Chievo (Verona)

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Chievo
frazione
Chievo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Verona-Stemma.png Verona
Comune Stemma comune Verona.svg Verona
Territorio
Coordinate 45°27′26″N 10°56′46″E / 45.457222°N 10.946111°E45.457222; 10.946111 (Chievo)Coordinate: 45°27′26″N 10°56′46″E / 45.457222°N 10.946111°E45.457222; 10.946111 (Chievo)
Altitudine 69 m s.l.m.
Abitanti 4 500[1]
Altre informazioni
Cod. postale 37139
Prefisso 045
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti clivensi
Circoscrizione terza
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Chievo

Chievo (Céo in veneto) è una frazione di Verona di circa 2500 abitanti, ubicata sulla riva del fiume Adige nei pressi dell'omonima diga, a circa quattro chilometri ad ovest del centro storico del capoluogo. Un tempo borgo isolato limitrofo alla città scaligera[2], Chievo ai giorni nostri è diventato uno dei quartieri della 3ª circoscrizione del Comune di Verona. Nonostante il notevole sviluppo urbanistico della città, il quartiere ha mantenuto una propria identità evitando la completa fusione con la periferia cittadina.[3]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

« Chievo è quella frazione del comune di S. Massimo all’Adige fronteggiante la destra del fiume lungo tutta la sua costa; la quale offre, sulla opposta riva, lo stupendo spettacolo della Valpolicella, popolata di viti, seminata di ville e di casolari, di campanili e di torri medioevali, quali dominanti su per la collina, quali giù nel verde della vallata; ma, pressoché tutti accompagnati — irta vedetta — dallo storico cipresso piramidale, tanto caro a Ippolito Pindemonte e così frequente nella campagna veronese. »
(Leopoldo Pullè, Patria, Esercito, Re, p. 285)

Il suo nome deriva dal latino "clivius mantici", ossia "la collina del (bosco) mistico". Oggi è un verdissimo quartiere della periferia ovest di Verona, ma ha origine come abitato agricolo e pastorizio già in epoca preromana. Una selva sterminata che si stendeva su valli e pendìi, in vista delle colline e solcata dall'Adige, che in questo luogo, nella sua ansa, creava un'isola. Su questa venne creato un porto fluviale ed una segheria, attorno alla quale sorsero i primi molini.

Tutt'oggi il nome di molte contrade svela l'importanza del borgo già in epoca longobarda (p.e. Bionde dal germanico Biunt). Pipino, figlio di Carlo Magno, donò alla parrocchia di San Procolo l'intera regione che appartenne quindi alla contrada di San Zeno fio ai tempi recenti. Poco più a ovest dell'isola, sempre lungo l'Adige, si ergeva una chiesa risalente al XII secolo. Questa, intitolata a Santa Maria Clivense, era affiancata da un torrione fortificato, in cui avrebbe alloggiato anche l'imperatore Federico Barbarossa, e da uno spedale gestito da benedettini. La corte Bionde è l'edificio che meglio conserva le tracce storiche medievali. Tra questo borgo e la città, si incontravano un piccolo monastero dedicato a sant'Agata, la chiesetta di santa Caterina e quella di sant'Ignazio mentre, proseguendo verso Bussolengo, vi erano la chiesa dei santi Modesto e Crescenzio (conosciuta come chiesa vecchia di San Vito) e San Giacomo Apostolo al Corno. Esclusi questi ultimi due, gli altri edifici non esistono più, compreso il primitivo borgo del Chievo che sorgeva nella penisola di Boscomantico, in posizione strategicamente sopraelevata e circondata dal fiume su tre dei suoi quattro lati. Dal 1350 al 1450, infatti, il porto dell'isola aveva acquistato così tanta importanza che l'intero borgo, gradualmente, vi si trasferì per rimanervi fino ad oggi. Qui fu fondata in quel tempo l'attuale chiesa parrocchiale, il cui parroco era eletto dai capifamiglia del luogo. Questo nuovo edificio, rimasto l'unico, era più grande degli altri ed inglobava due costruzioni antecedenti: una cappella della Vergine Ausiliatrice ed un piccolo oratorio dedicato a San Pietro. I resti di questi edifici probabilmente sono da ricercarsi nella chiesetta d'inverno del complesso canonicale, detta anche cappella delle reliquie. L'insieme fu dedicato al mistico eremita egiziano Antonio (guaritore e protettore degli animali domestici, vissuto nel III secolo). La chiesa subì molti rimaneggiamenti in stile neogotico e neoclassico durante i secoli XVII e XVIII, nel 1922 si installò l'organo e nel 1937 venne prolungata di due sezioni. Solo un affresco è ciò che rimane oggi della testimonianza medievale. Questa "Pietà", d'epoca trecentesca, fu traslata nella moderna parrocchiale dalla sua sede originaria: un capitello che nel '500 dovette essere demolito per la realizzazione della spianata. La salubrità del clima e la rigogliosità della flora fecero sorgere numerose ville gentilizie di nobili veronesi, in alcune delle quali soggiornarono vari imperatori d'Austria e sovrani Sabaudi. La villa "Pullè", la più grande e bella, è oggi in stato di deprecabile abbandono e, con essa, i suoi meravigliosi affreschi. Altri luoghi d'indubbio interesse sono il forte austriaco, il molino della Sorte, la località di Boscomantico (con il suo aeroporto e l'ex base militare), la Turbina (dove sorge l'antica omonima idrovora che consente l'irrigazione delle campagne limitrofe), la contrada del Cason e le ciclabili dei canali Camuzzoni e Biffis dalle quali si ammirano verdi campagne e storiche ville.

