Cheyenne (popolazione)

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Cheyenne
Cheyenne
Ritratti Cheyenne
Luogo d'origine Stati Uniti
Popolazione 22.180
Lingua Linguaggio Cheyenne

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Immagine di una "Danza del sole" cheyenne del 1909
Bandiera della nazione dei Cheyenne del Nord

I Cheyenne sono una popolazione indiana dell'area delle Grandi Pianure, situate nell'America Settentrionale. La Nazione Cheyenne si compone di due tribù unite, quella dei Só'taa'e (conosciuti come Sutai) e dei Tsé-tsêhéstâhese (al singolare: Tsêhéstáno; conosciuti come Tsitsistas). La popolazione totale, composta di 6.591 individui, si trova nei 2 stati federali statunitensi dell'Oklahoma e del Montana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I Cheyenne sono parte del grande gruppo linguistico nordamericano degli algonchini, assieme con le tribù degli Abenachi [1], Piedi Neri, Mohegan, Mohicani, Cree, Fox, Arapaho, Kickapoo, Lenape (o Delaware), Passamaquoddy, Miami, Micmac, Narragansett, Ojibway, Ottawa, Pequot, Potawatomi e Shawnee [2]. Sull'origine del loro nome vi sono varie interpretazioni: quella più accreditata presso gli etnologi è di "piccoli rossi-parlanti"; altri ritengono che Cheyenne derivi dalla parola francese "chien" (cane). Un'altra versione sostiene che il significato del termine cheyenne sia " il popolo degli uomini" come loro stessi si chiamavano.[3]

Durante il XVII ed il XVIII secolo si spostarono dalla regione dei Grandi Laghi, per raggiungere le odierne terre del Minnesota e del Nord Dakota, con lo scopo di stabilizzarsi. Alcune delle loro caratteristiche culturali furono influenzate dal contatto con altre nazioni indiane, quali gli Hidatsa e i Mandan. Intorno alla fine del XVIII secolo, con l'acquisizione del cavallo, i Cheyenne abbandonarono la vita stanziale, per lo più agricola, adottando uno stile di vita nomade, convertendo la loro alimentazione, basata sui frutti della terra e sul pesce, in una dieta formata da carne di bisonte e cibi vegetali. In questo periodo i Cheyenne emigrarono verso le terre del Colorado e del Sud Dakota.

I Cheyenne furono al centro di alcune delle guerre indiane più note, poiché dalla seconda metà del XIX secolo i loro territori furono attraversati dall'esercito statunitense. Il governo americano, intorno al 1860, ordinò ai Cheyenne di trasferirsi in una piccola riserva situata nel Colorado, ma i nativi rifiutarono. Si scatenò allora una prima caccia ai Cheyenne, che invece volevano la pace e inviarono una delegazione guidata da Orso Magro, accolto, invece, a colpi di fucile.[4]. Il capo dei Cheyenne meridionali, alias Motavato Pentola Nera, in pieno accordo con i governativi, si accampò lungo il fiume Sand Creek. Nonostante nell'accampamento sventolasse la bandiera americana, il 29 novembre 1864 l'esercito statunitense li attaccò, massacrandone circa trecento, tra cui solo settantacinque erano guerrieri.[4] Questo fatto è passato alla storia come "Massacro di Sand Creek".

Mentre si svolgevano le trattative tra i bianchi, i Cheyenne e altre nazioni di nativi, e veniva firmato l'accordo - farsa di "Medicine Lodge", che avrebbe dovuto garantire il passaggio dei coloni sulle terre degli indiani, ma che in pratica non fu mai rispettato, riprese la caccia ai Cheyenne.[5] Il tenente colonnello George Armstrong Custer incrociò un gruppo lungo il fiume Washita, riuscendo facilmente a vincere lo scontro, nel quale persero la vita Pentola Nera e un centinaio di nativi. I pochi superstiti si arresero e furono chiusi nelle riserve. Un gruppo di Cheyenne guidati da Due Lune continuò invece la guerra ai visi pallidi e fu tra i protagonisti della celeberrima Battaglia di Little Big Horn, nella quale fu annientato l'intero squadrone di George Armstrong Custer. Dopo questa battaglia si intensificò la caccia ai Cheyenne, i quali, seguendo l'esempio di Cavallo pazzo, si arresero in buon numero intorno all'anno 1877. Furono spediti nelle riserve, ma molti di loro evasero subito dalle riserve per ritornare provvisoriamente ai loro luoghi di origine.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

I Cheyenne cambiarono radicalmente il loro stile di vita con l'introduzione del cavallo, divenendo così un popolo nomade, dopo che a lungo erano stati dediti all'agricoltura, e alla coltivazione di mais e di piselli. In questo periodo anche i loro riti religiosi di tipo animista-sciamanico subirono l'influenza del loro stile di vita e nei loro racconti apparve frequentemente il mito della Terra Madre che governa la creazione e la fertilità, oltre ai miti escatologici riguardanti l'oltretomba e a quelli degli eroi e dei fanciulli prodigiosi.[6] Tra questi ultimi vi è il mito del saggio profeta, che insegna la religione con i riti sacri, plasma le istituzioni e scandisce l'ordine sociale.

La nazione Cheyenne, diversamente da altri nativi americani, è stata storicamente compatta e unita, sotto il governo centrale denominato "Consiglio del quarantaquattro", che fu sviluppato al tempo del raggiungimento delle Grandi Pianure da parte delle tribù.
Gli antropologi discutono se nel loro sistema a clan, la matrilinearità, che prevede l'acquisizione, per i figli, del nome materno anziché di quello paterno, esistesse fin dalle origini o fosse elaborata più tardi.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

L'elemento fondamentale della cultura della nazione Cheyenne sono state le pelli, dalle tende ai ricami con perline o con aculei di porcospino.[7]
Tra gli elementi artistici principali si annoverano le pipe (a focolaio diritto e a gomito), i pali totemici (mantokan), le maschere e le figure umane.
Non rare sono le pitture su roccia o dentro le caverne, anche se la manifestazione più diffusa è la pittura su pelli. Tra le raffigurazioni principali vi sono gli avvenimenti sociali, lo spiritismo e la simbologia. Dopo i contatti con l'uomo bianco vennero introdotti anche temi floreali.
Da ricordare l'artigianato con le penne (fisse e mobili).

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Cheyenne famosi[modifica | modifica wikitesto]

Il capo indiano Stella del Mattino ritratto prima della battaglia del Little Bighorn

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Waldman, Carl. Encyclopedia of Native American Tribes: Third Edition (New York: Checkmark Books, 2006) p. 1
  2. ^ Giovanni Pizza "Miti e leggende degli Indiani d'America", Newton&Compton, Roma, 1995 (alla pag.237 voce "Dizionario-Algonchini")
  3. ^ "Miti e leggende degli Indiani d'America", di Giovanni Pizza, ed. Newton&Compton, Roma, 1995 (alla pag.237)
  4. ^ a b "Storia del Far West" di Viviana Zarbo, ed. Newton&Compton, Roma, 1995 (alla pag.34-35)
  5. ^ "Storia del Far West" di Viviana Zarbo, ed. Newton&Compton, Roma, 1995 (alla pag.42-43)
  6. ^ "Miti e leggende degli Indiani d'America", di Giovanni Pizza, ed. Newton&Compton, Roma, 1995 (alla pag.7-10,
  7. ^ Gabriel Mandel, Arte Etnica, Mondadori, Milano, 2001, pag.142

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]