Chiesa cattolica in Francia

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Chiesa cattolica in Francia
Emblem of the Holy See usual.svg
Lourdes basilique vue depuis château (2).JPG
La basilica delle apparizioni di Lourdes
Anno 2008
Cattolici 46 milioni
Popolazione 61 milioni
Parrocchie 16.553
Presbiteri 15.863
Seminaristi 1.299
Diaconi permanenti 2.099
Religiosi 8.115
Religiose 39.521
Primate André Vingt-Trois (Primate di Francia)
Philippe Barbarin (Primate delle Gallie)
Presidente della
Conferenza Episcopale
Georges Paul Pontier
Nunzio apostolico Luigi Ventura
Codice FR

La Chiesa cattolica in Francia è parte della Chiesa cattolica universale, sotto la guida spirituale del Papa e della Santa Sede.

Ci sono 47 milioni di battezzati cattolici in Francia (77% della popolazione), organizzati in 98 diocesi e con circa 19.640 preti (2008). Il numero dei praticanti è notevolmente inferiore.

Storia della Chiesa in Francia[modifica | modifica sorgente]

La cattedrale di Reims dove per mille anni furono incoronati i re di Francia

Ancien régime[modifica | modifica sorgente]

Prima della Rivoluzione francese, il cattolicesimo era in Francia la religione di Stato fin dalla conversione di Clodoveo I, che diede alla Francia il titolo di figlia prediletta della Chiesa. Per qualche tempo, nel XIV secolo, la Francia fu anche residenza dei papi nella città di Avignone. Il re di Francia era anche noto come Re cristianissimo. La Chiesa in Francia a più riprese mostrò una marcata autonomia rispetto a Roma, una tendenza nota come gallicanesimo.

Rivoluzione francese ed epoca napoleonica (1789-1815)[modifica | modifica sorgente]

Con la rivoluzione francese venne sancita la libertà di coscienza, a cui fece seguito però una forte persecuzione della Chiesa. Nel 1801 Napoleone stipulò un Concordato con la Chiesa, con il quale lo stato forniva sussidi alla religione cattolica (a cui era attribuito lo status di religione della maggioranza dei francesi), come pure al giudaismo, al luteranesimo e al calvinismo.

Restaurazione (1815-1830)[modifica | modifica sorgente]

Sotto Luigi XVIII, dal punto di vista giuridico, in Francia viene mantenuto il concordato napoleonico del 1801. Ci fu, è vero, un tentativo di annullare questo concordato per ritornare di fatto a quello del 1516. Ma l'accordo non venne ratificato in Parlamento per l’opposizione dei giuristi gallicani e dei liberali, che mal vedevano le eccessive richieste degli ultras (cattolici intransigenti). Pio VII, che ottenne da Luigi XVIII il ristabilimento di parte delle diocesi soppresse da Napoleone, rinunciò ad un nuovo concordato.

Il periodo 1815-1830 (quello della restaurazione francese) vede la Francia spostarsi politicamente sempre più a destra, specie dopo l'uccisione del duca di Berry (principe ereditario) e la salita al trono di Carlo X (1824). Vengono emanate leggi a favore della Chiesa:

  • riposo domenicale obbligatorio,
  • proibizione di ogni attacco alla Chiesa,
  • legge sul sacrilegio,
  • legge del 1825 favorevole alle Congregazioni religiose femminili (approvazione per sola via amministrativa).

Non mancarono leggi in senso contrario, per l’avversione dell’opinione pubblica liberale (non ancora sufficientemente rappresentata in Parlamento): per esempio la legge del 1828 sui seminari (limitazione degli alunni, divieto di professori appartenenti a Congregazioni religiose non autorizzate). Di fatto tale legge colpiva la scuola libera, perché i seminari erano per lo più collegi. In genere la politica religiosa di Carlo X è molto discutibile e si ritorcerà ben presto contro la Chiesa che il re pretendeva servire.

