misure in modo da garantire Ranucci, il giudice Di Marino preferì seguire la ricostruzione all'interno di un furgone della polizia, senza quasi mai scendere.

Partendo dal palazzo di giustizia, la ricostruzione iniziò alle ore dieci del mattino, in un clima di forte tensione. Il furgone con a bordo il giudice Di Marino fece delle brevi tappe in tutti i luoghi del rapimento e dell'assassinio. Ranucci, trasportato in un furgone blindato, vestito con una camicia a righe e con un paio di pantaloni beige, era circondato da cinque-sei gendarmi. Dapprima si passò per il palazzo dei Rambla, luogo del rapimento. Durante la ricostruzione del crimine, Ranucci si dimostrò passivo, rispondendo solo sporadicamente alla domande del giudice istruttore. Ranucci uscì in parte dal torpore solo nel momento in cui ci fu la ricostruzione dell'incidente stradale. Quando Ranucci venne portato nel luogo del crimine, divenne pallido ed ebbe difficoltà di articolare le parole. Alle domande della Di Marino, Ranucci continuava a rispondere "Je ne sais pas" e, quando venne messo di fronte a prove inconfutabili, mormorava "C'est possible". Nel luogo esatto del ritrovamento del corpo, il giudice tese a Ranucci un coltello in legno, chiedendogli di rifare il gesto. Con il coltello in mano, Ranucci si mise a piangere come un bambino ripetendo "je ne me souviens plus de rien". A quel punto la Di Marino tirò fuori dal suo dossier le foto del corpo straziato di Marie-Dolorés, e le sventolò, urlando a Ranucci "Voilà ce que vous avez fait. Regardez, Ranucci, regardez ce que vous avez fait!"; Ranucci intanto continuava a piangere, scuotendo la testa e dicendo: "C'était insoutenable".

La perizia psichiatrica[modifica | modifica sorgente]

Il giudice Di Marino dispose una perizia psichiatrica su Ranucci. I periti psichiatrici dovevano stabilire se Ranucci era nel pieno delle facoltà mentali al momento del crimine.

La testimonianza di Jeannine Mattei[modifica | modifica sorgente]

La madre di Christian Ranucci, Héloïse Mathon, incontrò Jeannine Mattei nel parlatorio della prigione delle Baumettes; infatti anche il figlio della signora Mattei si trovava incarcerato nella stessa prigione di Ranucci. La signora Mattei raccontò alla madre di Ranucci che un uomo vestito con un pullover rosso, conducente di una Simca, aveva precedentemente tentato di rapire, con il pretesto del cane perso, sua figlia, oltre ad un altro bambino del quartiere. Messi di fronte a Ranucci, i due bambini non lo riconobbero come l'uomo che aveva tentato di rapirli. Dopo aver appreso questa novità, Paul Lombard, uno degli avvocati di Ranucci restarono dubbiosi su questa testimonianza. Ma poiché Héloïse Mathon apprese che Jeannine Mattei era stata invitata dalla polizia per recarsi ai funerali di Marie-Dolorès per riconoscere tra la folla l'uomo che aveva tentato di rapire la figlia, e poiché Paul Lombard scoprì che queste dichiarazioni furono registrate in un processo verbale, gli avvocati di Ranucci intravidero la possibilità di dimostrare l'innocenza del loro assistito. Nonostante la chiusura dell'istruttoria su Ranucci, Jeannine Mattei venne sentita di nuovo dalla polizia sul tentativo di rapimento della propria figlia, ma successivamente non si ebbe più traccia della denuncia depositata nel commissariato di polizia di Marsiglia.

