Vetero-cattolicesimo

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(LA)
« In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus charitas  »
(IT)
« Unità nelle cose fondamentali, libertà dove c'è il dubbio, carità in tutto  »
(Un motto di Sant'Agostino, spesso usato in ambiente veterocattolico )

Il vetero-cattolicesimo è la dottrina cristiana professata dalle comunità cattoliche che si separarono dalla Chiesa romana nel 18701871 in opposizione alla proclamazione del dogma dell'infallibilità papale, promosso dal papa Beato Pio IX e definito dal Concilio Vaticano I con la costituzione dogmatica Pastor Aeternus. L'espressione "vecchi cattolici" fu usata per la prima volta nel 1853, in riferimento ad alcuni cattolici di Utrecht che si rifiutarono di riconoscere la legittimità del nuovo arcivescovo nominato dal papa. Queste comunità aderiscono all'Unione di Utrecht delle Chiese vetero-cattoliche.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] La Chiesa vetero-cattolica di Utrecht, 1853

La sede vescovile di Utrecht aveva goduto di particolare autonomia sin dalla fondazione. San Villibrordo (o Willibrord), consacrato arcivescovo dei Frisoni a Roma da papa San Sergio I nel 696 con l’incarico di evangelizzare il nord dei Paesi Bassi, vi stabilì la sua sede.

Il vescovo Eriberto nel 1145, grazie all’appoggio dell’imperatore Corrado II, aveva ottenuto da Papa Eugenio III il privilegio per i vescovi di Utrecht di nominare i successori; il privilegio era stato confermato dal Concilio Lateranense IV del 1215. Papa Leone X nel 1520 sancì, inoltre, che i vescovi di Utrecht non fossero sottoposti all’autorità dei tribunali pontifici e che, se uno di questi avesse deciso qualcosa contro di loro, le loro sentenze fossero considerate ipso facto nulle.

Cornelius Otto Jansen (Giansenio), 1585-1638

La Sede di Utrecht rimase comunque suffraganea della Sede metropolitana di Colonia [Reno inferiore] fino all'elevazione di Utrecht a Sede metropolitana nel 1559 ad opera di papa Paolo IV e con la perdita del potere temporale, avvenuta sotto Carlo V, e la nuova fisionomia di Utrecht ormai a capo di una nuova provincia ecclesiastica, la situazione medievale venne a cessare.

Nel 1691 papa Innocenzo XII, su proposta dei Gesuiti, nominò una commissione cardinalizia per giudicare l'arcivescovo Petrus Codde, accusato di eresia per aver sostenuto i Giansenisti. La commissione lo riconobbe colpevole; nonostante che una nuova commissione lo avesse assolto, papa Clemente XI, nel 1701, lo dichiarò decaduto e nominò un sostituto.

Alcuni neerlandesi non riconobbero il nuovo arcivescovo e continuarono a riconoscere l'autorità di Codde, che si dimise nel 1703 nominando e ordinando un successore che non fu riconosciuto dalla Santa Sede che, comunque, non nominò un altro vescovo.

Solo nel 1853 il Beato Pio IX ripristinò per i Paesi Bassi in gran parte la provincia ecclesiastica di Utrecht, eretta nel 1559 da Papa Paolo IV. Alcuni neerlandesi rimasero fedeli ai vecchi vescovi: si costituirono, quindi, in "Chiesa vetero-cattolica" o Chiesa dei vecchi cattolici, in opposizione a quei "cattolici nuovi" che avevano riconosciuto i nuovi vescovi di nomina papale.

Per il diritto canonico, la linea di successione apostolica della chiesa di Utrecht rimane valida (sono pertanto vescovi a tutti gli effetti, legittimi successori degli Apostoli) ma non lecita (in quanto è previsto che per l’ordinazione di nuovi vescovi sia necessaria l’autorizzazione pontificia). Essendo comunque costituita come Chiesa non più in comunione con la Chiesa di Roma, decade l'illiceità in quanto Chiesa esterna al Diritto Canonico della Chiesa Cattolica Romana.

[modifica] Le conseguenze del Concilio Vaticano I

Nonostante le resistenze di alcuni autorevoli vescovi (Félix Dupanloup di Orléans, Josip Juraj Strossmayer di Ðakovo), alcuni dei quali abbandonarono i lavori (quelli di Milano e Saint Louis-Missouri), il 18 luglio 1870 il Concilio Vaticano I definì il dogma dell'infallibilità papale per cui le decisioni solenni del pontefice in materia di fede e morale e proclamate ex cathedra sono da ritenersi infallibili e sono pertanto irriformabili, anche se prive dell’approvazione del collegio episcopale. Venne inoltre ribadito il primato giurisdizionale del pontefice su ogni singola chiesa diocesana e su ogni cristiano cattolico.

