Chiesa del Santissimo Crocifisso (Santa Maria di Licodia)
| Chiesa Madre del Santissimo Crocifisso | |
|---|---|
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La Chiesa Madre su Piazza Umberto I |
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| Paese | |
| Regione | Sicilia |
| Località | Santa Maria di Licodia |
| Religione | Cattolica |
| Diocesi | Catania |
| Anno consacrazione | 1205 |
| Stile architettonico | Eclettico |
| Inizio costruzione | 1143 |
| Completamento | 1856 |
| Sito web | http://www.vivasangiuseppe.it/ |
La Chiesa del Santissimo Crocifisso, conosciuta anche come Chiesa di San Giuseppe, è la chiesa madre di Santa Maria di Licodia.
Costituisce l'edificio più notevole della città e in quanto Chiesa Matrice, svolge un ruolo fondamentale per la vita religiosa cittadina. Tra le sue mura si conservano inoltre, le più importanti testimonianze dell’antico fasto abbaziale.
Indice |
[modifica] Storia
| (LA)
« Vetustissimae Parochia SS.me Crucifissi »
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(IT)
« Antichissima Parrocchia del Santissimo Crocifisso »
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(Da registri parrocchiali del secolo XVIII)
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La chiesa ha origini molto antiche, sicuramente basso medioevali, si suppone che l'originario luogo di culto sia infatti d'origine bizantina. Le prime fonti datate risalgono al 1143, quando il conte Simone di Policastro donò la chiesa di Santa Maria e il monastero annesso al monaco Geremia. Nel 1205, il monastero veniva elevato al rango abbaziale e la chiesa di Santa Maria, secondo disposizioni del Vescovo Ruggero, veniva eretta chiesa sacramentale, dando facoltà ai monaci di somministrare i sacramenti del Battesimo e della Cresima agli abitanti del casale.
L'attuale edificio conserva le caratteristiche claustrali e le fortificazioni dovuti agli interventi dell'abate Giacomo de Sorris nel 1344, che conferirono all'edificio l'aspetto e il ruolo di una "Ecclesia munita" (Chiesa fortezza). Il papa Clemente VI con diploma del marzo 1345, prese sotto la sua protezione la chiesa e il monastero con tutte le sue pertinenze. Nel 1453 la chiesa, insieme all'edificio abbaziale, vennero restaurati, ingranditi e abbelliti con nuove opere artistiche, secondo il piano di rinnovamento attuato dall’abate Giovanbattista Platamone, il quale fece affiggere il suo stemma sulla torre campanaria. In questo periodo, affiancata alla chiesa venne edificata la cappella del Crocifisso, di grande rilievo e importanza per l'abitato. Ulteriori interventi si ebbero nel 1640 con l'abate Caprara e nel 1724, contemporanei ai cantieri del Monastero di San Nicolò l'Arena a Catania. Nel 1743 affiancata alla chiesa monastica di Santa Maria, sopra l'antico cimitero, venne eretta, per venire incontro alle esigenze dei fedeli, la chiesa delle Anime Purganti, a spese dell'Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e delle Anime Purganti, provvista di una cripta idonea al seppellimento dei confrati defunti e dei cittadini. Nel 1754 il vescovo Pietro Galletti, riconfermando il privilegio del predecessore Ruggero, concedeva al monastero la facoltà di elevare a parrocchia la chiesa, stabilendo che il parroco fosse sempre un monaco designato dall'Abate, ma riservandosi il diritto della visita pastorale. Il monastero decise allora l'ampliamento della cappella del Crocifisso, ne pagò le spese e se ne riservò il patronato. La chiesa delle Anime del Purgatorio, venne inglobata nella nuova sede della parrocchia, che vene così dedicata al Santissimo Crocifisso.
Tra il 1831 e il 1840, la chiesa del Santissimo Crocifisso, per venire incontro alle esigenze della crescente popolazione, venne ingrandita e negli stessi anni, seguendo il progetto di rinnovo, abbellimento e armonizzazione del centrale piano della Murame, fu ideata una facciata che unificasse esteriormente le due chiese.
In seguito alla soppressione degli ordini monastici, il monastero e la chiesa monastica, dedicata di nuovo a san Giuseppe in seguito alla proclamazione a patrono voluta per volontà del popolo, divenne proprietà del comune. Nel 1879 venne riaperta al culto, ma restò proprietà del comune fino al 1905, quando venne concessa alla chiesa del Santissimo Crocifisso a condizione che le due navate fossero unite. Questo avvenne mediante l’apertura di tre archi nel muro mediano nel 1919, originando così una tipologia atipica per l’impianto chiesastico, le due navate.