Il processo[modifica | modifica sorgente]

Il processo a carico di Christian Ranucci si celebrò tra il 9 e il 10 marzo 1976, presso la corte di assise di Aix-en-Provence in un momento di forte tensione. Questo caso venne molto discusso dai media francesi dell'epoca e degenerò in un'aspra polemica: una frangia maggioritaria dell'opinione pubblica, molto impressionata dall'assassinio del piccolo Philippe Bertrand da parte di Patrick Henry avvenuto a Troyes qualche settimana prima, chiedeva la testa di Ranucci. I tre avvocati difensori di Ranucci si trovarono divisi al processo: mentre Lombard e De Forsonney perorarono la causa dell'innocenza, assecondando le richieste del proprio assistito, l'avvocato Fraticelli preferì invece puntare sulle circostanze attenuanti, cioè rivalersi sui problemi familiari del ragazzo. Tuttavia lo stesso Ranucci rifiutò l'immagine di ragazzo immaturo con gravi problemi familiari alle spalle, che emersero anche in sede di dibattimento. Ranucci inoltre fece l'errore di comportarsi in maniera arrogante, prima e durante il processo, il che risultò aberrante sia ai giurati sia all'opinione pubblica.

Durante il primo giorno di processo, con la lettura delle confessioni, la presentazione delle prove, le perizie psichiatriche e la testimonianza dei coniugi Aubert, sembrava rafforzarsi la tesi della colpevolezza.

Il 10 marzo, quando iniziò la seconda giornata del processo, si poteva scorgere sui muri di Aix la scritta in rosso: "À mort Ranucci". Il secondo giorno di processo fu la sconfitta definitiva per la difesa, dato che le testimonianze di Jeannine Mattei e di Eugéne Spinelli si rivelarono un "boomerang". Anche la presenza del pullover rosso venne messa in discussione. Contrariamente alla difesa, l'azione dell'avvocato Gilbert Collard, per conto della famiglia Rambla, fu eccellente. Di fronte ai giurati, chiese che a Ranucci fosse evitata la pena di morte.

Alla fine del processo Christian Ranucci venne giudicato colpevole dell'assassinio di Maria-Dolorès Rambla; non vennero riconosciute le circostanze attenuanti. Ranucci venne condannato alla pena di morte. In aula scoppiò l'isteria dei presenti; alcuni pretendevano la morte immediata di Ranucci. La madre del condannato rischiò di essere linciata. Perfino Gilbert Collard, l'avvocato del padre della vittima, venne aggredito, solo per aver perorato contro la pena di morte. Gli avvocati della difesa annunciarono il ricorso in cassazione.

Il ricorso in cassazione[modifica | modifica sorgente]

Il 17 giugno 1976 la corte di cassazione rigetta il ricorso fatto dagli avvocati del condannato.

La grazia presidenziale[modifica | modifica sorgente]

Dopo il rigetto del ricorso in cassazione, per scampare alla ghigliottina, Christian Ranucci doveva far affidamento solo alla grazia presidenziale. Due anni prima della sua condanna a morte venne eletto presidente della repubblica francese Valery Giscard d'Estaing, il quale, affrontando l'argomento scottante della pena di morte in Francia, si dichiarò contrario per principio. Nonostante ciò una parte del governo di allora, tra cui il ministro dell'interno Michel Potianowski e il guardasigilli Jean Lecanuet restavano a favore della pena capitale. Eletto con una stretta maggioranza di votanti, Giscard aveva poche possibilità di manovra. All'epoca della presidenza Giscard, la Francia visse un momento di crisi economica a seguito dello shock petrolifero del 1973, che portò una grave spirale inflazionistica. Inoltre i media francesi davano ampio spazio ai fatti di sangue, tra cui l'assassinio del piccolo Philippe Bertrand da parte del ventitreenne Patrick Henry, avvenuto nel febbraio 1976. Quindi in un contesto simile l'abolizione della pena capitale in Francia non era all'ordine del giorno.

All'inizio del 1976 Giscard d'Estaing graziò Bruno Triplet un ragazzo di nemmeno vent'anni che nel 1974 aveva ucciso una donna anziana. Il 22 aprile 1976 il presidente Giscard, in una conferenza stampa, dichiarò che non bisognava affrontare la pena di morte prima che non fosse caduta l'ondata di violenza.

