Chiesa di Santo Stefano (Venezia)

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Coordinate: 45°26′01.46″N 12°19′51.19″E / 45.433739°N 12.330886°E45.433739; 12.330886

Chiesa di Santo Stefano
La chiesa e il campanile.
La chiesa e il campanile.
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Località Venezia-Stemma.pngVenezia
Religione Cristiana Cattolica di rito romano
Titolare Stefano protomartire
Diocesi Patriarcato di Venezia
Stile architettonico Gotico
L'interno
Il campanile alto 66 m

La chiesa di Santo Stefano è un luogo di culto cattolico della città di Venezia, situato nel campo omonimo nel sestiere di San Marco, non lontano dal Ponte dell'Accademia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa venne edificata tra la fine del XIII secolo e e l'inizio del XIV secolo dai frati eremitani di Sant'Agostino, che si erano stabiliti a Venezia verso la fine del Duecento. Venne riedificata nel XIV secolo e subì consistenti ampliamenti nel corso del XV secolo[1].

La chiesa fu spesso teatro di episodi di violenza e anche di omicidi, tanto che per questo motivo nel corso dei secoli venne sconsacrata per ben sei volte.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santo Stefano si affaccia su Campo Santo Stefano con il fianco destro. In esso si aprono varie monofore ogivali e, nella campata centrale delle tre visibili da fuori, anche un portale laterale con cornicione marmoreo scolpito.

La facciata appare molto più imponente di quanto lo sia poiché si affaccia su una strada molto angusta. Nella fascia superiore vi sono un rosone al centro e due bifore gotiche ai lati. In quella inferiore, in asse con la finestra centrale, si trova l'imponente portale, opera di Bartolomeo Bono che lo realizzò nel 1442 e caratterizzato da una lunetta in stile gotico fiammeggiante, il cui perimetro è decorato con volute. Ai due lati della lunetta, vuota al centro, si trovano due snelle gugliette a pianta ottagonale, mentre alla sommità dell'arco vi è una piccola statua marmorea raffigurante Gesù in trono.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della chiesa è a tre navate separate da colonne corinzie circolari in marmo di Verona sorreggenti cinque archi ogivali per lato.

Pomponio Amalteo, Battesimo di Cristo.

La navata centrale, illuminata, oltre che dalle finestre della facciata, anche da finestre a lunetta aperte nel Settecento, è coperta da un soffitto a chiglia di nave, sorretto da travi incise che corrono parallele al pavimento della chiesa, a circa otto metri da terra.

All'interno della chiesa si nota la grande lastra tombale che copre le spoglie del doge Francesco Morosini, il Peloponnesiaco, opera del 1694 di Antonio Gaspari e Filippo Parodi.

Sopra la controfacciata si trova il maestoso Cenotafio di Domenico Contarini, morto nel 1526, che fu eretto dai discendenti solo nel 1650. Esso, situato tra il portale ed il rosone, si può suddividere in tre fasce orizzontali:

  • fascia inferiore: epitaffio del condottiero;
  • fascia mediana: all'interno di una nicchia con arco a tutto sesto si trova la statua equestre bronzea del Contarini (al lato, invece, il busto di un cardinale);
  • fascia superiore: timpano.

L'abside poligonale, che è anche un ponte sotto al quale scorre un rio navigabile, è chiusa da una transenna marmorea sotto la quale si trova l'altar maggiore.

La sagrestia ospita quattro tele di Jacopo Tintoretto: Resurrezione, l'Ultima Cena, Cristo lava i piedi agli apostoli e l'Orazione nell'orto. Altro grande artista presente in questo stesso spazio è Antonio Vivarini con due notevoli opere: San Nicola di Bari e San Lorenzo martire. È presente anche la tela di Pomponio Amalteo con la raffigurazione del Battesimo di Cristo.

Nel chiostro delle sculture spicca la stele funeraria a ricordo di Giovanni Falier opera del 1808 di Antonio Canova.

Campanile[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile della chiesa, alto 66 m, di impianto romanico con cella a tre archi e sovrastato da un tamburo ottagonale, è caratterizzato da un'accentuata pendenza, che, pur non presentando particolari rischi, viene comunque continuamente monitorata. Nel 1904 venne consolidato dall'ingegnere Crescentino Caselli.

Reliquie[modifica | modifica wikitesto]

Si conserva il corpo di santo Stefano protomartire.

Particolarità:

Ponte sotto San Stefano

Sotto l'altare della chiesa passa un canale, navigabile solo con bassa marea.

Chiostro[modifica | modifica wikitesto]

Dalla porta della navata di sinistra si accede al chiostro, risalente al 1529 e progettato dallo Scarpagnino dopo un precedente incendio.

Al centro vi è una vera da pozzo ed è cinto tutto intorno da un portico con colonne ioniche architravate; le facciate erano state affrescate dal Pordenone con scene tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento. Tre di questi, staccati dalla parete ovest, sono ora conservati alla Galleria Giorgio Franchetti e sono:

  • Cacciata di Adamo ed Eva;
  • Cristo e la Samaritana;
  • Cristo e la Maddalena.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Associazione Storico Culturale Sant'Agostino

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