Chenopodium bonus-henricus

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Farinello buon-enrico
Chenopodium bonus-henricus.JPG
Chenopodium bonus-henricus
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Caryophyllidae
Ordine Caryophyllales
Famiglia Chenopodiaceae
Genere Chenopodium
Specie C. bonus-henricus
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
Ordine Caryophyllales
Famiglia Chenopodiacee
Nomenclatura binomiale
Chenopodium bonus-henricus
L., 1753
Nomi comuni

Farinello tutta-buona
Spinacio di montagna

Il Farinello buon-enrico (nome scientifico Chenopodium bonus-henricus L., 1753) è una pianta erbacea perenne ed edule della famiglia delle Chenopodiaceae, diffusa in tutta la penisola italiana.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

Variabilità[modifica | modifica sorgente]

Qui di seguito è indicata una varietà di Chenopodium bonus-henricus :

  • Chenopodium bonus-henricus L. var. alpinum DC. (1805)

Ibridi[modifica | modifica sorgente]

Con la specie Blitum virgatum la pianta “Farinello buon-enrico” forma il seguente ibrido interspecifico :

  • Chenopodium × thalscicsii H. Melzer (1987)

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

La specie Chenopodium bonus-henricus è stata designata nel tempo con diversi binomi. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Agathophytum bonus-henricus (L.) Moq. (1834)
  • Anserina bonus-henricus (L.) Dumort. (1827)
  • Atriplex bonus-henricus (L.) Crantz (1766)
  • Blitum bonus-henricus (L.) C.A.Mey.
  • Chenopodium esculentum Salisb., (1796)
  • Chenopodium hastatum St-Lager in Cariot (1889)
  • Chenopodium ruderale St-Lager (1880), non Moq. in DC.
  • Chenopodium sagittatum Lam. (1779)
  • Chenopodium spinaciifolium Stokes. (1812)
  • Chenopodium triangulare Dulac [1867, 
  • Orthospermum bonus-henricus (L.) Schur

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Una specie abbastanza simile è Chenopodium album L. (farinello comune): le foglie sono più strette e l'infiorescenza è più distribuita lungo la pianta.
Mediamente tutte le specie del genere Chenopodium sono abbastanza simili e differiscono per alcuni particolari delle foglie o dell'infiorescenza o altre caratteristiche minime relative al tipo di superficie del fusto e delle foglie.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome generico (Chenopodium) deriva dalla particolare conformazione delle foglie simile al piede dell'oca : dal greco ”chen” (= oca) e ”pous” (= piede) oppure ”podion” (= piccolo piede)[1][2].
Il nome specifico (bonus-henricus) è stato assegnato da Linneo per onorare Enrico IV di Navarra, chiamato appunto dai francesi “Le bon Henry” che tra l'altro fu un protettore dei botanici[3]. Altri testi propongono un'altra etimologia: in riferimento al dio della casa “Enrico” in quanto queste piante facilmente crescono vicino alle abitazioni.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Chenopodium bonus-henricus) è stato proposto da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 –Uppsala, 10 gennaio 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.
In lingua tedesca questa pianta si chiama Guter Heinrich; in francese si chiama Chénopode bon Henri oppure anche Épinard sauvage; in inglese si chiama Good-King-Henry.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento
Località : Giardino Botanico Alpino "Giangio Lorenzoni", Pian Cansiglio, Tambre (BL), 1000 m s.l.m. - 13/06/2009

Sono piante perenni di tipo erbaceo ma a volte quasi arbustivo con portamento eretto-ascendente a forma vagamente piramidale. Queste piante vengono classificate tra le “apetale" in quanto prive di corolla (il perianzio è presente ma ridotto). Si distinguono inoltre in quanto le foglie sono prive di ocrea e la pianta in generale non ha lattice e neppure peli urticanti, bensì peli di tipo viscido anche se prevalentemente è glabra. Possiedono un odore erbaceo sgradevole e un caratteristico “indumento” farinoso (vedi il nome comune) sui fusti e sulle foglie. L'altezza di queste piante può oscillare da 20 a 60 cm. La forma biologica della specie è emicriptofita scapose (H scap); ossia sono piante perenni con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve. Sono inoltre dotate di un asse fiorale eretto e spesso privo (o con poche) foglie.

