Basilica di San Giovanni Maggiore

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Chiesa di San Giovanni Maggiore)

Coordinate: 40°50′43.67″N 14°15′19.87″E / 40.845464°N 14.25552°E40.845464; 14.25552

Basilica di San Giovanni Maggiore
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Località CoA Città di Napoli.svg Napoli
Religione Cattolicesimo
Stile architettonico paleocristiano, barocco
Inizio costruzione VI secolo
Completamento XIX secolo

La basilica di San Giovanni Maggiore è tra le più importanti chiese basilicali di Napoli, situata all'omonimo largo nel centro antico della città.

Rimasta chiusa per decenni a causa di lavori di restauro e indagini archeologiche, la struttura riapre nel gennaio 2012.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'abside paleocristiana con i resti del tempio paleocristiano sullo sfondo

La concessione imperiale della libertà di culto, a partire dal celebre Editto del 313, rese possibile la costruzione di questa chiesa, quale luogo di culto all'aperto, ed ispirò anche numerose leggende circa i motivi della sua costruzione.

Una di queste leggende tramanda che Costantino avesse desiderato la costruzione della chiesa come ringraziamento per lo scampato pericolo ad un naufragio della figlia Costanza.

L'epoca di fondazione della basilica, apposta ad un preesistente tempio pagano (forse dedicato ad Ercole o ad Antinoo), sarebbe da collocare intorno all'anno 324, come avvalorato da un'iscrizione di epoca greca rinvenuta su di un architrave.

Tuttavia è certo che un'ampia ricostruzione avvenne oltre due secoli più tardi, nel VI secolo, per opera del vescovo Vincenzo (in carica tra il 554 ed il 581). In questo periodo la chiesa fu inserita tra le quattro maggiori della città, assieme alla chiesa di San Giorgio Maggiore, a quella dei Santi Apostoli e a quella della Pietrasanta.[1]

La navata centrale

Probabilmente la basilica, costruita al tempo della dominazione bizantina di Belisario, era ricca di mosaici e cupole[2] e fu poi rimaneggiata in epoca normanna prima ed angioina poi. In quest'ultimo periodo, infatti, la chiesa fu allargata nelle navate laterali e fu rifatto il transetto.[1]

Particolare della "mezza cupola"

Le ultime cospicue trasformazioni si ebbero per opera di Dionisio Lazzari che fu chiamato a ristrutturare la chiesa dal 1656 dopo un terremoto avvenuto nel 1635. L'intervento del Lazzari, che progettò anche la pregevole "mezza-cupola" posta tra la navata centrale ed il transetto, fu completato nel 1685. Successivamente sia le trasformazioni barocche che quelle settecentesche fecero sì che non rimanesse più molto del tempio originario. Durante questi lavori, furono rinvenute due tavole dell'antico calendario della chiesa napoletana, incise nell'887 ed ora conservate nell'arcidiocesi di Napoli.[1]

Nel 1689 vennero completati i "cappelloni" del transetto: del Crocefisso e di Santa Lucia.

Altri terremoti nel 1732 e nel 1805 provvidero a far sì che la chiesa venisse più e più volte ristrutturata.

La navata destra, quella maggiormente rimaneggiata a causa dei terremoti

Un ulteriore terremoto nel 1870 sconquassò la chiesa, in particolar modo la navata destra che venne distrutta quasi interamente, e fece crollare la volta.[1] Per i lavori di restauro Gennaro Aspreno Galante non poté eseguire la dettagliata descrizione del tempio per la sua monumentale Guida sacra della città di Napoli se non per ricordi passati.

Così per volontà del Municipio, la chiesa rischiò di essere rasa al suolo per dare spazio ad una piazza. Nel 1872, però, si avviarono i lavori di ristrutturazione neoclassica voluti con tenacia dal canonico Giuseppe Perrella (ricordato con una lapide lungo la navata destra). I lavori furono eseguiti su progetto dell'ingegnere Giorgio Tomlison che si avvalse delle correzioni di Errico Alvino e di Federico Travaglini e terminarono nel 1887.