[modifica] L'esterno
[modifica] La Facciata
L’esterno della Matrice, si presenta severo ed imponente sulla centrale Piazza Umberto I. La sua mole, domina la zona antica del paese, ed è ben visibile anche da lontano. L’odierna facciata venne realizzata tra il 1840 e il 1888, frutto dell’ingegnoso piano di rinnovo urbanistico ed architettonico, ideato nella seconda metà del secolo XIX, che coinvolse gli edifici locati nell’ex piano della Murame, oltre che alla piazza stessa. È rivolta verso ovest, seguendo l’orientamento architettonico della chiesa, e si suddivide in due ordini, quello inferiore in stile dorico e quello superiore in stile jonico. L’ordine inferiore e scandito da robuste lesene che fanno da cornice ai due portali dalle mostre in pietra bianca. I due battenti della Chiesa, la Porta Santa Maria e la Porta del Sole, sono una moderna opera di G. Girbino, e rappresentano i Santi Benedettini e Storie del Nuovo Testamento. Una grande statua lapidea del Cristo Re, inserita il 5 settembre 1932, è posta al centro del primo ordine. Un cornicione a fasce aggettanti separa il secondo ordine, composto dalla cella campanaria. Esso è differenziato nello stile, presenta infatti paraste dai capitelli in stile jonico. Nei quattro trafori con archi a tutto sesto, prendono posto le campane della Chiesa. La più antica di esse risale al 1795, fusa dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento. Il timpano infine corona l’edificio, ed ospita l’orologio. Un acroterio in cima al timpano fa da base alla Croce e alle campane dell’orologio.
[modifica] La Torre Campanaria
L'edificio merlato, dedicato secondo la tradizione benedettina a San Nicolò, è un'opera del 1143, edificata su preesistente fortificazione araba. Lo stile di transizione la colloca nell’epoca di passaggio dal romanico al gotico. Di pianta quadrangolare ha la facciata principale rivolta ad oriente su cui si aprono bifore dagli archetti con l'intradosso a tutto sesto e l'estradosso a sesto acuto, decorato con motivi ornamentali e animali di stile romanico. Le bifore a nord sono di eguale misura, le bifore rivolte ad oriente sono di diversa grandezza e sulla facciata rivolta a sud si apre una grande monofora a tutto sesto. Notevole è l’effetto decorativo della loggia superiore, realizzato dal contrasto tra la pietra lavica scura e la bianca pietra calcarea. Sulla facciata principale dell'edificio, è impresso lo stemma dell'Abate Vescovo Platamone, restauratore dell’edificio nel 1454. Il quadrante circolare di un antico orologio sovrasta la grande monofora decorata. La torre svolgeva anche la funzione di anello di congiunzione tra il castello di Adrano e quello di Paternò per le segnalazioni luminose. Attaccato alla torre si trovava il chiostro del monastero benedettino demolito nel 1929.
[modifica] Ex Cappella di San Leone
Sotto la Torre Campanaria si osservano tracce di una cappella medioevale, decorata da elementi gotici e romanici, e collegata alla chiesa Madre. Nella cappella, interna al monastero, si trovava il "Coro di notte", e le sepulture dei monaci. A seguito della distruzione del Romitorio di San Leone del Panacchio nel 1536, il titolo di San Leone passò alla cappella. Il 18 aprile del 1589, Fabrizio Mandosio Vicario Apostolico per la Diocesi di Catania, accordò che nella cappella si fabbricasse l'altare dedicato al Santo. La tavola del XIV-XV secolo, originariamente venerata nel romitorio etneo, venne trasferita nella cappella. Molti furono gli abati che si pregiarono del titolo di Priore di San Leone, ultimo di questi il Parroco Savuto (1822-1848). Nel 1929, la cappella venne distrutta insieme all'edificio claustrale. La tavola quattrocentesca, negli anni '80 del '900 venne trasferita nella Parrocchia omonima di Catania.
[modifica] L'interno
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L'interno della chiesa prospetta uno stile sobrio e armonioso, l'aspetto attuale si deve ai lavori del 1831-1840. Laterale al vestibolo della navata principale, è collocato il Battistero con fonte marmoreo del secolo XVIII, sottostante la grande cantoria dove fanno mostra le canne dell’organo. La larga navata è chiusa dallo spazio absidale, introdotto da due robuste colonne, e dominata dal settecentesco altare maggiore in marmi policromi. Decorano l'abside gli affreschi eseguiti nel 1932 da Giuseppe Carmeni (1906-1964), raffiguranti Lo Sposalizio della Vergine, Il transito di san Giuseppe e La Gloria del Santissimo Sacramento, oltre alla grande tela della Sacra Famiglia. Lungo la navata, separati da lesene doriche, sono disposti due altari in marmi policromi rispettivamente dedicati alla Madonna del Carmelo e all’Incoronata, oltre al pulpito ligneo. La volta affrescata nel 1932 raffigura gli Evangelisti, san Giuseppe in Gloria, le Allegorie della Fede e della Giustizia, e le Virtù Teologali. I resti di un'antica torre d’avvistamento medioevale si conservano sul lato destro della facciata, inglobati tra le mura, ed adoperati come scala d’accesso alla cantoria e al campanile.
