Chelidonium majus
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Chelidonium majus |
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| Classificazione Cronquist | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Plantae |
| Divisione | Magnoliophyta |
| Classe | Magnoliopsida |
| Ordine | Papaverales |
| Famiglia | Papaveraceae |
| Genere | Chelidonium |
| Specie | C. majus |
| Classificazione APG | |
| Regno | Plantae |
| (clade) | Angiospermae |
| (clade) | Eudicotiledoni |
| Ordine | Ranunculales |
| Famiglia | Papaveraceae |
| Nomenclatura binomiale | |
| Chelidonium majus L. |
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La celidonia (Chelidonium majus L.) è una pianta erbacea, spontanea in Italia, appartenente alla famiglia delle Papaveraceae. È l'unica specie del genere Chelidonium di tale famiglia.
Indice |
Etimologia [modifica]
Il nome deriva dal greco chelidòn (= rondine), secondo Maurice Mességué perché porzioni di pianta vengono strofinate dalle rondini sugli occhi non ancora aperti dei piccoli. Il latice caustico aprirebbe i lembi di pelle consentendo ai rondinini di vedere.
Descrizione [modifica]
Pianta erbacea perenne, alta da 30 a 90 cm, a fusto ramificato e a nodi ingrossati.
Le foglie sono lobate, alterne, imparipennate, color verde-bluastro, più chiare o grigie nella pagina inferiore. I fiori hanno calice composto da due sepali caduchi e corolla con 4 petali gialli, venti stami, ovario supero.
Il frutto è una siliqua che contiene una fila di piccoli semi marroni con una cresta chiara.
Dai rametti spezzati esce un latice giallo-arancio che è uno dei tratti inconfondibili della pianta. Esposto all'aria, il lattice ossida rapidamente e scurisce.
Distribuzione e habitat [modifica]
Pianta del bacino del Mediterraneo, cresce spontaneamente nei boschi e nelle zone abbandonate. Viene considerata una indicatrice di presenza di composti azotati. Cresce anche nei giardini e nelle aiuole, e ricresce ogni anno, per cui è considerata infestante.
Usi [modifica]
Fitoterapia [modifica]
- I principi attivi di questa pianta sono per lo più alcaloidi isochinolinici, in particolare la copticina, ma anche berberina e sparteina.
- La pianta viene tradizionalmente utilizzata nella fitoterapia popolare per uso esterno. Contro le verruche, si applica il lattice fresco nella zona interessata, lasciando asciugare.
La tossicità di alcuni principi contenuti ne sconsiglia l'utilizzo interno a meno di supervisione esperta.
In omeopatia è stata sperimentata da Samuel Hahnemann e dalla sua scuola.
- Compare spesso nelle ricette di Maurice Mességué, come componente di miscele per pediluvi e lavaggi delle mani. Nella cultura gitana è usata nei pediluvi, per dare sollievo alle gambe.
- In dosi moderate può essere assunta come soluzione acquosa (the). Nelle campagne del lodigiano e cremasco, una tradizione contadina utilizza un beverone a base di celidonia e tarassaco per una azione depurativa del fegato.
Come altre Papaveraceae ha azione purgativa e sedativa e una azione spasmolitica sulla muscolatura liscia.
Altro [modifica]
Usata nel secolo XVIII come pianta decorativa, per aiuole, forse per il colore delle foglie.
È evitata dalle bestie da pascolo, per il sapore acre e disgustoso.
Bibliografia [modifica]
- Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982. ISBN 88-506-2449-2
- Nel mondo della natura, Enciclopedia di Scienze Naturali, Federico Motta Ed., 1952
- F. Firenzuoli, Fitoterapia, 4ª ed. Elsevier, Milano, 2008
Altri progetti [modifica]
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Questa voce è inclusa nel libro di Wikipedia Botanica farmaceutica.
Collegamenti esterni [modifica]
Sull'utilizzo della celidonia nella medicina popolare per eliminare i porri dalle mani. Uso esterno
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