Chiesa di Santa Maria in Trivio

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Santa Maria in Trivio
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione Chiesa cattolica di rito romano
Titolare Maria
Diocesi Roma
Consacrazione 25 marzo 1675
Architetto Giacomo Del Duca
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione prima del 537
Completamento 1575

La chiesa di Santa Maria in Trivio è una chiesa di Roma, nel rione Trevi, posta in piazza dei Crociferi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La chiesa ebbe anticamente la denominazione di Santa Maria in Xenodochio o più semplicemente in synodo, per la vicinanza con l’ospizio per ammalati e pellegrini, fondato secondo la tradizione dal generale di Giustiniano, Belisario, che resse l’Italia dopo averla liberata dai Goti nel 537. La chiesa mantenne questo nome fino al XV secolo, quando venne gradualmente sostituito da quello di Santa Maria in Trivio.

Nel 1535 la chiesa era parrocchia, soppressa nel 1601, ripristinata nel 1669 e definitivamente soppressa da Leone XII nel 1825.

Nel 1571 la chiesa fu affidata all’ordine dei Crociferi, che tra il 1573 e il 1575 fecero ricostruire la chiesa dall’architetto Giacomo Del Duca. Dopo la soppressione dei Crociferi la chiesa passò di mano diverse volte: nel 1657 fu affidata ai Camilliani, che provvidero ad ulteriori lavori di restauro e decorazione; nel 1839 fu affidata ai Caracciolini; infine nel 1854 Pio IX la affidò alla Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue che ancora oggi la possiedono.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

L'interno

La facciata della chiesa è vivacemente animata da paraste e cornici, e da finestre, targhe e nicchie. L'interno si presenta ad un’unica navata, con abside e otto cappelle laterali, quattro per parte.

La volta fu affrescata dal pittore Antonio Gherardi nel 1669-1670, incorniciata da stucchi dorati, con raffigurazioni riguardanti la vita di Maria. Al centro troviamo tre scene: la Presentazione di Maria al tempio, l’Assunzione, la Circoncisione di Gesù. Attorno a queste tre scene centrali, si sviluppano altre raffigurazioni: la Natività della Vergine, la Visita di Elisabetta, la Fuga in Egitto, la scena di Gesù fra i dottori nel tempio, l’Adorazione dei Magi, la Sacra Famiglia. La volta è stata recentemente restaurata (1999).

Nelle quattro cappelle di destra possiamo ammirare:

  • nella prima, nella quale un tempo si apriva una delle porte laterali, ora murate, si trovano due lapidi: nella prima si ricorda la concessione della chiesa ai Camilliani; nella seconda la visita di Giovanni XXIII il 4 gennaio 1963;
  • nella seconda si trova l’altare dedicato alla Madonna del Preziosissimo Sangue, il cui quadro è attribuito a Pompeo Batoni; qui è conservato solo una fotografia dell’originale conservato nel museo dell’ordine ad Albano. Anticamente questa cappella era dedicata al Crocifisso; nel sottarco si trovano sette piccole tele raffiguranti diverse scena della vita di Gesù;
  • nella terza cappella è conservato un Crocifisso risalente al 1350 circa, di scuola veneziana; nel sottarco scene della Passione dipinte da Francesco Grimaldi;
  • nella quarta cappella vi è una tela raffigurante una Crocifissione con la Vergine, San Giovanni e la Maddalena opera del Grimaldi.

All’altare maggiore, nell’edicola che sovrasta il tabernacolo, si trova una tavola con Madonna col bambino (XV secolo), inserita all’interno di una raggiera dorata, sormontata da una corona donata dal Capitolo Vaticano nel 1677.

Nelle quattro cappelle di sinistra possiamo ammirare (risalendo la chiesa verso l’uscita):

  • nella prima, la tela raffigurante il Martirio di San Cleto del cappuccino Cosimo Piazza;
  • nella seconda, l’urna con le spoglie di San Gaspare del Bufalo, fondatore della Congregazione a cui appartiene la chiesa, opera realizzata nel 1954 quando Pio XII canonizzò il missionario;
  • nella terza cappella, la tela raffigurante Santa Maria Maddalena comunicata dall’angelo, opera di Luigi Scaramuccia (1672), allievo del Reni e del Guercino;
  • infine nella quarta cappella, dove un tempo si apriva la porta che portava nel cortile del convento, ora sono murate due lapidi: quella superiore ricorda la consacrazione della chiesa, il 25 marzo 1675; quella inferiore la traslazione dei resti mortali del venerabile don Giovanni Merlini (morto nel 1873).

Nel soffitto della sacrestia è conservato un bel affresco raffigurante il Trionfo della croce, opera di Bartolomeo Morelli del 1674.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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