Chiamata per il morto

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Chiamata per il morto
Titolo originale Call for the Dead
Autore John le Carré
1ª ed. originale 1961
Genere Romanzo
Sottogenere giallo
Lingua originale inglese

Chiamata per il morto (titolo originale Call for the Dead), uscito in Italia nel 1961 (edizioni Oscar Mondadori, 2001) è il primo romanzo di John le Carré, quando era ancora al servizio dell'MI6.

Per il suo romanzo d'esordio, Le Carré introduce il suo personaggio meglio riuscito, l'agente George Smiley. Uomo poco fascinoso e piuttosto brutto, con un matrimonio fallito alle spalle, Smiley è lontano (e molto più realistico) dall'agente segreto 007 per antonomasia. Ma è dotato d'una mente sottile e attenta.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo narra di Fennan, alto funzionario statale britannico apparentemente suicidatosi in circostanze non molto chiare poco dopo l'incontro con Smiley, incaricato di verificarne la lealtà in seguito a una denuncia anonima delle simpatie giovanili di sinistra della vittima. Indagando sul misterioso suicidio Smiley scopre che Fennan aveva chiesto la sveglia telefonica per il mattino successivo al giorno in cui è morto e che la lettera anonima è stata scritta con la macchina da scrivere che trova in casa del morto. Due strani fatti che lo portano a sospettare che non si tratti di suicidio e con l'aiuto di un poliziotto inizia a indagare sino all'epilogo che lo ferirà negli affetti.

Fanno contorno una vedova misteriosa e originale, un vecchio compagno del tempo di guerra che si rivela essere ora un avversario, una moglie bella e infedele, le vicende in continua evoluzione del MI6 col quale Smiley non va molto d'accordo e le nascenti reti di spionaggio messe in opera sul suolo inglese dai paesi d'oltre cortina.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il primo lavoro di Le Carré risente piacevolmente degli schemi classici della spy story. Il colpevole è ancora una volta il meno sospettato e in questo caso invece del maggiordomo è la signora Fennan a fare la parte del cattivo. Il personaggio principale è altrettanto impossibile quanto il suo alter ego più cinematografico che letterario: James Bond. Al contrario di lui George Smiley non ha nulla dello stereotipo dell'agente segreto nell'aspetto esteriore e nelle abitudini. Non è un bravo giocatore a poker, non fuma sigari, non ha successo con le donne, non è un raffinato cultore della tavola ma mantiene la caratteristica necessaria al ruolo: la sagacia e una cultura profonda abbinati ad una profonda umanità. Si veda a conferma il rammarico di Smiley nella scena finale con Dieter Frey.

Nel racconto, scritto con impareggiabile gusto per lo svolgersi della storia e per la descrizione dei particolari necessari, Le Carré espone la sua posizione politica attraverso i dialoghi del personaggio principale, George Smiley, col quale condivide la passione per la letteratura tedesca del 17^ secolo.

L'individualismo dell'occidente viene contrapposto alla filosofia da alveare che contraddistingue tanto socialismo dell'est. Utili e didattici i riassunti contenuti nelle relazioni di servizio, che permettono al lettore di tirare le fila di quanto ha letto fino a quel punto. Credo che sia quasi un omaggio dovuto dall'autore alla polizia il mettere in evidenza la differenza tra gli uomini della legge, i poliziotti, chiamati a farla rispettare e a richiamare chiunque oltrepassi il limite, e l'azione di quegli uomini, gli agenti segreti appunto, che debbono agire al di là della linea per permettere a quelle regole codificate di continuare a funzionare. Il risultato della loro battaglia tra i due blocchi permette la vita alla democrazia in cui profondamente crede Le Carré.

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