Chelus fimbriata
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| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Infraphylum | Gnathostomata |
| Classe | Reptilia |
| Sottoclasse | Anapsida |
| Ordine | Testudines |
| Sottordine | Pleurodira |
| Famiglia | Chelidae |
| Genere | Chelus Duméril, 1806 |
| Specie | C. fimbriata |
| Nomenclatura binomiale | |
| Chelus fimbriata (Schneider, 1783) |
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| Sinonimi | |
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Chelus fimbriatus |
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| Areale | |
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| (LA) « Testudo terrestris major putamine echinato et striato » |
(IT) « Grande tartaruga terrestre striata e scagliosa. » |
| (Barrère, 1741[1]) | |
La mata mata (Chelus fimbriata (Schneider, 1783)) è un rettile testudinato della famiglia dei Chelidi, nell'ambito della quale costituisce l'unica specie ascritta al genere Chelus[2].
Indice |
Distribuzione[modifica]
La mata mata è diffusa nel bacino amazzonico e nell'Orinoco, pertanto il suo areale comprende Colombia, Venezuela, Guyana, Suriname, Guyana Francese, l'Ecuador ed il Perù orientali, la Bolivia settentrionale ed il Brasile: è inoltre diffusa sull'isola di Trinidad[3], mentre non sono andati a buon fine i tentativi di introduzione della specie in Florida, sebbene voci insistenti mormorino della sua presenza nell'area di Pembroke Park[4].
Il suo habitat ideale è costituito dalle acque dolci calde e non eccessivamente profonde (al massimo un metro e mezzo), con fondo fangoso o limaccioso ed abbondante vegetazione fra la quale mimetizzarsi.
Descrizione[modifica]
Dimensioni[modifica]
Misura fino a 45 cm di lunghezza del solo carapace, per un peso che può sfiorare i 15 kg[5]: queste misure ne fanno una delle tartarughe d'acqua dolce di maggiori dimensioni (superata solo dalla tartaruga Arrau, Podocnemis expansa, dalla tartaruga alligatore Macrochelys temminckii, e dalla tartaruga azzannatrice Chelydra serpentina), sicuramente la specie più grande della sua famiglia.
Aspetto[modifica]
A prima vista, la mata mata appare come un animale piuttosto bizzarro, con numerose caratteristiche che la rendono immediatamente distinguibile da qualsiasi altra specie di tartaruga.
La pelle, di colore giallastro-bruno più o meno scuro a seconda della popolazione presa in considerazione[6], è interamente ricoperta di escrescenze carnose, le quali hanno la funzione di mimetizzare il più possibile l'animale con l'ambiente circostante.
La testa è assai grande, triangolare, larga ed appiattita: ai due lati del cranio sono presente due "ali" carnose triangolari, riccamente innervate, la cui funzione è tuttavia avvolta nel mistero.
Gli occhi (dotati di tapetum lucidum, anche se la vista della mata mata è estremamente debole) sono piccoli e posti lateralmente nei pressi dell'enorme bocca, assai larga e munita di barbigli laterali[7].
Il collo è assai lungo, per permettere all'animale di raggiungere la superficie senza doversi muovere dal fondo: a tal fine l'animale possiede anche un naso allungato a forma di proboscide, sulla sommità del quale sono poste le narici.
Il carapace, di colore generalmente bruno-olivaceo, è formato da tre file verticali di placche a forma di piramide ed ha i margini dentellati: i margini mostrano evidenti anelli di crescita, che permettono di determinare facilmente l'età dell'animale. È interessante notare che il carapace delle popolazioni dell'Orinoco ha forma ovale, mentre nelle popolazioni amazzoniche esso tende ad assumere forma rettangolare. Negli esemplari più anziani, il carapace è completamente ricoperto di alghe, in modo tale da mimetizzare ulteriormente l'animale.
Le zampe, corte e forti, sono munite di piccoli artigli e sono tutte palmate. La coda appare piuttosto lunga e si assottiglia man mano che si procede verso la sua parte distale.
Dimorfismo sessuale[modifica]
I maschi hanno piastrone di forma concava e coda più lunga e robusta rispetto alle femmine, che dal canto loro a parità d'età raggiungono dimensioni maggiori ed hanno un collo più lungo: tali differenze, però, sono assai poco marcate e risulta piuttosto arduo riconoscere i due sessi senza esami accurati.
Biologia[modifica]
Alimentazione[modifica]
Di giorno rimane nascosta nel fango tra la vegetazione dei bordi degli stagni. Di notte si avventura nell'acqua e rimane in appostamento sul fondo. Al passaggio di larve di anfibi, piccoli pesci e piccoli invertrebati, spalanca di colpo la bocca creando un piccolo risucchio che porta le vittime direttamente nell'esofago.
Riproduzione[modifica]
La femmina scava una buca profonda circa 20 cm lontana dalla riva, al sicuro dalle inondazioni. Vi depone da 10 a 20 uova che ricopre con la terra smossa. Dopo circa 3 mesi le uova si schiudono e i piccoli salgono in superficie e si dirigono verso gli stagni.
Note[modifica]
- ^ « Matamata, Chelus fimbriatus », William H. Espenshade III, Tortuga Gazette, n°26 (maggio 1990).
- ^ « Chelidae », Mikko's Phylogeny Archive.
- ^ « Amphibians and Reptiles of Trinidad and Tobago », John C. Murphy, 1997, Krieger Publishing Company.
- ^ (EN) « The exotic herpetofauna of southeast Florida », W. King et T. Krakauer, 1996, Quarterly Journal of the Florida Academy of Sciences.
- ^ Toutes les tortues du monde, Franck Bonin, Bernard Devaux & Alain Dupré, X ed. (1998), editore Delachaux et Niestlé/WWF.
- ^ « [1]»
- ^ (FR) « [2] »
Altri progetti[modifica]
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