Dal punto di vista prettamente religioso si nota in questo periodo un notevole risveglio: aumento delle vocazioni, nascita di molti istituti religiosi maschili e femminili, rinnovo dell'episcopato con la presenza di vescovi troppo però più dediti all'amministrazione che alle iniziative pastorali, sviluppo di una formazione sacerdotale più attenta alla pastorale (vedi l'esempio del curato d'Ars), la diffusione delle missioni popolari per la ricristianizzazione delle campagne dopo l'ondata rivoluzionaria.

Nello stesso periodo si sviluppò d'altronde anche un acceso anticlericalismo, in reazione al tentativo della riconquista cristiana della società. Ne sono un esempio: stampa anticlericale, crisi di fede e diminuzione della pratica religiosa (specie nelle città e tra la borghesia), pubblicazioni numerose delle opere di Voltaire e Rousseau, giornali scandalistici anticlericali (Le Censeur e Le Constitutionnel), forte antigesuitismo (i gesuiti ritornano in Francia in questo periodo).

Monarchia di luglio (1830-1848)[modifica | modifica sorgente]

La Rivoluzione di Luglio (1830) fu una rivoluzione decisamente borghese e anticleriale, per lo stretto legame fra trono ed altare, fra Borboni e Chiesa. La rivolta portò al trono il "re borghese" Luigi Filippo, subito riconosciuto "re cristianissimo" da papa Pio VIII il 25 settembre (nonostante il parere diverso di alcuni cardinali). Ci furono delle reazioni legittimiste: l'arcivescovo di Parigi Hyacinthe-Louis de Quélen finì per provocare incidenti mentre il nunzio Lambruschini fu richiamato a Roma.

La "Monarchia di Luglio" (1830-1848) mantenne una posizione equilibrata nei confronti della Chiesa (ma sostanzialmente distaccata). Ne sono esempio le buone nomine dei vescovi d'intesa con l'0episcopato. Un colpo al gallicanesimo fu dato dalla reazione di molti vescovi contro il Dupin, autore di un manuale gallicaneggiante.

Anche in questo periodo continua la vitalità della Chiesa francese. Tre punti soprattutto:

  • ritorno degli antichi ordini: già i gesuiti in precedenza; nel 1833 i benedettini a Solesmes; nel 1841 i domenicani;
  • vitalità intellettuale: è da ricordare l’opera di Federico Ozanam, fondatore delle "Conferenze di san Vincenzo", per lungo tempo uno dei pochi rimedi alla questione sociale; e il Migne, organizzatore più che intellettuale, con la collana di patristica che porta il suo nome;
  • la lotta per la libertà della scuola, sostenuta con L'Avenir e dal Montalembert; la legge Guizot del 1833 pronuncerà la libertà per la scuola elementare; la lotta vide coinvolti i gesuiti che grazie alla legge avevano aperto un certo numero di collegi.

Ultima annotazione: le condizioni del clero inferiore, i "desservantes": amovibili e poveri.

Secondo Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Durante la Terza Repubblica lo scontento di alcuni settori politici per l'influsso crescente della Chiesa nell'educazione e nella vita pubblica portò ad una serie di riforme tendenti a ridurre questa influenza, tra le proteste dei gruppi ultramontani.

Primo Novecento[modifica | modifica sorgente]

Infine, nel 1905, la legge sulla separazione della Chiesa dallo Stato rimosse lo status speciale delle quattro religioni (con l'eccezione dell'Alsazia - Mosella), ma permettendo loro l'uso delle chiese, di proprietà statale, già utilizzate prima del 1905. Da allora la dottrina prevalente è quella della laicità dello stato, cioè della neutralità nei confronti della religione e separazione della religione dalla sfera pubblica.