In alcune aree di lingua tedesca (Svizzera, Germania, Austria) le decisioni del Concilio Vaticano I trovarono oppositori soprattutto tra intellettuali e sacerdoti, ed anche tra quei fedeli che, per motivi di coscienza, non erano pronti ad accettare i due nuovi dogmi. Essi si definirono vecchi cattolici: il più illustre rappresentante di questo movimento di resistenza fu Johann Joseph Ignaz von Döllinger, sacerdote cattolico, teologo e storico della Chiesa.

I vetero-cattolici organizzarono tra il 1871 e il 1873 tre incontri ecumenici internazionali (i congressi di Monaco di Baviera, Colonia e Costanza) per discutere sui provvedimenti da prendere: in questa fase, furono gli arcivescovi vetero-cattolici di Utrecht a garantire l'assistenza spirituale a questo gruppo (ad esempio, nel 1872 l'arcivescovo di Utrecht cresimò i figli dei vetero-cattolici tedeschi a cui i vescovi cattolici avevano rifiutato questo sacramento). La rottura definitiva si ebbe nel 1873, quando i vetero-cattolici tedeschi (21 sacerdoti e 56 laici) elessero loro vescovo Joseph Hubert Reinkens, il quale ricevette l'ordinazione episcopale (Rotterdam, 11 agosto 1873), dal vescovo vetero-cattolico di Deventer Hermann Heykamp, della Chiesa di Utrecht: nacque così la Chiesa vetero-cattolica in Germania; a questa si aggiunse, nel 1876, la Chiesa cattolica cristiana, costituita dai vetero-cattolici svizzeri, il cui primo vescovo, Eduard Herzog, fu ordinato da Reinkens.

Il 24 settembre 1889 i cinque vescovi vetero-cattolici (Reinkens, Herzog e quelli di Utrecht, Deventer e Haarlem) si riunirono a Utrecht, si costituirono in conferenza episcopale e dichiararono la piena comunione tra le chiese che rappresentavano e guidavano: formarono il primo nucleo dell'Unione di Utrecht, di cui oggi sono membri anche le chiese vetero-cattoliche di Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Croazia, Francia, Italia, Svezia, Danimarca e Canada (limitatamente alla Cattedrale di San Giovanni Battista di Toronto).

[modifica] I vetero-cattolici oggi

Il simbolo che contraddistingue le Chiese vetero-cattoliche: il pesce e la croce, due dei più antichi simboli cristiani

È un'associazione di Chiese nazionali che si professano cattoliche ma che dal 1873 non dipendono giuridicamente dalla Santa Sede. È nata con lo scopo di ritornare alla fede della chiesa indivisa del primo millennio, abbandonando le innovazioni introdotte in seguito, e ritiene validi solo i primi sette Concili ecumenici (quelli celebrati tra il 325 e il 787) in quanto i successivi sono stati celebrati separatamente dalle chiese orientali e da quella cattolica-romana: per quanto riguarda il Credo, confessa che lo Spirito Santo procede solo da Dio Padre (ovvero non condivide il concetto Filioque, cioè che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio, che non corrisponde al Simbolo di Costantinopoli del 381 ma s'impose nel rito romano nell'XI secolo); riconosce come fonti della rivelazione sia la "Tradizione" che la "Bibbia" (compresi i libri deuterocanonici); respinge l'idea di tesoro a cui la Chiesa può attingere per la concessione delle indulgenze; anche la dottrina dell'aldilà è semplice, affermando che tutte le anime si purificano per la grazia di Cristo, negando così la necessità di un Purgatorio; rifiuta i dogmi mariani dell'Immacolata concezione e dell'Assunzione in quanto da essa ritenuti in contraddizione con la tradizione della Chiesa dei primi secoli.

È una Chiesa apostolica: riconosce la successione apostolica e il primato onorifico del papa (in quanto vescovo di Roma e successore di San Pietro, il principe degli apostoli) ed è con lui in unione di preghiera e di amore; tuttavia non riconosce il dogma dell'infallibilità papale e non attribuisce al pontefice la giurisdizione universale sui vescovi; i vescovi vengono eletti da un sinodo composto sia da chierici che da laici: al sinodo spetta anche il diritto di vigilare sull'operato del vescovo e di decretarne i canoni. Non riconosce l'obbligo al celibato per il clero ed ammette, dal 1996, all'ordine (diaconale, presbiterale ed episcopale) anche le donne: questo ha portato alla scissione della Chiesa nazionale polacca negli Stati Uniti d'America dall'Unione e al suo riavvicinamento alla Sede apostolicaromana.

