Chiesa di Santa Maria della Catena (Palermo)

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Coordinate: 38°07′09.15″N 13°22′10.51″E / 38.119208°N 13.369586°E38.119208; 13.369586

Santa Maria della Catena
La chiesa con il loggiato in stile gotico-catalano
La chiesa con il loggiato in stile gotico-catalano
Stato Italia Italia
Regione Sicilia
Località Palermo
Religione cattolica
Titolare Maria
Diocesi Arcidiocesi di Palermo
Inizio costruzione 1490
Completamento 1520

La chiesa di Santa Maria della Catena è una struttura in stile gotico-catalano che si trova nei pressi della Cala a Palermo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Venne costruita, al posto di una piccola cappelletta, tra il 1490 e il 1520 a opera dell'architetto Matteo Carnilivari e prese questo nome poiché su un muro della chiesa era posta un'estremità della catena che chiudeva il porto della Cala. Una versione più leggendaria parla di un miracolo che nel XIV secolo fece sciogliere al sole le catene di alcuni prigionieri condannati ingiustamente, che avevano chiesto aiuto alla "Vergine delle Grazie".

L'opera è forse l'esempio più significativo del maturare di un'interpretazione locale del Rinascimento nell'architettura siciliana e palermitana in particolare, con un connubio di elementi tardo rinascimentali e gotico-catalani.

Annessa alla chiesa vi è la casa conventuale del 1602, che dal 1844 è sede dell'Archivio di Stato.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

L'interno

L'architettura della chiesa è caratterizzata da una serrata correlazione tra interno ed esterno. All'interno tre navate sono separate da tozze colonne rinforzate da pilastri rettangolari, che reggono gli archi catalani (ribassati) della volta intervallati da archi ogivali di traverso.

All'esterno si nota una medesima impostazione, con le lesene che percorrono le mura perimetrali e il portico tripartito da archi catalani, come le navate, in cima a una scalinata (inizialmente a due rampe, ampliata nel 1845). Le colonne, in una ricerca anticlassica, appaiono sproporzionate e mortificate dall'esuberanza degli archi con le nervature policrome, dalle fantasiose reinterpretazioni dei capitelli ionici e dagli apparati scultorei minori. Le bifore sono ornatissime e la zona absidale è caratterizzata da un complesso gioco di spazi a base ottagonale, coordinati dalla concezione unitaria.

Opere d'arte[modifica | modifica sorgente]

All'interno sono conservate una Natività con Adorazione dei Pastori, tela del XVII secolo di autore ignoto, una Natività e un'Adorazione dei Magi, bassorilievi del XVI secolo attribuiti a Vincenzo e Antonello Gagini che scolpirono anche i capitelli delle colonne e i portali d'ingresso.

La prima cappella di destra è dedicata a Santa Brigida, con al centro una tela di pittore ignoto del XVII secolo che raffigura la santa in gloria, mentre ai lati e sul soffitto vi sono degli affreschi risalenti al XVIII secolo di Olivio Sozzi, che raffigurano da sinistra la Vergine che incorana santa Brigida, Santa Brigida in gloria e Cristo che gli mostra il suo costato insanguinato.

La seconda cappella contiene l'accesso a un'ex-cappella votiva: la porta era l'antico ingresso della chiesa. L'affresco in questa cappella risale al XIV secolo ed è la venerata effigie della Vergine delle Grazie. In esso la Vergine tiene Gesù Bambino in braccio, che assomiglia a un adulto rimpicciolito a stazza di bambino, poiché secondo i bizantini Gesù, essendo stato sempre molto saggio, non poteva mai essere stato bambino. Ha anche la testa calva per evidenziare la sua saggezza. Ai quattro angoli della cappella si trovano le statue di quattro sante: Margherita (asinsitra dell'altare) Ninfa (a destra dell'altare), Barbara (a sinistra davanti all'affresco) e Oliva (destra). Tutte le statue sono attribuite ai Gagini.

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0.

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