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La navata laterale, la chiesa di San Giuseppe già di Santa Maria, di dimensioni minori, ma di maggior rilievo storico, architettonico e strutturale, è delimitata dal vestibolo, sovrastato dalla cantoria, ad ovest, e dalla Cappella del Santissimo Sacramento ad Est. La cappella, luogo più antico dell’edificio, è sormontata dalla leggera cupola di forma ovoidale, esempio raro nella Sicilia Orientale, decorata da fregi in stucco. Nella Cappella sono sistemati il Crocifisso, la cameretta del Patrono san Giuseppe, l'icona della Madonna di Licodia, e la tela di San Leone. Introducono alla cappella le statue lignee di santa Gertrude e San Benedetto. Lungo la navata, paralleli agli archi del muro mediano, e intervallati da coppie di lesene scanalate di ordine dorico, sono collocati tre altari marmorei, quello del Sacro Cuore, della Madonna delle Grazie e di san Luigi Gonzaga. Sotto la prima arcata è sistemata un'acquasantiera marmorea del secolo XVI.
[modifica] Le Opere
Le opere d'arte conservate nella chiesa, sono dirette discendenti del fasto benedettino. Ad oggi del grande patrimonio lasciatoci in eredità rimane ben poco.
| Il Crocifisso ligneo medioevale |
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Il Crocifisso, venerato titolare della Parrocchia, è un'opera lignea di pregevole fattura composta da due parti, l'originale risale al secolo XIII, e le articolazioni inferiori, di minore impatto stilistico del secolo XVII. Fino al restauro del 1997, l'opera presentava forme barocche che avevano occultato l'aspetto medioevale, e la datavano al secolo XVII,.
Il volto, il busto e le braccia del Cristo presentano tutte le caratteristiche dell’arte basso medioevale richiamando alla mente le opere dei grandi maestri quali Cimabue. La compattezza e il risalto dei volumi ottenuti grazie alla incisività della scultura esprimono forza dolorosa. Il viso, grandiosamente drammatico, dai capelli scuri largamente incisi, con gli occhi serrati dalla morte, reclinato sulla spalla destra, dai rialzi anatomici dai volumi netti e decisi. L'opera presenta anche caratteristiche bizantine quali; gli occhi ad esse, la fossa alla radice del naso e la tripartizione del ventre, che secondo la simbologia bizantina raffigura il volto del Padre incarnato nel Figlio. |
Artistici e preziosi simulacri lignei sono; il Crocifisso di scuola Siciliana, del secolo XIII, rimaneggiato nel secolo XVIII. La preziosa statua di Santa Gertrude, esempio di arte gotica di scuola tedesca, del 1350 con decorazioni in foglia d’oro del secolo XVI. Il simulacro del Patriarca San Giuseppe, patrono del Comune, è forse senz’altro il più caro alla pietà dei fedeli e devoti. Risale al secolo XVI, rimaneggiato nel secolo XVII. Gelosamente custodito, resta visibile solo due volte l'anno, durante le Festività patronali. Il leggendario ed espressivo simulacro di San Benedetto, magistrale opera di scuola siciliana del secolo XVII. La statua dell'Immacolata Concezione, firmata dall’autore Francesco Lo Turco, e datata 1753. San Luigi Gonzaga, a cui i licodiesi riversano molta devozione, risale al secolo XVIII-XIX. Da menzionare anche un Crocifisso ligneo del secolo XVII, Sant'Antonio abate del secolo XVIII e San Francesco Saverio del secolo XIX, questi ultimi in stato di preoccupante degrado.
Le opere pittoriche degne di particolare nota rimangono: San Leone che sconfigge il mago Eliodoro, opera barocca di Matteo Desiderato della seconda metà del secolo XVIII, L’Immacolata Assunta ed Incoronata, tela di ignoto autore barocco del secolo XVIII. La Sacra Famiglia di Giuseppe Rapisardi, del 1841. Tra le opre minori è doveroso menzionare la piccola tela della Vergine Annunziata, di scuola Caravaggesca del secolo XVII, e la tela della Madonna della Cintura tra i Santi Agostino e Monica, copia seicentesca di un dipinto di scuola marchigiana del secolo XV andato perduto. Importante, per le radici storiche e devozionali del luogo, rimane l'icona della Madre di Dio Odigitria di Licodia, de 1988, benedetta da Sua Santità Giovanni Paolo II. L’icona sostituisce degnamente l’antico simulacro della Madonna del Robore Grosso (secolo XII) sottratto da ignoti nel 1974. Tra il patrimonio della chiesa, vanno annoverati la serie di Vasi Sacri, Ostensori e Turiboli argentei, che si collocano tra il secolo XVI e il XIX, e i paramenti sacri e liturgici, particolarmente lavorati, dei secolo XVIII e XIX.
