Chitridiomicosi

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Esemplare di rana colpita da chitridiomicosi

La chitri è una malattia provocata dal fungo chitride Batrachochytrium dendrobatidis che colpisce, spesso con conseguenze letali, la cute degli anfibi.

Il fungo decompone la cheratina della pelle e si è rivelato in grado di infettare pressoché tutte le specie note di anuri e urodeli. La sensibilità delle varie specie tuttavia è differente: mentre alcune muoiono rapidamente in seguito all’infezione, altre, tra cui la rana verde maggiore (Pelophylax ridibundus), la rana toro (Lithobates catesbeianus) e lo xenopo liscio (Xenopus laevis), riescono a sopravvivere, favorendo la diffusione della malattia attraverso la contaminazione dell'acqua. La suscettibilità delle diverse specie sembra in parte legata alle tossine cutanee che alcune specie sono in grado di produrre[1].

L'origine di questa epidemia è tuttora incerta. Esistono al riguardo due teorie: la prima sostiene che i mutamenti climatici legati al surriscaldamento globale, si siano tradotti in una fonte di stress per gli anfibi, rendendoli più suscettibili alle infezioni. La seconda teoria afferma che il fungo, originariamente confinato in Africa, si sia diffuso grazie al commercio mondiale degli anfibi, incontrandosi in tal modo con popolazioni di anfibi maggiormente suscettibili. A sostegno della seconda teoria sta l'isolamento del B. dendrobatidis su esemplari di Xenopus laevis conservati nei musei, risalenti al 1938[2].

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

La chitridiomicosi si è manifestata per la prima volta in maniera eclatante nel 1993 in Australia, dove ha provocato morie di massa di diverse popolazioni di rane, conducendo alcune specie sull'orlo dell'estinzione. La malattia si è poi progressivamente diffusa nei cinque continenti rendendosi responsabile di fenomeni di mortalità in massa di intere popolazioni.

I primi casi di infezione in Italia sono stati diagnosticati nell'estate del 2001 su esemplari di ululone appenninico (Bombina pachypus)[3]

I danni[modifica | modifica wikitesto]

I danni causati da questo fungo sono estesissimi, basti pensare che in alcuni stati come Panama ha ucciso dal 90% al 100% delle rane presenti lungo i torrenti. Se tale cifra non ė già allarmante questo fungo colpisce anche su altri fronti, infatti:

- uccidendo le rane e di conseguenza anche i girini che nelle untime fasi del loro sviluppo si cibano delle alghe presenti sul fondale, fa (indirettamente) proliferare queste ultime. Ciò può non sembrare molto, ma basta a distrugge tutti i microorganismi che appunto vivendo sul fondale tengono pulito quest'ultimo, senza dimenticare che essi sono alla base della catena alimentare dell'ecosistema e il loro mancamento si riperquote su tutto il resto

- Senza le rane che tengono a bada i moscerini e gli insetti di piccola taglia questi ultimi aumentano in un modo sconsiderato causando un ulteriore danno all'ecosistema.

Tutte le rane sono soggette alla contaminazione da questo fungo,ma come già detto in precedenza non per tutte è causa di morte. Non c'è una specie di rana più colpita,ma sicuramente in alcune specie questa malattia è stata il colpo di grazia, tra le speci che ne hanno risentito di più ricrdiamo la rana d'oro. Tanto che,essa è ormai estinta in natura, ma per fortuna sopravvive ancora in qualche centro di ricerca e sviuppo (in cattività) nella speranza che un giorno, trovatasi la cura per il fungo chitride possa tornare nel suo ambiente naturale

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Amphibian Chytrid Fungus and Chytridiomycosis. URL consultato il 10 luglio 2010.
  2. ^ La chitridiomicosi: Una temibile micosi che colpisce gli anfibi. URL consultato il 10 luglio 2010.
  3. ^ Stagni G e Dall'Olio R., La Chitridiomicosi e il declino degli Anfibi. URL consultato il 10 luglio 2010.

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