Chiesa di Santa Maria dei Ghirli
| Chiesa di Santa Maria dei Ghirli | |
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| Località | Campione d'Italia |
| Religione | Cattolica |
| Diocesi | Diocesi di Como |
| Anno consacrazione | prima dell'874 |
| Stile architettonico | Barocco (chiesa attuale) |
| Inizio costruzione | 1623 (chiesa attuale) |
| Completamento | 1625 (chiesa attuale) |
La chiesa di Santa Maria dei Ghirli[1] (vari storici dell'arte identificarono i 'ghirli' con le 'rondini', ma di recente le ipotesi più attendibili si riferiscono alle 'ghiere' dietro cui stavano le sentinelle al confine del territorio comunale[2]; poi, col passare dei secoli, 'ghirli' ha assunto anche il significato di 'vortice', gorgo, mulinello che si forma nel lago che può tirar sotto qualche ragazzo imprudente) si trova nel comune di Campione d'Italia[3], su un terrazzo direttamente raggiungibile dal lago Ceresio[4] mediante una monumentale scalinata doppia di quattro rampe.
Indice |
[modifica] Storia
L'aspetto attuale è il risultato di modifiche e trasformazioni che si sono stratificate nel corso dei secoli; le più radicali, quelle seicentesche e settecentesche, hanno anche conferito all'edificio il prospetto scenografico verso il lago.
È una meta di pellegrinaggio e contiene importanti cicli di affreschi databili dal Trecento fino al Seicento. Documentata già dal 874 quale chiesa dedicata alla Madonna, fu ricostruita durante i secoli XIII-XIV. Nel Rinascimento la chiesa si presenta come un'aula unica, coperta con un soffitto piano e presbiterio voltato; gli altari in pietra sono tre di cui uno maggiore. Due importanti commissioni di opere d'arte hanno avuto luogo in seguito all'insediamento, nel 1497, dei monaci cistercensi: l'ancóna lapidea e gli affreschi con le Storie dei progenitori.
[modifica] Descrizione
Lavori di trasformazione furono condotti tra gli anni 1623-1625 e il 1634, forse diretti dal pittore locale Isidoro Bianchi[5][6], durante i quali s'innalzò il tiburio e s'impostò la volta della navata. Il pronao tardobarocco prospiciente il lago fu concepito quale arco di trionfo dall'asse fortemente accentuato, aggiunto intorno agli anni 1720-1740, è delimitato ai lati da due colonne con l'architrave mistilineo; sulla cimasa: la Colomba dello Spirito Santo con putti e vasi; sulla volta: stucchi policromi.
I semplici portici laterali sono coperti da tetti a spiovente unico. Il portico a nord poggia contro il basso campanile gotico sopraelevato nel secolo XVII, con tetto conico. Sopra il presbiterio barocco a pianta quadrata s'innalza una cupola con tiburio ottagonale scandito da finestre cieche a sesto ribassato (solo quella a sud è aperta) e oculi, e sormontata da una lanterna. Il coro rettangolare allineato termina in una nicchia per altare; la sagrestia si trova posteriormente. Restauri condotti negli anni 1962-1970.
[modifica] Affreschi esterni
Gli affreschi esterni, scoperti negli ultimi anni dell'Ottocento, furono restaurati con criteri specialistici solo a partire dal 1962. Sotto il portico meridionale, sulla parete esterna a sud si conserva un mirabile Giudizio Universale: Cristo giudice siede su un trono d'impianto architettonico gotico, contornato da angeli riccamente abbigliati, recanti gli strumenti della Passione; ai lati: gruppi di dannati e di beati dipinti con particolare realismo; nella zona inferiore sta la raffigurazione dell'Inferno su sfondo rosso cupo, in cui sono rappresentati vari tormenti inflitti ai peccatori. Il carattere trascendentale dell'affresco viene indicato in alto dal Sole, dalla Luna e dalle figure allegoriche dei Quattro elementi (aria, terra, fuoco, acqua). Un'iscrizione datata 1400 cita gli esecutori dell'opera, gli artisti milanesi Lanfranco De Veris e suo figlio Filippolo[7] (una copia antica della stessa scritta, incisa in marmo, si trova murata nel primo pilastro del portico).
