Chelidonium majus

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Celidonia
Chelidonium majus - Köhler–s Medizinal-Pflanzen-033.jpg
Chelidonium majus
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Papaverales
Famiglia Papaveraceae
Genere Chelidonium
Specie C. majus
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiospermae
(clade) Eudicotiledoni
Ordine Ranunculales
Famiglia Papaveraceae
Nomenclatura binomiale
Chelidonium majus
L.

La celidonia (Chelidonium majus L.) è una pianta erbacea, spontanea in Italia, appartenente alla famiglia delle Papaveraceae. È l'unica specie del genere Chelidonium di tale famiglia.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome deriva dal greco chelidòn (= rondine), secondo Maurice Mességué perché porzioni di pianta vengono strofinate dalle rondini sugli occhi non ancora aperti dei piccoli. Il latice caustico aprirebbe i lembi di pelle consentendo ai rondinini di vedere.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Pianta erbacea perenne, alta da 30 a 90 cm, a fusto ramificato e a nodi ingrossati.

foglia di celidonia
fiore e frutto di celidonia
Latice giallo

Le foglie sono lobate, alterne, imparipennate, color verde-bluastro, più chiare o grigie nella pagina inferiore. I fiori hanno calice composto da due sepali caduchi e corolla con 4 petali gialli, venti stami, ovario supero.

Il frutto è una siliqua che contiene una fila di piccoli semi marroni con una cresta chiara.

Dai rametti spezzati esce un latice giallo-arancio che è uno dei tratti inconfondibili della pianta. Esposto all'aria, il lattice ossida rapidamente e scurisce.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Pianta del bacino del Mediterraneo, cresce spontaneamente nei boschi e nelle zone abbandonate. Viene considerata una indicatrice di presenza di composti azotati. Cresce anche nei giardini e nelle aiuole, e ricresce ogni anno, per cui è considerata infestante.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Fitoterapia[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
  • La pianta viene tradizionalmente utilizzata nella fitoterapia popolare per uso esterno. Contro le verruche, si applica il lattice fresco nella zona interessata, lasciando asciugare.

La tossicità di alcuni principi contenuti ne sconsiglia l'utilizzo interno a meno di supervisione esperta.

In omeopatia è stata sperimentata da Samuel Hahnemann e dalla sua scuola.

  • Compare spesso nelle ricette di Maurice Mességué, come componente di miscele per pediluvi e lavaggi delle mani. Nella cultura gitana è usata nei pediluvi, per dare sollievo alle gambe.
  • In dosi moderate può essere assunta come soluzione acquosa (the). Nelle campagne del lodigiano e cremasco, una tradizione contadina utilizza un beverone a base di celidonia e tarassaco per una azione depurativa del fegato.

Come altre Papaveraceae ha azione purgativa e sedativa e una azione spasmolitica sulla muscolatura liscia.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Usata nel secolo XVIII come pianta decorativa, per aiuole, forse per il colore delle foglie.

È evitata dalle bestie da pascolo, per il sapore acre e disgustoso.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  • Nel mondo della natura, Enciclopedia di Scienze Naturali, Federico Motta Ed., 1952
  • F. Firenzuoli, Fitoterapia, 4ª ed. Elsevier, Milano, 2008

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Sull'utilizzo della celidonia nella medicina popolare per eliminare i porri dalle mani. Uso esterno

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