[modifica] Serie dei Parroci
Sequenza dei parroci a partire dal ristabilimento del medioevale jus parrocchiale della antichissima venerabile chiesa parrocchiale sottotitolo di San Salvatore Gesù Cristo Crocifisso esistente nei feudi del monastero di Santa Maria di Licodia dei PP Benedettini dei monasteri riuniti di Santa Maria di Licodia e San Nicolò l’Arena di Catania .
- I - 1754 – 1758 Rev.mo Padre Don Romualdo Maria Rizzari da Catania, decano Benedettino Cassinese.
- II - 1758 – 1763 Rev. Padre Don Pietro Maria Alessi da Paternò, decano Benedettino Cassinese.
- III - 1763 – 1767 Rev. Padre Don Lucio Mazzara da Siracusa, decano Benedettino Cassinese
- IV - 1767 – 1768 Rev. Padre Don Francesco Maria Trigona da Piazza Armerina, decano Benedettino Cassinese.
- V - 1768 – 1773 Rev. Padre Don Bartolomeo Cordaro da Catania, decano Benedettino Cassinese.
- VI - 1773 – 1784 Rev. Padre Don Roberto La Rocca da Scicli, decano Benedettino Cassinese.
- VII – 1784 – n.d. Rev. Padre Don Antonio Benedetto Ascenzio da Modica, decano Benedettino Cassinese e priore di San Marco.
Dalla nomina del Parroco Ascenzio viene istituito l’ufficio di Proparroco e Provicario.
Tra il 1799 e il 1818, il governo monastico per ragioni di opportunità politiche insite nelle dinamiche monastiche sceglie per l’ufficio di parroco dei sacerdoti appartenenti al clero secolare. Essi sono:
- VIII - 1799 – Rev. Padre Don Francesco Di Paola Nicotra e Pavone da Catania.
- IX - 1815 – Rev. Padre Don Luigi Floresta da Biancavilla.
- X - 1818 – Rev. Padre Don Francesco Rossi Marletta da Catania.
Da questa data la scelta ricade all’interno della comunità monastica dei monasteri riuniti:
- XI - 1822 – 1847 – Rev. Padre Don Angelo Maria Savuto da Paternò, decano Benedettino Cassinese, Priore di San Leone.
- XII - 1847 – 1884 – Rev.mo Padre Don Giacomo Maggiore da Vizzini, decano Benedettino Cassinese, Abate titolare.
- 1884 Rev. Sac. Don Luigi Emmanuele “regnicolo”, proparroco e vicario foraneo.
Dal 1884 al 1926 si susseguono diversi cappellani sacramentali coadiuvati dai reverendi canonici Alfio Lanaia e Vito Piccione che ricoprirono entrambi l’ufficio di vicario foraneo. Parroci di diritto diocesano a partire dalla costituzione ed erezione canonica della Parrocchia del 21 giugno 1926 , essendo Arcivescovo il Cardinale Giuseppe Francica Nava.
- XIII 1929 Rev. Mons. Antonio Spina da Belpasso.
- XIV 1933 Rev. Sac. Francesco Rapisarda regnicolo.
- XV 1952 Rev. Sac. Vito Rapisarda regnicolo.
- XVI 2002 Rev. Sac. Salvatore Scuderi, da Zafferana.
- XVII 2011 Rev. Can. Santo M. Salamone regnicolo.
[modifica] Chiese Filiali
- Chiesa di Piano Ammalati. Identificata come il primo edificio di culto del territorio licodiese, ha origini medioevali.
- Chiesa delle Anime del Purgatorio. Eretta per devozione a metà ottocento, sul luogo di una prodigiosa apparizione.
- Chiesa dell'Immacolata. Costruita nel 1933 in contrada Cavaliere, fu riedificata nel 1985.
[modifica] Confraternite
- Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, fondata nel 1740
- Confraternita di San Giuseppe, del 1862
- Confraternita di San Luigi, del 1902
[modifica] Bibliografia
- Luigi Sanfilippo, I Percorsi del Sacro in Val Demone, C.U.E.C.M., 2007
- Regesto Ardizzone
- Archivio Storico della Parrocchia SS. Crocifisso
- Archivio Storico della Confraternita del SS. Sacramento
[modifica] Collegamenti esterni
[modifica] Voci correlate
- Sacra Famiglia (Giuseppe Rapisardi)
- San Leone Taumaturgo che sconfigge il mago Eliodoro
- Immacolata Concezione di Francesco Lo Turco
- Incoronazione della Vergine (Santa Maria di Licodia)
- San Giuseppe (Santa Maria di Licodia)
- La Festa del Patrono