Cento anni dopo, nel 1970, avvenne un altro cedimento della volta che chiuse la chiesa per quarantadue anni. Tuttavia si avviarono importanti programmi di restauro che portarono alla luce nel 1978 l'abside paleocristiana al di sotto del coro ligneo risalente al XVII secolo.

Ciononostante i restauri si sono protratti per decenni e negli anni alcune opere vennero trafugate. Nel gennaio 2012 la basilica è stata riaperta grazie anche all'intervento dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia.[3]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Controfacciata

La chiesa attualmente si presenta con un impianto tipicamente basilicale: una navata centrale e due laterali con nove cappelle laterali, cinque nella navata sinistra e quattro in quella destra, e un transetto con due cappelloni ai lati.

Sulla controfacciata è raffigurata la Predicazione del Battista ai discepoli, santo cui è dedicata la chiesa, in un grande affresco di Giuseppe De Vivo del 1730.

Il soffitto oggi si presenta in semplice legno a causa del crollo del 1970. Un'importantissima testimonianza dell'antico soffitto è presente nella prima cappella della navata sinistra (la cappella di San Raffaele) dove è visibile un suo prospetto, da cui si può affermare che presentava tre grandi raffigurazioni pittoriche, la centrale delle quali raffigurava il battesimo di Gesù.

L'altare maggiore e l'abside paleocristiana

Mutilato dai ripetuti furti susseguitisi negli anni, si presenta invece l'imponente altare maggiore di Domenico Antonio Vaccaro, costruito nel 1743, e limitato da due balaustre marmoree. Ai lati dell'altare vi sono due colonne corinzie romane in marmo cipollino del VI secolo sormontate da capitelli corinzi.

Dietro all'altare è ben visibile la più evidente traccia dell'antica costruzione paleocristiana nell'abside di forma semicircolare, risalente al VI secolo e costituita da quattro arcate poggianti su pilastri che davano su un deambulatorio, in continuazione delle navate laterali.

Cappelle[modifica | modifica sorgente]

La navata sinistra è fornita di cinque cappelle laterali più gli accessi (posti nel transetto) ad altri due ambienti quali la congrega dei Bianchi del Santissimo Sacramento e l'oratorio della confraternita dei LXVI sacerdoti. La navata presenta le più importanti testimonianze scultoree della basilica e rispetto alla navata destra è quella che ha subito meno danni nel corso dei secoli.

La navata destra, fortemente rimaneggiata a seguito del terremoto del 1870, mostra invece quattro cappelle ed un quinto ambiente occupato dalla porta piccola, ovvero l'accesso secondario alla chiesa da largo San Giovanni Maggiore.

Navata sinistra[modifica | modifica sorgente]

Cappella di San Carlo Borromeo

Venne intotolata nel 1844 a San Raffaele Arcangelo.

Cappella di Santa Maria di Costantinopoli (o dei Paleologhi)

Presenta un affresco cinquecentesco raffigurante la Madonna assisa vicino a San Pietro. Questo affresco fu spostato dal suo luogo originale, il cappellone di Santa Lucia, nel 1678. L'affresco è all'interno di un grande tabernacolo rinascimentale delimitato da due colonne finemente scolpite. La cappella è detta anche dei Paleologhi in quanto Tommaso Demetrio Paleologo, ricordato da una lapide dedicatoria ivi presente, la fondò nel 1523. Infine vi sono frammenti di un dipinto di ignota attribuzione che raffigurava Santa Maria dei Greci (detta anche di Costantinopoli).

La cappella Ravaschieri
Cappella Ravaschieri

Dedicata al santo titolare della basilica, presenta invece uno dei più belli monumenti scultorei di Giovanni da Nola: un retablo marmoreo databile 1534 che rappresenta al centro il battesimo di Gesù con a sinistra San Francesco di Paola e a destra San Giacomo della Marca. Al livello superiore è situata invece una Crocifissione. Nella cimasa invece vi è un tondo raffigurante Gesù Risorto.[1]