La facciata di Villa Pellegrini Marioni Pullè, ormai in abbandono

La squadra di calcio[modifica | modifica sorgente]

Il nome di Chievo è divenuto famoso grazie alla locale squadra di calcio, l'Associazione Calcio ChievoVerona, che, dopo una lunga militanza nelle categorie dilettantistiche, ha realizzato una notevole ascesa a partire dagli anni ottanta, fino a raggiungere nel 2001 la promozione nella Serie A del campionato italiano di calcio, dove ha militato fino al 2007 (per poi ritornarvi l'anno seguente) ottenendo cinque salvezze consecutive nonché partecipando due volte alla Coppa UEFA ed una (in virtù delle contemporanee sanzioni inflitte a Juventus, Fiorentina e Lazio a seguito di Calciopoli) ai preliminari della UEFA Champions League.

Folklore[modifica | modifica sorgente]

A Chievo esiste una storica scuola campanaria, fondata nel 1808, che tiene esecuzioni secondo la tecnica dei concerti di Campane alla Veronese. Il monumentale campanile, infatti, ospita nove brillanti campane in scala di Mib3 calante, più semitono di quarta eccedente. I bronzi sono stati fusi dalle fonderie Cavadini, Colbachini e De Poli. Il vecchio campanile ospitava 5 campane in La bemolle fuse nel 1808 dalla ditta Partilora di Verona. Nel 1892 furono sostituite con le attuali. Il nuovo campanile, costruito nel 1947, coesistette per molti anni con quello vecchio romanico, in seguito abbattuto. La frazione venne conosciuta in quel tempo come "il paese dei due campanili". Si ricorda anche la famosa "sagra del ceo" che si tiene ogni anno nelle prime settimane di settembre.

Persone legate a Chievo[modifica | modifica sorgente]

Chievo fu dimora del re Umberto I d'Italia presso Villa Pellegrini Marioni Pullè durante le manovre militari del 1887 e 1897[4]. Umberto Boccioni, pittore e scultore futurista, morì a Chievo il 17 agosto 1916 in maniera accidentale cadendo dalla sua cavalla imbizzarrita alla vista di un'automobile, durante un'operazione militare. In ricordo dell'artista, venne messa una lapide che ancora oggi campeggia nella campagna clivense nel luogo dove Umberto Boccioni morì.

Facciata di Villa Pellegrini Marioni Pullè durante il restauro giugno 2014
Retro di Villa Pellegrini Marioni Pullè durante il restauro giugno 2014

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In assenza di dati ufficiali precisi, si è fatto riferimento alla popolazione della parrocchia locale, reperibile nel sito della CEI.
  2. ^ Wikisource, Patria Esercito Re/Re Umberto al Chievo
  3. ^ Portale del Comune di Verona
  4. ^ Wikisource, Patria Esercito Re/Re Umberto al Chievo

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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