Chororapithecus abyssinicus

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Chororapithecus abyssinicus
Missing.png
Stato di conservazione
Status none EX.svg
Estinto
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Euarchontoglires
(clade) Euarchonta
Ordine Primates
Sottordine Haplorrhini
Infraordine Simiiformes
Superfamiglia Hominoidea
Famiglia Hominidae
Sottofamiglia Homininae
Tribù Gorillini
Genere Chororapithecus
Suwa et al., 2007
Specie C. abyssinicus
Nomenclatura binomiale
Chororapithecus abyssinicus
Suwa et al., 2007
Serie tipo
Chororapithecus abyssinicus
Suwa et al., 2007

Chororapithecus abyssinicus Suwa et al., 1852 è una scimmia fossile, vissuta dai 10 ai 10,5 milioni di anni fa, durante il Miocene. Si crede che sia da considerarsi la più antica specie conosciuta di gorilla.[1]
La sua esistenza indica che gli ultimi progenitori comuni tra uomo/scimpanzé e gorilla potrebbero essere vissuti circa 10-11 milioni di anni fa, ovvero almeno 2 milioni di anni prima di quanto si credesse in precedenza.[2]
L'unica prova dell'esistenza di questa scimmia estinta sono nove denti fossili appartenuti ad almeno tre diversi individui, scoperti nella formazione Chorora che corre lungo la parte meridionale del triangolo di Afar in Etiopia (lo stesso luogo in cui furono trovati i resti di Lucy nel 1974). L'analisi di otto molari (due dei quali frammentari) e di un canino mostrano che la struttura è parzialmente simile a quella degli odierni gorilla.[1]
I ricercatori hanno paragonato l'aspetto dei denti a quello di altre scimmie tuttora esistenti o fossili, concludendo che i nuovi fossili di scimmia furono una specie di gorilla che si cibava soprattutto di piante ad alto fusto, e che erano probabilmente "progenitori diretti" dei gorilla che attualmente abitano l'Africa. Nonostante questo, l'idea che i reperti siano i resti di antichi Hominini non è stata totalmente scartata.[2]

Precedenti ricerche[modifica | modifica wikitesto]

I precedenti tentativi di trovare fossili dei progenitori delle scimmie in Africa, risalenti dai 12 agli 8 milioni di anni fa, erano stati sempre fallimentari. Questa mancanza portò all'ipotesi che le scimmie non fossero presenti in Africa in quel periodo, e che avessero poi ricolonizzato l'Africa partendo dall'Asia, dove si trovava ampia abbondanza di reperti di quel periodo. Le analisi molecolari del fatto che uomini e gorilla si fossero geneticamente divisi attorno agli 8 milioni di anni fa erano concordanti con quest'idea, secondo cui ci sarebbe stata una radiazione adattativa a partire da singole specie giunte in Africa.
Le ricerche precedenti al ritrovamento di questa specie indicano che l'evoluzione diversificata di uomini e gorilla avvenne attorno agli 8 milioni di anni fa. Secondo i nuovi fossili, invece, la divisione sarebbe avvenuta attorno ai 10,5 milioni di anni fa. Si pensa che gli uomini abbiano avuto un parente comune con gli scimpanzé attorno ai 4/7 milioni di anni fa.

Possibili implicazioni[modifica | modifica wikitesto]

"In base a questi fossili, la divisione è di molto precedente a quanto dimostrato dalle prove molecolari. Questo significa che deve essere retrodatata", ha affermato Berhane Asfaw, un ricercatore della Rift Valley Research Service in Etiopia. Faceva riferimento alla calibrazione dell'orologio molecolare, il tasso medio di fissazione delle mutazioni neutrali degli antenati di uomini e scimmie che abitarono in questo ambiente 10 milioni di anni fa. La separazione uomo-gorilla potrebbe essere avvenuta solo 10 milioni di anni fa se le mutazioni fossero avvenute cinque volte più lentamente di quanto si credeva.

Altre opinioni di esperti[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante i ritrovamenti, altri ricercatori non sono convinti della correttezza delle conclusioni. Nonostante i denti siamo molto simili a quelli degli odierni gorilla, potrebbero essersi modellati grazie all'evoluzione parallela di specie geneticamente diverse che consumavano cibo simile. "Queste strutture sembrano appartenere ad almeno tre diverse linee evolutive delle scimmie, tra cui i gorilla, e potrebbero essere legate ad un cambiamento della dieta, piuttosto che ad un nuovo tratto genetico", ha detto il professor Peter Andrews del Museo di storia naturale di Londra, che ha anche aggiunto "ma le prove fossili dell'evoluzione dei nostri parenti più prossimi viventi, le grandi scimmie, ancora non esistono".[3]
Anche il paleoantropologo Jay Kelley dell'università dell'Illinois a Chicago è scettico. Non è convinto di essere stato in passato un gorilla, e sostiene che serva ulteriore lavoro per poter dimostrare dove questa specie si inserisca all'interno dell'evoluzione degli ominidi; afferma inoltre che sarebbe "molto cauto" nel riallineare le date di divergenza tra le varie specie basandosi su questi fossili.[2]
Questi denti sono indistinguibili da quelli dei moderni gorilla per dimensione e proporzione. Il piccolo campione, inoltre, mostra una sostanziale varietà di dimensioni, che spazia dal minimo al massimo delle varie specie di gorilla esistenti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Gen Suwa, Kono, Reiko T.; Katoh, Shigehiro; Asfaw, Berhane; Beyene, Yonas, A new species of great ape from the late Miocene epoch in Ethiopia (abstract) in Nature, vol. 448, nº 7156, 23 agosto 2007, pp. 921-924, DOI:10.1038/nature06113, ISSN: 0028-0836 - EISSN: 1476-4687 - PMID: 17713533. URL consultato il 15 febbraio 2012.
  2. ^ a b c (EN) Rex Dalton, Oldest gorilla ages our joint ancestor (abstract) in Nature, vol. 448, nº 7156, 23 agosto 2007, pp. 844-5, DOI:10.1038/448844a, ISSN: 0028-0836 - EISSN: 1476-4687 - PMID: 17713490. URL consultato il 15 febbraio 2012.
  3. ^ Ancient ape fossil found, NHM Natural History Museum, 23 agosto 2007. URL consultato il 15 febbraio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Suwa, et al., A new species of great ape from the late Miocene epoch in Ethiopia, pp 921-924, 23 agosto 2007, Nature

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]