Chiesa di Santa Maria di Loreto (Lugano)

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Chiesa di Santa Maria di Loreto
Portico e campanile
Portico e campanile
Paese bandiera Svizzera
Regione Blank.pngWappen Tessin matt.svgBlank.png Ticino
Località Lugano
Religione Cattolica
Diocesi Lugano
Anno consacrazione 1907
Architetto {{{Architetto}}}
Stile architettonico rinascimentale, barocco
Inizio costruzione 1524
Completamento 1728
Demolizione {{{Demolizione}}}
Sito web

La chiesa di Santa Maria di Loreto[1] fu eretta dal 1520 al 1524 a Lugano nel quartiere di Lugano-Loreto per volontà dei vicini luganesi, incorporando una cappella tardoquattrocentesca.

Indice

[modifica] Storia

L'edificio cinquecentesco richiamava quelli progettati a Milano e dintorni da Guiniforte Solari[2], suocero di Giovanni Antonio Amadeo. Chiusa dal 1874, nel 1904 la proprietà della chiesa passa dal comune di Lugano alla Curia vescovile che la riapre al culto affidandola nel 1905 ai frati minori francescani, viene rinnovata e consacrata nel 1907.

Il portico citato nel 1632]] al primo piano, ora adibito ad abitazione, ospitava la sala della Confraternita di San Carlo Borromeo che ne finanziò la costruzione assieme al campanile eretto negli anni 1632-1634; altri lavori d'ampliamento furono conclusi nel 1728 con l'aggiunta della Santa Casa; si ebbe una ristrutturazione interna nel 1907. Subì restauri complessivi negli anni 1935 (tetto e campanile), 1939 (il portico), 1941-1942 (La Santa Casa), 1948-1949 (gli apparati decorativi), e dal 1996-2000.

Dal 1904 al 2007 è stata retta dai frati Minori francescani residenti nell'attiguo convento, eretto da Giuseppe Kaiser a partire dal 1925. Con l'agosto 2007 è ritornata alla disponibilità della Diocesi di Lugano. La chiesa è un santuario mariano di un certo rilievo, gemellato con l'omonimo grande santuario italiano e con la Basilica dell'Annunciazione di Nazaret.

[modifica] Descrizione

Il portico a cinque campate d'ordine tuscanico presenta il piano superiore decorato esternamente da scene affrescate della Passione; sulla volte a crociera: cartelle barocche in stucco contenenti la Madonna lauretana con il triregno e gli Evangelisti: quest'ultimi attribuiti a Francesco Antonio Giorgioli[3] di Meride, del 1680 circa; nelle lunette: tre ex voto e la Processione dei confratelli di san Carlo dalla collegiata di San Lorenzo a Loreto, svoltasi nel 1620.

Il portale rinascimentale in pietra di Saltrio con inserti in marmo d'Arzo, nel fregio, oltre a tre trigrammi di San Bernardino da Siena «I(ESVS) H(OMINVM) S(ALVATOR)» - in stretta relazione coi frati dell'Osservanza in Santa Maria degli Angeli - reca l'iscrizione della fondazione della chiesa: un distico elegiaco datato 8 settembre (nascita di Maria Vergine) 1524 alla conclusione dei lavori: «CANDIDA LAVRETI CONSCENDENS LIMINA TEMPLI/ SISTE LVGANANSIS CONTIO FVNDE PRECES/ POLITIBVS FLEXIS MARIAM VENERARE PRECATVR/ HAEC NATV(M) VT PARCAT CRIMINA CVNCTA TIBI/ MDXXIII OCTAVO SETEMBR(IS)» («Popolo luganese che sali alle bianche soglie della chiesa della Madonna di Loreto, fermati, genuflesso venera Maria e prega che supplichi Gesù di perdonarti tutti i peccati. 8 settembre 1524»; nella soprastante lunetta: l'affresco della Traslazione della Santa Casa di Loreto, del 1530 circa attribuito a Bartolomeo da Ponte Tresa; la porta lignea settecentesca presenta sei riquadri intagliati a motivi ornamentali.

[modifica] Interno

All'interno la larghezza della navata corrisponde ai tre assi centrali del portico, a quelli esterni corrispondono due cappelle laterali. La navata coperta con volta a botte lunettata si conclude con un coro quadrangolare con volta a crociera dietro cui si trova la Santa Casa di Loreto, del biennio 1728-1729, copia di quella del santuario nelle Marche, cui si accede mediante i due corridoi ai lati dell'altare. Nel sepolcreto al di sotto dell'altare ligneo della cappella è collocata una pietra proveniente dalla grotta della Santa Casa, venerata nella basilica di Nazaret, la quale è stata concessa dalla Custodia di Terrasanta (2008). Sulla parete di fondo del coro: l'affresco del 1729 a cinque scomparti incorniciati da stucchi, raffigurante l'Assunta, i Santi Lorenzo e Stefano e l'Annunciazione, attribuito a Giulio Quaglio[4] di Laino, posto attorno alla finestra che dà sull'interno della Santa Casa.

