Chiesa di San Pietro in Vinculis (Pisa)

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Coordinate: 43°42′58.49″N 10°24′12.75″E / 43.716247°N 10.403542°E43.716247; 10.403542

Chiesa di San Pietro in Vinculis
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Pisa
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Pietro apostolo
Diocesi Arcidiocesi di Pisa
Stile architettonico Romanico
Inizio costruzione 1072
Completamento 1118

La chiesa di San Pietro in Vinculis (o di San Pierino) si trova in via Cavour a Pisa.

Storia e architettura[modifica | modifica wikitesto]

Fu edificata dagli Agostiniani fra il 1072 e il 1118 su una chiesa precedente, nota come San Pietro ai Sette Pini e ricordata negli anni 763-1005. Di poco posteriore è la canonica per i chierici regolari.

La struttura, legata al modello del romanico pisano diffuso da Buscheto, è a tre navate absidate, con copertura a doppio spiovente, articolata all'esterno da lesene, archi ciechi, oculi e losanghe sul fianco, alternate a monofore.

La facciata ha tre portali e aperture a bifora.

L'interno ha il pavimento intarsiato cosmatesco rialzato su una cripta con volte a crociera e capitelli romani, risalente al primo periodo costruttivo, forse resto di un'antica loggia per mercanti, poi tempio cristiano. Si conservano un sarcofago romano, resti di affreschi e un Crocifisso su tavola del XIII secolo.

La canonica conserva affreschi del XIII e XV secolo e stucchi del XVIII secolo.

Il campanile era originariamente una torre civile della fine dell'XI secolo o alla prima metà del XII: il cambio di destinazione ha fatto sì che l'edificio mantenesse le strettissime aperture medievali (sostituite invece nel corso del tempo in quelle torri ad uso residenziale).

Le "reliquie" giuridiche[modifica | modifica wikitesto]

Per lungo tempo, sino alla sconfitta di Pisa da parte di Firenze, la chiesa ospitò un documento di capitale importanza per il diritto: i manoscritti del Digesto di Giustiniano I, il testo cioè del Corpus Iuris Civilis. Provenivano, secondo alcune fonti, dal sacco di Amalfi del 1137, oppure erano stati ceduti a Pisa da Lotario dopo la sua sconfitta. Furono chiamati in molti modi, ma soprattutto Lìttera Pisana, poi Florentina, od anche Pandette Pisane o Pandette Fiorentine.

I due volumi, il Liber sacratissimus dei giuristi, erano qui conservati cum magna solemnitate et reverentia, come riferisce Antonio da Pratovecchio[1], e venivano consultati da quei pochi giureconsulti che vi erano autorizzati per motivi di studio. Sulle modalità di conservazione dei tomi, durante il tempo in cui furono in questa chiesa, si hanno diversi dettagli provenienti da varie narrazioni. L'abate Borgo Dal Borgo citando per fonte Carlo Sigonio narra che, essendo affidate ai Cancellieri degli Anziani da una legge del 1284[2], questi erano tenuti a recarsi ogni tre mesi, insieme a due notai della Cancelleria, a controllare lo stato dei volumi, «tenerli puliti, e scossi che gli avevano, metterli al loro posto»[3]. Le Pandette sono oggi tra i manoscritti più antichi e preziosi della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze.

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonio da Pratovecchio (Antonio Minucci), Epistola XXIII, riportata in Megliorotto Maccioni, Osservazioni e dissertazioni varie sopra il diritto feudale, concernenti l'istoria e l'opinioni di Antonio da Pratovecchio, Livorno, 1764
  2. ^ Il Breve Pisani comunis, libro I del Codice dell'Anno MCCLXXXIV, conservato alla Libreria della Sapienza.
  3. ^ Borgo Dal Borgo, Dissertazione sopra l'istoria de' codici pisani delle Pandette di Giustiniano imperatore, Lucca, 1764

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