Chiesa della Madonna dell'Orto

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Coordinate: 45°26′46.62″N 12°19′56.88″E / 45.446284°N 12.332467°E45.446284; 12.332467

Chiesa della Madonna dell'Orto
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Veneto
Località Venezia
Religione Cattolica
Diocesi Patriarcato di Venezia
Sito web http://www.madonnadellorto.org/

La chiesa della Madonna dell'Orto è un edificio religioso situato a Venezia, nel sestiere di Cannaregio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa venne costruita dalla congregazione degli Umiliati verso la metà del XIV secolo, giunti a Venezia sotto la guida del loro Superiore Generale frate Tiberio da Parma, generale dell'ordine e sepolto nella chiesa stessa. Venne dedicata a Dio, alla Beata Vergine e a San Cristoforo, il santo patrono dei viaggiatori e dei traghettatori, scelta probabilmente suggerita dall'ubicazione della chiesa in prossimità della laguna e delle isole prospicienti questa parte della città e alla terraferma.

Il nome con il quale la chiesa entrò a far parte della storia di Venezia ed è nota in tutto il mondo fu quello che le venne dato dalla popolazione dopo che vi fu collocata una statua della Vergine, ritenuta miracolosa. La statua venne scolpita da Giovanni De Santi, su committenza del parroco di S.Maria Formosa, il quale, non trovandola di suo gradimento, la rifiutò quando era ancora in corso di realizzazione.

Lo scultore sistemò provvisoriamente nell'orto della propria casa la statua di pietra tenera, incompiuta. Di lì a poco la moglie dello scultore si accorse che la statua emanava strani bagliori durante la notte: la notizia si diffuse presto in tutta la città e il luogo divenne meta di pellegrinaggi. In seguito al verificarsi di alcuni miracoli e al conseguente aumento della venerazione popolare, il vescovo di San Pietro di Castello (che fino al 1807 fu la sede cattedrale cittadina) indusse il De Santi a spostare la statua all'interno della sua casa o di una chiesa per evitare forme improprie di culto. L'artista l'offrì dunque ai frati di S.Cristoforo con tre richieste: di poter essere sepolto a sue spese dinnanzi al luogo dove sarebbe stata collocata la statua, che gli fosse celebrata in perpetuo una messa in suffragio e che gli fosse corrisposta una ingente somma di danaro.

I frati accolsero le prime due richieste ma non trovandosi in condizioni economiche adatte per acquistare la statua, intervenne la scuola di S.Cristoforo che la comprò per la somma di 150 ducati. Il 18 giugno del 1377 la statua venne solennemente trasportata in chiesa. L'edificio poggiava su deboli fondazioni e per tale ragione nel 1399 venne iniziata un'importante opera di rifacimento finanziata anche da duecento ducati d'oro stanziati dal Maggior Consiglio in data 11 novembre dello stesso anno.

Nel 1414 il Consiglio dei Dieci concesse alla chiesa l'uso ufficiale del nome "Madonna dell'Orto", come peraltro ormai già consolidato a livello popolare. Nel 1462 gli Umiliati vennero scacciati con decreto del Consiglio dei Dieci approvato anche dal Pontefice a causa dei "loro depravati costumi". La chiesa venne assegnata alla pia congregazione dei Canonici Regolari di San Giorgio in Alga che venne soppressa nel 1668.[1]

Il convento della Madonna dell'Orto passò nel 1669 alla Congregazione dei Monaci Cistercensi provenienti dall'abbazia di San Tommaso dei Borgognoni. Nel 1787 anche i Cistercensi cessarono la loro attività in quel luogo e la chiesa divenne di pubblica amministrazione con a capo un rettore ed alcuni sacerdoti. Nel 1810 venne dichiarata oratorio di San Marziale e nel 1841 il governo austriaco ne ordinò un restauro generale a proprie spese. I restauri della facciata avvennero nel 1845, i lavori per il resto dell'edificio vennero iniziati nel 1855 ma non portati a termine. La chiesa venne poi ceduta ai militari che ne fecero un deposito di paglia e vino. Nel 1864 i lavori di restauro vennero ripresi e terminati nel 1869.[2]

Con il decreto patriarcale del 12 luglio 1875 la chiesa venne dichiarata parrocchiale al posto della chiesa di San Marziale che divenne quindi rettoria.

Dal 1931 la parrocchia è affidata ai padri della Congregazione di San Giuseppe (padri giuseppini) di San Leonardo Murialdo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa è senza dubbio uno dei luoghi emblematici dell'architettura gotica veneziana. La facciata e il chiostro sono del quadriennio 1460-1464, con statue degli inizi del Cinquecento. Dello stesso periodo il campanile a cupola, terminato nel 1503. Gli interni sono impreziositi da alcuni dipinti di Jacopo Robusti detto il Tintoretto, oggi sepolto nella navata destra, e dei quali si conserva ancora il contratto, datato 14 maggio 1565.