Altare maggiore

Notevoli sono gli affreschi eseguiti nel 1530 circa sull'arco di trionfo: forse appartenente ad un ciclo più ampio, ora rimane l'affresco (restaurato nel 1999 da Mario Moglia)[5] con l'Annunciazione e i santi Francesco d'Assisi e Antonio di Padova avvicinabile allo stile del Maestro del coro degli Angeli, identificabile con Giovanni Antonio da Lecco detto Codolo, attivo nel coro della chiesa di Santa Maria degli Angeli e nella Chiesetta-oratorio di Sant'Andrea a Agnuzzo; sulla parete ovest della navata, entro una cornice in stucco con angeli e putti, del secolo XVII: affresco d'ispirazione luinesca raffigurante la Crocifissione coi santi Sebastiano, Rocco e un appestato forse ascrivibile al citato Codolo[6].

Nella cappella di Sant'Antonio di Padova: decorazioni in stucco della seconda metà del Seicento; paliotto in scagliola del secolo XVIII. Nelle due cappelle a ridosso della controfacciata: stucchi attribuiti a maestranze caronesi del 1660 circa; in quella di destra: le tre statue lignee (d'ignota provenienza) di Cristo portacroce (con palesi riferimenti leonardeschi), di una pia donna e della Madonna con sant'Anna (?) scolpite attorno al 1560[7]; meritano attenzione gli affreschi con gli Episodi della vita dei santi Gioacchino ed Anna, attribuite a Giacomo[8] ed Giovanni Andrea Casella[9] di Carona, della seconda metà del secolo XVII.

Nella cappella della Madonna delle Grazie, sulla parete sinistra: affresco tardogotico della Madonna di Loreto, nella mandorla da cui sbucano due angioletti, seduta sopra la Santa Casa, del tardo secolo XV, che ricorda gli stilemi di Cristoforo da Seregno e di suo nipote Nicolao[10], operanti nella loro bottega di Lugano; affreschi mariani sulla volta.

Sul sagrato: statua di San Francesco d'Assisi scolpita da Pietro Antonio Borsari[11] nel 1937. Una edicola reca il malconcio affresco della Madonna di Loreto restaurato nel 1986 che forse originariamente ornava la parete d'altare della chiesa, modificata durante i lavori del 1728; l'autore forse è Bartolomeo da Ponte Tresa, ma Agosti, Stoppa e Tanzi[12] fanno il nome di Giovanni Antonio De Lagaia[13] di Ascona.

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Note

[modifica] Bibliografia

  • Wilhelm Suida, Tessiner Maler des beginnenden Cinquecento und ihre Beziehungen zu Bramantino, in «Anzeiger für schweizerische Altertumskunde», N.F. VIII, 1912, 231.
  • Luigi Brentani, Miscellanea storica ticinese. Notizie d'arte, di coltura, i religione, di politica e i curiosità, Ati grafiche Bari & C., Como, 1926, 175-176.
  • Wilhelm Suida, La pittura nel Rinascimento nel Cantone Ticino, Milano 1932, 11.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 261-262.
  • Isidoro Marcionetti, Chiesa e Convento di Santa Maria di Loreto in Lugano, Lugano 1987.
  • Michele Piceni, Maria e Vittorio Brambilla Di Civesio, La soppressione dei conventi nel Cantone Ticino, Locarno 1995, 236-237.
  • Lara Calderari, Contributi alla pittura del primo Cinquecento nel Canton Ticino: il Maestro del coro degli Angeli e il Maestro della Cappella Camuzio, in «Arte cristiana», LXXXV, 1997, 423.
  • Luciano Vaccaro, Giuseppe Chiesi, Fabrizio Panzera, Terre del Ticino. Diocesi di Lugano, Editrice La Scuola, Brescia 2003, 443, 444.
  • AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 313-314.
  • Lara Calderari, Da e verso il Canton Ticino. Scambi artistici tra Quattro e Cinquecento, in «Arte+Architettura in Svizzera», 3, 2007, 56.
  • Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, Marco Tanzi, Il Rinascimento lombardo (visto da Rancate), in Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, Marco Tanzi (a cura di), «Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini», Officina Libraria, Milano 2010.
  • Lara Calderari, Lugano. Santa Maria di Loreto, in Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, Marco Tanzi (a cura di), «Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini. Itinerari», Officina Libraria, Milano 2010.
  • Laura Damiani Cabrini, Giacomo e Giovan Andrea Casella. Due pittori caronesi nella Torino secentesca, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Roma nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, Edizioni Ticino Management, anno 11, numero 52, ottobre 2011, Lugano 294-309.

[modifica] Voci correlate

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