Chiesa di Sant'Agnese in Agone

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Coordinate: 41°53′55.58″N 12°28′21.21″E / 41.898772°N 12.472558°E41.898772; 12.472558

Sant'Agnese in Agone
La facciata su Piazza Navona
La facciata su Piazza Navona
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Agnese martire
Diocesi Diocesi di Roma
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione 1652
Completamento 1672
Sito web Sito ufficiale
« Una piccola chiesa meravigliosa: la facciata, con i suoi avancorpi e le sue rientranze, è tanto bella quanto singolare »
(Montesquieu)

La chiesa di Sant'Agnese in Agone (latino: Ecclesia Sanctæ Agnetis in Agone) si trova al centro del lato occidentale di Piazza Navona, a Roma. È dedicata a sant'Agnese, una fanciulla che sarebbe morta nello stadio di Domiziano, che si trovava esattamente sullo stesso posto occupato ora dalla piazza e del quale la piazza ricalca la forma. Nell'VIII secolo il posto divenne un luogo di culto.

Costruzione[modifica | modifica sorgente]

La chiesa ebbe un primo progetto disegnato nel 1652 da Girolamo Rainaldi (1570-1655) in stile barocco. Il committente fu papa Innocenzo X Pamphili, il cui monumento funebre si trova all'interno della chiesa. La famiglia aveva ampi possedimenti nella piazza e la chiesa doveva essere una specie di cappella privata annessa al palazzo di famiglia che si trova accanto.

Negli anni 1653-1657 i lavori proseguirono sotto la direzione di Francesco Borromini. Borromini cambiò in parte il progetto originale; tra le altre cose aumentò la distanza tra le due torri integrate nel prospetto ed ideò l'impostazione della facciata concava per dare più risalto alla cupola.

Nel 1672 la costruzione fu completata da Carlo Rainaldi (1611-1691), il figlio dell'architetto che aveva cominciato i lavori.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Esterno[modifica | modifica sorgente]

Particolare della cupola e dei campanili

La facciata della chiesa, caratterizzata dal suo arretramento nella parte centrale e dalle parti laterali curve, è in mezzo ai due campanili, entrambi culminanti con una copertura conica recante delle croci. Nella facciata, priva di decorazioni all'infuori delle ghirlande fra le lesene, si aprono tre portali, con il centrale più grande rispetto agli altri.

La cupola, opera di Giovanni Maria Baratta (tamburo) e di Carlo Rainaldi (lanterna), è decorata alla base da coppie di pilastri corinzi alternate ai finestroni rettangolari.

Interno[modifica | modifica sorgente]

Interno, veduta delle volte e della cupola

All'interno la chiesa presenta una pianta a croce greca; i quattro corti bracci della navata, dell'abside e dei transetti, riccamente decorati con stucchi dorati nelle volte si incontrano nell'ottagono centrale, in cui si trovano quattro altari dedicati a Sant'Alessio (1° a destra), Santa Ermenziana (2° a destra), Sant'Eustachio (1° a sinistra) e Santa Cecilia (2° a sinistra), con pale marmoree e statue rispettivamente di Francesco Rossi, Leonardo Reti, Melchiorre Cafà e Antonio Raggi.

I transetti sono dedicati a Sant'Agnese (a destra, con una statua di Ercole Ferrata), e a San Sebastiano (a sinistra, con una statua di Pier Paolo Campi).

I pennacchi della cupola, dipinti fra il 1667 e il 1671 da Giovan Battista Gaulli detto il Baciccia, raffigurano le Quattro virtù cardinali; l'affresco della cupola, invece, opera di Ciro Ferri e di Sebastiano Corbellini che lo portò a termine, presenta la Gloria del Paradiso. Un altro dipinto importante si trova sulla volta della sagrestia e raffigura la Gloria di Sant'Agnese ed è opera di Paolo Gismondi.

Il sotterraneo, ricavato da un antico oratorio medievale, ospita sull'altare Il miracolo dei capelli di Sant'Agnese, rilievo marmoreo di Alessandro Algardi.