L'ingresso è a pagamento per i non residenti.

Entrata alla chiesa della Madonna dell'Orto

La facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata a salienti è in mattoni, tripartita da due spesse lesene e rispecchia nelle sue linee la partizione dell'interno. È una delle più belle ed interessanti di Venezia. Le due aree laterali sono provviste di finestre quadrifore in stile gotico fiorito, mentre l'area centrale presenta due rosoni centrali. Il portale, opera di Bartolomeo Bon ultimata nel 1483, è sormontato da un arco acuto con decorazioni scultoree in pietra bianca, raffiguranti sulla sommità S. Cristoforo e ai lati la Madonna e l'Arcangelo Gabriele, opere attribuite, la prima e la terza a Niccolò di Giovanni Fiorentino, mentre la seconda ad Antonio Rizzo. All'interno di questa decorazione vi è un timpano in porfido a tutto sesto sorretto da lesene semicircolari: il tutto è decorato da un protiro formato da due colonne corinzie.

Nell'area centrale si osservano archetti trilobati pensili e un torello a bassorilievo con motivi geometrici. Gli spioventi delle aree laterali sono decorati da una sfilata di dodici nicchie ad arco trilobato contenente le statue dei dodici apostoli. Sulle lesene e sulla cuspide della facciata sono presenti cinque alte edicole gotiche contenenti le settecentesche statue rappresentanti la Prudenza, la Carità, la Fede, la Speranza, e la Temperanza, provenienti dalla demolita chiesa di S. Stefano di Murano.

L'interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno è ad impianto basilicale, a tre navate, con archi acuti a doppia cornice, sorretti da massicce colonne in marmo greco alcune delle quali monolitiche. Ha pianta rettangolare, senza transetto, al fondo il presbiterio con una splendida abside pentagonale. Ciò che rende questa chiesa famosa in tutto il mondo sono le dieci tele di Jacopo Tintoretto che abitava e lavorava nel vicino campo dei Mori e le cui spoglie ora riposano nella cappella absidale della navata sinistra. Oltre a queste meravigliose opere la chiesa conserva altri capolavori tra cui una Crocifissione di Palma il Giovane, proveniente dalla demolita chiesa di S.Ternita, e San Giovanni Battista tra i Santi Pietro, Marco, Girolamo e Paolo, capolavoro di Cima da Conegliano eseguito tra il 1493 e il 1495.

Nel lato sinistro, a differenza di quello destro limitato dalla presenza del chiostro, unico elemento superstite del convento, sono state costruite quattro cappelle funerari di alcune importanti famiglie. Partendo dall'entrata si incontra per prima la cappella Valier, di raffinata architettura rinascimentale nel quale il Palladio sostava ammirato quando si recava nella vicina scuola dei Mercanti alla cui ricostruzione egli collaborò nel 1570. La cappella conservava una piccola ma affascinante Madonna col Bambino di Giovanni Bellini risalente al 1480, trafugata nel 1993.

Seguono la cappella Vendramin e la cappella Morosini, in stile gotico opera degli Architetti Giovanni e Bartolomeo Bon. Chiude la sequenza l'elegante cappella Contarini, dove sono conservati i busti funerari di sei membri di questa famiglia, alcuni opera di Alessandro Vittoria. I busti sono posti su basamenti sui quali altrettante pietre di paragone recano incise le epigrafi, sono collocati sopra un'elegante quanto semplice incorniciatura architettonica costituita da edicole disposte tre per parete, limitate da esili colonne corinzie e sormontate da timpani.

Nel lato destro della chiesa sono dislocati gli altari laterali e un importante monumento funerario che Girolamo Cavazza, diplomatico al servizio della Repubblica di Venezia si fece costruire nel 1657 dopo esser stato ammesso al Patriziato. L'architettura del monumento è di Giuseppe Sardi mentre le statue sono di vari autori, fra cui Francesco Cavrioli. Il soffitto è a cassettoni lignei, opera del restauro del 1931, ma ispirato a quello del vicino chiostro nello stile tipico delle costruzione gotiche dell'epoca.

Mostra d'organo.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Sopra l'ingresso vi è uno splendido organo di Pietro Bazzani del 1878, il più grande di Venezia: originariamente, lo strumento era stato pensato per il Gran Teatro La Fenice.

A trasmissione meccanica, presenta 38 registri distribuiti su due manuali ed una pedaliera. La pedaliera è dritta, mentre la prima ottava - sia del pedale che dei manuali - è cromatica estesa.