Sopra il portale laterale: affresco dell'Annunciazione, datato 1474; sul secondo pilastro: figura di un Santo monaco con una spada, del 1410 circa; sull'ultimo pilastro: Madonna col Bambino, datata 1480. Le Storie dei progenitori tratte dalla Genesi e i Santi patriarchi Abramo e e gli apostoli Giacomo Maggiore e Giovanni Evangelista, entro una partitura rinascimentale dipinta, opere del 1514, [8], in origine erano sotto il portico nord, poi furono strappate e trasportate su tela dal bergamasco Giuseppe Steffanoni che qui le trasferì nel 1890.
Una struttura architettonica illusionistica inquadra in due scansioni un paesaggio che si apre in profondità; in primopaino, di fronte a ciascuna colonna, tre profeti in piedi sembrano uscire in aggetto verso lo spazio dello spettatore: da sinistra si riconoscono Mosè- con due «corni» (che in realtà sono raggi luminosi d'ispirazione divina) -, Giacobbe e Daniele - sul cui cartiglio è visibile la parola «VNCTIO»,tratta dalla Vulgata; su un pannello separato, a sinistra, si vede un quarto profeta senza indicazioni, di dimensione diversa, identificato tradizionalmente come Abramo. Le tre colonne hanno elaborati capitelli corinzi e fusti lisci, in marmo, di cui due coperti da rampicanti; il robusto architrave, decorato da un fregio composto da due medaglioni con ritratti di profilo - tratti dalla monetazione romana classica - e cavallini alati anguipedi, comprendenti tre cartellini con la data 1514 avvicinabili alle sculture della facciata della Cattedrale di San Lorenzo a Lugano.
Due ariosi paesaggi fanno da sfondo ai progenitori Adamo ed Eva;nella scena di sinistra sono nel Paradiso terrestre, caratterizzato dalla natura rigogliosa e pullulante di forme di vita, con Dio Padre che, sulle nubi animate da angeli, li indica; a destra in un unico riquadro i due episodi successivi: il Peccato originale e la Cacciata dei progenitori dall'Eden: il paesaggio e gli animali sono raffigurati con grande cura, la coppia dei progenitori è ispirata alle stampe di Albrecht Dürer, fonte per alcune piante ed animali; tali incisioni circolavano in abbondanza nella zona prealpina; il bulino con la Discesa al Limbo impiegato per le figura di Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, è datato 1512 a dimostrazione della rapida penetrazione dei modelli nordici. Sul pilastro di fronte all'affresco principale appare un frammento raffigurante di tre quarti e a mezzo busto un uomo maturo abbigliato in vesti contemporanee (forse il committente del ciclo, eseguito dal medesimo pittore[9].
Sulla parete est: Sant'Ambrogio, del secolo XVII; sotto il portico nord: affresco coi Santi Rocco e Sebastiano del 1500 circa; attorno al portale laterale, ora murato, resti di ornamenti trecenteschi e a sinistra: affresco quasi illeggibile raffigurante la Madonna. A sinistra della facciata: Madonna col Bambino, del 1461.
[modifica] Interno
All'interno l'aula presenta una navata a due campate ornata da un cornicione perimetrale su cui s'imposta la volta a botte. Le pareti sud e nord sono scandite da un'articolazione seicentesca di lesene con capitelli ionici fra coppie di arconi (quelli della controfacciata sono stati tolti); nei pennacchi e sul cornicione: interessanti figure di angeli e putti in stucco e sulla volta vigorose fasce in stucco, attribuiti alla bottega di Isidoro Bianchi, in particolare ai suoi figli Pompeo e Francesco.
