Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri

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Coordinate: 43°43′09.57″N 10°24′03.43″E / 43.719325°N 10.400953°E43.719325; 10.400953

Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Toscana
Località Pisa
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Pisa
Architetto Giorgio Vasari, Pasquale Poccianti, Gaetano Niccoli
Stile architettonico manierista
Inizio costruzione 1565
Completamento 1859
Giuseppe Pera, Veduta della piazza dei Cavalieri (1801-1803)

La chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri è un luogo di culto cattolico che si trova nel centro storico di Pisa, in piazza dei Cavalieri.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Questa voce fa parte della serie
Piazza dei Cavalieri
Voci principali

La prima pietra della chiesa fu posta il 17 aprile 1565 da Cosimo I de' Medici, il committente del rinnovato spazio pubblico di piazza dei Cavalieri per l'Ordine dei cavalieri di Santo Stefano, fondato dal granduca per combattere la pirateria turca nel Mediterraneo.

Progettata da Giorgio Vasari, per costruirla in piena libertà venne demolita una vecchia chiesa di San Sebastiano alle Fabbriche Maggiori, citata dal 1074, che prendeva il nome dalle officine dei fabbri presenti nella zona, almeno dal VII al XIII secolo. Ai lavori sovrintese David Fortini e furono ultimati nell'agosto del 1567; il 21 dicembre 1569 la chiesa venne consacrata.

Il campanile venne aggiunto tra il 1570 e il 1572: caratterizzato da un'elegante cella campanaria con trifore, fu eretto da Giovanni Fancelli su disegno del Vasari.

Nel secolo successivo fu decorata con la maggior parte delle tele che ancora vi sono esposte, dipinte dai maggiori maestri del Seicento fiorentino. l'altare e la navata furono progettati da Pier Francesco Silvani.

Tra il 1683 e il 1691 furono edificati i due corpi laterali, usati come spogliatoi e magazzini dei cavalieri. Nel Settecento alcuni progetti (di Gherardo Mechini, Paolo Guidotti...) suggerirono di trasformare la pianta della chiesa a croce latina, ma non vennero messi in opera.

Nell'Ottocento di nuovo fu indetto un concorso per rinnovare drasticamente il volto della chiesa: dei numerosi progetti pervenuti (di Ranieri Gherardi, Torpè Donati, Alessandro Gherardesca, Florido Galli, Niccolò Matas e Pasquale Poccianti) venne scelto quello del Poccianti, che prevedeva la realizzazione di due navate laterali articolate per mezzo di grandi colonnati, ma nessuno venne attuato. Nel 1859 l'ingegner Gaetano Niccoli, dopo la soppressione dell'Ordine, realizzò due vani simili a navate a partire dai corpi laterali, con la sistemazione che tutt'oggi si può vedere.

Oggi la chiesa fa parte del demanio ed è officiata da un rettore mons. Aldo Armani.

Da gennaio 2014 "al suo interno è ufficialmente partito il cantiere per il rifacimento della copertura della chiesa, danneggiata da infiltrazioni d'acqua che già avevano colpito la pala lignea raffigurante la Lapidazione di Santo Stefano, dipinta dallo stesso Vasari (restaurata grazie al finanziamento di 70.000 euro provenienti da Esselunga). La ditta Mida di Pistoia ha vinto l’appalto da 350mila euro, grazie al finanziamento della Fondazione Pisa. Tuttavia la Soprintendenza ha fatto un’altra scoperta: in una piccola corte interna ove avrebbero dovuto essere collocati i ponteggi, sono stati scoperti, in uno stato di assoluto ab- bandono ed esposti alle intemperie, una serie di ‘reperti’, mescolati a calcinacci e materiali di scar- to: rifiuti speciali e una copertura di eternit di circa 25 mq. Per smaltire questo materiale dovrà intervenire una ditta specializzata con un costo preventivato di 3-4 mila euro. Assieme ai rifiuti speciali sono stati trovati anche reperti storici, tra cui basamenti, iscrizioni e frammenti di colonne." Tratto dalla pubblicazione "Libro Bianco sui beni culturali pisani" a cura del Gruppo Cultura di Una Città in Comune"[1]

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Esterno[modifica | modifica sorgente]

La facciata, in marmo bianco di Carrara, fu disegnata da Don Giovanni de' Medici, figliastro di Cosimo I, il cui progetto fu preferito a quello originario del Vasari. Venne coadiuvato da Alessandro Pieroni. È caratterizzata da due ordini con colonne, lesene, cornici laterali, un arco ribassato al centro e un timpani con lo stemma dei Medici e dell'Ordine di Santo Stefano. Un'iscrizione ricorda l'edificazione della chiesa e un'altra la realizzazione della facciata ai tempi di Ferdinando I de' Medici.

Le ali laterali vennero intonacate e decorate sobriamente nel 1934.

Interno[modifica | modifica sorgente]

Bronzino, Natività di Cristo

La chiesa ha una pianta rettangolare a navata unica con un coro quadrato e numerosi altari lignei che si aprono sui fianchi.