La cassa attuale neogotica, ispirata a quella originale demolita nel 1937, è stata realizzata in occasione del restauro generale del 1995 ad opera della ditta “Pasquale Ferrari” di Venezia.

Seconda tastiera - Grand'Organo
Campanini
Voce umana Soprani 8'
Flauto traverso Soprani 8'
Flauto in VIII Bassi 4'
Flauto in VIII Soprani 4'
Ottavino Soprani 2'
Viola I Bassi 8'
Viola II Bassi 8'
Viola in VIII Soprani 4'
Voce sensibile soprani 2 file
Cornetto Soprani
Eufonio Bassi 16'
Flicorno Soprani 16'
Violoncelli Bassi 8'
Corno Inglese Soprani 16'
Clarone Bassi 4'
Tromba dolce Soprani 8'
Bombardone 16'al Pedale
Trombone 8'al Pedale
Timballi
Terza mano
Principale Bassi 16'
Principale Soprani 16'
Principale Bassi 8'
Principale Soprani 8'
Principale II Bassi 8'
Principale II Soprani 8'
Ottava Bassi 4'
Ottava Soprani 4'
Decimaquinta 2'
Decimanona 1.1/3'
Vigesima seconda 1'
Vigesima sesta 2/3'
Vigesima nona e Trigesima terza 1/2' 1/3'
Trigesima sesta Quadrigesima 1/4' 1/6'
Contrabbassi I + Ottava 16' al Pedale
Contrabbassi I + Ottava 8' al Pedale
Quinta di Contrabbassi al Pedale
Prima tastiera - Espressivo
Flautone Soprani 8'
Flauto in VIII Bassi 4'
Flauto in VIII Soprani 4'
Violetta Bassi 4'
Viola Soprani 8'
Voce sensibile soprani 2 file
Violoncello Bassi 8'
Oboe Soprani 8'
Voci corali 8'
Tremolo
Principale Bassi 8'
Principale Soprani 8'
Ottava Bassi 4'
Ottava Soprani 4'
Decimaquinta Bassi 2'
Decimaquinta Soprani 2'
Decimanona Bassi 1.1/3'
Decimanona Soprani 1.1/3'
Vigesima seconda Bassi 1'
Vigesima seconda Soprani 1'
Accessori
Unione I al pedale
Unione II al pedale
Unione tastiere
Cassa espressiva chiusa/mezzo/aperta
Richiamo combinazione libera
Ripieno G.O.

Opere d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Statua della Madonna dell'Orto
Nella navata destra[modifica | modifica wikitesto]
Nella cappella S. Mauro[modifica | modifica wikitesto]
  • San Leonardo Murialdo (dim. 120x200)- Ernani Costantini (1983)
  • Madonna Miracolosa, Giovanni De Santi, sec. XIV
  • Compianto sul Cristo morto, copia dell'opera di Gerolamo Savoldo (1480-1548) che si trova a Vienna Dim. 157x123
  • Madonna col Bambino e S.Mauro abate, Antonio Molinari (1655-1704)
  • Lapidi sepolcrari sul pavimento della cappella, anticamente poste sul pavimento della chiesa
  • Ritratti di santi e beati Veneziani, autori diversi, 1622
Nella sacrestia[modifica | modifica wikitesto]
  • Madonna col Bambino e santi attribuita a Giovanni di Paris Bordon (1540-1613)
Nella cappella absidale destra[modifica | modifica wikitesto]
  • Tomba di Jacopo Tintoretto, busto scultoreo opera di Napoleone Martinuzzi (1892-1977)
  • Santi Agostino e Gerolamo, Girolamo Santacroce (1503-1556)
Nel presbiterio[modifica | modifica wikitesto]
  • Il Giudizio universale(1563, lato destro), Jacopo Tintoretto (1518-1594), dim. 580 x 1450
  • L'adorazione del vitello d'oro (1563, lato sinistro), Jacopo Tintoretto (1518-1594), dim. 580 x 1450
  • La visione della Croce a S. Pietro (1550 - 1553) lato sinistro dell'abside, Jacopo Tintoretto (1518-1594), dim. 240 x 420
  • in alto: Le quattro Virtù Cardinali: Giustizia e Temperanza, catino dell'abside, Jacopo Tintoretto (1518-1594), dim. 240 x 450
  • La decollazione di S. Paolo (1550 - 1553), lato destro dell'abside, Jacopo Tintoretto (1518-1594), dim. 240 x 430
  • in alto: Le quattro Virtù Cardinali: Prudenza e Fortezza, catino dell'abside, Jacopo Tintoretto (1518-1594), dim. 240 x 450
  • L'Annunciazione (1590), Jacopo Palma il Giovane (1595-1606), proveniente dalla chiesa S.Maria Nuova di Vicenza
  • in alto: La Fede, Pietro Ricchi (1606-1675)
Nella navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]
  • San Lorenzo Giustiniani e santi: la pala è una copia (1869) di un dipinto del Pordenone (1483-1539), dim. 220x420
  • S.Giorgio che uccide il drago, Matteo Ponzone (1583-1663 circa)
  • Flagellazione di Cristo, Matteo Ponzone (1583-1663 circa)
  • Il Padre eterno in gloria, Domenico Tintoretto (1560-1635), 1590 circa
  • Madonna col Bambino e Santi, Scuola di Tiziano, secolo XVI
Nella cappella Contarini[modifica | modifica wikitesto]
  • Il miracolo di S. Agnese (1575), Jacopo Tintoretto (1518-1594), detta anche dei Celestini per il colore degli abiti degli angeli, dim. 200 x 400
  • Monumenti funerari della famiglia Contarini, 1563-1688
Nella cappella Morosini[modifica | modifica wikitesto]
  • Nascita di Gesù, Domenico Tintoretto
  • Angeli incensieri, Domenico Tintoretto
  • La Crocifissione, Jacopo Palma il Giovane (1548-1628) - dalla chiesa di S. Ternita
  • Antichi confessionali lignei
Nella cappella Vendramin[modifica | modifica wikitesto]
  • L'Arcangelo Raffaele e Tobia , Tiziano Vecellio (1488-1576), 1530. Già nella sacrestia di S.Marziale
  • di fronte: S.Vincenzo tra i Santi Domenico, Lorenzo Giustiniani, Elena e papa Eugenio IV di Jacopo Palma il Vecchio (1480-1528). Due delle figure (S.Elena e S. Domenico) sono state inserite nel corso di restauri eseguiti nel 1867 da Placido Fabris
Nella cappella Valier[modifica | modifica wikitesto]
  • Madonna col Bambino (1480) firmata da Giovanni Bellini (1425-1516). La tavola è stata rubata da ignoti la notte del 1 marzo 1993. Dim. 50 x 75