Gli affreschi gotici degli anni 1350-1360, eseguiti da un anonimo maestro giottesco lombardo (cui si deve anche il ciclo nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta a Brione Verzasca) che palesa affinità riferibili anche a Giovanni da Milano, rivestono la parete sud della navata e delle controfacciata con venti Episodi della vita di San Giovanni Battista: Annuncio dell'angelo a Zaccaria, Visitazione, Nascita, Imposizione del nome, Eremita nel deserto, Predicazione, Battesimo nel Giordano, Rimprovero ad Erode, Incarcerazione, Visita dei discepoli, Cristo li accoglie, Salomè chiede la testa, Decapitazione, Salomè offre la testa ad Erodiade, Testa sepolta in carcere, Deposizione del martire, Incontro al Limbo coi genitori, l’imperatore romano Giuliano fa riesumare il corpo del Battista, Cremazione, Ritrovamento della testa e sua adorazione; sullo zoccolo: riquadri con la Raffigurazione dei Mesi.
Il coro ha una volta a crociera ornata di erme angeliche e putti in stucco; nelle vele: gruppi di putti; nel sottarco: busti di profeti; nella lunetta sopra l'altare maggiore: Adorazione dei Magi, forse di Isidoro Bianchi. L'altare maggiore con colonne di colore nero, forse progettato dalla bottega dei Bianchi, reca un paliotto marmoreo con dipinta la Nascita della Vergine, del secolo XVIII.
La pala d'altare è un trittico in pietra articolato in nicchie, elementi architettonici all'antica - lesene, capitelli, conchiglie, fregi con ovuli e dentelli - e numerose figure a bassorilievo. Tutto l'insieme, unificato da una composizione prospettica e coerente, è dipinto, ma l'attuale cromia non pare quella originale: nel registro inferiore al centro, la tardogotica Madonna col Bambino che stringe in mano un cardellino, simbolo della Passione di Cristo, ridipinta nel secolo XVIII, con ai lati nelle nicchie laterali, ornate da un motivo a conchiglia, le statue barocche dei Santi Maria Maddalena ( a sinistra) e Rocco (a destra), in abito da pellegrino, con la veste sollevata per mostrare il bubbone della peste per la cui guarigione veniva invocato; nella lunetta soprastante, contornata da una ghirlanda: la Crocefissione, circondata da un motivo vegetale e due gruppi di oranti, maschili e femminili di classi ed età diverse con fisionomie riprese dal vero: il brano più accattivante e sincero dell'intera composizione.
L'ancona, collocabile tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, è un'opera non particolarmente elevata, tuttavia aggiornata sulle composizioni compositive e decorative messe in atto nel cantiere del Duomo di Como (ad esempio, l'altare di Sant'Ambrogio, datato 1482). La statua della Madonna col Bambino è sicuramente più antica e forse all'origine stessa del trittico e sembra databile alla prima metà del secolo XIV con rimandi al cosiddetto Maestro della Loggia degli Osii (forse lo scultore Ugo da Campione), a Milano, la cui decorazione prese avvio nel 1316.[10].
Alle pareti laterali: olio su tela con l'Arca di Noè.
Sulla parete nord, assai interessanti dal punto di vista iconografico, stanno altri affreschi, nella prima campata: i Quattro Santi Coronati (protettori dei lapicidi) in una scena che riproduce l’ambiente di lavoro in una bottega medievale, (allusione ai Maestri campionesi), e accanto: Cristo sacerdote e pontefice vestito di una tunica e con una mitra sul capo (richiamo al Volto Santo nel Duomo di Lucca), eseguiti dalla cerchia del Maestro delle Storie del Battista, degli ultimi decenni del Trecento; nella seconda campata: strati di affreschi frammentari di varie epoche raffiguranti Sant'Ambrogio, la Resurrezione di Lazzaro, l'Ultima Cena e un'architettura illusionistica dipinta forse da Isidoro Bianchi nel 1612.
