Chiesa di San Gennaro all'Olmo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 40°50′58.25″N 14°15′29.66″E / 40.849515°N 14.25824°E40.849515; 14.25824

Chiesa di San Gennaro all'Olmo
L'esterno dopo del restauro
L'esterno dopo del restauro
Stato Italia Italia
Regione Campania
Località Napoli
Religione Cattolica
Titolare San Gennaro
Diocesi Arcidiocesi di Napoli
Inizio costruzione IV - V secolo
Completamento 1908

La chiesa di San Gennaro all'Olmo si erge a Napoli, in via San Gregorio Armeno.

La monumentale chiesa è chiamata all'Olmo perché un tempo un albero le sorgeva davanti. In origine era intitolata a San Gennaro ad diaconiam, perché era una delle chiese a cui il vescovo assegnava un diacono per la distribuzione delle elemosine ai poveri ed alle vedove.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'interno, la volta (2007)
La cupola dopo i restauri (2010)

Fino al XIV secolo i riti venivano celebrati in greco ed in latino, ma in seguito tutta la città si uniformò al rito latino. L'antico ospedale della diaconia fu attivo fino al XV secolo. Si suppone che la chiesa sia stata fondata ai tempi di Costantino nel IV secolo o che l'abbia eretta il vescovo Agnello, reggente della chiesa di Napoli dal 672 al 694.

Nel 1583 fu restaurata su volonta dell'abate Agnello Rosso, trasferendo molte antichità presenti nella chiesa in altri edifici sacri; durante il restauro vennero scoperte sotto l'altare maggiore le reliquie di San Nostriano che vennero esposte al pubblico nel 1612. Agli inizi del XVII secolo venne elevata a parrocchia e nuovamente restaurata dopo il terremoto del 1688 con la creazione di un pregevole apparato in stucco; all'epoca, qui venne battezzato il filosofo Giambattista Vico. Altri restauri barocchi vennero eseguiti nel XVIII secolo, realizzando gli altari laterali e il maggiore con la balaustra in marmo commesso.

All'inizio dell'Ottocento fu oggetto di un ulteriore restauro con la ripavimentazione in maiolica, mentre le strutture murarie furono dipinte in azzurro e bianco (l'originale era in finto marmo). Infine nel 1908 si registra l'avanzamento della facciata con l'inglobamento della vecchia scalinata.

Nel corso della secondà metà del XX secolo la chiesa è stata chiusa e spogliata delle sue opere, arrivando persino a murare l'ingresso; le infiltrazioni hanno contribuito alla distruzione delle decorazioni in stucco barocche e al crollo del cupolino presbiteriale. Dal 1944 il gruppo parrocchiale si è trasferito nella vicina chiesa dei Santi Filippo e Giacomo.

Successivamente, a causa del terremoto del 1980, l'edificio è stato messo in sicurezza con l'inserimento di alcune ancore di fissaggio nella muratura. Recentemente la chiesa è stata recuperata dalla Fondazione Giambattista Vico, voluta da Gerardo Marotta e presieduta da Vincenzo Pepe. L'istituzione vichiana ha curato la prima sessione di restauro e la ricostruzione delle decorazioni della navata, mentre una seconda sessione ha avuto come obiettivo la ricostruzione presbiteriale con il cupolino e il recupero delle cappelle. Al di sotto dell'edificio vi è un'altra chiesa e una piccola cripta dove hanno trovato sepoltura molte persone del popolo. La chiesa conserva anche reperti del periodo antico, come ad esempio alcune colonne paleocristiane. Gli ultimi studi e ritrovamenti indicano il sito come ossario dei santi Biagio e Gregorio. Si è scoperto inoltre che vi è sepolto il padre di Giambattista Vico.

Oggi la chiesa è una delle sedi della fondazione che ha provveduto a restaurarla.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, Napoli 2004.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]