Il campanile[modifica | modifica wikitesto]

Eretto a cavallo tra il XV e il XVI secolo, l'alto campanile in mattoni a pianta quadrata, si innalza per circa 56 metri sul lato sinistro della chiesa; i lati segnati da due lesene portano alla cella campanaria aperta da trifore a tutto sesto. Quattro timpani curvilinei dividono la cella campanaria dall'alto tamburo cilindrico della cupola a cipolla, di sapore orientale. Ai lati vi sono le staue dei quattro evangelisti, e sulla sommità della cupola vi è la statua del Redentore. Le statue sono opera della scuola di Pietro Lombardo. La torre è visibile da gran parte della laguna nord ed è uno dei primi campanili veneziani che si vedono giungendo a Venezia dal ponte translagunare.

L'opera venne ultimata nel 1503 come testimoniano la data incisa nella cupola, una cassetta di piombo, che si trovava all'interno della cupola, contenente delle reliquie e un'iscrizione datata proprio 1503.

Nella pianta prospettica di Venezia disegnata da Jacopo de' Barbari nel 1500 il campanile, infatti, è raffigurato fino alla cella campanaria, mancando la parte terminale che in quell'anno non era stata terminata.

Le antiche campane, di cui la maggiore era del 1424, furono sostituite dal parroco Jacopo Jagher e dal notaio Carlo Candiani, nel 1883, come risulta dall'iscrizione incisa nella ghiera. Si tratta di un concerto di tre campane (la maggiore delle quali fuori uso da molti anni) opera della fonderia "Luigi Cavadini e figlio in Verona" in tonalità di DO3 diesis.

Nel 1931 venne aggiunto il sonello, sempre opera della rinomata fonderia veronese. Tutte le campane sono poste nel tipico sistema di suono in uso a Venezia, il sistema a " slancio".

La parrocchia[modifica | modifica wikitesto]

La parrocchia della Madonna dell'Orto, istituita nel 1875, conta 1.766 abitanti[3]. Nel suo territorio sono comprese anche le chiese di San Marziale (ex chiesa parrocchiale ed ora vicariale), di Santa Maria della Misericordia e del Volto Santo[4] (chiuse al culto)[5].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Il campo antistante la chiesa è uno dei pochi rimasti a Venezia con la tradizionale pavimentazione in mattoncini di cotto, posizionati a spina di pesce.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Venezia e le sue lagune – Volume II, parte II – Stabilimento Antonelli 1847
  2. ^ Giuseppe Tassini. Curiosità veneziane, ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia, 1887
  3. ^ Dati dal sito della CEI.
  4. ^ Era in origine una delle cappelle della chiesa di Santa Maria dei Servi, in gran parte demolita.
  5. ^ Informazioni dal sito del patriarcato.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]