L'altare maggiore[modifica | modifica sorgente]

L'altare maggiore fu eseguito fra il 1720 e il 1724 su un progetto di Carlo Rainaldi ed accoglie la pala Sacra Famiglia di Domenico Guidi. L'elevazione dell'altare è costruita su quattro colonne scanalate in marmo verde antico provenienti dall'Arco di Marco Aurelio al Corso; le colonne terminano con capitelli compositi in marmo dorato a foglia,che sorreggono la trabeazione ad andamento curvilineo. Il timpano è sormontato da due angeli in stucco che recano la colomba con la palma simbolo del martirio. Al centro, tre angeli che sostengono il cartiglio con la scritta tratta dal Vangelo "tra i nati di donna non c'è nessuno più grande di Giovanni",frase che si ricollega anche a Giovanni Battista Pamphilj il quale volle che l'altare fosse dedicato al santo di cui portava il nome.

La pala absidale[modifica | modifica sorgente]

Inizialmente l'altare doveva essere dedicato a Sant'Agnese e la pala doveva contenere il miracolo di sant'Agnese che fa resuscitare con la preghiera Procopio ucciso dal diavolo. In seguito alla morte di Alessandro Algardi, al quale era stata affidata la realizzazione, Ercole Ferrata e Domenico Guidi furono incaricati di realizzare il modello grande in stucco conforme a quello preparato dall'Algardi. In seguito però,si decise di dedicare alla santa non più l'altare absidale ma la cappella nel lato nord, e si decise di dedicare la pala absidale alle due Sacre Famiglie (quella di Maria,Giuseppe e Gesù e quella di Elisabetta,Zacaria e Giovanni). Al centro della composizione il piccolo Giovanni Battista mostra a Gesù un cartiglio arrotolato. Gesù,sostenuto dalla Vergine alle sue spalle,viene inondato dalla luce dello Spirito Santo. In alto,cherubini,angeli e putti svolazzano tra ramoscelli di ulivo e porgono grappoli di datteri.

Organi a canne[modifica | modifica sorgente]

Organo maggiore[modifica | modifica sorgente]

Nella controfacciata, sopra una cantoria lignea sorretta da quattro mensole riccamente scolpite, vi sono le canne del piccolo organo Walcker a due tastiere e pedaliera, costruito nel 1914 in sostituzione di un organo più antico del 1673 voluto dal cardinale Giovanni Battista Pamphilj e realizzato dal fiammingo Guglielmo Hermans.

Prima tastiera - Grand-Orgue
Gedackt 8′
Montre 8′
Octave 4′
Bourdon 16′
Forniture 3-6 rangs
Seconda tastiera - Expressif
Voix celeste 8′
Viole 8′
Flute harmonique 8′
Violoncello 8′
Flute 4′
Trompette harmonique 8′
Pedale
Soubasse 16′
Contrebasse 16′
Basse de flute 4′

Organo positivo[modifica | modifica sorgente]

Nella chiesa vi è anche un piccolo organo positivo italiano di scuola napoletana, costruito da Pasquale Giantosca agli inizi dell'Ottocento. Per anni in abbandono completo, è stato recentemente restaurato dall'organaro Carlo Soracco ed è a tastiera unica senza pedaliera.

Tastiera
Principale bassi
Principale soprani
VIII
XV
XIX
Voce Umana
Flauto in Ottava
Accessori
Tiratutti
Zampogna
Uccelliera

Leggenda[modifica | modifica sorgente]

Rio della Plata, particolare della fontana dei Quattro Fiumi

Esistono alcune leggende legate alla prospiciente Fontana dei Quattro Fiumi che la tradizione popolare attribuisce alla rivalità tra Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini. Ad esempio si crede che la statua del Río de la Plata tenga alzato il braccio nel timore di un crollo della chiesa e che ugualmente la statua del Nilo si copra il volto per non doverla vedere. Si tratta di una semplice leggenda, poiché la fontana fu realizzata prima della chiesa, tra il 1648 e il 1651, mentre Borromini sopraggiunse nel cantiere di Sant'Agnese intorno al 1653. Infatti la statua rappresentante il fiume Nilo si copre il volto perché a quell'epoca non se ne conoscevano le sorgenti.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Heinz-Joachim Fischer, Rom. Zweieinhalb Jahrtausende Geschichte, Kunst und Kultur der Ewigen Stadt, DuMont Buchverlag, Köln 2001
  • Federico Gizzi, Le chiese barocche di Roma, Newton Compton, Roma 1994.
  • Anton Henze, Kunstführer Rom, Philipp Reclam GmbH, Stuttgart 1994
  • Carlo Raso, Roma. Guida Letteraria. Tutta la città in quaranta itinerari, Franco Di Mauro Editore, Sorrento 2005, pag. 262 ISBN 88-87365-46-6

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]