Riconosce il numero e l'efficacia dei sacramenti: oltre alla confessione auricolare, permette il rito della confessione collettiva, durante la quale i fedeli, dopo aver confessato i peccati direttamente a Dio, ricevono l’assoluzione dal sacerdote; alla Eucaristia che non spiega in termini di transustanziazione), celebrata sempre sotto le due specie, ammette tutti i battezzati delle varie Chiese cristiane; in base al permesso del vescovo, permette di celebrare un nuovo matrimonio in chiesa per i divorziati. Liturgia e paramenti sono quasi identici a quelli della Chiesa cattolica romana.

È una Chiesa ecumenicamente aperta: è in piena comunione con la Chiesa filippina indipendente (dal 1948) e con la Comunione Anglicana (in virtù dell'accordo di Bonn del 2 luglio 1931) ed è anche rappresentata alle Conferenze di Lambeth; nel 1975 ha anche avviato un proficuo dialogo con la Chiesa ortodossa che ha portato alla pubblicazione, nel 1983, di dichiarazioni comuni in materia cristologica ed ecclesiologica.

[modifica] L'Unione di Utrecht

[modifica] Chiese autocefale

Dell'Unione di Utrecht fanno attualmente parte:

[modifica] Chiese sotto la supervisione della Conferenza episcopale internazionale

Esistono poi alcune Chiese in formazione, che non hanno ancora un vescovo proprio e la cui amministrazione è affidata ad un vescovo di un'altra Chiesa. Queste sono:

Pur essendo denominate ufficialmente come chiese, queste non lo sono giuridicamente (rispondendo piuttosto alla definizione di "diaspora" o di "missione") secondo l'ecclesiologia vetero-cattolica, secondo cui "non c'è Chiesa senza vescovo e non c'è vescovo senza Chiesa".[1]

Fino al maggio 2009 ha fatto parte dell'Unione anche la Chiesa polacco-cattolica del Canada, in seguito tornata in unione con la Chiesa cattolica nazionale polacca.

Alcuni vescovi dell'Unione hanno contribuito a porre le basi per la Chiesa vetero-cattolica in Ucraina, che però non fa parte dell'Unione stessa.

[modifica] In Italia

Attualmente in Italia esistono tre Chiese che portano la denominazione "vetero cattolica":

[modifica] Altre tradizioni

Al di fuori dell'Unione di Utrecht esistono molte Chiese che si rifanno al vetero-cattolicesimo o al cattolicesimo indipendente, con posizioni dottrinali e disciplinari molto variegate. Alcune di queste Chiese accettano la presenza del Filioque nel Simbolo niceno-costantinopolitano, altre sono non-filioquiste; alcune hanno un clero aperto a tutte le tendenze sessuali, altre sono su posizioni più conservatrici; alcune hanno clero maschile e femminile, altre soltanto maschile; alcune, pur non facendo parte dell'Unione di Utrecht, sottoscrivono integralmente il testo della Dichiarazione di Utrecht, altre no.

La principale Tradizione alternativa a quella ultraiectina è quella che si rifà alla Chiesa Cattolica Apostolica Brasiliana, fondata nel 1945 da Carlos Duarte Costa (oggi venerato come santo dalla sua Chiesa come San Carlo del Brasile).

Altra importante aggregazione di chiese vetero-cattoliche è il Consiglio Mondiale delle Chiese Cattoliche Nazionali (WCNCC). Di questa unione fanno parte:

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Siti di Chiese e istituzioni facenti capo all'Unione di Utrecht

[modifica] Chiese


[modifica] Diocesi, decanati e parrocchie
[modifica] Svizzera
[modifica] Italia
[modifica] Austria
[modifica] Paesi Bassi
[modifica] Repubblica Ceca

[modifica] Istituzioni

[modifica] Altri siti

[modifica] Note

  1. ^ http://www.chiesaveterocattolica.org/chiarimenti/diaspora.htm
  2. ^ http://www.diopadremisericordioso.net/images/stories/pdf/parish_status_of_the_old_catholic_congregation_03-09-2004.pdf
  3. ^ http://www.chiesaveterocattolica.org/chiarimenti/bolzano.htm
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