Il 27 luglio 1976 Valéry Giscard d'Estaing prese la decisione definitiva su Ranucci, rifiutandone la grazia.

L'esecuzione[modifica | modifica sorgente]

Il 28 luglio 1976 Ranucci venne svegliato a notte fonda. Dopo essersi svegliato, si agitò e chiese di parlare ai suoi avvocati, lamentandosi di essere innocente. Restò in pigiama e a piedi nudi e rifiutò il conforto della religione, rispondendo solamente "Négatif" al sacerdote. In cancelleria rifiutò l'alcool, ma fumò una sigaretta. Ai suoi avvocati disse "Vous ne voudriez pas tout de même que je vous félicite". Alle ore 4 e 13 minuti del mattino, Ranucci venne ghigliottinato nel carcere delle Baumettes di Marsiglia. Le sue ultime parole, destinate agli avvocati sarebbero state: «Riabilitatemi!». Tuttavia, almeno dalle testimonianze successive, nessun altro testimone le capì. I presenti notarono solo che era pallido e non aveva detto più una parola dopo il suo "négatif" al sacerdote.

Ranucci era veramente colpevole? Trent'anni dopo, malgrado o a causa dell'arringa di Gilles Perrault, autore del libro "Le pull-over rouge", certe persone dubitano della colpevolezza di Christian Ranucci, altre ne restano pur sempre convinte. Il suo dossier portò, all'epoca, ad una ridiscussione della pena di morte in Francia.

Nel suo discorso presentato per l'abolizione della pena di morte, il guardasigilli Robert Badinter, menzionando Christian Ranucci, sosteneva che nel suo caso c'erano troppi interrogativi ed era per quello che bisognava condannare la pena di morte.

Una seconda ripresa?[modifica | modifica sorgente]

Secondo il quotidiano belga Le Soir del 19 gennaio 2006 degli inquirenti belgi avrebbero stabilito che Michel Fourniret, avrebbe ammesso di aver passato, nel 1974, l'anno dell'assassinio di Maria-Dolorès Rambla, le vacanze nella regione del Berre, nelle vicinanze di Marsiglia, regione nella quale s'è svolto il dramma che valse la condanna a morte a Ranucci.

Il quotidiano Le Soir aggiunge anche che Fourniret, il quale era già conosciuto all'epoca come aggressore di bambini, era, come Ranucci, proprietario di una Peugeot 304 coupé (sebbene il veicolo riconosciuto dal lamierista testimone fosse una Simca 1100 grigia). Secondo la radiotelevisione belga, il veicolo di Fourniret, all'epoca, era proprio una Peugeot 304. Tuttavia la notizia è stata smentita lo stesso giorno dal procuratore francese di Charleville-Mézières, Francis Nachbar, impegnato sul dossier Fourniret: «Allo stato attuale delle numerose investigazioni svolte in Francia sui fatti criminali commessi da Michel Fourniret e delle nostre conoscenze sui fatti riguardanti le inchieste effettuate dalle autorità giudiziarie belghe, nessun elemento serio permette d'accreditare tali informazioni o voci di corridoio»

D'altra parte, secondo il Nouvel Observateur, citando il quotidiano regionale "La Provence", Michel Fourniret avrebbe assistito al processo Ranucci, nel marzo 1976. "La Provence" afferma di detenere alcune fotografie d'archivio dell'apertura del processo ad Aix-en-Provence sulle quali si può riconoscere Michel Fourniret.

Secondo Yann Moncomble nel suo libro apparso nel 1989, La Politique, le sexe et la finance, il nome di Christian Ranucci figura in un carnet di indirizzi dei clienti del pedofilo Jacques Dugué (referto giudiziario n.17), che poi si rilevò falso ed inventato.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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