Chiesa di San Nicola alla Carità

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Coordinate: 40°50′43.53″N 14°14′56.26″E / 40.845426°N 14.248962°E40.845426; 14.248962

Chiesa di San Nicola alla Carità
Facciata da Via Toledo
Facciata da Via Toledo
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Località CoA Città di Napoli.svg Napoli
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Nicola di Bari
Diocesi Arcidiocesi di Napoli
Architetto Onofrio Antonio Gisolfi, Cosimo Fanzago
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione 1647
Completamento 1682

La chiesa di San Nicola alla Carità è un luogo di culto cattolico di Napoli ubicato su via Toledo, in posizione pressoché centrale tra piazza Carità e piazza Dante.

La chiesta fu affrescata dai maggiori pittori del Settecento napoletano: Francesco Solimena, Francesco De Mura e Paolo De Matteis.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Particolare del portone d'ingresso

Fu fondata nel 1647, grazie a una donazione di circa 6000 ducati ai padri Pii Operai da un nobile dell'epoca, come ricompensa per la loro opera assistenziale.

La costruzione della chiesa, realizzata su un progetto di Onofrio Antonio Gisolfi, si interruppe a causa della peste che colpì la città nel 1656, per essere poi conclusa nel 1682 da Cosimo Fanzago anche grazie ai contributi del Cardinale Diego Innico Caracciolo di Martina.

Nel Settecento la facciata venne rifatta da Salvatore Gandolfo, seguendo un progetto di modernizzazione di Francesco Solimena; durante i dieci anni di presenza francese, l'espulsione dell'ordine portò la chiesa ad ospitare il Corpo del Genio; nel 1843 la struttura venne restaurata da Guglielmo Turi.

Navata centrale

Nella chiesa furono sepolti il pittore napoletano Bernardo Cavallino e il venerabile padre Antonio Torres che, nell'ordine dei Pii Operai, operò a Napoli distinguendosi per la generosità ed il servizio dati ai malati colpiti dalla peste del 1656.[1]

Ogni anno, durante il periodo natalizio, si possono osservare storici presepi napoletani appartenenti alla chiesa in un ambiente sottostante l'edificio.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Volta con affreschi di Solimena
Cupola del De Mura
Controfacciata con il grande affresco del De Matteis

L'interno è a croce latina con tre navate e cappelle laterali. La navata centrale è caratterizzata da una serie di affreschi a ciclo di Francesco Solimena raffiguranti la Vita di san Nicola, Virtù ed apostoli del 1696; sempre di questo artista troviamo nei lunettoni la predica di san Paolo e di San Giovanni Battista del 1697.

Spettacolare è il grande dipinto sull'entrata, San Nicola che allontana i demoni dall'albero (1712), mentre dietro l'altare maggiore trova alloggio la Morte di san Nicola (1707), ambedue di Paolo De Matteis. La zona absidale è caratterizzata inoltre da un altare maggiore in marmi policromi e commessi del 1743 eseguito da Antonio Troccola su disegno di Mario Gioffredo.

La cupola conserva invece tracce di affreschi del De Mura.

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

  • I cappella: vi sono collocate tre opere di Paolo De Maio: una pala d'altare raffigurante le Nozze della Vergine con san Giuseppe, una tela che rappresenta San Carlo Borromeo ed un'altra Sant'Andrea d'Avellino.
  • II cappella: essendo stata edificata nel 1646, risulta questa la cappella più antica della chiesa. Sono ivi esposte opere dedicate a san Nicola di Bari: una pala d'altare seicentesca ritraente San Nicola di Bari, vescovo di Mira, un ciclo di affreschi di Nicola Maria Rossi raffigurante l'Eterno Padre, tre tele sui Miracoli di San Nicola di Francesco De Mura ed ancora del Rossi, ed infine cicli di affreschi sulla cupoletta sempre del De Mura datati 1729.
  • III cappella: dedicata all'angelo custode, raffigurato nella pala d'altare di Giovan Battista Lama (allievo di Luca Giordano), la cappella ospita due tele di Pietro Bardellino: San Francesco di Paola e Sant'Apollonia.

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

  • I cappella: sulla pala d'altare vi è una Trinità di Nicola Maria Rossi, mentre sulle pareti laterali vi sono due tele di Giacinto Diano (allievo del De Mura) raffiguranti la Partenza e l'Arrivo di Tobia. Sono inoltre ospitate in questa cappella il busto seicentesco di Carlo Carafa e la maschera mortuaria in cera risalente al giorno della sua morte.
  • II cappella: la cappella è detta "del Crocefisso" per via del crocefisso ligneo di fine Seicento, opera di Nicola Fumo, ivi conservato. Sulle pareti laterali due tele di Leonardo Pozzolano (allievo di Francesco Solimena) raffiguranti Santa Maria Maddalena e San Giovanni Evangelista.
  • III cappella: la cappella, in origine dedicata a san Michele, fu dedicata nel 1773 a san Liborio. Proprio a quest'ultimo santo è dedicata la pala d'altare di Francesco De Mura. Sempre dello stesso autore, le altre due tele laterali su San Michele Arcangelo e l'Arcangelo Raffaele.

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

Un ciclo di affreschi di Alessio D'Elia caratterizza la volta; sul lato sinistro la tela d'altare è opera del Solimena, databile 1684, e raffigura la Vergine tra i santi Pietro e Paolo. Il dipinto Visitazione di Maria santissima a santa Elisabetta sulla porta della sagrestia invece è del De Mura, così come l'Adorazione dei pastori posta invece sul lato destro del transetto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tutti i membri dell'ordine dei Pii Operai morirono per il contatto avuto con gli appestati, tranne quattro frati, tra cui padre Antonio. Alla sua morte tutto il popolo partenopeo lo pianse e lo invocò con l'appellativo "o' pate nuosto".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, Napoli 2004.
  • Napoli sacra. Guida alle chiese della città, Napoli (1993-1997)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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