Chiesa di Santa Maria del Priorato (Roma)

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Santa Maria del Priorato
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione Cattolica
Titolare Maria
Diocesi Diocesi di Roma
Inizio costruzione X secolo
La tomba del Piranesi in Santa Maria del Priorato

La chiesa di Santa Maria del Priorato, è un luogo di culto di Roma, nel rione Ripa, situato all’interno della Villa del Priorato di Malta. In passato fu conosciuta anche col nome di Santa Maria in Aventino.

Descrizione e cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Intorno all’anno 939, Alberico, principe dei Romani, trasformò il suo palazzo, sull’estremità meridionale dell’Aventino, in un monastero di monaci benedettini, monastero che fiorì specialmente nel X e XI secolo. Il monastero scomparve nel XV secolo; la chiesa di Santa Maria, restaurata e trasformata più volte, esiste ancora e appartiene all’ordine dei Cavalieri di Malta.

La chiesa, come la villa, fu ristrutturata nel XVIII secolo dal Piranesi, che la decorò con stucchi elegantissimi. Il progetto iconografico, realizzato con grande cura a raffinatezza, ripete dappertutto - dalla piazza esterna alla chiesa agli arredi del giardino - elementi simbolici come il serpente, la nave, la croce, e poi armi ed emblemi militari che alludono alla storia militare dell'Ordine. La piccola chiesa evoca all'esterno il modello architettonico di un tempio romano, mentre la decorazione interna integra la fantasia barocca e controriformista con le memorie classiche diffuse ovunque, a cominciare dal monumento funebre al Piranesi, nella seconda cappella di destra, raffigurato a figura intera, togato, con in mano dei fogli di disegni, appoggiato ad un'erma che reca incisi gli attrezzi dell'incisore e vagamente somigliante, nel volto, a Cicerone.[1]

L’interno, in cui vengono celebrate molte cerimonie ufficiali dei Cavalieri, si presenta ad una sola navata con un unico altare. Vi si conservano diverse tombe, tra cui quella del Piranesi, un’antica tavola lignea raffigurante una Madonna del XIII secolo, ed un antico ciborio bizantino del XII secolo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Armellini, p. 289

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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