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea del fusto è un grosso rizoma.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta-ascendente con la superficie solcata e la forma cilindrica. I fusti di questa specie sono semplici o scarsamente ramosi.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie
Località : Giardino Botanico Alpino "Giangio Lorenzoni", Pian Cansiglio, Tambre d'Alpago (BL), 1000 m s.l.m. - 13/06/2009

La disposizione delle foglie lungo il fusto è alterna. Le foglie sono intere e farinose; sono picciolate e saettiformi o triangolari-astate con base troncata. La larghezza massima della foglie è nella parte inferiore della lamina. In genere il colore delle foglie di sopra è verde scuro e di aspetto farinoso e più chiaro di sotto. Alla base possiedono due grossi denti rivolti verso il basso, mentre il resto della lamina è lievemente ondulato. Lunghezza del picciolo alla base della pianta: 1 – 2 dm. Dimensioni della lamina: larghezza 3 – 7 cm; lunghezza 5 – 8 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Infiorescenza
Località : Giardino Botanico Alpino "Giangio Lorenzoni", Pian Cansiglio, Tambre d'Alpago (BL), 1000 m s.l.m. - 13/06/2009

L'infiorescenza è priva di brattee ma è fogliosa nella parte basale; la forma è quella di una spiga di densi glomeruli informi interrotta in alcuni punti e di colore rosso-brunastro. Ogni glomerulo contiene diversi fiori globosi verdastri e sessili. L'infiorescenza è principalmente terminale; sono comunque presenti dei brevi glomeruli di fiori all'ascella delle foglie inferiori. A volte la parte terminale dell'infiorescenza può essere piegata dal proprio peso. Lunghezza dell'infiorescenza terminale: 5 – 20 cm. Diametro dei glomeruli : 3 – 5 mm.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

I fiori sono ermafroditi, pentameri (i vari verticillicalice e stami - sono formati da 5 parti) e attinomorfi. Dimensione dei fiori: 1 – 2 mm.

* P 5, A 5, G (2) (supero)[4]

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è una capsula che alla maturità diventa carnosa e succosa. Ogni frutto contiene un solo seme bruno-lucente, punteggiato molto minutamente a forma obvoide o più semplicemente rotonda. Il pericarpo (parte esterna del frutto) è aderente. Dimensione del seme: 1,5 - 2 mm.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

  • Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Circumboreale. Viene considerata una specie nativa delle montagne europee.
  • Diffusione: questa pianta è diffusa comunemente su tutto il territorio italiano, come pure in tutta Europa. È comune anche in altre parti del mondo dalla Siberia all'America del nord.
  • Habitat: sulle Alpi e sugli Appennini si trova fra il bosco a castagno e il limite delle conifere presso le malghe, luoghi incolti o ruderali ma concimati (eventualmente da bestiame al pascolo). Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH neutro, alti valori nutrizionali e con terreno secco.
  • Diffusione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare dai 500 fino a 2100 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: montano e subalpino.

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico la specie Chenopodium bonus-henricus appartiene alla seguente comunità vegetale[6]:

Formazione: delle comunità perenni nitrofile
Classe: Artemisietea vulgaris
Ordine: Onopordetalia acanthii
Alleanza: Arction lappae

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

  • Sostanze presenti: queste piante sono dotate di un olio essenziale chiamato ”essenza di chenopodio”, contengono inoltre betalaine[7] e altre sostanze come ferro e vitamina B1. Contengono inoltre saponine e acido ossalico. Le quantità di queste sostanze nella pianta sono esigue, ma un consumo esagerato delle foglie in certi individui può creare dei problemi. Problemi che possono aumentare se le piante sono raccolte su terreni ricchi di azoto[8]
  • Proprietà curative: questa erba è emolliente, lassativa e vermifuga[9][10]. Non deve essere assunta da persone affette da insufficienza renale o reumatismi, in quanto aggraverebbe tale condizione[9]. Un cataplasma ottenuto con le foglie veniva usato per pulire e rimarginare ferite croniche, scottature e ascessi[9][11]. I semi sono un blando lassativo, adatto per i bambini[9].
  • Parti usate: soprattutto le foglie; eventualmente il rizoma

Cucina[modifica | modifica sorgente]

È una pianta conosciuta sin dall'antichità (era largamente coltivata dagli inglesi fino al XVIII secolo) e apprezzata per il suo valore nutritivo, spesso raccolta e lessata e consumata in varie forme nell'Italia centrale. Anticamente considerato un alimento povero, è oggi una spezia molto ricercata e pertanto è spesso oggetto di raccolte indiscriminate. Si cucina come una comune verdura, lessa o soffritta in padella. Si preferiscono i germogli o le cime immature delle giovani piante.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Botanical names. URL consultato il 06-10-2009.
  2. ^ Motta, op. cit., vol. 1 - pag. 561
  3. ^ Motta, op. cit., vol. 1 - pag. 562
  4. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 07-10-2009.
  5. ^ eFloras Database. URL consultato l'08-10-2009.
  6. ^ AA.VV., Flora Alpina.Vol.1, Bologna, Zanichelli, 2004, pag.238.
  7. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - pag. 821
  8. ^ Plants For A Future. URL consultato il 06-10-2009.
  9. ^ a b c d Chiej. R. Encyclopaedia of Medicinal Plants. MacDonald 1984 ISBN 0-356-10541-5
  10. ^ Ewart. A. J. Flora of Victoria
  11. ^ Grieve. A Modern Herbal. Penguin 1984 ISBN 0-14-046440-9

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 561.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 161, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 238.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, pag. 821, ISBN 88-7287-344-4.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]