Tra il quarto e quinto decennio del Seicento, la zona del presbiterio e del coro fu completamente affrescata in due tappe dal Bianchi, che ne fece il suo capolavoro, ornata di stucchi attribuiti ai figli e alla bottega. Nel presbiterio, separato dalla navata, con un'inferriata, sulle pareti laterali: Sposalizio della Vergine e Presentazione al tempio, in grandi scenari architettonici; nei pennacchi della cupola: le sibille Frigia, Egizia, Samia e Tiburtina; nel tamburo: riquadri con l'Assunta, due gruppi di apostoli e sibille Delfica, Romana, Ellespontica e Persica; nella cupola: Dio Padre attorniato da angeli; sull'arco trionfale: Annunciazione, e inferiormente, Sant'Isidoro e San Maurizio.
[modifica] Note
- ^ Chiesa di Santa Maria dei Ghirli
- ^ Lurati, 2008, 53, 59.
- ^ Campione d'Italia sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Ceresio sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Isidoro Bianchi pittore
- ^ Isidoro Bianchi sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Lanfranco e Filippolo De Veris pittori
- ^ Attribuite, fin dal principio del Settecento, a Bernardino Luini ( e poi anche a Bramantino e in tempi più recenti e a Domenico Pezzi da Puria detto "Furgnicus", sono state da ultimo avvicinate a Bernardino Marchiselli de Quagis, detto il Bernazzano - un pittore originario di Inzago, forse morto a Milano nel 1522 - che nel 1507 firmò l'affresco sull'altare maggiore della Chiesa di Santa Maria del Soccorso a Uboldo, nei pressi di Saronno.
- ^ Brambilla, 2010, 77.
- ^ Brambilla, 2010, 75.
[modifica] Bibliografia
- Virgilio Gilardoni, Il Romanico. Catalogo dei monumenti nella Repubblica e Cantone del Ticino, La Vesconta, Casagrande S.A., Bellinzona 1967, 260-262.
- Bernard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 323-326.
- AA.VV., Il Santuario dei Ghirli in Campione d'Italia. Guida storico-artistica, Edizioni Pedrazzini, Locarno 1984.
- Gian Alberto Dell'Acqua (a cura di), Il santuario di Santa Maria dei Ghirli in Campione d'Italia, Cinisello Balsamo 1988.
- Franco Mazzini, Affreschi e sculture dalla metà del Trecento all'inizio del Cinquecento, in Il santuario di Santa Maria dei Ghirli in Campione d'Italia, Cinisello Balsamo 1988.
- Giovanni Previtali, Una scultura lignea in Lombardia e la Loggia degli Osii, in Studi sulla cultura gotica in Italia. Storia e Geografia, Torino 1991, 85-92.
- Alessandra Brambilla, Rinascimento di frontiera. Il caso di Campione d'Italia tra Lombardia e Canton Ticino, tesi di laurea, Università degli Studi di Milano, 2005-2006, 174-179.
- AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 359-362.
- Alessandra Brambilla, «I dipinti meritano certamente d'esser conservati». Campione d'Italia, Santa Maria dei Ghirli, 1514, in «ACME. Annali della Facoltà di lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Milano», LX, 2007, 187-209.
- Vera Segre, San Zenone, San Pietro e la Madonna dei Ghirli, in Fabrizio Mena (a cura di), Storia di Campione dal VIII secolo ai nostri giorni, Milano 2007.
- Ottavio Lurati, Ghirla e ghirlanda (Inferno XIV, 10) e le ghirlande di Leonardo in salda muratura...; enigmi semantici, in Paolo D'Achille, Enzo Caffarelli (a cura di), Quaderni Internazionali di RION 3 (2008), Società Editrice Romana, Roma 2008.
- Alessandra Brambilla, Rinascimento a Campione d'Italia. Precisazioni e nuove ipotesi, in «Bollettino Storico della Svizzera Italiana», CXI, Bellinzona 2008, 9-34; Eadem, Campione d'Italia. Santa Maria dei Ghirli, in Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, Marco Tanzi (a cura di), «Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini. Itinerari», Officina Libraria, Milano 2010.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Chiesa di Santa Maria dei Ghirli
[modifica] Collegamenti esterni
- Maestri campionesi sul Dizionario storico della Svizzera
- Isidoro Bianchi sul Dizionario storico della Svizzera
- Campione d'Italia sul Dizionario storico della Svizzera
- La storia del Battista ai Ghirli