Chiesa di Sant'Agostino (San Gimignano)

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Coordinate: 43°28′14.53″N 11°02′30.14″E / 43.470703°N 11.041706°E43.470703; 11.041706

Chiesa di Sant'Agostino
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località San Gimignano
Religione Cattolica
Diocesi Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino
Consacrazione 1298
Stile architettonico Romanico - gotico
Inizio costruzione 1280

La chiesa di Sant'Agostino si trova nel centro storico di San Gimignano, in provincia di Siena, Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino.

Adiacente alla chiesa sorge il Convento agostiniano e un chiostro quattrocentesco: in questi locali fino al 1983 fu ospitata la raccolta ornitologica donata al comune di San Gimignano dalla marchesa Marianna Panciatichi Ximenes d'Aragona Paolucci nel 1918 ed ora esposta nella chiesa del Quercecchio.

Cenni storici ed esterno[modifica | modifica sorgente]

Iniziata nel 1280 e terminata verosimilmente entro il 1298, interamente realizzata in mattoni, è semplice e austera, con i finestroni gotici che scandiscono i fianchi, coronati in alto da una cornice di arcatelle trilobate.

La chiesa presenta caratteristiche derivate sia dall'architettura romanica che da quella gotica. La facciata principale è aperta solo da un portale e da un occhio con la cornice decorata in cotto. Solitamente si accede alla chiesa attraverso la porta che si apre sul fianco destro.

L'interno[modifica | modifica sorgente]

Interno della chiesa

L'ampia navata è coperta con capriate lignee e si conclude con una cappella quadrangolare affiancata da due cappelle minori, anch'esse a pianta quadrangolare.

Cappella di san Bartolo[modifica | modifica sorgente]

Veduta della cappella di san Bartolo

La cappella dedicata al santo sangimignanese è posta nella controfacciata della chiesa. L'altare marmoreo è opera di Benedetto da Maiano, mentre il pittore sangimignanese Sebastiano Mainardi, cognato del Ghirlandaio, ha affrescato la volta con i dottori della Chiesa (Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio) e la parete accanto all'altare con San Gimgnano, Santa Lucia e San Nicola di Bari

Interessante è anche il pavimento realizzato con mattonelle in maiolica originali del XV secolo, opera di Andrea della Robbia.

La cancellata in ferro battuto che delimita la cappella è invece una realizzazione ottocentesca.

Le opere sulla parete destra della navata[modifica | modifica sorgente]

Pier Francesco Fiorentino, Madonna in trono col Bambino e santi (1494) e lunetta di Vincenzo Tamagni
  • Nel primo altare della parete di destra vi è ua tavola con Madonna in trono col Bambino e Santi datata 1494 di Pier Francesco Fiorentino, pittore molto prolifico in tutta la Valdelsa: Pier Francesco Fiorentino raffigurò di piccole dimensioni anche il committente il frate domenicano Lorenzo di Bartolo. La tavola, pur adattandosi perfettamente alle dimensioni dell'altare, proviene dall'ex convento di San Domenico a San Gimignano. La lunetta sopra la tavola è stata affrescata nei primi anni del Cinquecento dal pittore sangimignese Vincenzo Tamagni
  • Proseguendo, vicino alla porta di ingresso, troviamo una Deposizione affrescata nella seconda metà del XIV secolo da Bartolo di Fredi.
  • In una nicchia riscoperta solamente nel 1908 si trova un'altra Deposizione di Biagio di Goro.
  • Il terzo altare è barocco: qui si conservano ancora le figure di santi affrescate da Vincenzo Tamagni intorno ad una nicchia non più esistente nella foggia originale che conteneva una figura lignea di sant'Antonio di mano dello scultore senese Francesco di Valdambrino; attualmente, dopo la ristrutturazione del 1728 vi si venera San Nicola da Tolentino.
  • Anche il quarto altare, l'ultimo del lato destro, è in stile barocco: qui era stata collocata la tavola di Piero del Pollaiolo che ora campeggia sull'altare maggiore di questa chiesa. Purtroppo, gli affreschi trecenteschi di mano di Lippo Memmi che si trovavano sulla parete dove fu realizzato l'altare sono stati irrimediabilmente rovinati: vi si intravedono una figura di una Maddalena, una giovane martire vestita all'antica e una santa Margherita (o forse una santa Verdiana).
  • Tra quest'ultimo altare e il transetto si trova un quadro proveniente dalla chiesa di San Domenico raffigurante Santa Caterina da Siena di Annibale Mazzuoli.

Zona absidale[modifica | modifica sorgente]

L'altare maggiore
Particolare dell'Altare Maggiore

La zona absidale è composta dalla cappella centrale del coro, affiancata da due cappelle laterali.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storie della vita di sant'Agostino.

Le opere sulla parete sinistra della navata[modifica | modifica sorgente]

  • Nelle adiacenze della cappella del Sacramento troviamo un affresco di Sebastiano Mainardi con San Gimignano che benedice tre illustri sangimignanesi (1487): l'afresco sovrasta il monumento funebre di fra Domenico Strambi (1488) committente anche dell'affresco.
  • A lato della porta di ingresso del chiostro si trova un bel bassorilievo di Tino da Camaino.
  • All'interno di un altare barocco possiamo vedere riscoperto un affresco con la Madonna del latte attribuito a Lippo Memmi e databile agli anni 1314 - 1315
  • Vi si trova anche un pulpito di vero marmo di gusto rinascimentale decorato nel 1524.
  • Posto verso la metà della navata è l'affresco con il San Sebastiano con devoti di Benozzo Gozzoli, completato il 28 luglio 1464
  • Una tavola con Madonna in trono con bambino e Santi del 1511 di Ridolfo del Ghirlandaio
  • Infine, al primo altare, l'Adorazione della Croce, affresco di Vincenzo Tamagni

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gianna Coppini, 2000, p. 99

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Il Chianti e la Valdelsa senese, collana "I Luoghi della Fede", Milano, Mondadori, 1999, pp. 83 - 85. ISBN 88-04-46794-0
  • Gianna Coppini, San Gimignano. Sogno del Medioevo, San Gimignano, Edizioni Il Furetto, 2000, pp. 93 - 111.
  • Luigi Pecori, Storia della terra di San Gimignano, a cura di Valerio Bartoloni, Certaldo (Fi), Arti Grafiche Nencini, 2006 (rist. anastatica dell'edizione del 1853), pp. 529 – 547.

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