Cappella di Sant'Anna

La cappella nacque a seguito dei lavori di restauri del 1742. Databile al 1740 invece è la santa raffigurata in una scultura lignea policroma, attribuita a Gennaro Vassallo.[1] Sono presenti inoltre un altorilievo raffigurante la Madonna con il Divino Infante che guarda un libro risalente al XV secolo e il monumento funebre a Adamo Fortunato Spasiano eseguito nel 1776 da Salvatore Franco, allievo di Giuseppe Sanmartino.[1]

Cappella di Sant'Adriano

Presenta un'altra testimonianza scultorea: una pala d'altare di attribuzione incerta (forse a Giovanni da Nola oppure ai due discepoli Annibale Caccavello o Girolamo D'Auria) raffigurante la decapitazione del santo e al livello superiore una Pietà con i santi Filippo e Giacomo.

Il cappellone del Crocifisso
Cappellone del Crocifisso (transetto)

Presenta una raffigurazione in stucco con statue di Costantino e Costanza (sua figlia) ad opera di Lorenzo Vaccaro nel 1689, il quale completò un lavoro iniziato da Giovan Domenico Vinaccia verso gli inizi del XVII secolo.[1] Il Crocifisso posto al centro dell'opera, risale invece al XVIII secolo.[1] Sulla sinistra, verso l'ingresso dell'Oratorio della Confraternita dei LXVI Sacerdoti, al quale inizialmente apparteneva il cappellone del Crocifisso, è possibile vedere due lapidi di inizio XI secolo (anni 999-1003), da riferirsi alla fondazione e consacrazione della basilica.

Oratorio della Confraternita dei LXVI sacerdoti (transetto)

Ricco di stucchi e dipinti del 1694 l'oratorio è accessibile alla sinistra del cappellone del Crocifisso. Fu fondato nel 1619 dal sacerdote Ottavio Acquaviva e custodiva un crocifisso ligneo del XII secolo poi trafugato nel 1977.[1] L'ambiente è formato da due sale: l'oratorio, che conserva affreschi nella volta di Baldassarre Farina e Marcantonio Coda di fine XVII secolo e decorazioni alle pareti di gusto tardo barocco, e la sacrestia, nella quale vi è una fontana marmorea a muro.[1]

Il pavimento maiolicato della congrega del Santissimo Sacramento
Congrega dei Bianchi del Santissimo Sacramento (transetto)

Sempre situata presso il transetto sinistro, alla destra del cappellone, vi è la congrega del Santissimo Sacramento, ambiente rettangolare costruito nel XVI secolo e completato nel corso del XVII. La sua antica funzione era quella di offrire sostegno morale agli infermi. Sono oggi presenti un altare maggiore di metà Seicento, un coro ligneo ed un organo databili intorno allo stesso periodo, un pavimento maiolicato, una colonna di epoca romana e decorazioni in stucco nella volta, di gusto barocco.

Navata destra[modifica | modifica sorgente]

Cappella della Madonna delle Grazie (o del presepe)

La cappella è famosa per la presenza un tempo di un presepio in terracotta del XVIII secolo, poi trafugato. Di qui la denominazione ulteriore di "cappella del presepe".

Cappella del Cuore di Maria

Conserva un altare marmoreo del XVII secolo ed un monumento funebre settecentesco.

Cappella del Cuore di Gesù

La cappella, di origine spagnola, era dedicata un tempo alla Vergine della Compassione.

Cappella Borgia

Custodiva un tempo un'Adorazione dei Magi della bottega di Andrea Sabatini da Salerno, oggi in deposito presso la Soprintendenza.[1]

Il cappellone di Santa Lucia
Cappellone di Santa Lucia (transetto)

Anch'esso, ultimato nel 1689, ebbe una decorazione riccamente barocca come quello opposto del Crocifisso, ma il terremoto del 1870 lo distrusse completamente. Oggi mostra un aspetto neoclassico, tipico della fine del XIX secolo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l La basilica di San Giovanni Maggiore, Guida alla chiesa a cura della curia arcivescovile di Napoli - Fondazione Ordine Ingegneri Napoli (2012)
  2. ^ Bartolomeo Capasso, op. cit.
  3. ^ Articolo su "la Repubblica" del 21-01-2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]