L'interno è vasto e luminoso e presenta una sontuosa decorazione tesa a celebrare le imprese dell'Ordine dei cavalieri di Santo Stefano.

Tra i numerosi trofei di guerra che adornano la chiesa spicca la preziosa serie di bandiere, in gran parte conquistate ai turchi durante i ripetuti scontri navali, realizzate tra la metà del XVI e gli inizi del XVIII secolo, insieme ad antichi fanali di navi collocati tra le ampie finestre. Da un'imbarcazione da parata provengono i frammenti scultorei disposti in controfacciata e lungo la parete destra, in legno policromo, in cui sono scolpite espressive figure di schiavi turchi mischiati ad animali ed armi, della fine del XVII secolo. Le acquasantiere sono di Giovanni Fancelli, scolpite su disegno del Vasari (1568).

Sempre in controfacciata e lungo le pareti sono cinque dipinti a monocromo, con Storie di Santo Stefano papa e martire, unica preziosa testimonianza dell'addobbo allestito per celebrare l'ingresso in città del granduca Ferdinando II (31 marzo 1588), cui si deve la commissione del prezioso soffitto ligneo, intagliato e dorato dall'intagliatore Bartolomeo Atticciati (1604). Il soffitto include sei dipinti su tavola raffiguranti episodi militari e civili dell'Ordine, eseguiti dai principali artisti fiorentini legati al casato mediceo; iniziando dall'altare maggiore troviamo la Vestizione di Cosimo I de' Medici di Ludovico Cardi detto il Cigoli, il Ritorno della flotta dalla battaglia di Lepanto di Jacopo Ligozzi, L'imbarco di Maria de' Medici a Livorno di Cristofano Allori, la Vittoria nell'arcipelago greco di Jacopo Chimenti detto l'Empoli, cui spetta anche La presa della città di Bona e L'espugnazione della città di Prevesa di nuovo del Ligozzi.

Dettaglio del soffitto ligneo di Santo Stefano

Lungo la parete sinistra sorge il pulpito, in marmi policromi, del fiorentino Chiarissimo Fancelli (1627), proveniente dal duomo, sopra il quale è il dipinto del pisano Aurelio Lomi con Madonna con bambino tra i santi Giuseppe e Stefano del 1593, eseguito per il vicino palazzo dell'Ordine dei Cavalieri.

Nel presbiterio spicca il prezioso altare maggiore, realizzato in marmi policromi e bronzo dorato da Giovanni Battista Foggini (1702-09), cui spettano anche le statue di Santo Stefano papa tra le figure allegoriche della Religione e della Fede, e il trono in bronzo con il rilievo della Decapitazione di santo Stefano.

Nell'urna sottostante si conservano le reliquie del santo titolare giunte a Pisa da Trani nel 1682.

Nell'ala destra si conserva il dipinto di Giorgio Vasari, cui spetta il progetto iniziale della chiesa, con la Lapidazione di santo Stefano (1571), mentre nell'ala sinistra si trova una splendida Natività di Cristo del fiorentino Bronzino (firmata e datata 1564).

Nella sagrestia è collocato il gruppo scultoreo con Santo Stefano e le allegorie della Ragione e della Trinità realizzato dal Foggini nel 1683 in occasione della traslazione del corpo del santo. Ancora a Giorgio Vasari spetta il disegno delle due acquasantiere in marmo, all'ingresso della chiesa, realizzate da Giovanni Fancelli nel 1568.

La vicina cappella del santissimo Sacramento è una realizzazione di Florido Galli (1837).

Organi a canne[modifica | modifica sorgente]

Organo antico[modifica | modifica sorgente]

Giorgio Vasari fece realizzare su suo progetto due casse d'organo poggianti su altrettante cantorie lignee e collocate ai due lati dell'abside, a ridosso della parete fondale della navata. Sulla cantoria di destra venne costruito nel 1571 un organo a canne dal cortonese Onofrio Zeffirini. L'organo di sinistra venne in seguito ricostruito nel 1733 dall'organaro senese Azzolino Bernardino della Ciaja; si trattava di uno strumento completamente innovativo contando cinque tastiere (di cui la quinta per il cembalo) e pedaliera. La sua disposizione fonica era la seguente:

Prima tastiera
Principale I 8'
Principale II 8'
Bordone 8'
Ottava 4'
Decimaquinta 2'
Decimanona 1.1/3'
Vigesimaseconda 1'
Vigesimasesta 2/3'
Vigesimanona 1/2'
Flauto in VIII 4'
Nazardo 2.2/3'
Cornetto 1.3/5'
Fagotti e Oboè
Clarone e Trombe
Pedale Sezione I tastiera
Contrabbassi tappati 16'
Bassi 8'
Bassi di Tromba
Seconda tastiera
Principale I 16'
Principale II 16'
Principale I 8'
Principale II 8'
Principale III 8'
Principale IV 8'
Ottava I 4'
Ottava II 4'
Ottava III 4'
Quintadecima I 2'
Quintadecima II 2'
Quintadecima III 2'
Decimanona I 1.1/3'
Decimanona II 1.1/3'
Vigesimaseconda I 1'
Vigesimaseconda II 1'
Vigesimasesta I 2/3'
Vigesimasesta II 2/3'
Vigesimanona I 1/2'
Vigesimanona II 1/2'
Flauto traversiere 8'
Flauto in VIII 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Flauto in XV 2'
Fagotti e Oboe
Clarone e Trombe
Voci umane 8'
Pedale Sezione II tastiera
Basso 16'
Bassotti 8'
Bombarda 16'
Bassi di Bombarda 8'
Contrabbassi 16'
Terza tastiera
Principale I 8'
Principale II 8'
Voce Languente 8' Bassi
Voce Languente 8' Soprani
Flauto a fuso 4'
Nazardone a fuso 2.2/3'
Cornettone a fuso 1.3/5'
Corni da caccia
Flagelletto
Trombette
Voce umana 8'
Tremolo
Quarta tastiera
Principale 8'
Ottava 4'
Quintadecima 2'
Decimanona 1.1/3'
Vigesimaseconda 1'
Vigesimasesta 2/3'
Vigesimanona 1.1/3'
Nazardo 2.2/3'
Cornetto 1.3/5'
Regale
Pedale Sezione IV tastiera
Bassi di Principale

Organo maggiore[modifica | modifica sorgente]

L'organo di Azzolino Bernardino della Ciaja rimase in buono stato e suonabile per circa 40-50 anni. In seguito cadde in disuso e, insieme all'altro organo, venne ricostruito nel XIX secolo. Nel 1914, Giovanni Tamburini costruì un nuovo strumento (opus 65) al posto dei due precedenti, tuttora presente nella chiesa e funzionante (2012). L'organo ha tre tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note; il sistema di trasmissione è elettrico. Di seguito, la sua disposizione fonica:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale forte 8'
Principale dolce 8'
Flauto 8'
Dulciana 8'
Viola 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Decima Seconda 2.2/3'
Decima Quinta 2'
Ripieno 5 file
Ripieno 6 file
Tromba 8'
Tuba 8'
Tuba 4'
Seconda tastiera - Espressivo[2]
Bordone 16'
Principale f.c. (fuori cassa) 8'
Principale dolce 8'
Principalino 8'
Eufonio 8'
Bordone 8'
Flauto 8'
Gamba 8'
Salicionale 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Decima Seconda 2.2/3'
Decima Quinta 2'
Terza 1.3/5'
Ripieno 5 file
Ripieno 6 file
Cornetto 4 file
Voce umana 8'
Voce celeste 8'
Coro viole 8'
Tromba 8'
Clarinetto 8'
Oboe 8'
(vuoto)
Tremolo
Terza tastiera - Espressivo[2]
Bordone 16'
Principale f.c. 8'
Principale dolce 8'
Principalino 8'
Eufonio 8'
Bordone 8'
Flauto 8'
Gamba 8'
Ottava 4'
Ottava eolina 4'
Flauto 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Decima Seconda 2.2/3'
Decima Quinta 2'
Terza 1.3/5'
Ripieno 5 file
Ripieno 6 file
Cornetto 4 file
Voce umana 8'
Voce celeste 8'
Coro viole 8'
Tromba 8'
Clarinetto 8'
Oboe 8'
Voce Corale 8'
Arpa
Campane
Tremolo
Pedale
in Cornu Epistulae
Contrabbasso 16'
Violone 16'
Basso 8'
Violoncello 8'
Bombarda 16'
Trombone 8'
in Cornu Evangelii[3]
Contrabbasso dolce 16'
Salicionale 16'
Bordone 16'
Basso armonico 8'
Salicionale 8'
Ottava 4'
Campane
Tremolo

Organo a cassapanca[modifica | modifica sorgente]

Nella chiesa si trova un organo a cassapanca costruito dalla ditta organaria Anselmi-Tamburini. Lo strumento, a trasmissione integralmente meccanica, ha un'unica tastiera di 58 note ed un pedaliera di 12 costantemente unita al manuale. La sua disposizione fonica è la seguente:

Manuale
Principale 8' Soprani
Bordone 8' Bassi
Bordone 8' Soprani
Flauto in VIII 4'
Decimaquinta 2'

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://unacittaincomune.it/wp-content/uploads/2014/07/Libro-bianco-sui-beni-culturali-pisani.pdf
  2. ^ a b La seconda e la terza tastiera hanno in comune tutti i registri
  3. ^ in cassa espressiva

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alessio Varisco, Maremma terra di cavalieri. Giovanniti, Templari e Cavalieri di Santo Stefano, edizioni Effigi, Arcidosso, 2010.
  • Stefano Sodi e Stefano Renzoni, La chiesa di Santo Stefano e la piazza dei Cavalieri, collana Mirabilia Pisana, edizioni Ets, Pisa 2003.
  • C. Moretti, L'Organo italiano, Casa musicale eco, Monza, 1989, pp. 401-402. ISBN 88-6053-030-X

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]