Secondo Novecento[modifica | modifica sorgente]

In Francia si avverte un forte calo di vocazioni alla vita religiosa, in parte a partire dagli anni cinquanta del XX secolo, ma, in modo particolare (come in tutto il mondo cattolico), a partire dal Concilio Vaticano II e dalle successive riforme liturgiche. La Conferenza Episcopale di Francia fornisce dei dati statistici aggiornati[1]. Da notare che in Francia, più che altrove, è fiorentissima la liturgia tradizionale in latino (Forma Straordinaria del Rito Romano liberalizzata da Benedetto XVI nel 2007) che utilizza i libri liturgici del 1962, cioè precedenti alle riforme liturgiche conciliare e post-conciliare. Moltissimi sono i sacerdoti, sia secolari che religiosi, che si avvalgono di questa forma celebrativa e sempre più numerose le vocazioni maschili e femminili ad essa legate, sia in modo esclusivo, come nel caso degli istituti "Ecclesia Dei", sia in affiancamento alla liturgia riformata post-conciliare (Forma Ordinaria del Rito Romano). Si calcola che almeno un quarto di tutte le vocazioni sacerdotali presenti nel territorio nazionale sia ormai direttamente legato alla liturgia "more antiquo". E il dato è in costante espansione.

Sacerdoti (2008): 19.640; Diaconi permanenti (2008): 2.250; Religiose di vita apostolica (primo gennaio 2009): 31.121; Religiose di vita monastica (primo gennaio 2009): 3.689; Religiosi non sacerdoti (primo gennaio 2009): 7.514; Seminaristi maggiori (2009/10) (non compresi i propedeutici): 756.

Suddivisioni[modifica | modifica sorgente]

In Francia la suddivisione ecclesiastica consiste in:

  • Arcidiocesi metropolitane
    • Suffraganee
province ecclesiastiche francesi dopo il 2002

Diocesi di rito romano[modifica | modifica sorgente]

Provincia ecclesiastica di Besançon

Provincia ecclesiastica di Bordeaux

Provincia ecclesiastica di Clermont

Provincia ecclesiastica di Digione

Provincia ecclesiastica di Fort-de-France[2]

Provincia ecclesiastica di Lilla[3]

Provincia ecclesiastica di Lione

Provincia ecclesiastica di Marsiglia

Provincia ecclesiastica di Montpellier

Provincia ecclesiastica di Nouméa[4]

Provincia ecclesiastica di Papeete[5]

Provincia ecclesiastica di Parigi

Provincia ecclesiastica di Poitiers

Provincia ecclesiastica di Reims

Provincia ecclesiastica di Rennes

Provincia ecclesiastica di Rouen

Provincia ecclesiastica di Tolosa

Provincia ecclesiastica di Tours

Immediatamente soggette alla Santa Sede:

Diocesi di rito orientale[modifica | modifica sorgente]

Nunziatura apostolica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nunziatura apostolica in Francia.

Conferenza episcopale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conferenza Episcopale di Francia.

Luoghi di pellegrinaggio[modifica | modifica sorgente]

La Francia è anche la sede di uno dei più visitati luoghi di pellegrinaggio, il santuario di Nostra Signora di Lourdes.

Altri siti di pellegrinaggio sono:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://vocations.cef.fr/IMG/pdf/Fiche_16.pdf
  2. ^ Le diocesi di questa provincia ecclesiastica sono situate nelle regioni d'oltremare della Martinica, della Guadalupa e della Guyana Francese.
  3. ^ Fino al 29 marzo 2008 la sede metropolitana era l'arcidiocesi di Cambrai:Annuncio dell'elevazione a metropolia della diocesi di Lilla sul sito della Santa Sede.
  4. ^ Le diocesi di questa provincia ecclesiastica sono situate nel paese d'oltremare della Nuova Caledonia e nella collettività d'oltremare di Wallis e Futuna. La provincia comprende anche la diocesi di Port-Vila nelle Vanuatu.
  5. ^ Le diocesi di questa provincia ecclesiastica sono situate nella collettività d'oltremare della Polinesia francese; l'arcidiocesi di Papeete comprende anche la colonia britannica delle Isole Pitcairn.
  6. ^ Questa diocesi è situata nel dipartimento d'oltremare della Riunione.
  7. ^ Questo vicariato apostolico è situato nella collettività d'oltremare di Saint-Pierre e Miquelon

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G. Martina, La Chiesa nella prima metà dell'Ottocento. Orientamenti generali: principi e realtà. (liberamente scaricabile dal sito della Treccani [1])

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]